White list di informazione ebraica

Dalle parti di Facebook mi chiedono se questo o quel sito di informazione ebraica sono affidabili. La risposta spesso è no. Ci sono purtroppo un sacco di siti che strillano informazioni infondate, al solo scopo di catturare donazioni da pensionati che vivono in Florida alle prese con il tablet che gli hanno regalato i nipoti che stanno a New York. Più strillano -spesso vere e proprie bufale-  più attirano click. Un sistema per identificare le fonti attendibili potrebbe essere quello di dare  una occhiata alle inserzioni. Se vedete pubblicità di fondi pensioni e/o di prodotti omeopatici per curare l’osteoporosi e/o inviti a donazioni nel testamento vi potete fare una idea del pubblico.

Allo scopo di aiutare i perplessi, che non vogliono perdere tempo con  post sul vicino pakistano che fa la spesa per il rabbino e in realtà gli ha installato un microchip nel cervello, ho deciso di scrivere il primo e unico post di servizio della mia vita e di fare qui un elenco dei siti di informazione ebraica in lingua inglese affidabili, i cui autori e direttori cioè hanno un nome e cognome, e in qualche caso perfino un minimo di deontologia professionale (che non è una roba che si mangia, ma comunque fa figo citarla). A scanso di equivoci ribadisco che questa lista riflette le mie personali paturnie e che quindi chi non è stato incluso non si offenda. Se ho dimenticato qualcosa fate sapere e provvedo ad aggiornare. Se avete domande o qualcosa da suggerire fate sapere nei commenti.

Dunque. In no particular order (ma anche no, è l’ordine con cui li consulto io al mattino)

Jewish Telegraph Agency. La JTA è la più autorevole agenzia stampa, in giro dal 1917. Notizie dal mondo ebraico e da Israele. Non considerano la difesa della reputazione di Israele una loro priorità, cercano solo di informare. “Lo ho letto sulla JTA” è l’equivalente ebraico di quello che per i nostri nonni era “L’ha detto il telegiornale”.

Algemeiner Notizie dal mondo ebraico e da Israele, un punto di vista più sionista rispetto alla JTA. Ci collaborano giornalisti dichiaratamente repubblicani. I commenti sono sempre interessanti, e di bufale non ne sparano.

Il Jewish Chronicle, o JC, è il più autorevole periodico ebraico inglese. Riesce a scontentare tutti, il che significa che fa un bel lavoro.

Il Jewish News era nato come periodico gratuito, per fare concorrenza al JC ed adesso fa parte del portale Times of Israel. Ha generalmente un punto di vista più di sinistra, ci collaborano giornalisti laburisti. Per le notizie il JC basta e avanza, ma qui ci trovate i commenti.

Notizie ed approfondimenti su Israele per i lettori britannici vengono da BICOMM. Per i lettori americani da The Tower, che ha un invidiabile panel di esperti. Se studiate bene gli speciali di The Tower poi farete un figurone nei forum di politica internazionale. Se proprio volete strafare c’è il Jerusalem Centre for Public Affairs

Times of Israel è una ottima fonte di informazione su quel che succede in Israele e nella Diaspora, con editorialisti di tutte le possibili tendenze. Una specie di Huffington Post del mondo ebraico, anche per la grafica.

Il quotidiano israeliano più diffuso è Yediot Aharonot, e ha un sito in inglese gratuito. Gli altri, purtroppo sono a pagamento. Fatta eccezione per Israel HaYom noto per il debole per un certo politico: lo chiamano Bibiton.

Anche gente di sinistra legge Arutz Sheva, il sito dei coloni, perché spesso sono i primi a dare notizie di politica israeliana e spesso gli unici a denunciare la corruzione di tutti gli altri.

Mosaic Magazine è un periodico di opinione e cultura, edito dalla Tikwa Foundation (ve li ricordate i neocon?) Hanno una buona newsletter. A proposito di neocon: Commentary esiste ancora, ma costa.

Tablet  Periodico americano, più diasporico che israeliano. Hanno la newsletter, il podcast (veramente interessante)  e ultimamente (very cool) anche il magazine stampato, come ai vecchi tempi.

Se siete quelli che vogliono sempre approfondire ed aprono Wikipedia o il The World Fact Book, ogni volta che aprono il giornale, la sezione news della Jewish Virtual Library fa per voi. Hanno anche tutti i dati (come “per cosa”? Per tutto!).

Il Forward è la voce della sinistra ebraica americana.

Ortodossi e gente di destra leggono anche The Jewish Press la cui redazione è a New York. Allo stesso genere di pubblico newyorkese, ma più sionista si rivolge JPUpdates. Il Jewish Journal è trasversale e basato a Los Angeles. A volte sembra che queste tre testate si copino l’un l’altra e questo perché, appunto, si copiano l’un l’altra.

Indirizzato alle mamme, sposate e no, è Kveller.

Volete la TV? Due o tre volte al giorno ci sono i brevi notiziari in inglese di JerusalemOnLine e, la sera, quello di i24news.

Se volete dedicarvi alla Hasbarah e controbattere la disinformazione su Israele, punto di partenza imprescindibile è Elder of Ziyon.

E se siete interessati a quel che succede quando si parla di soldi, la migliore fonte di informazione sulla filantropia ebraica è EJewish Sull’economia di Israele, Globes.

Il pubblico ultraortodosso legge Yated Ne’eman e Mishpacha (parola yddish che significa “famiglia”. Vedete un po’ voi di che si tratta). Lo stesso genere di pubblico, ma americano, legge Yeshiva World News o Vosizneias. E poco altro.

E Haaretz? Boh, se davvero vi interessa leggere su un quotidiano israeliano, a pagamento, roba che trovate già sul Guardian o su Al Jazeera, fate pure. Io non ve lo linko perché appunto è a pagamento. Un punto di vista più serio sulla regione è Al Monitor.

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4 risposte a White list di informazione ebraica

  1. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Posso perfino bullarmi di far scrivere i rabbini a comando!
    Ahahah isn’t it!!! 1!1 uno!
    Scherzi a parte, grazie mille caro contadino! ☺

  2. Finrod ha detto:

    a proposito di JTA, ma la loro intervista a Muna Dundzar, di cui si accenna qui;
    http://www.jta.org/2017/01/11/news-opinion/world/is-europes-jihadist-problem-generating-empathy-toward-israel
    e che sembra molto interessante, come mai non riesco a trovarla?

  3. Pingback: Lui che non è antisemita | allegrofurioso

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