storia di un muro

Modena e Lucca, oggi, sono probabilmente molto simili. Due citta’ della provincia italiana. Ma c’e’ una imponente differenza urbanistica. A Modena infatti c’e’ il Palazzo Ducale, dove ora c’e’ l’Accademia Militare e che venne costruito nel Seicento, per ospitarvi la corte estense. Nulla di simile a Lucca, che fu per secoli una Repubblica.
Nel Seicento, le due citta’ non potevano essere piu’ diverse. Modena era la capitale dei domini estensi. Lucca era una repubblica. Da una parte una elite nobiliare, che passava il tempo a giocare con le armi e inscenare duelli. Dall’altra una cerchia di famiglie patrizie, prevalentemente banchieri, con un giro di affari internazionale, e che poche decenni prima erano stati affascinati dalla Riforma Protestante. Da una parte una nobilta’ provinciale che si dilettava, quando non era del tutto analfabeta, con i romanzi di cavalleria. Dall’altra uno stile di vita decisamente piu’ laborioso ed austero.
E in mezzo la Garfagnana. Un territorio con ordinamenti medievali in materia di proprieta’ (si’, anche proprieta’ comuni), mappapercorso da banditi. Agli Estensi la Garfagnana non piaceva moltissimo, ci mandavano a ricoprire cariche amministrative quelli che alla corte erano caduti in disgrazia, come l’Ariosto. O quel pazzo di Alfonso III, il Duca che si era fatto cappuccino dopo la morte della moglie, sfiancata dai parti.
D’altra parte ai garfagnini gli Estensi piacevano certo piu’ dei Lucchesi. La ragione sta nel sistema fiscale. Oculato, rigoroso, quello della Repubblica di Lucca. Liberale quello degli Estensi, che erano solo interessati a riscuotere una somma periodica, che i garfagnini se la ripartissero come pareva a loro. E spesso tale somma se la negoziavano pure.
E cosi’, piu’ o meno fin dal primi del Seicento, soldati lucchesi e soldati estensi si punzecchiavano reciprocamente. Incursione di truppe lucchesi da una parte, scariche di fucile da parte di estensi da un’altra, e in mezzo i banditi. Vanno avanti per una quindicina di anni, con qualche pausa per l’inverno, che in quell’epoca la guerra era una cosa solo per i mesi estivi.
E a un certo punto qualcuno, probabilmente un garfagnino di simpatie estensi ha la bella pensata di tirare su un bel muro. Una mattina i soldati lucchesi se lo trovano letteralmente tra i piedi e non san piu’ che fare. A parte smettere con le loro scorribande. La Repubblica non la prende benissimo, e scrive all’Imperatore, che continua ad avere giurisdizione in materia di confini. Siamo negli anni prima della Guerra dei Trent’anni, e alla corte imperiale ci sono altre preoccupazioni, ma i giuristi imperiali sanno che la penisola italiana, e’ un intrico di giurisdizioni e confini, statarelli e principati alleati con le maggiori dinastie europee per vie matrimoniali. O anche finanziarie: particolarmente in Italia centro-settentrionale ci sono minuscoli principati (Guastalla, Correggio, Carpi…) la cui unica ragione di esistenza e’ produrre moneta. Insomma, e’ una costruzione complessa, basta levare un piccolo elemento e poi crolla tutto. E come se non bastasse l’unita’ religiosa dell’Impero si sta rompendo, adesso e’ cresciuto il calvinismo e sono tutte rendite tolte alla Chiesa di Roma.
I giuristi dell’Impero prendono tempo. Deliberano che il muro va abbattuto, ma non adesso. I lucchesi protestano che il confine e’ illegale, e che comunque il muro leva del territorio a loro. Ma non succede nulla, e il muro rimane. E c’e’ ancora. Sta in un piccolo comune della Garfagnana, Pieve Fosciana. I paesani lo chiamano il muraccio. Come tutti i confini, ad un certo punto e’ stata costruita anche una guarnigione militare. L’edificio c’e’ ancora, ed e’ riconoscibile per le sbarre alle finestre.
Ora che l’Italia e’ unita, sono solo gli storici a ricordare che quel mucchio di pietre e’ stato un caso di politica internazionale, alla vigilia di un periodo tumultuoso, di una serie di guerre che hanno cambiato definitivamente la vita degli europei. Eppure, quel confine tra due Stati, due culture, 10410325_10152710900181096_4609679448486806570_ndue mondi, ha permesso agli abitanti locali di attraversare senza troppi danni i tre secoli successivi, senza quelle scorribande, agguati ed attentati che ne avevano rovinato la vita per una generazione.
A me, questa storia di un muro, di un confine tra due culture, che ha salvato delle vite umane, ne ricorda un altro.
Ma, ovviamente, e’ solo una impressione personale.1422462_10152710900501096_8252975123231023975_n

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Paturnie. Contrassegna il permalink.

4 risposte a storia di un muro

  1. blogdibarbara ha detto:

    Cioè tu vorresti insinuare che i muri sarebbero meglio dei ponti? Ach, il solito sionista guerrafondaio nonché portatore insano di apartheid!

  2. Jacopo ha detto:

    Io sono mezzo garfagnino, e non avevo mai sentito questa storia… La prossima volta che passo di là andrò ad esplorare! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...