In morte di Fidel Castro

Forse Fidel Castro non è stato un dittatore peggiore di altri. D’altronde anche Mussolini ha creato un sistema sociale che assicurava mille lire al mese alla piccola borghesia. E forse Mussolini la ha addirittura creata, la piccola borghesia. E inoltre, certo Mussolini ha ammazzato Matteotti, ma ha lasciato in pace Benedetto Croce. E non ci sono giornalisti nelle galere di Fidel Castro, ci spiegano, dall’Italia, i fan del dittatore.

Detto sinceramente, il dibattito su Fidel non mi appassiona. Trovo che sia roba da Guerra Fredda, e la Guerra Fredda è finita da un po’. Mi ricorda un amico su Twitter che non ci sono persone che dalla Florida cercano di fuggire per trovare asilo a Cuba: succede piuttosto il contrario. Cinico, come sono cinici tutti i dittatori, Fidel seppe usare anche questo nella sua guerra di difesa dal militarismo americano.

Il militarismo americano è quella roba che causava condizioni miserrime nella Cuba prima della dittatura, e che adesso fornisce Internet ai nostalgici della Guerra Fredda. Eh già. Voi che raccontate la vostra nostalgia di Fidel Castro non potreste farlo, a Cuba, senza [questo prodotto dell’] imperialismo USA [che si chiama Internet].

Cinico Fidel. Ma non è che gli USA siano meno cinici. De Palma lo racconta benissimo, sentite il poliziotto che dice al megafono libertad nel video di cui sopra, l’inizio di Scarface, un film di quando l’America era la musica di Giorgio Moroder. E De Palma poi inquadra la divisa, la fondina, la pistola, il culo che ha la fortuna di sedersi su una sedia. Eccovi servita la libertad.

Se l’America era la musica di Giorgio Moroder, il comunismo era ed è un incubo in bianco e nero. In Scarface e altrove. L’America, si canta nel film più avanti, è dove i limiti esistono per essere superati. Il comunismo è uno Stato che ti impone limiti.

I fedeli di Fidel Castro ci spiegano che quei profughi erano la feccia della società cubana. Hanno i numeri dalla loro parte, ma non mi convincono. Svuotare le prigioni deve essere l’obiettivo di ogni governo di sinistra, le prigioni non risolvono il crimine, e ognuno ha diritto a una seconda, forse anche ad una terza possibilità. Un giorno racconterò come il mio mestiere di rabbino mi abbia portato a questa convinzione. Per ora rileggetevi la storia dell’omicidio di Abele: Dio rifiuta di mettere all’ergastolo persino l’essere umano che ha inventato l’omicidio, il peggiore e più crudele uomo mai comparso al mondo, che ha eliminato un quarto della popolazione mondiale dell’epoca.

E c’è un’altra ragione per cui non mi convincono quelli che sostengono che i profughi cubani erano per la maggior parte dei poco di buono guidati dall’egoismo individuale che non vogliono prendere parte al progetto di costruire una società migliore per tutti che, come certa sinistra ripete da Berlinguer in poi, richiede sacrifici da parte di tutti. Di nuovo: il comunismo è imporre limiti.

E la ragione è quella donna anziana che vedete svenire non appena tocca terra [2:36]. O quella donna a 1:27 che assomiglia molto alla nonna di una tizia, che fu nostra vicina di casa a Gerusalemme. Era figlia di ebrei cubani, costretti a lasciare la nonna indietro, e la nonna era riuscita a arrivare in America solo con quella ondata di profughi. In effetti questa nostra amica diceva che in famiglia si scherzava molto su quanto la Avuela le assomigliasse. Lei che credeva di essere imparentata con Fidel Castro, perché la mamma di Fidel era una ebrea turca. La signora avrà pure viaggiato circondata da criminali, ma non era una criminale.

Ecco, tra i figli e nipoti di cubani che ho conosciuto, non ho mai sentito odio per Fidel Castro. E invece da parte dei miei nonni che hanno vissuto il fascismo ho sentito odio per Mussolini. Una generale, quieta attesa che schiantasse per ragioni naturali. La paura di cosa poteva succedere dopo. Il non detto di come era insopportabile la vita per i cubani, prima che Castro prendesse il potere e ci instaurasse la versione comunista e tropicale dello Stato mamma e padrone che procura a tutti le mille lire al mese, basta che righi dritto e non metti in discussione chi comanda, che quello è al di là dei limiti imposti. Ho chiesto ai miei amici se festeggiano, mi hanno tutti risposto di no, e hanno spiegato “adesso sono israeliano” o “adesso sono americana”. Cuba non li riguarda più.

Nel video di cui sopra [2:20] c’è anche un bambino, e il padre che lo prende in braccio e gli indica (musica di Giorgio Moroder in sottofondo) la bandiera americana per farlo smettere di piangere. Anche quel bambino non è un criminale. Forse il padre è un avanzo di galera (ne dubito); ma come ho detto credo che abbia diritto a una seconda possibilità e Fidel, in maniera cinica, gliela ha assicurata. Chissà come se la è cavata in America, quel bambino. De Palma voleva che gli spettatori pensassero al  giovane Vito Corleone che all’inizio del Padrino parte seconda vede apparire La madonna americana mentre la nave si avvicina a Ellis Island.

Ondate di profughi, e tra loro molti bambini, arrivano in Europa adesso. Sono musulmani in fuga da guerre scatenate da altri musulmani. Negli anni Ottanta da sinistra, la sinistra innamorata dei sacrifici che Castro imponeva ai cubani,  ci raccontavano che quei bambini e quelle anziane signore del video erano criminali. Perché sabotavano il socialismo cubano. Ora da sinistra ci parlano del dovere umanitario di accogliere i profughi musulmani. Hanno ragione. Ma come è difficile credergli.

 

 

 

 

 

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3 risposte a In morte di Fidel Castro

  1. Elisabetta ha detto:

    Però Dio punisce duramente Caino, lo maledice e lo condanna a una vita raminga, lontana dal suolo che ha contaminato. E per quanto riguarda i nuovi immigrati, non si vedono flussi di anziani, donne e bambini. Ma soprattutto l’Islam pone un problema unico nel panorama dell’immigrazione, almeno per quanto mi risulta: non ci vedo nulla di conciliabile con quello che in modo sbrigativo è oltremodo schematico possiamo intendere come pensiero e stile di vita occidentale. E non è solo perché vedo l’Islam come un corpo estraneo sia alle radici greco-romane e a quelle giudaico-cristiane (altri concetti sbrigativamente espressi e mi scuso); il problema è più che estraneo mi pare la loro negazione. In Italia c’è una comunità Sikh di cui non si parla mai: non è che i Sikh siano di per sè meno estranei all’Europa di un musulmano sciita o sunnita. Ciononostante con i primi la convivenza è evidentemente un dato di fatto di cui non si ritiene nemmeno di parlare (ingiustamente, peraltro, visto che in alcune regioni sono sfruttati orribilmente e che, al di là di questo, la loro presenza avrebbe qualcosa da dire); con i secondi invece la coesistenza è altamente problematica, e lo sarà sempre di più a mano a mano che i numeri saliranno.

  2. nahum נחום ha detto:

    Lasciamo da parte l’Islam, che è una cosa complicata (e mi verrebbe da essere d’accordo con te). Restiamo su Caino. Non dico che i crimini non vadano puniti. Dico che a chiunque va data una seconda, forse una terza possibilità. Non so bene come questo principio possa diventare legge dello Stato. Ti posso dire che mi è capitato di darla, questa seconda possibilità, a una persona che di crimini ne aveva commessi, vestendo una divisa e in un Paese lontano. Il rimorso per i crimini commessi non lo abbandona mai, ma qui e adesso è una persona integra e di principi e che fa grandi cose per la nostra comunità. Non sono sicuro che sarebbe avvenuta la stessa trasformazione se fosse stato in galera.

    • Shylock ha detto:

      Mi va benissimo darti tutte le seconde possibilità che vuoi, ma prima paghi per quello che hai fatto: a pentirsi dopo sono capaci tutti.
      Se autoconvincerti che il tuo amico immaginario ti ha perdonato ti fa star meglio, buon per te, ma la giustizia degli uomini è un’altra cosa.

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