Uno può credere

Uno potrebbe anche credere che non ci sia alcuna correlazione tra l’obiettiva situazione di insicurezza  in cui vivono le comunità ebraiche europee, costrette a dotarsi di sistemi di sicurezza, e la massa di contenuti antisemiti riversati in rete da chi ritiene che il sionismo andrebbe superato (e magari Israele rimpiazzata da una altra teocrazia araba in cui gli ebrei sarebbero cittadini di seconda categoria). E da chi mette in circolo leggende antisemite sugli ebrei che maledicono i cristiani, e stampano in caratteri piccoli tali maledizioni nei loro libri di preghiera, e mettendo quindi nella testa dei lettori l’idea che gli ebrei siano legati da qualche alleanza misteriosa contro i non ebrei, il cui scopo sarebbe mettere in pratica  un qualche disegno massonico, ovvero marginalizzare i normali cittadini dalla vita pubblica o addirittura perseguitarli. E chi parla di Israele e dello Stato ebraico solo per indicarne i difetti o addirittura la propensione al genocidio, come fa chi, per commentare un barbaro episodio di terrorismo, va subito a cercare crimini di ebrei o di israeliani che lo avrebbero causato; e ogni volta ricorda che nel 1948 fu pulizia etnica di poveri innocenti palestinesi e anche tu al loro posto avresti visto che i nazisti avevano qualche ragione. E chi, quando gli si fa presente che le comunità ebraiche sono appunto costrette a investire soldi nella sicurezza, reagisce  in maniera insofferente indicando che ci sono gruppi religiosi ugualmente perseguitati ma privi dei privilegi di cui godrebbero gli ebrei (la sicurezza davanti alle sinagoghe, che intollerabile costo per la collettività, e tutto per preservare i privilegi degli assassini di Cristo e di bambini in Palestina). E chi  non perde occasione di accennare al solito repertorio  per segnalare l’influenza (chissà, forse eccessiva?) di giornalisti ebrei (“da quando Molinari è a La Stampa…”)  (“gli ebrei controllano i media”) o per mettere in dubbio la lealtà di parlamentari ebrei (“mi piacerebbe sapere cosa ha fatto per l’Italia la Nirenstein, che è cittadina israeliana”) mettendo in circolo versioni aggiornate delle leggende antisemite che ad inizio Novecento hanno spianato la strada verso i forni crematori (il che, vai a sapere, ha forse beneficiato la Chiesa? O  i palestinesi? E chi lo sa, potrebbe pur essere).
Ecco, uno potrebbe credere che non ci sia alcun nesso tra la situazione di insicurezza in cui vivono gli ebrei europei, e che li spinge ad emigrare in numero crescente verso Israele, e la massa di contenuti antisemiti postati in rete da chi associa automaticamente Israele e gli ebrei a razzismo, privilegi, crimine, odio religioso (degli ebrei verso il resto del mondo).
Uno può credere, ripeto, che non ci sia alcun nesso tra la violenza verbale antisemita ed antisionista in rete e la mancanza di libertà di cui noi ebrei europei soffriamo, vista la diffusione del pregiudizio antisemita in quei settori dell’opinione pubblica, che sono poi quelli poco ben disposti verso la democrazia: estrema destra, estrema sinistra, cattolici tradizionalisti, islamisti militanti e varie ibridazioni anti-imperialiste che di questi tempi fioriscono sotto la bandiera del regime siriano.
E’ perfettamente credibile che non ci sia alcun legame tra la calunnia antisemita postata in rete (“sai che gli ebrei tre volte al giorno maledicono te? Sai che quei bambini palestinesi sono stati uccisi perché gli ebrei vogliono il proprio Stato razzista in cui mantenere i loro privilegi, che in Europa hanno già?”) e gli attacchi fisici a  istituzioni ebraiche, compiuti da chi vuole proteggersi dallo strapotere degli ebrei e porre fine all’olocausto dei bambini palestinesi.
Ecco, uno può credere che non ci sia alcun nesso tra attacchi alle sinagoghe e messaggi antisemiti trovati in rete. In tal caso, se davvero e’ convinto dell’inesistenza di tale legame, me lo faccia sapere.
Ho una fontana da vendere, in centro a Roma. Un affare, davvero.

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Una risposta a Uno può credere

  1. Elisabetta ha detto:

    Aggiungerei ai settori mal disposti verso Israele non solo le frange già ricordate ma anche i cosiddetti liberal che dovrebbero essere i portatori dei valori fondanti della democrazia e che paiono affascinati dal suo opposto. E anche molti cattolici non tradizionalisti.
    Che estrema destra ed estrema sinistra, cattolici tradizionalisti, islamici ecc. siano coalizzati contro Israele e portatori di antisemitismo nel loro DNA è fatto storico e direi costitutivo della loro identità. Quello che preoccupa sono gli altri…

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