Sapevate che l’URSS di Brezhnev era il paradiso per la classe operaia? Che Nathan Sharansky ha lavorato per la CIA? Che a Cuba non si sono mai praticate torture? Che ogni tentativo di contare i morti causati dalla politica di Stalin fa il gioco dei nazisti? I quali nazisti peraltro sono delle brave persone quando si oppongono alla politica genocida di [avete indovinato] Israele?
Probabilmente sapete che quanto sopra e’ una fila di fregnacce. Ma e’ pubblicando  questo genere di fregnacce dalle colonne di Counterpunch [http://www.counterpunch.org/] che Alexander Cockbun si e’ mantenuto la reputazione.
Per vostra informazione Counterpunch e’ la influente pubblicazione, on line e cartacea, su cui Gilad Atzmon pubblica i suoi articoli -parlando della carica profetica dei Protocolli dei Savi di Sion, accanto a articoli di negazionisti della Shoa ed apologeti dei Talibani. Non sono idee di Cockburn: lui ci ha messo solo lo spazio a disposizione. Pero’ ha pubblicato articoli sul controllo ebraico dei media USA, e quindi dell’opinione pubblica mondiale, ed appoggiato con entusiasmo il massacro dei giovani iraniani. Trovate tutto qui
La reputazione, dicevo, Cockburn se la e’ mantenuta. La aveva ereditata dal padre, Claude, aristocratico britannico entrato in diplomazia e fervente comunista. Claude Cockburn ha combattuto da comunista nella Guerra Civile Spagnola. Ma non al fronte: lui diceva che si era occupato di controspionaggio. Vantava anche buone relazioni con Koltsov, corrispondente della Pravda. Che nel 1936 poteva trionfalmente scrivere che «in Catalogna l’epurazione dei trotzkisti e degli anarco-sindacalisti è già iniziata, viene condotta con la stessa energia usata in Unione Sovietica».

Il numero di leader anarchici uccisi dagli sgherri di Stalin, in teoria alleati, comprende Buenaventura Durruti, Camillo Berneri Heins Beimler. Il resto, la vittoria di Franco e dei clerico-fascisti, e’ storia, di cui molti comunisti, giustamente, si vergognano. Non Alexander Cockburn, pero’, che nel settantesimo anniversario della Guerra Civile Spagnola pubblico’ su Counterpunch un articolo in cui attribuiva agli anarchici la morte di Durruti. 

Alexander Cockburn, scrive Marco d’Eramo sul Manifesto, era un amico del medesimo giornale. Era un “raffinato intellettuale cosmopolita”, aveva una “bella voce da baritono russo” con un accento “oxfordiano-yankee”. D’Eramo butta li’ anche qualcuno dei nomi dei collaboratori di Counterpunch, evitando di includere antisemiti dichiarati come Israel Shamir o  negazionisti della Shoa come Eric Walburg. Il padre Claude era, naturalmente, “un brillante giornalista”.
Questa e’ l’idea di “brillante giornalismo” che si coltiva dalle parti del Manifesto; vai un po’ a sapere come mai rischiano di chiudere.
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