Settimana scorsa mi sono trovato a chiacchierare con una ragazzina ebrea i cui genitori sono turchi; e’ bionda, ha occhi azzurri e la pelle chiarissima; e con un suo coetaneo i cui quattro nonni sono polacchi, ed e’ scuro come un carboncino.  Un piccolo polacco scuro e una ragazza levantina bionda. Ho pensato a quelli che dicono che esisterebbero tratti somatici degli ebrei e mi e’ venuto da ridere.

Pero’ non e’ una cosa solo da ridere. In giro c’e’ gente davvero convinta che esistano tratti somatici tipicamente ebraici. Prendete per esempio Leonardo Tondelli, che qui ci ha spiegato che uno dei tratti somatici degli ebrei sarebbe l’incarnato molto pallido; anche se, beninteso, l’amico ebreo che stava con lui ha delle fattezze mediorientali, simili cioe’ a quelle degli abitanti originari della Palestina, i palestinesi appunto. Gli ebrei che sono da quelle parti, non dimenticatevelo mai, sono visi pallidi ed hanno il volto odioso del colonialismo bianco.

Eppero’ mi e’ venuta la curiosita’ di verificare le fonti di questo (altro) pregiudizio tondelliano verso noi ebrei. Dove e come Tondelli si e’ formato l’idea che noi ebrei avremmo dei tratti somatici caratteristici?

Forse ho trovato dove.

Qualche anno fa il Tondelli ci ha regalato una apologia di Giovanni Bosco .  Una difesa del santo dai  vili attacchi portati dalla stampa anticlericale, per lui rappresentata da Guido Ceronetti. E si inserisce in una lunghissima e noiosissima tradizione apologetica. Il culto di Giovanni Bosco e’ infatti stato usato in chiave anti-liberale, anti-massonica, anti-protestante, ed anti-risorgimentale. E parte di questo culto sono le storie -tutte fittizie- di tentati attentati alla vita del santo, organizzati dai perfidi valdesi. O dai massoni.
L’articolo, come buona parte della produzione tondelliana, non e’ un granche’. Si vede solo una grande ammirazione per il santo, perche’ -tenetevi forte- era capace di trattenere impulsi pedofili. Quindi se non ho capito male, se voi aprite un sito porno, vedete una foto di una ragazzina nuda, e vi masturbate senza aggredire la figlia del vicino, siete pronti per la santita’. Son cose.

In altra parole, e’ la agiografia prodotta da quella sinistra che sognava l’incontro tra masse cattoliche e masse comuniste e, come diceva credo la Fallaci nella sua intervista a Enrico Berlinguer, di trasformare l’Italia in un monastero. E per far inghiottire la pillola alle donne (e ai primi movimenti gay) presentava la storia in forma di favola.

In questa favola, liberali, massoni, anticlericali, insomma chiunque abbia un ordine di valori fondato sulla responsabilita’ individuale, viene fatto coincidere con il capitalismo che sfrutta i bambini. Poi arriva Don Bosco e salva questi bambini dallo sfruttamento. Ma magari fosse vero! La storia dello sviluppo industriale in Italia ci dice casomai che il lavoro minorile era diffuso in fabbriche di proprieta’ di industriali cattolici, che i sindacalisti socialisti erano spesso ebrei (avete presente il prof. Sinigaglia del film I Compagni di Mario Monicelli?). E che la Chiesa, soprattutto negli anni dopo il Risorgimento era fondamentalmente impegnata su due fronti: mantenere i privilegi e le proprieta’ immobiliari, e evitare il conflitto sociale. A questo serviva il paternalismo dei Don Bosco e di altre figure analoghe.

Comunque, leggendo questo articolo, mi e’ venuta la curiosita’ di scoprire quali fossero le fonti. E ho scoperto che in rete esiste un sacco di materiale agiografico (deve essere il modo in cui funzionano in questo secolo i processi di canonizzazione) per raccontare appunto quanto il povero aspirante santo venisse perseguitato dai padri ideologici dei Ceronetti di oggi. E in questo materiale ideologico troviamo la descrizione fisica di ben due ebrei. Una, bruttissima, la madre. 

Immaginatevi il tipo della bruttezza ed avrete un’idea della madre di Giona. Era cieca da un occhio, sorda da ambe le orecchie; naso grosso; quasi senza denti, labbra esorbitanti, bocca torta, mento lungo ed acuto, voce simile al grugnito di un poledro.

Il figlio, invece, e’ bellissimo 

Aveva diciott’anni, un volto bellissimo, cantava con una voce vellutata e dolce

e ancora piu’ bello ed affascinante mano a mano che diventa cristiano

Si notava di giorno in giorno che diventava migliore nella conversazione e nel comportamento.

Con la conversione, uno si immagina, sara’ diventato fighissimo. Ovvio, non e’ piu’ ebreo, adesso e’ solo di origine ebraica. Poi ovviamente la famiglia lo perseguita ed il poveretto deve allontanarsi da casa.

Le cose sono forse un pochino diverse, visto che nell’Italia dell’Ottocento, e particolarmente in Piemonte, gli ebrei che decidevano di diventare cristiani venivano ospitati nelle Case dei Catecumeni, per periodi che duravano minimo mesi, ed al caldo. Tu guarda che strano, e’ in inverno che la maggioranza delle persone bussava a quella porta. E al momento della conversione, ricevevano cospicue somme di denaro e una discreta impunita’ assicurata dall’abito bianco, che indossavano per mesi dopo la conversione. A Modena c’e’ la divertente storia di uno che andava al bordello gratuitamente, grazie a quell’abito bianco. Tant’e’ che in piu’ di un caso il novello cattolico si spostava in una altra citta’, si presentava alla altra Casa dei Catecumeni, cambiando nome e raccontando di volersi convertire ecc. ecc. e alla fine accumulava anche un bel gruzzolo.

La storia vede il santo che piace a Tondelli contrapporsi vittorioso a questa donna ebrea e racchia. Che ha partorito un figlio diventato poi bellissimo, non si capisce come, ci sara’ di mezzo lo Spirito Santo. Ecco, probabilmente Tondelli ha trovato li’ qualche informazione sui tratti somatici degli ebrei. D’altronde, sapete, lui e’ laico. E’ per questo che difende la memoria di Giovanni Bosco. Un tale che ci teneva a diffondere tra le masse cattoliche italiane il

drammatico racconto dell’omicidio rituale compiuto nel corpicino del piccolo Simone da Trento, “città italiana”.

In quel “citta’ italiana” uno legge gia’ gli  inizi della Prima Guerra Mondiale, e quella retorica patriottarda con cui il cattolicesimo cerco’ di rientrare nella vita politica italiana. Ma nella storia del piccolo Simonino ucciso dagli ebrei trovate probabilmente le origini di un’altra ossessione Tondelliana. Quel prevedibile riflesso condizionato che lo porta, ogni volta che qualcuno parla di bambini ebrei morti, a segnalare che ci sono anche bambini uccisi da ebrei.

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4 risposte a

  1. ysingrinus ha detto:

    Pensavo fosse un altro appunto al “vai avanti tu che sembri ebreo” del Tondelli ed invece è una cosa molto piú grande!

  2. Mike - L'uomo da un braccio solo ha detto:

    Nel quartiere dove abito la parrocchia principale è quella dei Salesiani. In realtà non l’ho mai frequentata in maniera assidua, vuoi perchè i miei genitori decisero di farmi fare il catechismo in un’altra parrocchia di amici loro, vuoi perchè non ho mai avuto rapporti di simpatia coi ragazzi che la frequentavano. Non che c’entrasse qualcosa la chiesa ma mi ha sempre dato l’impressione di un posto elitario, vecchio stile, anche un po’ settario, forse. L’ultimo contatto che ho avuto con loro è stato quando è morta mia nonna lo scorso ottobre. Il sacerdote che venne a celebrare l’unzione non faceva altro che rimarcare che siamo tutti peccatori, che dobbiamo pentirci, bla bla bla ecc…ecc… Sarà che lo fanno con tutti, ma si aveva come l’impressione che mia nonna in quanto essere umano fosse stato un peccatore che doveva ripulirsi la coscienza, invece dai sacerdoti di altre parrocchie ho notato comportamenti diversi, più vicini al dolore dei parenti per la perdita dei cari.
    Ovviamente le mie sono impressioni dovute a esperienze personali, quindi non mi permetto di generalizzare.

  3. Animabella ha detto:

    “A Modena c’e’ la divertente storia di uno che andava al bordello gratuitamente, grazie a quell’abito bianco.”
    Ma come?! Le signorine, tutte cattolicissime a quanto si dice, incoraggiavano l’ex-deicida a rovinarsi a quel modo la coscienza, e appena acquisita?
    (Racconta, racconta… vogliamo i dettagli…)

    • nahum נחום ha detto:

      Sta in un processo dell’Inquisizione modenese. Gli imputati sono due ragazzini ebrei che si sono fatti cristiani. Poi uno dei due cerca di ritornare dai genitori, a Massa. L’inquisizione li arresta ambedue e cerca di capire se abbiano avuto complici. Quindi ricostruiscono la vita degli ebrei dopo la conversione. E uno di questi racconta che era appunto stato al bordello, portando l’abito bianco del novello battezzato, e che appunto -come d’uso- non aveva pagato. E’ nel periodo della peste del 1630.

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