Del perche’ David Byrne e’ un genio

Nel 1986, cioe’ trenta anni fa, il genio dei Talking Heads produsse True Stories, il film ambientato in una citta’ del Texas, ove si preparano i festeggiamenti per l’anniversario della indipendenza. In parole povere, festeggiano di non essere messicani.
La critica ha pensato che fosse solo una parata di personaggi stralunati, messi insieme dalla fantasia di David Byrne, da poco emancipatosi da Brian Eno.
Io non ne sono mai stato convinto. Trovavo David Byrne che si aggira per il centro commerciale, con il cappello da cow boy che occupa meta’ schermo, profondamente inquietante, piu’ che all’epoca di Psycho Killer. Per non parlare dell’amaro in bocca che ti lascia nella scena finale, mentre guida una macchina scoperta sulle strada di quello che era il sogno americano e ripete: “Questa macchina e’ mia. La ho comprata a rate”.
Credo che True Stories sia molto di piu’ che il ritratto ritmato dell’America profonda. Penso che questo businessman che conduce una “wild wild life” e che ti dice che “I wrestle with your conscience, you wrestle with your partner” sia la anticipazione di Donald Trump.
E che (e lo ho gia’ detto) John Goodman che canta “We don’t want freedom, we don’t want justice, we just want someone to love” sia un perfetto ritratto dei suoi elettori.
Potenzialmente, tutti noi, dopo l’ubriacatura obamiana.

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