Cosa ho imparato da Marco Pannella

Mi chiedono cosa ho imparato da Marco Pannella.
10329046_10154067292506096_5140147762665900372_nApro questa Haggadah della FGEI, leggo e rileggo che quando si elencano le piaghe bisogna levare il vino dal kos, perche’ persino gli angeli cantano di gioia quando muoiono gli egiziani, e Dio sente il dovere di intervenire e dire che no, non si fa cosi’.
Tutto il Seder di Pesach e’ una riflessione sulla violenza degli oppressi.
Che e’ un problema grandissimo, sul quale ho imparato piu’ da Marco Pannella che da chiunque altro. Da qui (sono parole che ogni persona di sinistra dovrebbe imparare a memoria).
La violenza dell’oppresso, certo, mi pare morale; la controviolenza “rivoluzionaria”, l’odio (“maschio” o sartrianamente torbido che sia) dello sfruttato sono profondamente naturali, o tali, almeno, m’appaiono. Ma di morale non m’occupo, se non per difendere la concreta moralità di ciascuno, o il suo diritto ad affermarsi finché non si traduca in violenza contro altri; e quanto alla natura penso che compito della persona, dell’umano, sia non tanto quello di contemplarla o di descriverla quanto di trasformarla secondo le proprie speranze. Insomma, quel che vive, quel che è nuovo è sempre, in qualche misura, innaturale.
Perciò non m’interessa molto che la vostra violenza rivoluzionaria, il vostro fucile, siano probabilmente morali e naturali, mentre mi riguarda profondamente il fatto che siano armi suicide per chi speri ragionevolmente di poter edificare una società (un po’ più) libertaria, di prefigurarla rivoluzionando se stesso, i propri meccanismi, il proprio ambiente e senza usar mezzi, metodi idee che rafforzano le ragioni stesse dell’avversario, la validità delle sue proposte politiche, per il mero piacere di abbatterlo, distruggerlo o possederlo nella sua fisicità.
La violenza è il campo privilegiato sul quale ogni minoranza al potere tenta di spostare la lotta degli sfruttati e della gente; ed è l’unico campo in cui può ragionevolmente sperare d’essere a lungo vincente. Alla lunga ogni fucile è nero, come ogni esercito ed ogni altra istituzionalizzazione della violenza, contro chiunque la si eserciti, o si dichiari di volerla usare.
E’ stato per me un maestro prezioso. Adesso che, con una mossa tutta pannelliana, sta trasformando la propria agonia in occasione di solidarieta’, verrebbe da dirgli grazie per quello che ho imparato e per le volte che mi ha fatto incazzare.
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Una risposta a Cosa ho imparato da Marco Pannella

  1. ysingrinus ha detto:

    È molto difficile.

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