Germania e circoncisione
Iniziamo con una buona notizia. La circoncisione non verrà messa fuori legge in Germania. Ne’ quella  musulmana, ne’ quella ebraica.
Un paio di parole sul merito. Fare circoncidere,  e fare vaccinare, i propri figli rientra tra i diritti dei genitori. Che possono decidere di non circoncidere, come  appunto di non fare vaccinare, la propria prole. In Germania, infatti, le vaccinazioni non sono obbligatorie. Ma come mai ci sono medici tedeschi che se la prendono tanto con la circoncisione, fino a obbligare il governo ad intervenire?

Il sapere medico, come lo chiamerebbe Michel Foucault, non ha subito alcuna denazificazione. Ancora adesso, nei manuali per gli studenti di medicina fanno la loro bella figura i riferimenti alle malattie genetiche degli ebrei. E non si fanno, tanto per dirne una, molti studi sulle malattie genetiche dei palestinesi. Che pero’ hanno una alta percentuale di malattie genetiche cardiache. Siccome, come in molte societa’  rurali, si sposano tra secondi cugini, per tenere unito il pezzo di terra.

Inoltre, i teorici nazisti degli esperimenti sui gemelli Sinti e Rom (vista la teoria della loro origine ariana degenerata, erano il campione preferito) non hanno fatto un solo giorno di galera e dopo la guerra hanno anzi continuato la loro carriera accademica nella Germania degli anni Cinquanta, occupandosi di psicologia infantile. Credo abbiano pubblicato anche qualche studio sugli effetti nefasti della circoncisione. In che modo abbiano potuto guardare (oh, scusate: studiare) dei bambini, a meno di tre anni dall’averne squartati altri, e’ una cosa che non riesco nemmeno a immaginare. Capite, io ho due figli. E sono bambini ebrei.
Vale per la circoncisione quello che vale per la macellazione rituale. La famosa integrità’ fisica del corpo del bambino e’ un pretesto. Come lo sono i diritti degli animali: uno Stato che permette la caccia per ragioni sportive, non puo’ legiferare sulle procedure con cui gli animali vengono abbattuti. Dietro questa intenzione di  limitare e levare diritti  ci deve essere altro, e infatti c’e’.

Da qualche parte, la mancata denazificazione di alcuni settori delle professioni e dell’accademia, si e’ incontrata con l’idea romantica, prevalentemente tedesca e venata di neopaganesimo, secondo cui tutto quello che e’ natura e’ buono, e quel che e’ cultura e’ sbagliato e cattivo. Una visione culturale che emerge anche in certi tratti del mondo ecologista. E indovina un po’ quale gruppo di persone viene raffigurato come “artificiale e non autenticamente tedesco”. Ma ovviamente, e per fortuna, in Germania c’e’ altro, e quell’altro si fa valere. Esiste una maggioranza che non beve (piu’) le cazzate antisemite di cui sopra.

Ora pero’ io ho una domanda, che mi ronza in testa da questa estate, ovvero dallo scambio di opinioni con Uriel. Il quale vedeva, come dire, di buon occhio questo tentativo di conculcare i diritti religiosi dei tedeschi ebrei e di quelli musulmani. Il governo tedesco, leggiamo, si sta attrezzando per proteggere i diritti degli ebrei (e dei musulmani) dalle fantasie punitive di chi coltiva disciplive scientifiche dal passato non proprio impeccabile. Ci sara’ qualcuno che, leggendo la notizia, puntera’ il dito contro l’eccessivo potere degli ebrei e la troppa influenza di cui godono nella Germania di oggi, e Illuminati, e Bilderberg e sbroc sbroc.

Siccome esiste questo gruppo di sciroccati, che non si possono mettere a tacere, e che comunque tramite Internet riescono a scrivere le loro vaccate, bisogna passare sotto silenzio la buona notizia che giunge dalla Germania? E la mia risposta, indovina un po’, e’ NO. Per la semplice ragione che gli sciroccati di cui sopra continueranno a dire le loro vaccate, qualunque cosa gli ebrei  (o i musulmani) facciano o decidano di non fare.

Ora, io non so bene per quale ragione i tedeschi siano diventati sordi a richiami come quello sopra. Ho la vaga impressione che il buon cuore degli europei, e la volonta’ di essere tutti cittadini della stessa Unione Europea, non c’entri una fava di nulla. C’entra piu’ il fatto che si sono imbarcati in una guerra contro il popolo ebraico, cedendo alla retorica di un demagogo secondo cui gli ebrei dominavano il capitalismo e il comunismo, e le hanno prese di santa ragione, e gli e’ passata la voglia di fare la guerra in nome di chi e’ piu’ autentico.

Tribu’
Ho seguito infatti con un certo disagio le discussioni in corso adesso sul blog di Uriel, a proposito di popoli ed immigrazione. Il disagio deriva dal fatto che in quel periodo io e la mia famiglia abbiamo trovato casa, e che per gli agenti immobiliari, quelli che ci han portati a vedere le casa, inclusa quella che poi abbiamo preso, eravamo una nice Jewish family.  Cosi’ ci ha descritti al proprietario dell’immobile. Che la aveva messa sul mercato la mattina stessa. Che gran botta di q. Essere ebrei, in altre parole, ci ha aiutati. Abbiamo detto che siamo  (anche) italiani, ma la signora ha risposto con il solito “interesting”, che e’ la traduzione inglese di “mi importa una sega”. “Look, there is this nice Jewish family” etc.
Una situazione simile in Italia te la scordi. La’ essere ebreo e’ stato un ostacolo al trovare casa. “Se c’e’ un ebreo ci possono essere attentati”, mi spiegava un agente con l’aria dispiaciuta, ritornandomi l’anticipo.  E ovviamente nessuno vuole un attentato, che l’assicurazione chissa’ quando paga.  Una volta, per Yom ha Atzmaut, ho messo fuori dal balcone una bandiera di Israele ed i vicini erano terrorizzati, qualcuno ha pure avvisato l’amministratore. E poi un italiano, trovandosi di fronte una signora scura, dai modi piuttosto energici, che indossa una gonna a fiori, porta un foulard colorato sulla testa e ha un bebe’ al collo [signori, mia moglie] potrebbe pensare “oddio, una zingaraaaa”. E addio casa. Poca gente affitterebbe il proprio appartamento a una famiglia di zingari.
Insomma, gli ebrei in Inghilterra hanno, di questi tempi, una buona reputazione. Di gente che lavora duro e che paga puntuale. Non so che reputazione abbiano gli italiani. So per certo che, poco prima della discussione con Uriel ho commesso una specie di crimine, nei confronti di un piccolo gruppo di espatriati italiani.

Una di loro, che vive a Londra da piu’ tempo di me, diceva delle sciocchezze a proposito della popolazione ebraica, e io (orrore!) mi sono permesso di contraddirla in pubblico, vale a dire in Internet, davanti a lettori italiani. Mi e’ stato spiegato che avrei dovuto cercare di parlarle in privato, anche se l’ultima volta che ci siamo sentiti e’ stato cinque anni fa. Comunque adesso lei e i suoi amici e familiari e familiari degli amici, tutti italiani residenti a Londra (la tribu’, insomma), non mi parlano piu’, con la ammirevole eccezione di un galantuomo e una gran borghese, che non si abbassa a queste faide. Per gli altri io sono kaput, finito, capishe? Insomma, ho rotto una delle regole, contraddicendo in pubblico una persona che di me e’ piu’ anziana (perlomeno, in termini di soggiorno a Londra).

Tribu’ e’ una parola che nella conversazione con Uriel e’ sbucata un paio di volte. Per come la vedo io, una componente di tribalismo c’e’ inevitabilmente in tutte le societa’. E’ il motivo che spinge a sposarsi tra di loro persone che hanno in comune la appartenenza a uno stesso gruppo sociale, o culturale. Mogli e buoi dei Paesi tuoi, insomma. Ed e’ il motivo per cui il matrimonio [mogli] tra un ebreo e un irlandese fa notizia, al contrario di quello tra due irlandesi e/o quello tra due ebrei (che sono la maggioranza). Ma e’ anche lo stesso motivo che, anche se vivi a Prato, ti porta a aprire una azienda di calzature [condividere il capitale = buoi] con un italiano, se sei italiano, e non con un cinese.
Ho appena finito di leggere un libro, che e’ ambientato all’interno della mia tribu’. E’ stato anche tradotto in italiano. Vorrei leggere la traduzione; sono curioso di vedere come vengono presentate al lettore italiano quelle similitudini tra la tribu’ degli ebrei e quella degli italiani, che la scrittrice nota. A memoria ricordo passi come “per gli ebrei, come per tutti i popoli mediterranei, per esempio gli italiani, il pranzo in famiglia non e’ solo cibo, e’ una faccenda religiosa”. Ed in effetti se mi metto a cercare differenze tra tribu’ ebraica e tribu’ italiana, io ne trovo poche. Forse solo questa faccenda del contraddire in pubblico, che tra gli ebrei e’ di solito un buon inizio di discussione, e per gli italiani, invece, sembra coinvolgere delle considerazioni gerarchiche. Pure se una dice scemenze.
Popoli
E poi sul blog di Uriel e’ partita la discussione, che ho seguito a tratti, sui pro e contro di essere italiani in Germania, o comunque stranieri. Argomento di cui so niente, e difatti non mi permetto di intervenire. Non ho mai vissuto in Germania; non credo avrei nemmeno particolari problemi. Ma il mio disagio rimane, e cresce quando si tocca l’argomento ebrei. Se ho ben capito, secondo Uriel non ci sono molte ragioni per definirsi parte di un popolo, quando si sta all’estero. E se per di piu’ questo popolo e’ quello ebraico, ne conseguono solo sfighe e persecuzioni. Da qui, soprattutto, il mio disagio, che anzi essere parte del popolo ebraico, essere visibilmente ebreo, mi ha portato vantaggi e non sfighe.

Ora, passo volentieri sopra la affermazione di Uriel secondo cui a tenere assieme gli ebrei sarebbe la presuzione di essere diversi. E’ una sciocchezza, perche’ a tenere assieme gli ebrei sta appunto il fatto di sentirsi ebrei. Per inciso, io giro con la kippah non perche’ voglia coltivare la mia presunzione di essere diverso, ma perche’ nella mia tribu’ si usa credere questa roba qua. Ma la mia kippah non offende nessuno, com ben sanno gli agenti immobiliari. E si’, certo, ci sono persone a cui da’ fastidio. Si chiamano razzisti. 

Pero’ io e Uriel siamo d’accordo su un punto. I popoli non esistono in natura. E’ una questione di scelte e di sentirsi. Se uno si sente italiano, e c’e’ un gruppo di altre persone che si sentono italiani e che lo riconoscono come tale, per me (e per Uriel) questo tizio e’ italiano. Io e Uriel siamo infatti convinti che Denny Mendez sia una gran bella gnocca, giustamente incoronata Miss Italia. Per quanto riguarda l’essere ebrei, le cose sono identiche. E cioe’ per essere ebrei basta sentirsi tali e trovare un gruppo che ti riconosca come ebreo. Il resto viene da solo, e sei parte della tribu’.
Si puo’ essere ebrei e non parte del popolo ebraico? No. Tutto e’ possibile, ma non ho mai incontrato qualcuno che dica: “Sono ebreo solo per religione” e poi non mette in pratica il comandamento principale: sposare una persona ebrea e fare dei figli. Un pochino illogico, ecco. Storicamente, tutti i tentativi di ridurre l’ebraismo alla sola componente religiosa sono falliti
Uno ce lo ha in casa Uriel, adesso che sta in Germania. Dopo aver acquisito i diritti civili, gli ebrei tedeschi hanno iniziato un prodigioso percorso di integrazione nella societa’ tedesca, raccontando a se’ stessi di essere cittadini tedeschi di confessione israelita. Risalgono a quel periodo le fortune di industriali ebrei, di banchieri ebrei, di artisti ebrei, di accademici ebrei ecc. Provate a mettere insieme una qualsiasi bibliografia di materie umanistiche, dalla storia economica alla geografia della popolazione: quando siete agli anni Venti troverete sempre il lavoro di un tedesco, e quel tedesco era di solito ebreo, e il suo lavoro e’ fondamentale ancora adesso. Come nella societa’ tedesca c’era posto per i cattolici nelle aree a maggioranza protestante, e per i protestanti nelle aree cattoliche, cosi’ ragionavano, ci sarebbe stato posto anche per gli ebrei. I servizi religiosi assomigliavano a quelli cristiani (calvinisti, per l’esattezza), i riferimenti al popolo di Israele erano stati espunti dalla liturgia, e qualcuno ha anche provato a sostuituire il sabato con la domenica. E sappiamo tutti come e’ finito questo prodigioso percorso di integrazione.
Ora, veniamo ai giorni nostri. Come tutti sanno, nei forzieri delle banche tedeschi ci sono diversi lingotti di oro di provenienza, diciamo cosi’, orale. I denti di quegli accademici, banchieri e industriali, per esempio. Se qualcuno dice che tale esito era la logica conseguenza del volersi sentire diversi a tutti i costi, e di vivere in una falsa condizione di estraneita’, che in marxese si dice alienazione, dice una grossa cazzata. Alienati, quegli ebrei tedeschi, lo erano certamente. Alienati, ovvero estraniati dal popolo ebraico. Chi infatti era convinto che gli ebrei fossero un popolo, e che come popolo avessero diritto ad uno Stato, ha fatto in tempo a levare le tende e trasferirsi nell’attuale Israele. Gli altri, i cittadini tedeschi di confessione israelita hanno potuto sperimentare il buon cuore dei cittadini tedeschi di varia confessione. Anche in questo caso, io vedo dei vantaggi nel sentirsi popolo, che sono nettamente superiori agli svantaggi. Chi si sentiva parte del popolo ebraico, si e’ salvato. Gli altri, no.
Ma andiamo avanti. Passata la guerra, quel metallo aureo di provenienza orale dovrebbe venire restituito con gli interessi. A chi? Beh, ai legittimi eredi. Che ci sono, ma si sono sentiti dire che dovevano fornire il certificato di morte dei loro parenti. Ma le efficienti banche tedesche (e chi era in affari con loro) non accettano la canzone di Guccini “E adesso sono nel vento”, in guisa di certificato. Sicche’, per una pura e semplice questione di giustizia, i discendenti delle vittime hanno avuto bisogno di qualcuno che li rappresentasse. Quel qualcuno, che trattasse da pari a pari con lo Stato degli ex nazisti tedesco, era ed e’ lo Stato di Israele. Qui non entro nella faccenda della morale, che gli efficienti tedeschi sono ancora in credito, e parecchioprovo solo a ragionare, come fa Uriel, in termini di vantaggi e svantaggi. Vedo solo vantaggi nel sentirsi parte  della mia tribu’. E del popolo di Israele.

Ah, si’. Israele e’ una democrazia. Non poteva essere diversamente, visto il carattere della cultura ebraica. In democrazia vigono diverse opinioni, praticamente su tutto, incluso su cosa dabba essere uno Stato e su come e perche’ e’ una buona cosa tenerlo in piedi, quello Stato. Sembra una cosa piuttosto azzardata (o, a regola, una cazzata micidiale) affermare che siccome queste opinioni si escludono a vicenda, allora l’identita’ ebraica non esiste.

More things in the world

Credo di aver capito come mai mi sentissi piuttosto fuori posto in quella discussione su identita’ e popoli; o su italiani all’estero. La  esperienza degli ebrei in Inghilterra e’ assai poco sovrapponibile a quella degli italiani in Germania: i numeri sono diversi, i tempi e le cause della immigrazione sono diversi. E in Inghilterra, come in buona parte dei paesi protestanti, gli ebrei possono godere di una certa popolarita’. Vuoi perche’ nobilotti e borghesi hanno visto i vantaggi di avere all’interno dei propri confini esponenti di una minoranza che sapeva far fruttare i loro (di nobili e borghesi) beni, senza aspirare a rimpiazzarli. Il che non significa che gli ebrei hanno inventato la finanza, ma che ci hanno lavorato. E no, Uriel, non sono il primo e nemmeno l’unico a dirlo.

Ma gli ebrei stanno simpatici anche per ragioni religiose,  in certi gruppi protestanti. E per ragioni storiche, giacche’ gli immigrati ebrei non hanno cercato di cambiare le leggi inglesi ma vi ci sono adattati, e hanno fatto  una discreta carriera. Quelli arrivati in UK, in fuga dai pogrom in Polonia, Romania e (soprattutto) Russia a fine Ottocento; o in fuga dalla Germania degli anni Venti. Questi sono i nonni e bisnonni di tre quarti degli ebrei inglesi.  Sono diventati cittadini britannici. Una organizzazione di assistenza  ha trovato loro la casa e anche scuole, fondate sul modello di quelle cristiane, dal nome p. es. di Jewish Free School. Fate finta di essere uno di quegli immigranti. Vostro figlio, che li’ studia (e mangia) lascera’ il nome di Itzik per diventare Isaac, e vi taglieranno il patronimico: da Mikhailsohn a Mitchell, p. es.  Voi farete il sarto, e vostro figlio il contabile e studiera’ nella stessa scuola, o simile, e lo stesso vale per vostro nipote l’avvocato. Cesserete di sentirvi ebrei? Ma nemmeno per idea, vista, p. es., la scuola in cui studiate. E continuerete a frequentare la sinagoga, e a far parte di associazioni ebraiche di assistenza. O culturali. O sioniste.

In sintesi, questa e’ la storia dell’ebraismo inglese, a parte gloriose ed estemporanee sbavature a sinistra. Vi fornisco qui un intermezzo musicale, un brano che ricorda la battaglia di Cable Street, quando i fascisti inglesi cercarono di marciare nello East End, quartiere di Londra dove viveva la popolazione ebraica piu’ povera e ne furono spediti indietro a cazzotti. Unico caso in Europa. 
 

Di quella storia fa parte anche il legame con Israele, che e’ ben forte e non accenna a diminuire. Siccome ora esiste uno Stato ebraico, nelle citta’ europee ci sono quartieri dove vive la maggioranza della popolazione ebraica, in cui ci sono i luoghi di culto ebraici, in cui ci sono i locali dove si serve il cibo ebraico, in cui c’e’ la sede della associazione filatelica israeliana, in cui ci sono palestre dove si pratica il krav maga e in cui ha sede la associazione cultori della danza popolare israeliana. Ci sono anche le associazioni di cui sopra.

E le scuole ebraiche che nel proprio programma hanno, da circa una sessantina di anni di dare agli allievi una educazione sionista e metterli in grado di continuare gli studi nelle scuole israeliane. Quartieri non molto diversi da quello dove vive la popolazione giamaicana, o quella cinese. Non riesco proprio a vedere gli svantaggi di questa situazione. Sara’ anche perche’ ci lavoro. E anche perche’ sono un cittadino israeliano: un gruppo di persone che ti riconosce come tale ecc. ecc.

La maggioranza degli ebrei vede bene i vantaggi di avere uno Stato. In Inghilterra, particolarmente, ci si ricorda bene di quando e navi di profughi non trovavano porti aperti e tornavano in Germania, ovvero nelle camere a gas: ora non succederebbe piu’, c’e’ uno Stato che apre le porte a tutti gli ebrei. Vedi alla voce vantaggi.

Puo’ darsi benissimo che tutto questo rendersi visibili dia fastidio a qualcuno. Quel qualcuno, pero’, sono gli antisemiti, e, come ho gia’ detto qua sopra, l’esistenza degli ebrei da’ fastidio a loro a prescindere da quel che fanno gli ebrei in carne ed ossa. Quando lo standard ebraico educativo e culturale era britannico al 100%, e si cercava di tenere il sionismo lontano dagli ebrei inglesi, dall’altra parte c’era Mosley. Il signore del video che vedete sopra.

Grazie e banalita’
Aprite per favore un qualsiasi numero del Jewish Chronicle il settimanale ebraico inglese che tira diverse decine di migliana di copie. Nel romanzo della Segal c’e’ una scena in cui si scorrono le pagine S&P, Social and Personal, e uno legge un nome e gli altri devono indovinare se e’ hatched, matched (“La ricordo, era a scuola con me. Come, si sposa adesso? Cosi’ vecchia? Ma sara’ certo un secondo matrimonio!”) o dispatched  (“Oy, Gevalt. Era giovane, me lo ricordo bene”). Ma ci trovate le foto di sontuosi festeggiamenti, o le  interviste al personaggio della settimana, che e’ ovviamente ebreo ed inglese, e spesso e’ un banchiere, ma anche una attrice, uno scrittore, un diplomatico  in Medio Oriente. E naturalmente una buona meta’ del Jewish Chronicle e’ composta da annunci immobiliari.
E se a quelli di Casa Pound finisce in mano il Jewish Chronicle? Certo, e’ possibile. Sono 135.000 copie alla settimana, ed in ogni copia si parla, con un certo autocompiacimento, di come siamo belli e ricchi e (finalmente) integrati; roba che il solito coglione legge come “troppo potenti”. Beh, la comunita’ sa come difendersi.
 
Ma non solo nei confronti degli skinheads ed affini. Facciamo un esempio del tutto ipotetico. Poniamo appunto che ci sia qualcuno che ha scritto scemenze a proposito dell’ebraismo, p. es. che le regole alimentari ebraiche sono un cunulo di stronzate superstiziose. E poniamo che questa persona coltivi simpatie spiccate per la causa palestinese: per esempio c’e’ in Internet una foto del suo gattino che lei ha chiamato Yasser perche’ poverino non trovava mai casa. Ecco, se una persona del genere, che e’ legittimata a coltivare le sue bizzarre opinioni fino a quando non danneggia me, incrocia per caso la mia strada, venendo appunto a vandalizzare il mio account facebook (e sia chiaro che e’ un esempio del tutto ipotetico) io so a chi rivolgermi. Lei sara’ forse imparentata con qualcuno che lavora nella City (wow!).  Ma io ho il diritto di essere lasciato in pace a coltivare i miei legami tribali ed a professare la mia superstizione preferita.

Le cose non sono poi andate molto bene,  dove agli ebrei sono stati negati questi diritti. P. es. nella Spagna dei re Cattolici, nell’URSS di Stalin, nell’Italia fascista. Ho buone ragioni per credere che non le cose non saranno tanto diverse nella Europa di domani, dove -proprio perche’ europei- continueremo a coltivare i nostri legami (incluso quello con Israele) e a circoncidere i nostri figlioli. Anche quando la moda dell’ateismo, quella dell’animalismo e quella del palestinesismo avranno fatto la stessa fine dell’URSS.

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7 risposte a

  1. restodelmondo ha detto:

    "E naturalmente una buona meta' del Jewish Chronicle e' composta da annunci immobiliari."Sbaglio o gli inglesi sono – come dire – molto attenti al mercato immobiliare? E vuoi che gli ebrei *inglesi* facciano eccezione?

  2. il relativismo mi consente di essere d'accordo sia con te che con Uriel,basta spostarsi,un proiettile non è identico visto dietro la pistola o visto davanti,se sto dietro potrei agevolmente pensare che chi sta davanti si sia fatto bersaglio…O no?

  3. נחום ha detto:

    conosci l'espressione inglese "agree to disagree"?

  4. no,non la conoscevo,ma ricordo un calcistico-sono pienamente d'accordo a metà col mister-che rendeva l'idea e in più aveva il valore aggiunto di far morir dal ridere…

  5. [La famosa integrità' fisica del corpo del bambino e' un pretesto.]Non so di chi parli dicendo questo, ma posso assicurarti che per gli attivisti anti-circoncisione che io ho conosciuto (e ne ho conosciuto molti), l’integrità fisica del corpo del bambino non è un pretesto, non per nulla. La gran parte di loro, se non la maggioranza, sono vittime di circoncisioni sbagliate; molti non hanno mai conosciuto, e non conosceranno mai, la gioia dell’amore fisico; molti soffrono da danni e deformismi che gli danno dolore (un errore comune è che il circoncisore toglie troppa pelle, che risulta in erezioni dolorosi) e danneggiano gravamente la loro capacità di avere intimazia. Il mio zio era uno di questi. Che diresti a lui e ad altri simili a lui? “La tua opposizione alla circoncisione è solo un pretesto. Sei un antisemita”? Ho già scritto questo commentando su un tuo post su Facebook, ma non hai risposto, e non ho mai visto ogni indicazione che tu stia parlando di persone reali invece di “straw men”. Andrea, hai mai cercato informazione su cosa succede, anatomicamente, cosa viene fatto e cosa viene rimosso, in una circoncisione, hai mai provato a imparare qualcosa di reale riguardante queste persone di cui hai detto che non sono buone persone perche’ vogliono imposare “le loro credenze secolaristi” su altri? Ancora, ti posso assicurarti che, per un uomo che non può fare amore perché il suo pene è stato distrutto, l’opposizione alla circoncisione non ha nulla da fare con qualche “credenza” astratta, è tutt’altro che una “faccenda di principio”. Pensa un po' a loro: non sono vittime anche loro, non credi che la loro agonia a vita valga almeno una minima parte della tragica frustrazione di genitori che non sono stati permessi a circoncidere il loro figlio? C’è qualche posto, nel tuo pensiero sulla faccenda, per un po’ di complessità, un po’ di compassione? Specialmente visto che prendi una posizione riformista in altre questioni controverse, e ammetti che il destino di una religione e una cultura non dipende dal negare la necessità della loro evoluzione. Incidentalmente, non chiamerei l’animalismo (se con questo termine tu intenda il rispetto per i diritti degli animali, il vegetarianismo, l'ahimsa, eccetera) una “moda”. C’è stato per qualche tempo, per qualche millennio, infatti, e non solo in India. Ed è più di un po’ bizzarro suggerire che abbia qualcosa da fare con l’antisemitismo.

  6. נחום ha detto:

    Mi sembra chiaro. Chi sostiene che tiene molto alla integrita' del corpo del bambino, ma non preme per avere vaccinazioni. Chi non vuole che gli animali soffrano, ma non dice nulla contro la caccia, non ha a cuore il corpo del bambino o i diritti degli animali. Gli importa solo bandire le pratiche degli ebrei. Non accetto il tuo ragionamento. Proprio perche' la circoncisione maschile ebraica e' antica tanto quando il vegetarianesimo indiano, non vedo perche' l'argomento della validita' in base al tempo debba valere solo per le pratiche indu'.Infine: si', conosco attivisti contro la circonsione. Sono ebrei che hanno sposato donne non ebree e che ci tengono a non avere figli ebrei. Vogliono la fine dell'ebraismo.Ci sono circoncisioni che riescono male? Vero. Una ragione per mettere in prigione chi le fa. Non per bandire la pratica. Per ogni persona che sostiene di non poter avere piacere fisico in seguito alla circoncisione, ne conosco almeno una dozzina che si sono convertiti all'ebraismo, e hanno sposato una donna ebrea e hanno una vita sentimentale e sessuale piu' soddisfacente di prima.

  7. [Mi sembra chiaro. Chi sostiene che tiene molto alla integrita' del corpo del bambino, ma non preme per avere vaccinazioni. Chi non vuole che gli animali soffrano, ma non dice nulla contro la caccia, non ha a cuore il corpo del bambino o i diritti degli animali. Gli importa solo bandire le pratiche degli ebrei.] Beh, parli di persone che io non conosco. Noi non siamo tali ipocriti.[Non accetto il tuo ragionamento. Proprio perche' la circoncisione maschile ebraica e' antica tanto quando il vegetarianesimo indiano, non vedo perche' l'argomento della validita' in base al tempo debba valere solo per le pratiche indu'.]Mi sono spiegato male, e inoltre forse siamo ambedue un pochino fanatici e ossessionati dai proprii hobby-horse religio-culturali. Rispondevo al tuo chiamare l’animalismo una “moda”. Infatti anche se sono personalmente opposto alla circoncisione non credo che la pratica si deva bandire, perché generalmente questa strategia solo rinforza tali pratiche. Il cambiamento si deve scegliere. Ci sono sempre più ebrei che non circoncidono. Non vedo un tempo quando tutti gli ebrei abbandoneranno la circoncisione (benché non creda che l’ebreismo morirebbe pure in tal caso), ma certamente solo quelli che sceglieranno di abbandonarla l’abbandoneranno. Se la circoncisione venga bandita, più, non meno ebrei circoncideranno, e per più tempo, come sappiamo dalla storia.[Infine: si', conosco attivisti contro la circonsione. Sono ebrei che hanno sposato donne non ebree e che ci tengono a non avere figli ebrei. Vogliono la fine dell'ebraismo.]Eh, questo mi sembra un po’ self-serving. Io ho conosciuto ebrei che non circoncidono e non credono che l’ebraismo e il loro essere ebrei dipenda dal circoncidere o non circoncidere, ebrei che si chiamano e si sentono ebrei, ebrei per nulla self-hating o anti-israel. Sull’altra parte, ci sono degli ebrei che sono opposti a innovazioni e liberalizzazioni che tu accetti e promuovi, che le considerano tradimenti imperdonabili della tradizione che conduceranno alla fine dell’ebraismo. [Ci sono circoncisioni che riescono male? Vero. Una ragione per mettere in prigione chi le fa.]Ma spesso non è colpa del fisico o mohel individuo. L’intervento è rischioso per la sua natura essenziale.[Non per bandire la pratica. Per ogni persona che sostiene di non poter avere piacere fisico in seguito alla circoncisione,]Hai infatti incontrato tali? E perché direbbero così, pensi? Ma hai incontrato le vittime più tragiche, quelle di cui parlavo, delle quali ci sono sempre più ogni settimana? Che diresti a un tuo proprio figlio se questo accadesse a lui?[ne conosco almeno una dozzina che si sono convertiti all'ebraismo, e hanno sposato una donna ebrea e hanno una vita sentimentale e sessuale piu' soddisfacente di prima]Beh, la differenza è nella conversione, la credenza. La perdita di sensibilità e funzione è un fatto oggettivo; se mai volessi impararne qualcosa, esiste dell’informazione medica e anatomica (anche in lingua ebrea e scritta da ebrei) che ti spiegherebbe perché tanti uomini circoncisi che non hanno scelto la loro condizione e non credono che in ciò che sentono fisicamente dicono di aver perso qualcosa.Senza rancore e con rispetto,P

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