Fatti curare, Azzajew

Amo poco l’espressione self-hating Jews. Intendiamoci: esistono, vorrei quasi dire che sono sempre esistiti ebrei che odiano se’ stessi. Ebrei antisemiti, che ritengono -come da dogma antisemita- che l’influenza ebraica nella storia, e nelle loro vite, sia sempre negativa e maligna, quindi troppa. Che il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero meno ebrei. Uno famoso era Otto Weininger, che spinse il proprio odio di se’ fino a suicidarsi, dopo aver scritto un libro  delirante e misogino sulle perversioni sessuali. Avete presente la teoria secondo cui le donne sono passive e sentimentali, perche’ hanno organi genitali invisibili? Ecco, roba di quel genere.
Self-hating  e’ una espressione che e’ tornata di moda, per definire gli ebrei critici di Israele. E a me non piace, come ho detto sopra, perche’ non viviamo piu’ nei tempi cupi di Otto Weininger (1880-1903). Non credo ci sia odio di se’ a motivare gli attuali critici ebrei di Israele ed oppositori del sionismo in quanto ebrei: preferisco chiamarli, come fa Howard Jacobson, gli azzajews. Piuttosto hanno una opinione di se’ galatticamente alta, ostentando un senso morale che proverrebbe dai loro cromosomi diasporici. I quali cromosomi danno agli azzajews l’accesso (loro credono) a una specie di pulpito. Salgono lassu’ e iniziano il loro sermone: “In quanto ebreo” As a Jew, Azzajew, appunto. E via con la denuncia dei crimini di Israele, del governo di Israele, dello Stato di Israele e via via escalando di tutti gli ebrei. Quelli normali, che continuano a mandare soldi in Israele e sempre piu’ sovente pure i figli. Ma gli azzajews no: perche’ il piu’ delle volte gli azzajews non hanno figli ebrei, nel senso che sono poco interessati a dare loro una educazione ebraica, a metterli in contatto con altri ebrei, p. es. 
Si potrebbe speculare lungamente su questo tipo di ebrei che non trasmette alcun ebraismo alle generazioni successive; magari esprimono una qualche forma di odio di se’. Soprattutto quando presentano se’ stessi agli altri ebrei come modello di integrita’, e quindi da imitare. Ma e’ anche vero che se la maggioranza degli ebrei iniziasse a comportarsi come loro, collaborando fattivamente all’indebolimento e alla scomparsa delle successive generazioni di ebrei, questi azzajews si troverebbero senza un nemico con cui misurarsi. Senza qualcuno contro cui puntare il ditino per dire “lui e’ cattivo” e apprire, quindi sentirsi quelli buoni. E poi, ripeto, l’espressione self hating continua a ricordarmi pagine nere di storia che grazie a Dio non stanno ritornando. Anche e perche’ adesso c’e’ uno Stato ebraico, che e’ poi la principale differenza, da un punto di vista ebraico, tra i tempi di Weininger e i nostri.
Una parte essenziale della retorica degli azzajews sta nella denuncia del controllo sionista dei media, o nella lamentela di venire emarginati e silenziati. Lamentela che, letta nella sezione Comment Is Free del Guardian fa oggettivamente un po’ ridere; e il riso diventa irrefrenabile se poi uno pensa a quanta e quale risonanza ha, per dire, il nome di Noam Chomsky, che degli azzajews e’ una specie di patriarca. 
OK, detto tutto questo, voi come la leggete la storia di cui racconta Mondoweiss?  Perche’ qui credo proprio che siamo in presenza di un caso di odio di se’ a livelli di masochismo. Prima chiariamo che roba del genere se ne trova a bizzeffe su Mondoweiss, che  e’ una specie di hub dell’ antisionismo antisemitismo on line, ci trovate un intero catalogo aggiornato delle cazzate sull’argomento. Non linko quel blog, ma il post dovete andare a vederlo [http://mondoweiss.net/2012/07/the-therapist-blurts.html]
In breve, questa e’ la storia di un azzajew ha un tale odio per lo Stato di Israele, da cercare di persuadere  persino il suo psicoanalista. Ora, le sedute dallo psicoanalista si pagano, quindi questo tizio ha sborsato dei soldi perche’ uno specialista potesse ascoltare le sue fantasie. E fin qui nulla di strano. Ma nella sua fantasia era pure convinto di essere capace di reclutare qualcuno. E qui secondo me e’ strano parecchio.
Seguiamo per esempio il suo colloquio con lo psicoanalista: 

“I emphasized by way of introduction to myself, that Palestine solidarity was a big part of my life”

Immaginatevi il colloquio: “Salve dottore. Vorrei entrare in terapia. Mi chiamo Moishe Pupik, [lo chiamo cosi’ per rispetto della privacy] e sono solidale con il popolo palestinese”. Ecco, io non credo che il terapeuta abbia pensato a Otto Weininger. Piuttosto, cortesemente, avra’ voluto sapere come mai quella causa e non altre:

“He immediately shot back “Why not Syria or Saudi Arabia or Iran?”.

Ovviamente in questi casi, il nostro Moishe Pipik non si aspetta delle risposte, no. Si aspetta che qualcuno shot back, che significa anche sparare. La Palestinian solidarity porta a queste aspettative; sai, sei sul confine, vicino al muro dell’apartheid, in zona diciamo borderline… 
E ovviamente il cuore del tizio solidale con la Palestina non puo’ che sank. Ma mantiene la calma e risponde chiedendo al terapista

“if he had an opinion on the matter”

Se ve lo siete dimenticati, lo ripeto: si tratta di un colloquio con un terapista. In cui il paziente chiede al dottore “Ma lei come la pensa sul Medio Oriente?” E non e’ una barzelletta.
Comunque il terapista e’ bravo, perche’ riesce ad avere gia’ a questo punto un resoconto autobiografico del paziente, e siamo solo alla prima seduta. Il signor Azzajew [rispettiamo la privacy, via] gli spiega che 

“because of my studies I had become involved, and once you know what is happening there is no turning back – it is such a powerful moral struggle against Israel’s efforts to deflect criticism, and the impunity afforded to the state by the West, not least my country.”

Anche se non siete mai stati da un terapista, le parole impunity e powerfull dovrebbero dirvi qualcosa.  Abbiamo a che fare con  uno studente che invece di studiare si’ da’ alla militanza (e i genitori, presumibilmente, pagano: a proposito di chi ha il potere). Ma ecco che il paziente si rende conto di aver forse rivelato un po’ troppo di se, e scatta in difesa:

“I admitted that I am used to the kind of response he made from Zionists at protests, and it made me anxious”.

 E immediatamente dopo la difesa, ecco l’attacco:

“I asked once more if he had an opinion on this subject.”

Che tradotto fa: “Ehi dottore, non mi hai detto come la pensi!”. Insomma, il nostro Azzajew si sente turlupinato, e allora torna sul pulpito a cui e’ abituato. E prosegue la filippica, ad uso dei lettori:

“He again attempted to justify his question”

Carino, il lapsus. Il paziente ha scoperto che il terapeuta cerca di giustificarsi. C’e’ forse qualche confusione a proposito di chi cura che cosa in chi, ma a questo punto Mr Azzajew, o forse Moishe Pipik, si e’ dimenticato chi paga chi (io sospetto che la terapia gliela paghino i genitori, comunque…). E continua:

“I pressed him and cautiously he began to state his position […] Nervous by now, he delicately tried to defend himself”.

Lui pressed, e il terapista diventa nervous. A proposito di powerful moral struggle. Una struggle che vediamo bene come finisce: mr Azzajew si da’ alla fuga ed infatti fa sapere ai lettori di Mondoweiss che cerchera’ un altro terapeuta. Racconta infatti l’esperienza su Mondoweiss, senza timore di apparire ridicolo, e la redazione di Mondoweiss giochera’ volentieri il ruolo di psicoterapeuta di sostegno. Non sappiamo fino a che punto questo lavoro sia svolto gratuitamente, dal momento che Weiss ha lavorato per  uno dei think thanks a sinistra del Partito Democratico, il Nation Institute. Pero’ voi riconoscerete che per un Azzajew e’ infinitamente gratificante raccontare del suo incontro con uno psicoanalista come se fosse un momento di militanza. E non trova alcun altro posto in cui raccontarlo, che non sia, appunto, Mondoweiss. Buon lavoro al prossimo dottore.
In semi-conclusione, forse dovrei spiegare come la penso sulla psicoanalisi. Saro’ breve. Ho una grande stima della psicoanalisi come strumento di critica culturale, come avranno capito quei lettori che mi hanno visto citare Christopher Lasch che e’ e resta uno degli autori da cui ho  imparato di piu’. A livello personale, come richiesto a tutti gli apprendisti rabbini che passano per le istituzioni piu’ prestigiose, io mi sono fatto il mio percorso analitico. Non solo, ho pure seguito un corso di Pastoral Skills presso il quartier generale di una corrente psicoanalitica. Non posso dire come sarei ora se non avessi intrapreso quel percorso. Ma credo di averne enormemente beneficiato e voto in favore del mantenimento di quella parte del curriculum, che mi dicono e’ richiesta anche a chi svolge simili professioni in altre confessioni religiose.
E per concludere davvero, credo ci sia qualcosa di psicologicamente significativo nel comportamento di questo tale (indovinate un po’ di chi si sta parlando) che prima risponde ai miei post e poi li cancella, di modo che sul suo amato blog lui adesso legge soltanto se’ stesso che predica al muro e chiede il CV al nulla. E magari pensa che per i lettori sia una faccenda interessante.
Oh, io cortesemente lo saluto. In caso, come credo, che sia arrivato a leggere fino a qua.
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Leonardeide. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Fatti curare, Azzajew

  1. itto ogami ha detto:

    azzajew ha lo stesso suono negativo in inglese che ha in italiano?"E per concludere davvero, credo ci sia qualcosa di psicologicamente significativo nel comportamento di questo tale" : si nota che i leonardeidi sono un po' coglioni?

  2. נחום ha detto:

    C'e' (forse) un po' di imitazione dell'accento di North London, che e' la zona in cui vivono molti ebrei. Ma sono contento che i lettori italiani recepiscano il messaggio.Anche se si tratta di lettori che, come te, non esistono. Lo dice uno che nel suo blog fa di tutto per sembrare uno che parla da solo.

  3. itto ogami ha detto:

    cassius è vero !!!! mi dimentico sempre di essere un aspetto della tua poliedrica e schizoide persolalità! in tal caso, non chiederai mica le royalities su miei racconti, noooo?

  4. Magiupa ha detto:

    mi sembra di aver letto nella tua discussione con leonardo in googlegruppi che tu hai una disponibilità di alias che sfiora l'infinito,e ci fai parlare tutti tu!ha dell'incredibile!e come ci riesci? studi il personaggio e poi lo metti in opera o ti viene sul momento pensando a qualcuno che conosci?e io?Il fatto che mi senta un altro è sintomo di una tua peculiare apoteosi interpretativa oppure di un incipiente deriva schizofrenica?A parte gli scherzi,l'essere monomaniaci è la condizione ideale per presentarsi dal terapeuta chiedendo a lui cosa ne pensa convinto di essere in presenza di un partecipante al complotto giudeo,speriamo che il prossimo che trova si uno di quelli bravi,del '800,hai presente? elettroshock/bagni ghiacciati e tante allegre amenità di questo genere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...