Simchat Torah e’ una festa ebraica che in pratica si fa un gran casino. Se volete sapere il perche’ documentatevi su Wikipedia. In pratica si balla con i Sefarim [rotoli della Torah] in braccio. Si’, e’ roba antica o anche molto preziosa. Io ho avuto tra le mani Sefarim sopravvissuti ai pogrom dei cosacchi (che avevano questa abitudine, bruciare gli oggetti sacri per noi ebrei – e’ una abitudine poi ripresa dai palestinesi a Gaza), scampati all’orrore nazista (i nazisti ne raccolsero un bel po’, volevano fare il museo [1] del popolo scomparso) e alla censura comunista (ci volle una ventina di anni per portare quei rotoli fuori dalla Cecoslovacchia occupata dalle truppe sovietiche). E i Sefarim pesano molto, ragione per cui si beve, che poi pesano meno.

Simchat Torah era un gran casino gia’ nel Seicento, all’epoca di Samuel Pepys, che qui ne da’ una descrizione. Comunque a me piace molto, avere tra le mani quei pezzi di storia, e celebrare la nostra continuita’, a dispetto degli oppressori.

E a proposito di oppressori. Uno dei temi preferiti dagli antisemiti di sempre e’ quello della “sinagoga bendata”. Ne trovate diverse raffigurazioni, p. es. nei bassorilievi del Duomo di Parma, o in vari manoscritti medievali. Il messaggio di parte cristiana e’ abbastanza chiaro: le scritture ebraiche [la Torah, appunto] annuncerebbero che Gesu’ e’ il Messia, se correttamente interpretate. Gli ebrei non le interpretano correttamente, quindi sono ciechi, non vedono la verita’.

In realta’, noi ebrei siamo convinti che Gesu’ non sia il Messia, per il semplice fatto che, guardandoci intorno, non ci sembra che siano scomparse violenza e sopraffazione e tante altre schifezze che il Messia avrebbe dovuto far scomparire dal mondo. Invece vari santi e padri della chiesa si sono scatenati nello spiegare questo strano fenomeno, e uno dei temi preferiti da loro  e’ che vogliamo mantenere il previlegio di sentirci popolo eletto, cioe’ tenere le nostre Scritture per noi, e sulle base di quelle fondare il nostro razzismo. E ovviamente rifiutare la salvezza, che consiste nello smettere di essere ebrei e diventare cristiani. Beninteso questa roba non era solo materia per le disquisizioni dei teologi. Era base di una legislazione che per secoli ha assegnato a noi ebrei lo status di cittadini di seconda classe, di ospiti a mala pena tollerati dai sovrani cristiani.

Un paio di giorni fa e’ successo che stavo spiegando cosa e’ la festa di Simchat Torah. Mica sempre succede di avere tra i festeggianti (danzanti, appunto) qualche membro del parlamento britannico, che si trova in citta’ per impegni congressuali. Tra i commenti al mio post ho letto il seguente passaggio:

> questa sera per noi Reform (ed espatriati israeliani) e’ Simchat Torah. Si balla con i rotoli della Torah, e ci si sbronza pure.

Tutto tranne leggerli…

chi e’ l’autore? Lui, avete indovinato. Lo stesso che qualche anno fa [qui: http://tinyurl.com/njnbyet%5D provava a spiegare ai lettori la storia di Abramo per come la vede lui. E cosa dice la storia di Abramo secondo lui? Indovinato! Che gli ebrei, in maggioranza assoluta, sono cattivi e violenti, che lo Stato ebraico e’ razzista e che gli unici ebrei decenti sono quelli che lo danneggiano. Loro, almeno, si salvano ed indicano la strada ai loro concittadini: rinunciare allo Stato ebraico e tornare a essere cittadini di seconda classe, ospiti dei non ebrei.

Certe cose non passano mai di moda.

[1] Tra parentesi, io non sono molto entusiasta dei vari “musei ebraici” in giro per l’Europa.

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7 risposte a

  1. magiupa ha detto:

    che ci vuoi fare,meglio ballare con i rotoli che leggere e non capire,nel primo caso puoi sempre aprirli…

  2. Marta ha detto:

    Il link dovrebbe essere http://tinyurl.com/njnbyet – quello che hai messo è sbagliato.

    E ora, due domande.

    La prima, più facile: cosa non ti piace dei “musei ebraici”? Non ti piace nulla, né il concetto di “museo ebraico” né la sua implementazione, o non ti piacciono alcuni aspetti che questi musei hanno? (Confesso che ho trovato abbastanza interessanti i “musei ebraici” che ho visto: Berlino, Parigi, sinagoghe di Praga. Li ho trovati interessanti soprattutto perché mostravano spesso oggetti di vita quotidiana – cosa che mi piace molto, vita di ebrei o di chiunque altro – e perché mi raccontavano qualcosa su una cultura di cui so molto meno di quel che vorrei.)

    La seconda, quella lunga (e quindi mandami a quel paese se non ti va di rispondere): quali sono (immagino ci siano, e siano varie) le posizioni nella cultura ebraica rispetto al problema di conciliare un Dio onnipotente e non malvagio con l’oggettiva presenza della sofferenza nel mondo?

    Come già detto, sentiti libero di mandarmi a quel paese – o a rispondermi con mooooolta calma.

    • nahum נחום ha detto:

      Non ho nulla contro i musei ebraici in se’, a patto che ci sia una comunita’ ebraica che li organizza. Altrimenti, quando cioe’ sono un monumento all’ ebraismo-che-fu mi piacciono proprio poco e mi ricordano quel progetto nazista. Va detto che per tutti gli anni Novanta in Italia se ne sono aperti tanti, di musei ebraici locali. E’ stato quando l’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane usava la parola d’ordine della “memoria” per costruire alleanze politiche a sinistra. Sono state fatte cose interessanti, ma credo che si sarebbe dovuto investire di piu’ sugli ebrei vivi e non su quelli morti.

      L’altra domanda e’ davvero mooooolto complessa. Nel senso che proprio non esiste una posizione ufficiale ebraica. Ci sono diversi pensatori e teologi, ognuno con un proprio approccio. Una posizione possibile e’ quella dei razionalisti (Maimonide) che vedono nella sofferenza qualcosa di temporaneo, o di minimo nel quadro generale. E’ uno degli insegnamenti della canzone “Alla Fiera dell’Est” che ogni bambino impara. Un altro filone e’ quello mistico, secondo cui anche le sofferenze sono parte del piano divino, per mettere gli uomini alla prova (e questa posizione dopo la Shoah e’ diventata piu’ diffusa). E poi ci sono anche quelli che ritengono che il Dio ebraico non sia affatto onnipotente, non sempre perlomeno. Comunque il tema e’ vastissimo, e se interessa posso segnalare qualche autore.

      P.S. Il link a me funziona, aiutoooo, che succede?

      • magiupa ha detto:

        ma sai,è la prima volta che mi vado a leggere il pomo della discordia,a volte insisti tanto che sembra vero che ti sei fissato con lui,e invece no,è antisemita di brutto,mellifluo e mi fa un pure schifo,il tipico bastardo…quell’articolo mi ha irritato non poco..infame lo già detto?INFAME!

  3. Vuk ha detto:

    Avevo già capito che Tondellator era parte integrante di quella “cultura” politica della guerriglia culturale viscida, che fa delle supercazzole lunghissime e incomprensibile per far passare nel lungo termine messaggi orribili (il tutto perchè in partenza ci si è fissati che sono utili e necessari alla “perfetta strategia della realpolitik”).
    L’avevo capito perchè mi nausea sia quel modus operandi che i suoi risultati di lungo termine (a volte mi smebra che persino tu ne sia un po’ vittima, tipo: l’avercela con la piccola borghesia mi sembra fosse uno dei tòpoi -o topòi- della sinistra pre-1989 ed è uno dei pochi ad essere rimasto del tutto integro).

    L’avevo capito, dicevo. Però ogni volta che leggo qualche frase di quelle interminabili supercazzole mi sento infettato dal grigiore di chi butta nel cesso la propria vita, se stesso, la propria felicità, in nome di una battaglia decisa decenni fa e che ormai si spiega solo con l’odio fine a se stesso maturato negli anni.
    VOrrei riuscire a spiegarmi meglio, ci provo, brevemente.
    Quando si difende l’indifendibile, quando il mezzo (far funzionare i canali che portano acqua al proprio mulino) diventa più importante del fine stesso (l’acqua, la felicità, la vita pacifica in una bella società), succede una cosa strana. SI capisce, in cuor proprio, di stare sbagliando, di essere nel torto. Allora succede che per riflesso pavloviano (credo) si odia l’avversario (a volte inconsapevole) senza nemmeno rendersi conto di essere la causa del proprio male.
    Ma col passare del tempo si possono fare due cose, che si escludono a vicenda:
    1) Accettare il fatto di avere sofferto, di avere buttato una parte della propria vita (e della propria felicità) per futilissimi motivi, e quindi risalire la china.
    2) Rifiutarsi di ammetterlo.

    Nel caso 2 però avviene un fatto strano.
    L’odio per il “nemico” si autoalimenta. Ti rifiuti di ammettere la cosa e per non vedere questo fatto evidentissimo… strizzi gli occhi stringi i denti e odii ancora di più il nemico (sfogando su di lui la tua rabbia per la tua stessa situazione), tutte l, per non detestare i tuoi stessi errori. Ovvio che però il dolore cominci a sentirlo, fingi di no, ma c’è, solo non lo vuoi ammettere. E questo aumenta la rabbia… e così via.

    Questo secondo la mia esperienza, ecco.
    Chissà se assomiglia nei meccanismi a quella di altra gente…

    • nahum נחום ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo con la seconda parte di quel che scrivi. Ma non credo che Tondelli sia ancora arrivato li’, a sbattere il muso sulla sconfitta delle sue battaglie. Credo non abbia mai fatto politica, nel senso di porsi degli obiettivi, anche molto “alti” del genere cambiare il mondo o renderlo un posto migliore. Si e’ intruppato, quello si’. Con gente grossomodo simile a lui, ma senza porsi obiettivi che non fossero trovare qualcuno su cui esercitare la sua influenza (come fa con il blog). Non credo ne abbia trovati, comunque. Detto questo, concordo in pieno con te sul resto del commento. Accetto la critica sull’uso della espressione “piccola borghesia”. In realtà intendevo solo far notare a Tondelli che lui, come molta altra gente di sinistra della sua generazione, non sa nemmeno come e’ fatto un operaio e si vede e si frequenta solo con gente come lui, che non sono affatto operai. Ma era una espressione stupida e offensiva.

      • Vuk ha detto:

        Che fosse stupida e offensiva forse è vero, spesso mi viene da pensarlo (m’hai beccato!), ma ritengo che ognuno risponda a se stesso dei colpi bassi e dei propri errori (grossi o piccoli, veri o presunti, più o meno comprensibili), finchè non fa del male reale e irreparabile agli altri. Insomma, devi saperlo tu e io non sono nessuno per processarti. Mi trovo abbastanza a disagio a fare notare queste cose a uno molto più istruito, vissuto e “dentro alla situazione” di me, visto anche il mio passato, i miei pregiudizi residui e le mie posizioni politiche. Ovvio che mi faccio una opinione. Credo ad esempio che spesso ti lasci trasportare dal rancore.
        Come ad esempio mi sembra ti accada con la chiesa cattolica. Comprensibile? Abbastanza, credo.
        Se io fossi un ebreo, visto come sclero sulla ragnatela “invisibile” (nel senso che milioni di persone si rifiutano di riconoscerne la gravità, per il resto è tutto alla luce del sole: il mazzo è regolare, sono le regole di base ad essere truccate, ma tanto sinistra e antiberlusconismo sembrano adorare la peggiore “etica” calvinista bigotta) di certi personaggi che si sono pappati aziende di stato immense, immagino che impazzirei a scontrarmi con il muro di gomma della chiesa cattolica. Il tenere il piede in due scarpe. La dialettica andreottiana (indimostrabile in entrambi i sensi) del “ma senza la chiesa sarebbe peggio”, il misto di negazione, spostamento dell’attenzione, balle, guerriglia mediatica viscida.
        Insomma, quando porti certi esempi mi rendo conto che non hai tutti i torti in quello che dici, ma soprattutto mi rendo conto dell’ipocrisia sociale che gli ebrei italiani hanno subito negli ultimi cinquant’anni.
        L’esempio principe è la retorica nazional popolare (ossignur, mo divento progressista ad usare sti termini) dei… 75 milioni di italiani che hanno salvato 300 mila miliardi di ebrei dallo sterminio nazista a rischio della vita.
        Rimango convinto che a sinistra siano degli ipocriti di merda, e che degli ebrei gli importi solo nel giorno della memoria, il 25 aprile e durante le occasionali polemiche politiche.

        Ma direi anche che “qualcuno” dei 75 milioni di italiani santi e piezz’eccore devoti a Maria è BUGIARDO. E ancora più bugiardo (e ipocrita) chi gestisce tale propaganda viscida e senza alcun possibile contradditorio (chi si fidava degli spalloni, si chiamano così, giusto?, non puòraccontare nulla a nessuno ormai).

        Io credo che tu ti lasci trascinare, ma
        1) probabilmente farei di peggio se fossi nei tuoi panni
        2) credo che comunque tu sia una persona che migliora se stessa
        3) credo che tu abbia “il cuore al posto giusto”.

        Su certe opinioni politiche sono in nettissimo disaccordo, ma… parlare con te mi è comuqnue facile (cosa rarissima per me) perchè ti vedo come una persona fondamentalmente civile, di buon cuore e che bada alle cose veramente importanti Tutto ciò ovviamente non vale per le dispute internettare, che un mi sembra… ti peggiorino come persona.

        Ecco, ora t’ho detto tutto.

        Spero di non averti offeso. Che mi mandi a quel paese o meno manterrò la stessa opinone su di te. Libero di rispondere o meno.

        Ciao

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