Il Partito Laburista tiene il suo congresso nazionale qui a Brighton. Si riuniscono anche i vari gruppi interni, compreso quello dei Friends of Palestine. Va detto che, nonostante il nome pomposo, e la presenza di un alto dignitario dell’ANP, sedicente “Ambasciatore Palestinese presso il Regno Unito”, non e’ che si tratti di un gruppo proprio determinante. Diciamo pure che non sono cacati manco di striscio dalla dirigenza del partito, e che il segretario Milliband ha di meglio da fare, per esempio essere presente alla assemblea del sindacato israeliano.
Proprio perche’ contano meno di una cippa, per raccattare un po’ di pubblico, hanno deciso di riunirsi in un albergo situato fuori dalla zona riservata ai congressisti. E quindi era possibile parteciparvi anche per chi non era parte dei lavori del congresso. Cosi’, un gruppo di attivisti pro-israeliani ci si e’ recato, e tra loro anche io.
Questo gruppo si e’ formato spontaneamente un annetto fa per contrastare un altro gruppo di attivisti, diciamo alquanto esagitato, che ha l’abitudine di trovarsi davanti a un negozio del centro per rompere le scatole ai clienti. Tale negozio vende roba (fondamentalmente cosmetici) prodotta in diverse fabbriche in giro per il mondo, una delle quali a Maaleh Adumin, che e’ una citta’ compresa nella area C del territorio palestinese – una area che secondo gli accordi di Oslo e’ sotto sovranita’ israeliana. Il che basta per scatenare la frenesia boicottatrice dei boicottatori, a cui -ogni sabato pomeriggio- si contrappongono appunto degli attivisti locali. Nonostante la caciara, gli affari del negozio vanno intanto benone. I boicottatori sono ovviamente sostenitori dei Friends of Palestine, probabilmente perche’ tra sfigati si intendono bene.
Cosi’, assieme a questi altri attivisti, ho passato un pomeriggio di militanza. Si intendeva chiedere all’alto papavero palestinese (che se non sbaglio e’ armeno, non musulmano: come a dire che ha i suoi problemi interni) se davvero appoggiava il processo di pace. E ovviamente si voleva anche fornire i passanti della contro-informazione sulle ragioni di Israele e sul perche’ il boicottaggio di Israele finirebbe comunque per danneggiare i lavoratori palestinesi. I quali in quella fabbrica hanno lo stesso contratto dei lavoratori israeliani, cioe’ sei volte lo stipendio di chi lavora nei territori palestinesi, piu’ la tredicesima e la assistenza sanitaria. Lo so che non ve lo dice nessuno, ma dovete sapere che i palestinesi si ammalano, prevalentemente di malattie genetiche, visto che hanno questa abitudine di sposarsi tra primi cugini. I lavoratori, dicevo, hanno anche un mese di ferie; in piu’, con il Ramadam, orario ridotto a parita’ di salario.
Io personalmente, dopo mesi in cui dibattevo on line con degli antisemiti, antisionisti, filo-palestinesi, volevo vedere se, dal vivo, sono davvero scemi come sembrano on line, dove rispondono a ogni fatto che gli presenti con slogan evasivi e calunnie assortite, cercando di sostituire con attacchi personali la pochezza delle loro argomentazioni.
E ho scoperto che si’, anche dal vivo sono davvero scemi, rispondono a ogni fatto che gli presenti con slogan evasivi e calunnie assortite e cercano di sostituire con attacchi personali la pochezza delle loro argomentazioni.
Come e’ andata? Come vanno le cose quando si ritrovano personaggi che sono sono davvero scemi, che rispondono a ogni fatto che gli presenti con slogan evasivi e calunnie assortite e che cercano di sostituire con attacchi personali la pochezza delle loro argomentazioni.
All’inizio del dibattito, vedendo chi c’era tra il pubblico, il Molto Illustrissimo Ambasciatore (armeno) di Palestina ha informato seccamente che non ci sarebbe stato tempo per rispondere alle domande del pubblico. Non e’ che fosse difficile vederci, visto che a partecipare alla riunione erano una quarantina di attivisti laburisti (che per un congresso nazionale non e’ sto gran risultato), di eta’ media sui 65 anni abbondanti (i giovani hanno di meglio da fare). E una quindicina (noi) di sostenitori della parte avversa, tra cui un sindacalista israeliano che ha tenuto banco con i giornalisti della BBC presenti inondandoli di dati e cifre, p. es. la aspettativa media di vita dei palestinesi prima e dopo la famosa occupazione sbroc sbroc.
La riunione e’ terminata senza approvare alcun documento, piattaforma, o risoluzione. Una mesta attestazione di come il gruppo di organizzatori abbia davvero poche speranze di ottenere qualcosa di concreto. E peraltro, con il bailamme che succede nel Paese che finanzia questo genere di organizzazioni, la Siria, i compagni attivisti stavano probabilmente pensando alla pensione che evapora o all’urgente ncessita’ di trovare una altra causa da servire. Da qui, il tono francamente soporifero della riunione.
Il bello, pero’, era fuori. Francamente mi sono divertito un sacco ad argomentare con i pro palestinesi di passaggio.
Prima, una osservazione: il Partito Laburista, riflette la caratteristica principale dell’Inghilterra, ovvero di essere un Partito multietnico. Per cui durante il congresso nazionale dei laburisti puo’ capitare di vedere sikh con il turbante, donne musulmane con tanto di hijab, e anche qualche kippah. I delegati sono di un po’ tutti gli strati sociali, con massiccia presenza ovviamente di sindacalisti e di operai, ma non mancano nemmeno membri della Camera dei Lord. Ora, a giudicare da quelli che si fermavano a interloquire con noi, i sostenitori dei palestinesi sono pensionati del pubblico impiego oppure avvocati in cerca di clienti. E sono quasi tutti bianchi. Infatti molti lavoratori arabi iscritti al partito laburista se ne strabattono altamente della causa palestinese. Che a scoprirlo, son cose. Detto questo, vado a riprodurvi qualche dialogo
—-
“Ehila’ signora, che bella minigonna, lo sa quale e’ l’unico Paese del Medio Oriente in cui la puo’ indossare?”
“Getfukced bloody y…”
“Ho sentito per caso una parola che inizia con la y, signora?” [yid=giudeo; insulto razzista]

“What’sthisabout?”
“Salve, stiamo difendendo le ragioni dei lavoratori palestinesi”
“Lavoratori palestinesi? E come mai avete le bandiere israeliane? Dovreste essere contro gli insediamenti! Io sono contro gli insediamenti! Gli insediamenti sono illegali!”
“Di quali insediamenti sta parlando? Nella area A, nella area B o nella area C?”
“Come sarebbe di quali insediamenti! Quelli illegali. Gli insediamenti sono illegali. Lo dice Obama. Voi siete contro Obama?”
“Non credo Obama abbi mai parlato della area C, signore”
“Basta, con voi non ci parlo, me ne vado!”
“Oh, what a pity. Non le interessano piu’ i diritti dei lavoratori palestinesi?”

“Cosi’ voi siete per Israele…”
“Certamente. Siamo per il principio due popoli due Stati, come da accordi di Oslo. Lei supporta gli accordi di Oslo?
“Certo. Deve nascere uno Stato di Palestina. Subito”
“In pace con Israele?”
“I palestinesi hanno riconosciuto Israele!”
“Oh, really? E la Legge del Ritorno? Come mai da parte palestinese la si definisce ancora legge razzista?”
“I rifugiati devono rientrare! I profughi del 1948 devono rientrare!! I profughi palestinesi devono rientrare!!!”
“Sto parlando della Legge del Ritorno in vigore in Israele. Lei ritiene che sia razzista?”
“… Polizia, mi stanno accusando di essere razzista”
(breve consultazione con la polizia, poi se ne va incazzato)
“Compagno, allora, ma almeno tu torni?”

“Io sono mezzo ebreo”
“Non esiste qualcosa come “mezzo ebreo” O sei ebreo o non lo sei””
“Mia sorella ha sposato un ebreo e si e’ convertita”
“Quindi e’ ebrea”
“Non c’entra”
“Quindi perche’ ne vuoi parlare?”
“Perche’ io sono mezzo ebreo, non posso essere antisemita, se dico che Israele fa crimini, vuol dire che fa crimini, non sono antisemita”
“In guerra tutte le parti commettono crimini, e purtroppo ci sono state delle guerre. Israel is hardly the only one in doing what you call crimes”
“I palestinesi lottano per la loro liberta’, da sessanta anni”
“Sessanta anni? Dalla Partizione, intendi?”
“Non bisogna spartire niente, Palestina tutta libera, io non sono razzista, ho parenti in Israele a Beitalla (nome di localita’ inesistente) Aldamea (altro nome di localita’ inesistente), Shtuiot (nome di localita’ inesistente, che per di piu’ in ebraico significa: stronzate)”

E’ stato un pomeriggio davvero divertente.

 

 

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Una risposta a

  1. Finrod ha detto:

    “i sostenitori dei palestinesi […] sono quasi tutti bianchi”. Come forse sai abitiamo davanti una moschea, oggi che è venerdì c’è un sacco di gente, ci sono anche parecchi negozi halal, barbieri o cartolerie con clientela “islamica”, tutti molto frequentati. A due passi c’è anche un comitato pro Palestina, lì non c’è mai nessuno. Però a qualche isolato di distanza c’è una specie di garage occupato che dovrebbe essere una libreria proletaria o qualcosa del genere, e naturalmente tra i tazebao appiccicati sui muri c’è sempre qualcosa contro Israele, e lì di gente ne gira, anche se la tutta o quasi lilywhite. Ah, molti negozi halal, o banchi del mercato gestiti da “islamici” vendono datteri israeliani…

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