Considerazioni sul burkini. E non è roba da bar.

Se siete stati ad ascoltarli con attenzione, gli argomenti di chi si oppone alla recente serie di ordinanze di sindaci francesi in materia di abbigliamento femminile nei luoghi di balneazione, sono i seguenti [tra parentesi quadre ed in corsivo i miei commenti, viscerali e “da bar“]:

Il burkini non è un ostacolo alla sicurezza. [Nemmeno il nudo integrale, eppure non è consentito ovunque].
Ogni donna deve essere libera di vestirsi come le pare. [Ma non di svestirsi: difatti il nudo integrale è permesso solamente in certe aree].
Andare in spiaggia con il burkini non è integralismo. Anzi il burkini permette alle donne musulmane di vivere come tutte le altre, ma senza trasgredire le regole della loro religione [Fino ad adesso tutte queste donne musulmane hanno vissuto nel peccato e noi non lo sapevamo].
Se viene proibito il burkini poi staranno a casa e si radicalizzeranno. [Sottotesto ricattatorio: non venire a lamentarti quando una ondata di attentati islamisti condotti ed organizzati da donne prenderà di mira la tua sinagoga].
Non si deve criminalizzare l’Islam radicale, ci sono organizzazioni che forniscono alle donne musulmane servizi che lo Stato non fornisce: aiuto economico, assistenza sociale…
Con il burkini le donne si sentono protette. [Tradotto significa che quelle che non portano il burkini sono delle esibizioniste, e pure un po’ troie].
Tu non sai che lingerie audace vestono sotto quella specie di telo. [Oriente ed erotismo, e sapessi che luogo di delizie che è l’harem, e che figata la poligamia].
Ho visto ragazzine che con il niqab mettono i leggings, i tacchi ed il rossetto. Per loro è una faccenda di orgoglio, sta dicendo al mondo che è finalmente mestruata. [Come sopra, ma da insegnanti di scuola media, abbastanza vecchi per ricordarsi di un libro di Nabokov. O meglio, della copertina: oltre la quale non osavano andare].
(E il sempiterno) è la loro cultura, non possiamo certo imporre loro la nostra, non sarebbe liberazione ma colonialismo. [Grazie, già sentito, risparmiami il pippone su Bush e la guerra contro i Talebani che non ha liberato le donne afghane dal burka. E non venire ad imporre a me e alla mia cultura di accettare l’esistenza di uno Stato Palestinese].

Io so che i commenti di cui sopra sono come ho scritto roba da bar, e cioè viscerali, poco concilianti e magari pure razzisti. Che posti terribili sono i bar per certa gente, molto meglio comunicare i propri pensieri via Internet, vuoi mettere la soddisfazione di raggiungere potenzialmente (parola chiave: potenzialmente) l’universo intero?

Dunque ho deciso di non essere reattivo ma di fare proposte costruttive. Vi presento un abito che le donne che aderiscono ad una religione scelgono liberamente di portare. No, mica le suore cattoliche, cosa avete pensato. Si tratta della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani, nota anche come Ku Klux Klan.

women KKK

Voglio sperare che non abbiate nulla in contrario a permettere a una donna che veste tale indumento di accedere alla spiaggia. L’uniforme delle Women of the Ku Klux Klan, non ha nulla a che fare con la politica o il razzismo, viene indossata solo per motivi religiosi. Guardatela bene, c’è anche una croce.

Non presenta alcun ostacolo alla sicurezza, giacché il volto è scoperto e del tutto riconoscibile.
Vorrete, spero, riconoscere che ogni donna deve essere libera di scegliere di vestirsi come le pare e quindi perché vietare di indossare un indumento tradizionale.
Questa tunica bianca permette alle donne della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani di recarsi in spiaggia senza trasgredire le norme della loro religione. Non c’è nulla da temere, è anzi una importante concessione ai costumi della maggioranza ed un passo avanti verso la costruzione di una società multiculturale.
Siamo onesti: in questi tempi di immigrazione non vorrete che le donne che le donne della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani stiano a casa d’estate, quando tutti gli altri sono al mare, e si radicalizzino.
Non dimentichiamo che il Ku Klux Klan fornisce una preziosa opera di assistenza sociale per le famiglie dei detenuti, e che rappresenta in alcune parti degli Stati Uniti una importante forza elettorale con cui i politici debbono fare i conti (altrimenti, sapete, si radicalizzano).
Le donne che vestono questa tunica si sentono al riparo dallo sguardo maschile, sopratutto di maschi neri ebrei ed italiani, che le vuole ridurre ad oggetto sessuale.
E comunque non sapete che lingerie audace vestono sotto quegli abiti, è tutto un gioco di vedo e non vedo che fa parte della seduzione.
Ci sono ragazzine che si mettono quella tunica ma anche i leggings ed il rossetto (io le ho viste): per loro l’uniforme delle donne del Ku Klux Klan è il simbolo che hanno raggiunto l’età adulta e tutta la famiglia le considera ora in un altro modo.

 

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2 risposte a Considerazioni sul burkini. E non è roba da bar.

  1. Cristian ha detto:

    Andare in spiaggia nudi oggi non è un diritto, andare in spiaggia vestiti oggi non è un reato, il resto è proprio fuffa da bar.
    E si, una può andarci anche con tonacone del kkk, il problema non è certo il costume, come è ovvio.

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