Io, banalmente la vedo in questo modo. Nella vita di ogni italiano l’Egitto entra mediamente tre volte l’anno (quattro se sei minorenne).  Quando si decide se andare o no in vacanza a Sciarmelsceik (uno); quando si discute dell’amica che è andata in vacanza a Sciarmelsceik (due); quando e se i Fratelli Musulmani o Hamas decidono di rompere il cazzo, incontrano la giusta reazione di Israele o del governo egiziano e i telegiornali decidono di parlarne (tre); e quando a scuola si parla dei Faraoni e delle piramidi (quattro, appunto).

Invece gli italiani si confrontano con il problema della carne almeno due volte al giorno, cioè quando devono decidere cosa mangiare per pranzo e per cena e se fare arrabbiare o meno i vegani. Tutti quanti conosciamo appunto uno o più vegani o vegetariani e  volte ci preoccupiamo se si arrabbiano, altre volte li facciamo arrabbiare di proposito.

Per cui se dovreste chiedermi se sia più rilevante per la vita degli italiani quel che in Egitto è successo a un nostro connazionale, oppure l’aggressione subita da Giuseppe Cruciani colpevole di non essere vegetariano, io non ho alcun dubbio. Ma voi ontinuate pure a occuparvi di Egitto, intanto. Che il mondo non può fare a meno di voi, lo sappiamo.

Che c’è per cena?

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