A proposito di Siria

A Roma d’estate fa caldo e non c’e’ in giro nessuno. Quindi puo’ succedere che un vecchio professore cada nella tromba dell’ascensore. Era anche uno molto distratto, sapete. L’ascensore si ferma tra un piano e l’altro. Il professore apre la porta e vola giu’. E siccome a Roma e’ estate, e non c’e’ in giro nessuno, il cadavere ci resta, giu’, nella tromba dell’ascensore, Nel palazzo ci sono degli uffici ma son chiusi, e’ estate  Come, che uffici? Quelli dell’ambasciata siriana (guarda che strano nessun tiggi’ lo dice); sara’ che d’estate, appunto, non c’e’ nessuno. Era anche un fine settimana.
E cosi’ in un giorno d’estate del 1999, e’ morto il professor Paolo Ungari, massone onesto, radicale e poi repubblicano, studioso impegnato contro l’antisemitismo e per i diritti umani, e che era pure stato presidente dell’Ente Nazionale Assistenza al Volo (Ustica, avete presente?). Morto solo per via della sua distrazione, se ci volete credere, a Roma, citta’ dove, se ci volete credere, potete acquistare la fontana di Trevi. Morto nel palazzo che ospita gli uffici della ambasciata siriana.

Per anni i vari gruppi della sinistra pacifista israeliana (tre gatti) ed europea (molti di piu’) hanno sfrantecato gli zebedei sul fatto che era importante fare pace tra Israele e Siria, e restituire il Golan ecc. E per anni Israele ha risposto che il regime di Assad col cavolo che era stabile, che la Siria non era l’Egitto e che un trattato di pace sarebbe stato disastroso entro breve. Provate a pensare come se la passerebbero adesso, i drusi che vivono nel Golan, se si fossero ritrovati sotto sovranita’ siriana.

E gli europei continuavano a premere, forti delle loro relazioni commerciali con la Siria, ottimo acquirente di trattori FIAT, buon mercato per le cooperative edilizie rosse e bianche, e posto in cui ogni anno decine studenti italiani vanno a studiare letteratura araba e scienze politiche (sponsorizzati dal governo di Assad, gia’). E premeva pure la sinistra israeliana, assieme a quel criminale di Azmi Bishara: sapete, il parlamentare arabo della Knesset che voleva “uno Stato per tutti i cittadini” e che poi e’ scappato in Siria, una volta che si e’ scoperto da dove venivano i soldi per il suo partito.

Sono chiare le ragioni per cui questa gente si oppone adesso all’intervento in Siria, e prima ha rifiutato di appoggiare i ribelli. Vogliono salvare Assad. Perche’ la Siria, spiegavano, e’ un fattore di stabilita’ per l’area; e anche per il fatturato delle cooperative che cola’ ci lavorano, con significativa crescita del volume di affari dai tempi di Romano Prodi presidente del consiglio.

E io li capisco, questi tali che hanno taciuto per tutti gli anni in cui Israele segnalava al mondo che la Siria era un pericolo. Li capisco, questi che cercano di ritardare la caduta di Assad, che Repubblica (lo stesso quotidiano delle tirate contro il governo di Israele democraticamente eletto) definiva “presidente a vita”.

Li capisco, questa gente, perche’ penso al destino del povero prof. Paolo Ungari, e a pezzi di quell’apparato spionistico che sono ancora in giro, in Europa. Vedete, ci vuole coraggio per opporsi alla dittatura siriana. E quel coraggio manca a chi sfracassa gli zebedei con la pace indispensabile e necessaria e dolorosa per Israele, da fare oggi, anzi subito, anzi ieri. Li capisco, questi che sostengono che si debba arrivare a un “Stato per tutti i cittadini” (con ebrei in minoranza) e che pescano finanziamenti chissa’ dove. Io una idea sulla provenienza dei finanziamenti ce la ho. E anche per questo, li capisco.

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