Gente come noi

Quando avevo tredici anni mi trovai tra le mani un libro che elencava i 100 dischi migliori della storia. Roba dell’altro secolo: un libro di critica musicale, dischi classificati per anno di pubblicazione. Iniziava con Mr Tamburine Man dei Byrds, 1965 ed arrivava fino ai primi anni Ottanta. Gli autori erano diversi, ma il generale consenso era -almeno cosi’ ricordo- che David Byrne sia un genio. Cosa della quale io sono ancora convinto. Non siete d’accordo con me? Non importa.
Remain in Light resta uno dei capolavori della storia della musica, “un disco da ascoltare e riascoltare scrutandolo nelle pieghe per capire che forma prenderà la musica del futuro”, diceva il recensore, ed aveva perfettamente ragione.
Ora, un genio non deve necessariamente dirti cose che ti piacciono, o con lo scopo di farti star sereno. Il genio, per solito, anticipa i tempi. Infatti nel 1986, trenta anni fa, David Byrne e i Talking Heads avevano già raccontato l’America di Donald Trump. Quella che “we don’t want freedom, we don’t want justice, we just want someone to love”.
People like us, insomma.

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