Una poesia per oggi

Per questo Giorno della Memoria ho trovato una poesia di Uri Tzvi Grinberg. Trovate qui l’originale ebraico e la traduzione in inglese. Segue la mia goffa traduzione.

Sotto l’aratro

Di nuovo la neve si e’ sciolta – e gli assassini ora sono contadini.
Son  lì ad arare i loro campi – i campi che sono per me cimiteri.
Quando il dentale dell’aratro incrocera’ uno scheletro sul suo solco,
Il contadino polacco non si affliggera’, né tremera’ di paura.
Fara’ solo un sorriso – riconoscendo il segno lasciato dal suo attrezzo, a sinistra.
Ancora una volta fiorisce la primavera – bulbi, lilla, cinguettio degli uccelli.
Greggi adagiate presso le acque spumeggianti e poco profonde dei torrenti
Solo: non ci sono più ebrei intorno – con le loro barbe e i riccioli sulle tempie.
Se ne sono andati dalle osterie, con i loro mantelli da preghiera, le loro frange;
Sono spariti dai negozi che vendevano di tutto: carabattole, tessuti, alimentari.
Sono andati via dalle loro botteghe, via dai treni, via dai mercati, via dalle sinagoghe
Tutto, tutto sparito sotto il dente dell’aratro cristiano.
Quanta grazia Dio ha riversato sui Gentili.
Sì, è arrivata la primavera – e poi l’estate sarà splendida.
Gli alberi ai lati della strada fioriranno, come quelli nei giardini.
Non c’è mai stata frutta tanto dolce, ora che non ci sono più gli ebrei.
Gli ebrei che non avevano campane che suonavano preghiere per Dio.
Beato il cristianesimo! Loro hanno campane, lassu’ in alto.
Anche ora, senti! E’ il festoso suono delle campane sulla pianura, lunGrinberg01go questo
luminoso e fragrante paesaggio.
Le campane hanno una voce squillante, domina su tutto.
Una volta suonavano anche sopra le case degli ebrei – ora non più.
Beato è il Cristianesimo perché ha campane lassu’ in alto, onore al Dio che è cosi’ buono e generoso con  i cristiani e con tutti ….
Con gli ebrei sotto il loro aratro,
O sotto i prati in fiore
O nelle tombe della foresta,
O sulle rive dei fiumi, o nell’acqua poco profonda
O ai bordi delle strade.
Sempre sia lodato il Tuo nome, dolce Gesu’, al suono delle tue sante campane: bang-bang.

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2 risposte a Una poesia per oggi

  1. Finrod ha detto:

    ciao, perché hai tradotto il (volutamente?) ambiguo “Bing-bong” col molto più diretto “bang-bang”? Forse perché l’originale in ivrit è anch’esso più diretto della traduzione inglese?
    Esco a comprare il Foglio 😉

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