Gli esordi di Gabriele De Rosa (con una nota su Leonardo Tondelli)

Non so se vi dica qualcosa il nome di Gabriele De Rosa. C’e’ una certa possibilita’ che, alle scuole superiori, vi sia capitato tra le mani il manuale di storia scritto da lui. Perche’, sapete, Gabriele De Rosa e’ stato un importante storico italiano. Ha vinto il primo concorso per la docenza di Storia contemporanea bandito nelle Universita’ italiane, nel 1958. Ha insegnato nelle Universita’ di Padova, Salerno (di cui è stato anche rettore) e anche in quella di Roma. Si è occupato di storia del movimento cattolico nell’età liberale, della figura di Luigi Sturzo e della religiosita’ popolare. E’ stato pure deputato e  senatore, della DC prima e del Partito Popolare Italiano. In quanto parlamentare, questo professore universitario e presidente dell’Istituto Sturzo, si e’ occupato (toh, che caso) di contributi statali alle istituzioni culturali e della biblioteca del Senato.
Gabriele De Rosa era nato nel 1917. E vinse la cattedra di Storia Contemporanea nel 1958, che e’ svariati decenni dopo. E’ vero che la carriera universitaria ha i suoi tempi, e sono tempi lunghi, pero’ viene da chiedersi cosa abbia fatto il De Rosa nella sua vita prima di diventare l’esimio ordinario. E cosi’ si scopre, dal ricordo commosso di un antico amico ed allievo che, negli anni Quaranta, De Rosa aveva fatto parte di un gruppo di intellettuali cattolici e comunisti, raccolti intorno a Felice Balbo e Franco Rodano. E che, prima ancora, il De Rosa aveva combattuto, come tanti della sua generazione, ad El Alamein. Insomma, De Rosa non e’ stato un antifascista. 
Ed era antisemita. E’ infatti del 1939 un suo libretto intitolato La Rivincita di Ario in cui il futuro esimio prof. , autore del libro che vi siete trovati forse tra le mani, si scagliava in maniera violenta contro il sionismo, attingendo a piene mani dal repertorio antigiudaico ed antisemita, che in quegli anni andava per la maggiore. Non troverete questo particolare della biografia di De Rosa in alcun quotidiano italiano, ma la troverete sul sito dell’Osservatore Romano: nella cui redazione l’esimio era forse meno popolare, di quanto fosse nelle redazioni dei quotidiani italiani. Dove abbondano i laureati in storia contemporanea, che hanno discusso la tesi se non con il De Rosa, magari con qualche allievo ed amico. O amici di allievi. O allievi di amici. Sapete come va l’Universita’ italiana.
E per questi trascorsi giovanili, per il suo ruolo di pennivendolo al servizio della campagna razzista, che preparava il terreno allo sterminio, il De Rosa non ha fatto un solo giorno di galera. Gli agiografi raccontano della sua crisi spirituale ad El Alamein. Per vostra informazione, quelle leggi razziali che dovevano sancire, appunto, la tanto caldeggiata Rivincita di Ario, sancirono il licenziamento di quasi trecento professori universitari ebrei, subito rimpiazzati da fascisti di provata fede razzista, come quella del De Rosa, che chissa’ se ci ha mai pensato, a questo sbocco professionale, mentre lavorava alla Rivincita di Ario. Io non lo so, e non lo posso sapere. Ma voi capirete che la crisi spirituale dell’esimio, ad El Aalamein, nel 1942, deve essere stata serissima e profondissima. Si tratta del periodo in cui la predetta rivincita di Ario portava buona parte della popolazione ebraica dentro i forni crematori. A proposito, non risulta che Gabriele De Rosa abbia mai visitato il Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme, Israele. Che per un professore universitario di storia contemporanea e’ una faccenda ben strana.
Lo so che a questo punto vi state chiedendo cosa c’entra Leonardo Tondelli con questa faccenda. Lui magari manco aveva il manuale del De Rosa a scuola. Ecco, il fatto e’ che Tondelli, mentre io gli facevo pacatamente notare che per un ebreo e’ utile avere uno Stato di cui essere cittadino ha scritto una roba che fa un po’ ridere, e cioe’:
“Gli ebrei possono essere cittadini in tutti i Paesi civili.”
Che ovviamente e’ vero. A patto di accontentarsi di avere tra i colleghi gente come Gabriele De Rosa.  Quello della profonda crisi spirituale e che non ha fatto alcun giorno di galera. Vorrete mica punire un professore che caldeggia la Rivincita di Ario, vero?
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13 risposte a Gli esordi di Gabriele De Rosa (con una nota su Leonardo Tondelli)

  1. Io ha detto:

    Vorrei chiederti una cosa da un bel po'.Riguarda Chesterton. Siccome sui siti mainstream c'è una certa qual dose di celebrazione (immagfino da parte dei cattolici) che tende ad oscurarne eventuali difetti, errori, meschinità, mi chiedevo quale è la tua opinione in proposito.Io, personalmente e non a livello "sociale", ho trovato abbastanza sagge certe sue riflessioni, che a mio avviso affondano le radici nel suo vissuto personale.Tuttavia mi sembra ci sia un tentativo di oscurarne il pensiero (oggi scomodo per i suoi apologeti cattolici) riguardante la "questione ebraica" e le tue parole me l'hanno ricordato.Nel senso che come giustamente tu dici la normale e tranquilla cittadinanza è stata resa praticamente impossibile in modo continuo agli ebrei dalle periodiche ondate di antisemitismo della società non ebrea (non tutta, questo sì: c'è chi rimane uomo anche in mezzo ai branchi di cani).A me è tornato in mente una frase di Chesterton riguardo al fatto che un ebreo sarà sempre, in caso di conflitto di interessi tra le due parti, diviso tra fedeltà alla sua comunità e quella allo stato in cui vive*. Mi chiedevo se tu avessi un'opinione in merito: visto che mi sembri molto colto in campo umanistico magari hai letto qualcosa di suo.PS Il probelma della fedeltà alla comunità è una cosa che mi fa arrovellare da parecchio: il mio vicino di casa italiano e quello, chessò, marocchino e musulmano devono essere due concittadini e basta, se si allaga il viottolo davanti a casa devo pensare di aiutare, o di chiedere aiuto, ad entrambi NELLO STESSO IDENTICO MODO.* Come se il problema non esistesse per, chessò, l'abitante di Trembate Sopra che decide quello che conviene a lui e ai suoi amici(ci) a discapito dei cittadini di Trembate di Mezzo e Trembate Sotto.

  2. Magiupa ha detto:

    certo che la rivincita di Ario con l'immagine di Hitler oppure di quel mascellone del mussolini sono sarcasmo e ironia allo stato puro,anche se penso che nonostante "lo stato di cui essere cittadino" qualche somaro di fianco te lo ritrovi sempre,è statistica mi dicono che ci sono ebrei antisemiti,anzi no,antisionisti,d'altronde ci sono una marea di occidentali antioccidentali,quasi ci scommetto che il Tontelli è uno di quelli.

  3. נחום ha detto:

    La faccenda degli scritti antisemiti di Chesterton la ho approfondita tempo fa, ma ora me ne sono dimenticato. Credo lo si possa collocare all'interno della storia dell'antisemitismo cattolico. La fantasia secondo cui le sconfitte della Chiesa dalla Rivoluzione Francese in poi, sarebbero da attribuire a una cospirazione, organizzata da quelli che "ci guiadagnerebbero" con la modernita' e la fine della societa' feudale. La frase sulla fedelta' ebraica mi sembra adattarsi a questa fantasia. L'alta percentuale di ebrei decorati dopo (e morti durante) la Prima Guerra Mondiale, su ambo i fronti, dovrebbe dirla lunga su quanto Chesterton, e non solo lui, abbia decisamente toppato.

  4. נחום ha detto:

    Probabilmente il Tondelli crede che nell'Occidente ci siano pochi buoni, che sono quelli come lui, comunisti, ex cattolici. E che perdono ad ogni elezione. Perdono perche' sono buoni e il resto del mondo occidentale e' cattivo.E' ovvio che gente del genere c'e' anche in Israele, non sono cattolici, ma sono ex comunisti e sono particolarmente dentro le Universita', e girano il mondo omaggiati e riveriti dai colleghi di altrove, che vedono in loro la "voce critica", la "coscienza" ecc. ecc. E per me va bene. La liberta' di parola e' una gran cosa. Ma la partecipazione a crimini contro l'umanita', e il vantaggio tratto dal fare parte di una macchina propagandistica messa in piedi da una dittatura, e il trarre vantaggio dai licenziamenti per ragioni razziste (ecc. ecc.). Ecco, tutto questo dovrebbe essere punito. Fermo restando che uno e' libero di dire tutte le cazzate che vuole.

  5. restodelmondo ha detto:

    Beh, non è quel che dicevano negli USA dei cattolici, ai tempi di John Fitzgerald Kennedy? Che un presidente cattolico avrebbe risposto al Papa più che alla nazione, eccetera eccetera…Nota bene: non dico che sia così per i cattolici. Dico che lo si diceva. E al più dico che ci sono cattolici (Binett..ehm!) che non fanno nulla per contrastare questa immagine. (Peraltro, conosco cattolici che sono ottimi cittadini, in tutti i sensi.)

  6. Magiupa ha detto:

    scusa,una curiosità,il significato di ex cattolico?io dopo tanto tempo a rimuginarci sopra mi definisco agnostico,ma certo non ex cattolico,dovrei indagare cosa sono per la chiesa,per qualcuno sicuramente qualcosa di brutto,ma credo che neppure loro userebbero la definizione ex cattolico,la maturazione di una scelta non può cancellare una storia personale ed una condivisione di valori che il fatto di non considerare scritti da Dio non mi a fatto comunque abiurare.certo i cattolici di pontifex roma e paladini del Dio con la spada fiammeggiante non mi adorano ma gli altri sono intelligenti.

  7. Io ha detto:

    IMHO è dovuta all'ingoranza, questa cosa, ma non in senso spregiativo.Nel senso che manca proprio la conoscenza dell'altro.Poi ci si mescola la paura, è ovvio.Succede abbastanza spesso. Poi l'emarginaziione in comparti separati delle varie minoranze a volte sembra un po' una gara al rialzo.Tu non mi vuoi nel tuo quatiere, e allora io non voglio te nel mio, che a questo punto mi disprezzi ancora di più… eccetera eccetera.Comunque riguardo ai cattolici americani (e non mi riferisco assolutamente al clan Kennedy) se non sbaglio sono noti per essere retrogradi e ignoranti.O almeno, la Lega Cattolica Americana è stata ampiamente perculata da Stone e Parker in uno speciale di pasqua di qualche anno fa, mostrandoli come pazzi fuoriosi.Magari un irlandese dei quartieri alti del Nord-Est ha da spartire con loro quello che un ingegnere marocchino ha da spartire con un pastore circasso. Purtroppo non conosco per nulla la società americana e posso solo riconoscere di essere ignorante in materia.Per concludere il lungo commento, secondo me un problema di "fedeltà alla comunità-paese" esiste per davvero, ma in tutte le fazioni, a volte anche le più impensabili (credo, per fare un esmpio, che il golf club possa diventare luogo di inciuci molto peggiori delle -rombo di tuono- temibili sedi massoniche.)Purtroppo non esistono ricette sicure per risolvere questo problema, e in parte si rimanda sempre all'intelligenza e all'onestà dei cittadini.Un po' l'inverso del "fatta la legge già pronto l'inganno".

  8. נחום ha detto:

    Leonardo dice di non essere in regola con i sacramenti, sproloquia di santita' come se fosse una cosa che lo riguarda, difende le posizioni omofobe di esponenti e istituzioni cattoliche da posizioni, appunto, cattoliche. Riconoscerai che fa un po' ridere quando si proclama ateo. Diciamo, onestamente, che non si e' ancora lasciato alle spalle il cattolicesimo in cui e' cresciuto. Di cui ha assorbito i pregiudizi verso gli ebrei, non diversi da quelli coltivati negli ambienti di pontifex e simili.

  9. Magiupa ha detto:

    a maggior ragione non si può definire ex,il cattolicesimo ha più di 2000 anni di storia in cui è cresciuto assorbendo tutto ciò che contribuiva al suo sviluppo,anche aspetti che ufficialmente non approva,si muove lento,cura la tradizione,ma riconosce il valore del cambiamento,il suo ordinamento da l'impressione di una cultura monolitica senza discussione,invece ha sempre preferito assorbire dentro di se i cosiddetti eretici,il pensiero laico,si tende ad osservare spesso solo le contraddizioni, gli eccessi storici,che bisogna dire però sono cosa comune nella storia di molte religioni(non so se includere quella ebraica perchè ammetto una certa ignoranza) Leonardo penserà forse di non essere più cattolico,ma non può smettere di essere cattolico più di quanto possa smettere di essere Italiano,non si può definire l'appartenenza al cattolicesimo solo con la misura della propria fede,è molto più pervasivo di cosi.Ammetto di fare un parallelo scorretto non conoscendo e non potendo capire in realtà cosa sia essere Ebreo,ma è sufficiente diventare ateo(oltretutto ateo la trovo una parola senza senso)per smettere di essere Ebreo?I dubbi su Dio possono diventare negazione della propria identità culturale?ho degli amici d'infanzia che si sono convertiti,non sono più cattolici,sono Cristiani Evangelici!perfetto perche l'affanno con cui spiegano di non essere più cattolici,e quali alte differenze di santità stiano incontrando,mi lascia alquanto perplesso,sembra che la faccenda di essere ex non convinca neppure loro,ma continuare a ripeterlo probabilmente aiuta.

  10. Io ha detto:

    Tra l'altro, se non ricordo male, il padre di Schopenhauer, ad esempio non fece mistero di non riconoscere la Prussia come sovranità di riferimento, e se ne andò dalla ancestrale Danzica, in cui era molto ben visto, senza nascondere il disprezzo per lo stato prussiano.Insomma era legatissimo alla sua città e alla "tradizione".

  11. נחום ha detto:

    Non ricordo dove ho letto che un americano su tre cambia religione nel corso della sua vita. So poco di quel che succede in Italia, ma che ci sia una crescita di altre religioni (altre rispetto al cattolicesimo) mi sembra innegabile. In UK li chiamano, con un po' di retorica "viaggi spirituali", nel senso di passare da una religione all'altra e considerarlo una evoluzione. Mi sembra il caso dei tuoi amici. Per quanto riguarda l'ebraismo si', l'ebraismo e' come l'induismo, lasciare la pratica religiosa non significa lasciare la appartenenza culturale. Ma convertirsi ad una altra religione si'

  12. restodelmondo ha detto:

    Per quel che so dei cattolici americani, convivono insieme sotto il termine "cattolico" i tradizionalisti all'ennesima come i Knights of Columbus e gente come Sister Jeannine Gramick (i cui podcast chez The Daily Dish hanno rallegrato la mia settimana: basti sapere che è una suora che si batte tra molte cose per la parità dei gay – e per "parità" intendo anche matrimonî in chiesa e tutto). Poi ciascuno, in maniera che oserei dire molto "protestante" (la cultura del luogo è sempre un fatto forte!), sceglie in che parrocchia andare…

  13. Magiupa ha detto:

    "viaggi spirituali" è un bel modo di definirli,visto che sono viaggi in cui si porta tutto il proprio bagaglio culturale,riuscendo ad ottenere un protestantesimo cattolico dove l'ostentazione ripetuta di alcuni simboli dovrebbe sostituire una differenza ormai effimera con l'effetto comico di vedere trasformate le proprie idiosincrasie autolesioniste in un forte fondamentalismo religioso per una religione che non si capisce ma di cui si fa un semplice tranfert di simboli."Per quanto riguarda l'ebraismo si', l'ebraismo e' come l'induismo, lasciare la pratica religiosa non significa lasciare la appartenenza culturale. Ma convertirsi ad una altra religione si'"questo mi ricorda che forse per gli Ebrei uno che si converte non è più Ebreo ma per il resto del mondo non è così,mi pare che le persecuzioni,sia recenti che più antiche non abbiano fatto tanti distinguo,poi si chiedono perche Israele sia cosi determinata a difendersi,un po' di storia dovrebbe far riflettere.

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