Uriel prima di Uriel

Uriel nel 2009 descriveva cosi’ la Germania

la conoscenza del tedesco, o la mancata conoscenza del tedesco, e’ semplicemente una scusa con la quale il tedesco ti dice “sei un negroide e non ti vogliamo in mezzo agli ariani”. Siccome non puo’ dirlo con queste parole, ti dira’ “il tuo tedesco non e’ sufficiente”.

[…]

il 90% dei tedeschi e’ una scimmia che fa le stesse cose da tutta la vita, e vive felice.  La media degli italiani spocchiosi non appena arriva qui per prima cosa schifa gli altri italiani , schifa l’italia e decide di “integrarsi”, diventando spesso un sostenitore del sistema tedesco ben piu’ entusiasta del tedesco medio (infatti ci sono discussioni furibonde sul sistema, come in ogni democrazia, e nessuna delle fazioni ritiene il sistema perfetto quanto lo ritengono gli stranieri) .

[…]

in qualsiasi posto io sia andato, ho trovato almeno un italiano che mi ha riconosciuto , scambiato due parole, e mi ha permesso di aggirare il GAP. Cosi’, ho potuto replicare a tutte le critiche circa il fatto che gli italiani parlano un inglese peggiore (1), dicendo semplicemente “if you’re italian you don’t really need english“, cosa che li ridimensiona ad una nazione che non ha mai portato la propria lingua fuori dai propri confini.

Non male, vero? Ecco qua qualcosa dello stesso periodo

vedo nei commenti che se soltanto da italiano osi parlare male di qualche paese straniero, immediatamente la reazione e’ che dovresti tacere perche’ all’estero anche la merda e’ profumata.

[…]

conosco bene questo atteggiamento degli italiani. Molti di essi si comportano come se il fatto di trovarsi all’estero e vivere secondo le abitudini straniere ne faccia automaticamente una categoria antropologicamente diversa di persone. Di conseguenza, essi devono fare “join of the stream”, in modo da diventare persone non-piu’-semplicemente-italiane-come-te: devono diventare piu’ tedeschi dei tedeschi, piu’ inglesi degli inglesi, eccetera.

Poiche’ essi credono di aver acquisito valore soltanto per il fatto di vivere all’estero e di seguire abitudini diverse ivi acquisite, chiunque dubiti di qualcosa o della sua bonta’ e’ visto come un individuo che mette in dubbio questo valore aggiunto che loro avrebbero acquisito vivendo li’. Vi faccio qualche esempio per intenderci meglio.

[…]

Questa pretesa di essere diventati qualcosa di diverso rispetto agli altri italiani, dai quali ci si vuole dis-associare , fa si’ che il sistema straniero venga visto non come un sistema con pregi e difetti encomiabile o criticabile, ma come un sistema “migliore”, e quindi per forza di cose perfetto o quasi. Del resto, se cosi’ non fosse essi non si sentirebbero abbastanza “promossi” dal fatto di vivere all’estero.

Infatti, ogni critica al sistema locale viene vissuta dai neo-ariani come una critica al loro nuovo status di “promossi” dall’aver cambiato nazione; di conseguenza il neo-ariano si sente inficiato (o meglio, sente inficiare la propria differenza-superiorita’ verso gli altri italiani), sente criticare la sua “promozione antropologica”.

[…]

 apprezzo molte cose della Germania, ma non riesco a perdere l’onesta’ intellettuale al punto di non notare i difetti. Questo perche’ non mi sento “promosso” dal fatto di essere qui, 

Anzi: questo entusiasmo apodittico per il paese, compresi i difetti che vengono sempre minimizzati o ignorati perche’ comunque qualcosa, sa molto piu’ di provinciale, e semmai certifica la piena italianita’ e non viceversa.

[…]

 se voglio mostrare di essere diverso dagli altri posso farlo anche rimanendo in Italia. Ce l’ho sempre fatta, e c’e’ gente che saprebbe distinguere un mio pensiero da quello di chiunque altro semplicemente leggendolo su un muro. Non ho bisogno di queste “promozioni”.

A differenza di molti di voi.

E forse il problema e’ proprio questo. Se avete bisogno di vivere all’estero e di sentirvi un po’ stranieri per disassociarvi dall’italiano medio, forse e’ perche’ a quell’italiano medio somigliate sin troppo.

 

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2 risposte a Uriel prima di Uriel

  1. Vuk ha detto:

    Oh, però se li tagghi con “urielorama” può diventare una bella antologia del fragnacciaro di dusseldorf.

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