Come gia’ sapranno i miei quattro lettori, Leonardo Tondelli si e’ molto arrabbiato per i post del Contadino della Galilea (personaggio da lui inventato). E quindi mi viene a cercare in forum Usenet, frequentati da meno di dieci persone, per esternare tutto il suo personale disagio e condividere con quello che lui crede sia un pubblico vasto, la sua personale visione del mondo. E qui trovate questa perla:

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Nel contorto universo mentale tondelliano, quelli che hanno “fobia dell’assimilazione” sono …. avete indovinato, ebrei. Per esempio, e non sto scherzando, qui [http://tinyurl.com/njnbyet] il Tondelli spiega che uno di tali ossessi sarebbe A.B. Yehoshua, lo scrittore pacifista.

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Avrete gia’ riconosciuto i temi familiari alla sbroccosfera. I poveri contadini di Galilea espulsi da invasori sionisti armati di Bibbia e pistola, e la pace che si puo’ avere se e solo se la maggioranza ebraica viene cancellata da un massiccio cosiddetto ritorno di sedicenti discendenti di pretesi profughi autoproclamatisi palestinesi. E dico “autoproclamati” perche’ prima del 1948, come e’ noto, palestinese era sinonimo di ebreo. L’idea che esista un popolo “palestinese” non ebraico e’ alquanto recente. Nulla di male, eh. Ma recente: come l’idea che esista un popolo padano.

Devo ammettere che faccio una certa fatica a seguire il ragionamento di Leonardo Tondelli. Dunque, dice lui: la fobia della assimilazione, che in Israele e’ una specie di nevrosi di massa (ce la hanno persino scrittori pacifisti) puo’ essere paragonata alla contaminazione.

Nella storia dell’ebraismo assimilazionismo e’ il nome con cui viene riassunto l’atteggiamento delle elites ebraiche europee in Europa Occidentale tra Emancipazione e Affare Dreyfuss (o, per qualcuno, la Shoah). La fiducia nella democrazia liberale, e l’illusione che gli ebrei potessero essere “cittadini  italiani, tedeschi, francesi ecc, di fede ebraica” (qualcuno diceva mosaica) esattamente come i loro concittadini cattolici, o protestanti. E’ in questo periodo che si fanno concessioni all’etica borghese maggioritaria. I rabbini iniziano a comportarsi come clero e non piu’ come giudici, si accetta la cremazione, si cambiano le formule delle preghiere levando i riferimenti al popolo di Israele e alla restaurazione nazionale ecc. ecc.

Ovviamente ci stava l’idea che l’antisemitismo sarebbe scomparso grazie al progresso delle idee, e che come tutte le superstizioni lo si sarebbe lasciato alle spalle. In Italia ci credeva Enrico Sereni, lo scienziato, fratello di Enzo Sereni, eroe del sionismo e di Emilio Sereni, figura tragica di dirigente comunista. Per la borghesia ebraica dell’Italia unitaria era una specie di articolo di fede, basti pensare al padre di Primo Levi.

Poi nella patria di questo genere di approccio, dove gran parte degli ebrei avevano combattuto sotto le bandiere nazionali ed in molti erano stati decorati durante la WWI, e’ arrivato al potere un imbianchino austriaco. E da allora assimilazionismo e’ il nome di un fallimento. Questo, nella storia degli ebrei.

Nel mondo ebraico contemporaneo, in Europa e (soprattutto in America) ci sono tutte le istituzioni educative, assistenziali ecc. ecc. che hanno un costo e che vanno mantenute. Se uno non si sente piu’ ebreo (cioe’ si sente piu’ cittadino del Paese in cui vive che legato alla collettivta’ degli ebrei) allora smettera’ di finanziare queste istituzioni. Per questo i sociologi, soprattutto dagli anni Ottanta in poi, studiano questo fenomeno della assimilazione e cercano di porvi rimedio. Siccome viviamo in una societa’ multiculturale e un numero sempre crescente di ebrei sposa persone non ebree, si pone il problema di come verranno educati i figli di queste coppie e se e quanto da adulti si sentiranno di sostenere il costo della vita ebraica.

E’ abbastanza evidente che tutto questo non c’entra nulla con l’idea che gli appartenenti a un certo gruppo umano possano contaminare con la loro presenza dei luoghi che sono sacri per un altro gruppo umano.

Difatti, per dirne una, la assimilazione avviene per gradi, lungo le generazioni. Tipicamente la generazione dei nonni parla solo yddish, quella dei genitori yddish ed inglese e la generazione dei nipoti solo inglese. Invece la contaminazione si gioca adesso, ed e’ in bianco e nero. O sei ritualmente puro o non lo sei.

Pero’ Leonardo e’ convinto che Israele muova guerra ai palestinesi, che sono peraltro cosi’ intenzionati a fare pace, perche’ gli elettori israeliani, per esempio Yehoshua, sono ebrei che hanno la fobia dell’assimilazione.

Probabilmente nella sua testa e’ convinto che quegli ebrei che non vogliano assimilarsi lo fanno perche’ considerano i non ebrei sporchi esseri inferiori ed impuri. Una certa ossessione per il razzismo ebraico pare infatti che la abbia, e va anche a cercarne tracce nell’Antico Testamento

Ma l’idea che l’ebraismo sia una dottrina razzista e che esista una “fobia dell’assimilazione” paragonabile alle ossessioni di Abu Mazen; ed anzi peggiore perche’ spingerebbe Israele a muovere guerre contro i palestinesi (per levare di mezzo questa popolazione impura) … beh, questa di per se’ e’ una cazzata madornale. Che diventa cazzata sesquipedale provenendo da uno che dichiara di “trovare molto più semplice immedesimarsi negli ebrei [che nei palestinesi] per tutta una serie di affinità culturali e altre cose che non ti racconto perché non capiresti”.

A me dispiace un pochino che Tondelli non voglia raccontare quali sarebbero queste “affinita’ culturali” tra lui e gli ebrei. E’ un po’ il mio mestiere, occuparmi di queste “affinita’ culturali”. E mi resta ovviamente la curiosita’ di sapere quali sarebbero.

Io pero’ ho l’impressione che Tondelli si senta molto piu’ vicino ai palestinesi che agli ebrei. Per esempio, quando e’ andato a fare la sua vacanza estrema in Palestina ci e’ andato con una organizzazione pro-palestinese. E non mi pare che fino ad adesso si sia mai speso granche’ per i diritti degli ebrei, forse gli sembriamo un po’ troppi privilegiati. Salvo qualcosa di molto generale per tutti gli esseri umani. Il genere di argomenti che si legge nella sbroccosfera in difesa dei terroristi palestinesi, per esempio.

Uno spesso si chiede come mai i palestinesi siano cosi’ popolari a sinistra, pur avendo messo in piedi un regime corrotto, violento ed autoritario che di sinistra ha ben poco. La risposta piu’ comune e’ che possono contare su un eccellente sistema di pubbliche relazioni, ovvero su un vasto numero di gonzi che si bevono la storia del Contadino della Galilea cacciato dal suo idillio agreste per opera di capitalisti selvaggi e sfruttatori. Ma io non sottovaluterei questa altra faccenda, di cui qua sopra abbiamo appena visto un esempio.

I palestinesi sono altri; sono musulmani; sono esotici. Gli ebrei sono occidentali, sono come noi, noi sentiamo una affinita’ con loro. E se vengono dell’occidente, sono quindi colpevoli quanto noi. Anzi di piu’, con questa loro fobia di non volersi assimilare. Cazzo, sono come noi, noi sentiamo una affinita’ con loro, perche’ vogliono essere diversi?

 

 

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5 risposte a

  1. ysingrinus ha detto:

    Una strana forma di xenofilia. Io credo che Tondelli non abbia mai letto Yeoshua e forse neanche un libro di storia delle medie o Wikipedia…

  2. Animabella ha detto:

    D’accordo: resta il fatto che le PR contano. Chissà perché Israele ha fatto tanta beneficienza, ma investito così poco in quel campo: una linea che, più che da governi e scelte contingenti, mi sembra ispirata da una precisa differenza culturale, sia rispetto ai Paesi cristiani che a quelli musulmani.

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