Questa mattina sono stato a Londra, per una faccenda di lavoro. Siccome lavoro nel mondo ebraico, la riunione si è tenuta in un complesso che ospita una scuola ebraica, anzi due, una sinagoga, una biblioteca e vari altri uffici.

All’ingresso del complesso c’è la guardiola della sicurezza. Sono quattro guardie private.

Giro con kippah e tzitzit, tendo a fregarmene degli sguardi poco amichevoli, in linea di massima non ne incrocio, ma se passi accanto a qualcuno dai lineamenti medio-orientali, è  molto probabile che quello sguardo te lo becchi. Mi è sconsigliato di fermarmi a dire tefillah (pregare) in luogo pubblico, in questo Paese dove si sono fatte guerre civili per conquistare la libertà di religione. In altre parole: un diritto che hanno i musulmani, io non ce lo ho.

Verso le due sono andato a dire mincha (servizio del pomeriggio) in una altra sinagoga. Per essere sicuro che il servizio ci fosse e per sapere l’ora ho telefonato. Per ragioni di sicurezza mi hanno chiesto gli estremi di un documento di identità.

C’era la sicurezza all’ingresso.

Domani mattina andrò in ufficio. La prima cosa che faccio appena entro è disattivare i sistemi di allarme.

Venerdiì sera avremo il servizio della sera di Shabbat. Fuori ci sarà una guardia.

Sabato mattina un altro servizio. Stavolta le guardie sono due. Poi il servizio per la chiusura di Shabbat (una altra guardia) e la scuola la domenica mattina (altra guardia).

La sicurezza è in realtà una organizzazione di volontariato, che ha comunque dei costi, e quei costi li copriamo noi. Svolgono un lavoro prezioso, hanno ricevuto non so quante onorificenze e collaborano a formare organizzazioni analoghe, p.es. quella che si occupa della sicurezza dei luoghi di culto islamici.

Vivo nella zona di Inghilterra con il numero più basso di vandalismi razzisti ed antisemiti. Il simbolo del multiculturalismo inglese. Personalmente ho avuto bisogno della polizia pochissime volte, quasi sempre per situazioni di cui era protagonista gente che non abita nemmeno da queste parti (c’e’ qualcuno dall’Italia che mi pensa – ciao L.!) . Ma della sicurezza comunque ho bisogno.

Qui i prodotti kasher si trovano nei supermercati. Se ci fossero negozi kasher sarebbero presidiati dalla sicurezza E dalla polizia. Così succede a Londra.

Uno non se ne accorge, io stesso ho dovuto fare mente locale per stilare questo elenco delle volte in cui la mia vita e quella della mia famiglia è  a rischio e deve essere protetta. Ma la vita degli ebrei in Europa è esattamente questa. Una esistenza protetta.

Certo, potrei decidere di non andare in sinagoga. Di non frequentare luoghi ebraici. Di non mandare i miei figli alla scuola (domenicale) ebraica. Perderemmo così il contatto con la nostra comunità, non praticheremmo più le feste, i miei figli non imparerebbero nulla di ebraico, né la lingua né la cultura, finirebbero per non avere più amici ebrei e magari si sposerebbero con persone non ebree e i miei nipoti non sarebbero ebrei. C’è chi imbocca questa strada, in Europa, anche per ragioni di sicurezza. Porta alla assimilazione, ovvero alla scomparsa dell’ebraismo. Che è il modo soft di risolvere la questione ebraica (il modo hard e’ passare direttamente allo sterminio)

Ora, consideriamo cosa succede in Israele. Ci sono sinagoghe ad ogni angolo di strada. L’orario delle funzioni lo sanno più o meno tutti, non è necessario fare i compromessi che si fanno nella Diaspora, è quello standard, e poi in ogni caso è scritto nei cartelli all’ingresso. Quelli che per ragioni di sicurezza non si trovano generalmente fuori dalle sinagoghe in Europa. Invece in Israele le sinagoghe sono sempre aperte. Vuoi fermarti in sinagoga a studiare dopo il servizio. Eccoti il caffé, bekavod, ed è pure gratis. Nessuno ti chiede documenti.

Ci sono negozi kasher in Israele, è abbastanza ovvio. Ugualmente ovvio è che non si rischia di morire quando si fa la spesa. Quello lo si rischia in Francia, se ci si ostina a comprare prodotti kasher (che in Israele comunque costano meno).

Se la giornata di oggi la avessi passata a Gerusalemme e non a  Londra avrei incrociato solo la polizia, quando e se è di pattuglia (come a Londra) e mi sarei imbattuto nella sicurezza  solo se avessi deciso di fare un salto all’Università a cercare dei libri. E quando vivevo a Gerusalemme e non in Inghilterra, gli uffici non avevano bisogno di sistemi di sicurezza (qui ne servono due) né la mia vita ebraica avrebbe avuto bisogno di protezione armata.

Ora, raccontatemi pure che l’Europa è più sicura di Israele. Che mi metto a ridere. E poi lo riferisco alla sicurezza. Che sono addestrati in Israele, una delle molte ragioni per cui quello Stato è una benedizione non solo per noi ebrei.

 

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6 risposte a

  1. Stefania Bufano ha detto:

    L’ha ribloggato su Oscare ha commentato:
    La verità è questa, anche se molti – troppi – la vogliono evitare.

  2. Cristian ha detto:

    Beh, non che in Israele non vengano compiuti attentati comunque….

  3. Finrod ha detto:

    in effetti l’anno scorso un po’ me l’ero chiesto a Efrat… se per viverci devi essere una persona molto coraggiosa (o motivata, o incosciente che poi è quasi la stessa cosa…), ma a rifletterci, e come spieghi bene in questo post, forse lo è di più rimanere in Europa 😦
    Saluti dal Marocco

  4. Elisabetta ha detto:

    certo che avvengono attentati in Israele, sono mesi che in atto quella che chiamano intifada dei coltelli. Credo, però, che oltre a ciò che fanno terroristi e assassini di varie risme, conti quel senso di sicurezza che deriva da ciò che fa il tuo paese per proteggerti. E con questo non mi riferisco alla sicurezza armata dei luoghi cosiddetti “sensibili”, che è già di per sè segno di un fallimento. I paesi europei hanno fallito nel momento in cui devono garantire sicurezza ai cittadini ebrei (a parte il fatto che sono spesso questi ultimi a dover provvedere). Hanno fallito a monte, lasciando spazio all’antisemitismo e all’odio contro Israele, da una parte, e mostrando soggezione e condiscendenza verso un islam aggressivo e intollerante. Da una parte i musulmani occupano il suolo pubblico per pregare, esibendo platealmente la loro mancanza di rispetto nei confronti degli infedeli, dall’altra un ebreo corre dei rischi se porta la kippah o se si intravedono le frange di un tallet. Per me l’Europa (occidentale) ha fatto una scelta molto chiara, e se potessi l’abbandonerei volentieri.

  5. Rettiliano Verace ha detto:

    Ciao, sono capitato qua per caso. Che dirti se non “complimenti per il coraggio”? Tutte le volte in cui sono dovuto andare a Londonistan ho rimpianto il fatto di non avere un giubbotto antiproiettile, e non sono neanche ebreo. Complimenti vivissimi, al posto tuo me la sarei gia’ defilata!

  6. Pingback: Strade in discesa | allegrofurioso

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