Sinistra per Israele?

Conosco poco la generazione dei fondatori di Sinistra per Israele. Per quel che ne so sono persone da sempre attive nelle istituzioni ebraiche e grossomodo risalenti al sionismo socialista.

Conosco un po’ meglio quelli entrati dagli anni Novanta in poi, che ho la sventura di aver incrociato personalmente. Costoro sanno che, piu’ si parla male del governo democraticamente scelto dagli elettori di Israele, piu’ si guadagnano punti con la sinistra italiana. Pretendono di farlo da un punto di vista autodefinitisi sionista o ebraico, e sono bizzarramente convinti che piu’ loro alzano il ditino ammonitore contro il governo di Israele, piu’ la sinistra italiana fara’ pace con il sionismo e con gli ebrei. In effetti alzano molto il dito e la sinistra italiana, in altro affaccendata, non da’ molto loro retta. Verrebbe da dedurre, che sono irrilevanti. Infatti ad ogni alzarsi della temperatura tra Israele e suoi vicini, il popolo di sinistra tira fuori la caterva di stereotipi antisemiti che tanto successo ha avuto negli anni Settanta e glieli versa addosso.

Non ho bene idea di come le nuove generazioni, attive sui social media, comunichino con i fondatori. Pero’ ad un certo punto della mia vita ho fatto alya’, ed e’ successo che mi stabilissi a Gerusalemme, dove e’ nato il mio primo figlio e questi bellimbusti mi spiegavano in tutta serieta’ che per avere pace con gli arabi occorre dividere Gerusalemme, e per farlo occorre che la popolazione ebraica non cresca, sicche’ mio figlio sarebbe una minaccia per la pace, perche’ nato a Gerusalemme.
Ovviamente vien da chiedersi quale sia la mostruosita’ ideologica che porta a ritenere che un bambino ebreo sia una minaccia per la pace. Io me lo chiedo ancora.

Pero’ una cosa che ho scoperto, da quando sono israeliano, e’ che il sionismo socialista o di sinistra, civetta non poco con il cosiddetto post-sionismo e con i progetti di Stato binazionale. L’idea cioe’ che Israele debba essere trasformato in uno Stato in cui gli ebrei sono ospiti graditi e non cittadini. La abolizione della legge del ritorno. L’internazionalizzazione di Gerusalemme (che equivale a metterci un cartello: “gli ebrei qui non sono graditi. rivolgersi alla Lega Araba per autorizzazioni”) Non so quanto succeda in Italia, ma nei Paesi anglosassoni e’ una tendenza consolidata. Piu’ perdono consenso nel mondo ebraico, piu’ si rivolgono all’esterno per cercare legittimazione, che possono avere solo se annacquano e di molto il progetto sionista, se rompono il legame tra ebrei e terra di Israele.

Questo civettare si vede anche in Italia. Fateci caso, nessuno di Sinistra per Israele prende le distanze dal surreale progetto di cambiare le parole della Hatikwa (levare ebraismo dallo Stato, appunto) per compiacere gli arabi. Sulla loro pagina Facebook esprimono ammirazione per Uri Avnery, uno che vorrebbe far “ritornare” i sedicenti profughi palestinesi in Israele, e rendere gli ebrei minoranza. E siccome in tale scenario e’ abbastanza chiaro quel che succederebbe ai bambini ebrei, la mostruosita’ ideologica di cui sopra diventa un pochino piu’ chiara.

Vorresti chiamarlo stalinismo. Vorresti poter chiedere a questa gente: Ma loro dov’erano all’epoca in cui gli ebrei d’Europa e d’America si mobilitavano per il diritto degli ebrei sovietici ad emigrare in Israele. La battaglia di maggior successo nel mondo ebraico dalla fondazione di Israele ad oggi. Chissa’. E’ stata una battaglia vinta, e quelli chissa’ dov’erano. Glielo chiedo. Non rispondono.

Notare che io personalmente sono di sinistra. Credo ai diritti degli individui ma penso che la collettivita’ debba venire prima. Sono convinto che la tassazione deve essere progressiva, e considero l’esistenza dei paradisi fiscali non solo una delle tante porcherie create dagli inglesi, ma anche la causa della distruzione del welfare state, e il polmone attraverso cui respira il terrorismo islamico. Cioe’ i paradisi fiscali sono un crimine contro l’umanita’, causano piu’ morte e poverta’ di una guerra mondiale, ed una sinistra seria dovrebbe prenderli di mira. Invece non lo si fa, perche’ senza paradisi fiscali anche i partiti di sinistra sono poveri e impossibilitati a esistere, e’ un serpente che si morde la coda. Quindi si riducono spesso a mendicare il voto degli islamisti. E si danno tantissime arie di progressisti, mentre appoggiano una delle ideologie piu’ reazionarie, misogine e razziste. Questa e’ la vera tragedia del nostro tempo, molto piu’ di un conflitto in un angolo del Medio Oriente con cui ambedue le parti hanno imparato a convivere.

Torniamo a Sinistra per Israele. Si potrebbe stendere un elenco delle loro equivoche di Sinistra per Israele, e delle compagnie poco raccomandabili, ma credo di essere stato abbastanza chiaro.
Naturalmente potrebbe essere una raffinatissima strategia, quella che fa regalare approvazioni a Uri Avnery. Farlo apparire meno eversivo di quello che lui stesso vuole apparire. Un po’ come quando (1982) Pannella ando’ a parlare al congresso del MSI, rompendone l’isolamento dovuto alla teoria dell’arco costituzionale, e ne fece perdere l’allure dell’anti-Sistema. E’ possibile che gli anonimi moderatori e i (come altro chiamarli) dirigenti di Sinistra per Israele stiano perseguendo fin dagli anni Novanta questa sottilissima strategia: fare apparire i post sionisti un po’ piu’ sionisti e meno post, e far cosi’ perdere autorevolezza e carisma ai Gideon Levy, Amira Hass, Uri Avnery ecc. ecc.
Pero’ non funziona, perche’ i tre personaggi citati sono e restano sempiterni nella stampa cara al lettore di sinistra medio, e quel che e’ peggio sono andati riscrivendo con toni sempre piu’ acidi lo stesso articolo che riscrivono da venti e piu’ anni. Gideon Levy adesso scrive che gli israeliani si meritano i missili, e la Hass che non vi e’ alcun bisogno di uno Stato ebraico. E applausi da sinistra. La strategia di cui sopra, se esiste, e’ sfuggita di mano. Sinistra per Israele dovrebbe andare a lezione da Marco Pannella.

Ma cerchiamo di essere buoni. Di non escludere la buona fede. Dopotutto la politica costringe a certe compagnie. Io sono un pasdaran del matrimonio gay e per vicissitudini politiche mi trovo a coesistere sotto lo stesso tetto con convinti omofobi. Non perdo la speranza di riuscire a far loro cambiare idea, ma so che e’ difficile da capire. E allora potrebbe benissimo essere che qualche convinto sionista, uno che crede davvero e sinceramente alla autodeterminazione del popolo ebraico, si trovi -suo malgrado- a convivere sotto lo stesso tetto con chi coltiva l’idea che di questa autodeterminazione non c’e’ bisogno e che gli ebrei possano vivere benissimo in quel Paese a maggioranza islamica che dobbiamo tutti quanti costruire assieme.

Se (ed e’ un “se” grosso come un palazzo) le cose stanno cosi’, io ci vedo un problema molto grave. Io sono a favore del dialogo sempre e comunque ed anzi, a porte chiuse ed in contesti inter-religiosi non ho avuto alcun problema a sedermi allo stesso tavolo con integralisti islamici. Ma c’era uno scopo, ed era conoscersi personalmente, instaurare relazioni che possano allentare le tensioni tra le nostre due comunita’.

Quando leggo di gente di Sinistra per Israele che si associa a quelli del manifesto nell’esaltare l’accordo obamiano con l’Iran, che persino generali israeliani laburisti vedono come un incubo, mi viene da chiedermi: Ma cosa vogliono questi? Mi fa inorridire la malafede di chi dipinge tutti gli abitanti degli “insediamenti” come se fossero mostri assetati di sangue palestinese, tutti messi sullo stesso piano dei fanatici che vivono sulle colline, quando invece e’ il governo di Israele il principale nemico di quegli estremisti. Perche’ questa demonizzazione di una parte non piccola del popolo ebraico e dei cittadini di Israele, entra poi in circolo tra i lettori non ebrei e di sinistra cui si rivolge Sinistra per Israele. Tutti i “coloni” diventano cosi’ fanatici che vogliono distruggere chiese e moschee, tutti gli israeliani diventano “coloni”, e tutti gli ebrei diventano israeliani ed ecco che siamo di nuovo al Davide discolpati di Rosellina Balbi, a quaranta anni di distanza. Per ora la demonizzazione e’ solo sulla stampa e su Internet, in Francia sono gia’ passati agli assalti alle sinagoghe al grido “Palestina libera”.

E’ li’ che vuole arrivare Sinistra per Israele? Ovviamente no. Ma se il loro obiettivo e’ rendere meno tempestose le relazioni tra la sinistra ed Israele (e gli ebrei), e siccome l’obiettivo non e’ stato raggiunto, come mai non si pongono qualche domanda a proposito del loro fallimento?

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12 risposte a Sinistra per Israele?

  1. ysingrinus ha detto:

    La mancanza di autocritica è uno dei maggiori problemi della sinistra italiana, non tenendo conto dell’ipocrisia di chi sfrutta “concetti di sinistra” per veicolare i propri messaggi di odio.

  2. Animabella ha detto:

    Non amo le narrazioni manichee e detesto qualsiasi pregiudizio. Però, c’è un principio cui mi sono sempre attenuta: chiunque si comporti da nemico, viene trattato come tale. Non me ne frega niente, chi sia o non sia la persona in questione: è in base ai suoi atti che la giudico, non all’identità che rivendica. E nemico è chi mi nega uno solo dei miei diritti fondamentali di persona, che sia un censore o un pro-life o un proibizionista in qualsiasi forma, per la semplice ragione che si sta comportando come tale: può anche sventolare una bandiera arcobaleno, non cambia niente.
    In base allo stesso principio, un conservatore non estremista che (per esempio), come il giudice americano Alito, dichiari di essere personalmente contrario all’aborto per ragioni morali, ma allo stesso tempo favorevole a leggi liberali in materia, può essere mio amico: costui ha convinzioni che non condivido, ma il rispetta il mio (e altrui) diritto a pensarla e comportarmi diversamente.
    Ciò mi permette di allearmi con lui: molto più volentieri che con un ipotetico attivista gay e pro-life, per esempio.
    Di conseguenza, c’è un solo tipo di alleanza che funziona, se ci tieni ai tuoi diritti individuali (che sono poi quelli di tutti): quella fluida ed opportunistica, nel senso più nobile del termine. Cioè, non furbastra, ma realisticamente basata su quanto di meno peggio le circostanze offrano. Non mi sognerei mai di votare un partito che a chiacchiere promuove la lotta alle discriminazioni, ma di fatto mercanteggia sui diritti: per esempio, promuovendo un’immigrazione incontrollata di gente che non sa manco dove alloggino, certe cosette che per noi sono vitali. Tipo parità dei sessi o libertà d’espressione. E il mio-non voto è l’arma che costringe il partito (o, più in generale, lo schieramento politico in questione) a ripensare e ripensarsi.
    Insomma, niente fedeltà canine ed ideologiche. Mai! Il mio voto è prezioso e chi lo riceve deve non solo esserselo meritato, ma continuare a meritarselo.
    Ora, venendo al caso specifico degli ebrei e dell’antisemitismo in tutte le sue forme, dagli attentati a supermercati e sinagoghe al più strisciante antisionismo: io non sono ebrea e, di conseguenza, non posso dire di conoscere dall’interno una comunità della quale, finora, sono sempre stata un’ospite benvenuta. Di una cosa sono sicura, però: se fossi ebrea, non mi sognerei mai di votare un partito o un candidato che fa i salamelecchi a chi spara ai miei figli nei corridoi della loro scuola. O mette a rischio la sicurezza di milioni di altri ebrei in Israele. Non presterei nessuna importanza a nobili passati filoebraici, o a riconoscimenti puramente vocali, o alle tradizioni di famiglia; giudicherei solo dai suoi atti, qui e ora, tanto il partito quanto il candidato.
    E, se uno solo dei due si comportasse da nemico, operando in direzioni opposte alla mia dignità, alla mia libertà, la mia stessa vita, lo tratterei da nemico. Negandogli il mio voto, insieme ad ogni altra forma di collaborazione; non solo del segreto dell’urna, ma pubblicamente.
    Quindi, allo stato attuale delle cose, non mi sognerei mai di votare per nessuna area della sinistra; esattamente come non voterei per l’estrema destra (italiana), in nessuno dei mondi possibili.

  3. mesmer ha detto:

    La legge del “ritorno” (che poi non si capisce un italiano come lei a cosa dovrebbe tornare di preciso, a una terra araba dove millenni fa viveva un popolo di pastori analfabeti che praticavano la sua religione, presumo) è una barbarie e verrà inevitabilmente abolita. Io continuo a sperare sempre che l’inevitabile ritorno della Palestina ai suoi legittimi abitanti arabi (inevitabile perchè il colonialismo è finito male quasi dappertutto e finirà male anche nel cosiddetto Israele) avvenga in modo pacifico e graduale e non in modo violento. Anche se a giudicare da ciò che il sionismo hq seminato non ci scommetterei molto. I suoi discendenti avrqnno eolo da ringraziare i fanatici ottusi come lei.

    • nahum נחום ha detto:

      Mamma che noia. Ogni Paese ha una propria politica migratoria, quella di Israele e’ di dare la precedenza aka incoraggiare gli ebrei, esattamente come quella dell’Armenia agli armeni ecc. ecc. Metti pure anche l’Italia nel conto. Se te la prendi solo con quella di Israele, significa che hai dei pregiudizi.
      Ah, che ci faccio io in Israele? Ho quella sicurezza che in Italia non posso avere. Per sei milioni di ragioni, tutti morti.
      Ma continua pure a sperare che i legittimi (chissa’ chi decide che sono legittimi) abitanti arabi puniscano la sfrontatezza degli ebrei che reclamano diritti. Vedendo quel che gli arabi sono riusciti a combinare in tutto il resto del mondo, pure contando sul petrolio, possiamo star tranquilli …

    • Animabella ha detto:

      Cosicché, Israele sorgerebbe su “una terra araba”. Araba da quale epoca storica, secondo te?

  4. blogdibarbara ha detto:

    Vero: il colonialismo è finito male quasi dappertutto. Quindi prima o poi dovrà per forza finire male anche il colonialismo arabo in nordafrica e in Medio Oriente: lo sa perché si chiamano arabi? Perché vengono dall’Arabia. Ogni millimetro di terra occupata da arabi fuori dalla penisola araba, non è terra araba: è terra arabizzata e islamizzata da orde di predoni (loro sì analfabeti!) a suon di massacri deportazioni stupri etnici e conversioni forzate. Sarebbe davvero ora che il mondo intero si mettesse a gridare: FUORI GLI ARABI DAI TERRITORI OCCUPATI!

    • Vuk ha detto:

      Fuori gli arabi dal Marocco! Stop all’oppressione del popolo Berbero!
      Ah no, così suona stupida.

      • blogdibarbara ha detto:

        Suonerà anche stupida ma è vera! Gli hanno invaso la terra, gli hanno cancellato la cultura, gli hanno cancellato la lingua, se provano ad alzare la testa li massacrano…

      • Vuk ha detto:

        Ero ironico, ma non con l’intento di ridicolizzare la teoria per cui il Marocco sia terra berbera.
        Certo lo è.
        Era una parodia di ciò che gli arabi o i filo-palestinesi sostengono sui media riguardo ad Israele.
        Ovviamente non gli frega un accidente di nessun popolo che non sia in lotta con Israele. E in effetti dire “filo-palestinesi” è atimologicamente sbagliato. Semplicemente detestano gli ebrei.

        Comunque col tizio che governa il marocco in stile Sergente Hartman adesso stanno venendo fatte delle concessioni notevoli ai berberi mi pare che sia insegnato addirittura a scuola.
        Mi viene da pensare: forse conta di usarlo come collante per un nazionalismo marocchino, per differenziare il proprio paese e rimarcare la propria autonomia e non-sudditanza rispetto agli stati dei petrolieri.
        Mi pare che là il jihadismo (che chissà perchè è dovunque ci siano finanziamenti di certa gente) attecchisca poco perchè vige l’uguaglianza: nessuno conta un cazzo aldifuori del capoccia.

        Speriamo che i francesi non facciano saltare pure lui.

      • blogdibarbara ha detto:

        Non solo non sono filopalestinesi ma, al contrario, sono antipalestinesi a tutto tondo, visto che fanno di tutto per mantenerli in un costante stato di guerra, senza uno stato (che potrebbero avere dal ’48), coi bambini mandati al macello, senza ospedali perché i soldi servono per i tunnel e le armi e i campi di addestramento per i bambini. Eccetera (tanto è inutile che stiamo a contarcela tra di noi che le cose le sappiamo mentre chi le dovrebbe leggere se ne guarda bene).

  5. Finrod ha detto:

    @Vuk: “Speriamo che i francesi non facciano saltare pure lui”
    Il Marocco è a tutti gli effetti una monarchia costituzionale, e per quanto il re sicuramente lì governa pure oltre a regnare, i suoi poteri sono comunque limitati, per quanto importanti. La nuova costituzione tra l’altro mette l’ebraismo tra gli elementi costitutivi della nazione marocchina. Ci sarebbe da scrivere dei libri… altro che un commento, ma per concludere con una battuta: i francesi non hanno nemmeno lontanamente la forza di far “saltare” il re del Marocco (e tra l’altro per me Gheddafi sarebbe saltato anche senza l’aiutino di Parigi agli insorti)

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