A. Koestler, Dialogo con la morte

Io nel 1945 non c’ero. Decenni dopo, generazioni dopo, io e un gruppo di coetanei ci prendevamo a sassate d’estate con un altro gruppo di coetanei, in quelle battaglie tra bande giovanili che sembrano essere una caratteristica della storia d’Italia fin dal Basso Medioevo: guelfi contro ghibellini, papa contro impero, Francia contro Spagna, Torino contro Juventus… Eppero’ anni dopo mi resi conto che quelli del mio gruppo erano tutti nipoti di partigiani, e quegli altri erano nipoti di fascisti, e quella era una zona d’Italia dove la Resistenza si era combattuta davvero.
koestler.jpgDicevo che nel 1945 non c’ero e non posso sapere da che parte sarei stato. Non lo puo’ sapere nessuno. Per questo secondo me sono importanti le storie di chi c’era. Uno che c’era era Arthur Koestler. Se non sapete chi sia mi dispiace per voi, fate una ricerca su Google.
Nel 1937, nel corso della sua vita rocambolesca, Koestler -all’epoca militante comunista- si trova in Spagna e viene catturato dai fascisti. Il suo Dialogo con la morte e’ un libro che, come si dice, da’ conto di quella esperienza. Dovrebbe diventarne obbligatoria la lettura nelle scuole, assieme a altri suoi capolavori, come Buio a mezzogiorno e Ladri nella notte, che dicono sulla storia del Novecento molto piu’ di interi manuali (no, il libro sui Cazari lasciatelo perdere, di storia Koestler ne sapeva poco, era troppo impegnato a vivere il presente).
La prigionia di Koestler finisce perche’ l’Inghilterra ha deciso di mediare, perche’ lui e’ un giornalista, e perche’ viene scambiato con dei prigionieri della parte avversa. Nelle ultime pagine del libro Koestler racconta il viaggio in aereo verso il luogo dello scambio. Guida l’aereo un caballero, come lo chiama lui, un asso dell’aereonautica franchista. Io ho imparato a memoria il dialogo tra il carceriere e l’ormai quasi ex prigioniero. Perche’ mi sembra che li’ dentro ci sia tutto lo scontro che ricordiamo ogni 25 aprile. Da una parte l’innamoramento per la morte, che stava nella lugubre simbologia dei fascisti, dall’altro il disperato bisogno dell’Europa intera, di sopravvivere a questa follia. Mi sembra un brano talmente intenso che non riesco a trovare le parole per descriverlo. E queste qua sopra che ho appena scritto mi sembrano goffe. Per cui ve lo copio qui, il dialogo tra un carceriere fascista e il suo prigioniero, avvenuto nei cieli di Spagna, in un giorno del 1937.

“Quando si sta seduti quassu’, a questo modo” gridava l’uomo in camicia nera “viene fatto di pensare molte volte alla vita e alla morte. I rossi sono tutti vigliacchi; non sanno nemmeno morire. Potete immaginare, voi, che cosa significhi essere morto?”
“Prima di morire, eravamo tutti morti” strillai.
“Come?” grido’ lui.
“Ho detto che prima di nascere eravamo tutti morti”.
“Questo e’ vero” grido’ lui “ma allora, perche’ uno ha paura della morte?”
“Io non ho mai avuto paura della morte quando mi tenevate prigioniero; ho avuto solo paura del morire” urlai.
“Per me e’ esattamente il contrario” grido’ l’uomo in camicia nera.

[Arthur Koestler. Dialogo con la morte, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 237. Il libro dovrebbe ancora essere in giro]

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7 risposte a A. Koestler, Dialogo con la morte

  1. Vuk ha detto:

    Non capisco davvero questa cosa di doversi ancora aggrappare a queste guerre ormai farsesche.
    Non la capisco da parte dei vecchi e nuovi militanti e non la capisco nemmeno da parte tua, quindi.
    Se dovessimo essere impegnati a vivere il presente come faceva Koestler dovremmo per prima cosa avere il coraggio di separarcene ed esporci agli sputi di chi ancora le combatte.

    Detto da uno che vorrebbe tanto riuscire a fregarsene dell’opinione degli altri, che non sopporta paternalismi, arroganze politiche varie e luoghi comuni sparati a raffica senza spiegarne mai il significato, Nemmeno quelli/e della sua forza politica, tra l’altro.

    Comunque sia…
    Viviamo in due mondi sociali e politici diversi.
    Spesso mi sono sorpreso per la tua ingenuità in politica (scusami, non è mia intenzione offendere). E poi vabè, penso siano sbagliati i tuoi punti di partenza dovuti al tuo beggraun’ politico. Ormai questo rituale del 25 aprile serve soltanto a radunare le greggi. Tu sembri ancora vederci del buono. Nulla da dire su quelle cose tramandate in famiglia. Solo che collegarle con le facce di palta che vanno in piazza le sporca. Forse anche qualche tuo amico di quelli che combattevano il fascismo a sassate al tuo fianco è come loro (le facce di palta dico), chissà. Quando ti trovi davanti a certi momenti chiave è un attimo fare la cosa sbagliata e cambiare te stesso, forse irreparabilmente.
    Quando ero ragazzino mi facevo questa domanda. Quanti di questi tizi che stanno in classe con me se fossero nell’HABITAT del Sud più profondo starebbero dalla parte dei mafiosi che qua criticano o si comporterebbero come i peggio immanicati?
    Era distruttiva come domanda. Rimaneva in piedi ben poco. E non guardava in faccia a nulla. Classe sociale, provenienza politica, origini “geografiche”, famiglia religiosa o meno…

    Non riesco davvero a giudicare una persona a partire dalla sua fazione politica. Centra davvero poco col valore individuale. E ancora meno al netto del fatto che una voolta che diventi “ingranaggio” le tue capacità di giudizio e di scelta vengono oggettivamente limitate dalla posizione.

    Non è un attacco ai partigiani (che da quel che ho capito erano quasi sempre persone coraggiose) e nemmeno una difesa dei repubblichini (che si trovarono alleati di chi fucilava i loro concittadini innocenti).
    E’ solo che sono davvero pochi i morti di cui non riesco a dire “poveraccio”. E mettersi idealmente ad azzuffarsi sopra ad un cimitero di una guerra combattuta da quelli che stanno sotto ai piedi mi sembra davvero una bruttura. Soprattutto se si confronta il valore di molti dei morti con chi si azzuffa.

    E poi non sopporto il modo di epicizzare la storia. Hai presente come si mitizzano (supidamente) gli anni 60 nella società? Come se il divertimento sia stato scoperto allora.

    Allo stesso modo: i valori di giustizia e fratellanza non furono inventati nel 1789, anzi furono forse più tipici dei vandeani che non della rivoluzione francese, per i semplici numeri. Erano di meno. Quando sei in una bolgia che coinvolge milioni di persone vieni spersonalizzato e i valori sociali si perdono assieme all’umanità del singolo.
    Idem per i valori di fratellanza, di amore per la vita, di comunità. Non riesco a vedere questa cosa nella resistenza. Perchè vedo solo l’orrore di doversi ammazzare senza motivo e non sapere se il mattino dopo sarai ancora vivo.
    I giochi erano già stati fatti prima. Quei valori dovevano prevalere MOLTO PRIMA. A monte. Per evitare che milioni di innocenti morissero o soffrissero senza via di scampo. Alla fine sono prevalsi, per fortuna (anche se oggiogiorno non sembrano molto vivi, purtroppo).
    Ma mi piacerebbe tanto, al 25 aprile, sentire qualcuno dire qualcosa come

    “Perchè non si creino mai più quelle condizioni di disperazione, di povertà, di mancanza di alternative, che hanno portato a smettere di vedere l’umanità come qualcosa di prezioso, che hanno portato a vedere nella guerra un gioco che tutto sommato vale la pena di giocare. Perchè i governanti evitino decisioni miopi e stupide, distruttive, senza sbocchi che mettano milioni persone con le spalle al muro”

    Poi vedo che Cameron è Primo Ministro del Regno Unito, Obama sta ancora alla casa bianca e perdo le speranzeò.
    Chi può si goda la vita che tanto non cambierà mai un cazzo.

    • nahum נחום ha detto:

      Ho la sensazione che ci siano troppe cose su cui non saremo mai d’accordo. Ma, per restare nel tema di questo post e di questa giornata: io credo che il 25 aprile sia ancora una data da ricordare, che la lotta per la democrazia sia una lotta degna, anche e soprattutto adesso quando l’ideologia islamista -lugubre come il fascismo- attrae cosi’ tanta gente.
      Koestler e’ stato comunista, e’ stato sionista, e’ stato uno che e’ arrivato a credere nella democrazia. Non fu uno che, di fronte a conflitti epocali, ha concluso che dopotutto non erano cazzi suoi. Quindi la citazione ci sta.
      Ci sta anche per un’altra ragione. E proprio perche’ viene da un ex comunista, che poi e’ diventato anticomunista, e che le differenze tra l’utopia rossa e il massacro nero le vedeva bene, e ha combattuto contro ambedue, sapendo che si trattava di cose profondamente diverse.

      • Vuk ha detto:

        Un esempio pratico di ciò che voglio dire. Io sto, o cerco di stare (chissà), dalla parte dei valori che dovrebbero essere rappresentati dalla democrazia.
        Però vedo la democrazia come un mezzo per arrivarci.
        A quante guerre stupide e controproducenti siamo arrivati in nome della democrazia?
        QUali valori della democrazia si possono godere in Iraq, Kurdistan, LIBIA (non era un attacco agli Alleati la mia citazione di Cameron ed Obama, era una attacco alle decisioni del 2011, che hanno tradito la vocazione al bene comune che spesso, non sempre, gli Alleati hanno perseguito). Oggi, dico, quali speranze di una vita serena e costruttiva ha un poveraccio che, sfiga sua, nasce in mezzo ad una guerra spietata in nord-africa?

        Riguardo ai tuoi amici e a te. Avevo capito tutt’altro, mi scuso.

        Un’ultima cosa.
        Non vorrei che tu pensassi che volevo equiparare la fazione dei repubblichini con quella dei partigiani.
        Volevo solo ribadire che non riesco a giudicare una persona dalla casacca e che mi sembra disumanizzante farlo.
        Le fazioni erano ben diverse, pur non avendo studiato il periodo lo so.
        E, anche se mi fanno vomitare i discorsi dei vari Napolitano eccetera, penso che nel merito sia vero che c’è stata una parte sbagliata, ed era quella dei repubblichini. Anche al netto di ipotetiche “storie dei vincitori”… loro in teoria dovevano difendere il paese.
        E stavano con chi considerava i soldati e i cittadini italiani (qui e in africa) come un giubbotto antiproiettili della sua preziosissima pelle ariana.

        Penso anche (e’ un’idea che si ramifica e cresce da parecchi anni, partita dal presupposto opposto) che se davvero vogliono, gli eredi moderni, prendersi i meriti di quell’epoca (stato sociale, grandi imprese di stato, ammodernamento tecnologico) e se vogliono potersi lamentare di essere gli sconfitti dovrebbero farsi carico e AMMETTERE le mostrusità commesse dalla loro di parte.
        E abiurarle ideologicamente.
        Ma mi pare manca completamente il livello intellettuale per farlo. Prima ancora di quello umano. O l’inverso, cambia poco.

      • Vuk ha detto:

        Ho la sensazione che ci siano troppe cose su cui non saremo mai d’accordo.

        Intendi che non sono gradito, o ho frainteso il tono?
        Mi dispiacerebbe.

      • nahum נחום ha detto:

        ma va’. Intendo che c’e’ troppa roba e che non mi ci sta in una risposta

      • Vuk ha detto:

        Oh, e riguardo ai tuoi amici (anche se ora ho capito che era tutt’altro)… Intendevo quella cosa del diventare ingranaggio della militanza e quindi comportarsi in modo diverso da come si era prima/si è dentro.
        Un po’ come quel tuo vecchio (e bel) post su “cosa non va nell’università italiana”.

        Ribadisco il mio pensiero di sempre: l’importante è fare la cosa giusta nei momenti cruciali, nelle scelte importanti. Soprattutto in quelle senza ritorno.

    • nahum נחום ha detto:

      un altro chiarimento. Nessuno dei miei amici combatteva il fascismo a sassate. A dire il vero “fascista” era una parola che non usavamo mai. E’ solo che la Resistenza ha lasciato segni: per noi, inconsci. Assorbiti nelle famiglie I nostri zii e genitori, nati durante la guerra o appena dopo, ci facevamo capire che era meglio non dare troppa confidenza a “quelli la’”. Sono cose che succedono, credo, dopo ogni guerra, e stiamo parlando di una zona d’Italia dove i repubblichini tagliavano i testicoli ai civili, per avere informazioni su dove si nascondessero i partigiani, e ancora adesso si sa chi ha fatto i soldi con la borsa nera. Io da quelle parti ci andavo in vacanza, e’ probabile che con la generazione dei miei/nostri figli la rivalita’ si sia stemperata. Ma nelle nostre sassaiole non c’era nessuna politica, davvero.
      Vabbe’. per ora basta, che devo andare a mettere a letto i bimbi.

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