Appunti per un generatore automatico di trame di gialli scandinavi

La prima puntata si apre con una panoramica lunga almeno 10 minuti in cui si deve vedere un idillico paesaggio nordico oppure due o tre fiordi oppure montagne coperte di neve oppure il sole a mezzanotte. Modello pubblicità dell’Ikea.
La telecamera zoomma poi sulla parte disagiata della città, che sono una serie di villette a schiera perfettamente in ordine, senza monnezza per le strade, lo spettatore italiano deve pensare all’Emilia-Romagna di quando comandavano i comunisti.
Il giallo scandinavo tipico avviene in un paese sotto i 600 abitanti, tutti più o meno imparentati tra di loro. Se fosse un Paese mediterraneo ci sarebbero un sacco di corna e di liti intrafamiliari, ma questa è l’Europa del Nord e queste cose non si fanno, tra familiari ci si ignora e dopo la scopata tutto torna come prima. Se proprio volete una metropoli dovete ambientarlo in un quartiere che abbia meno di 400 abitanti, immigrati esclusi. Assolutamente proibito inquadrare chiese e luoghi di culto. Non pensate nemmeno per un momento di mostrare un bar, una birreria o una kebabberia ma nemmeno un ristorante. Lo spettatore deve capire immediatamente che in questo posto non c’è un cazzo da fare alla sera.
A questo punto si scopre un cadavere. Idealmente la vittima è stata uccisa vent’anni fa. La regola dei gialli scandinavi è che la qualità migliora se diminuisce il numero dei morti. Assolutamente proibito far morire più di una persona ogni quattro puntate. Il meglio si raggiunge situando l’omicidio indietro di qualche decennio. Se proprio volete far morire qualcuno all’epoca dello svolgimento dei fatti, evitate di mostrare sangue. La vittima deve essere minorenne oppure una donna oppure gay, comunque appartenente a categorie deboli e da proteggere. Non deve mai essere un immigrato. Deve essere simile a noi. Noi siamo in pericolo, ricordate.
La polizia nei gialli scandinavi è sempre multietnica, gli ispettori di solito sono lesbiche. Appuntati ufficiali e poliziotti si chiamano Mohammed o Abdul; loro però non sono gay. La polizia di solito ha voglia di chiudere in fretta l’inchiesta, perché sono state tagliate le risorse e c’è un sacco di altra roba da fare. Visto che, come spiegato, sono idilliaci posti dove non succede mai nulla, lo spettatore deve restare con la fastidiosa impressione che qualcuno nasconda qualcosa.
A questo punto entra in scena il personaggio principale. Di solito è un ex poliziotto o un avvocato con problemi sul lavoro, è divorziato ed ha la barba. E’ anche l’unico personaggio della serie che ha un nome di due sillabe. Tutti gli altri si chiamano nomi come Ludgardessen, Profilambulen, Topinambur. Idealmente il nostro protagonista principale si chiama Billy come lo scaffale dell’Ikea. Ha una vita privata che lo rende molto triste, beve, a volte persino del caffé nel pomeriggio (è pomeriggio e non si è ancora svegliato, che son cose), non si capisce mai dove mangi, non vedrete mai casa sua, dove probabilmente non fa le pulizie nessuno più o meno dall’epoca dell’omicidio di Olov Palme. Insomma non sa badare a sé stesso.
Per questo motivo gli sceneggiatori gli piazzano accanto sempre una figura femminile, materna, tipo una poliziotta che si ricorda di quando andavano a letto insieme e tutti e due erano giovani e belli. Il marito di lei non lo sa. Comunque sono belli ancora adesso, ma scordatevi di vederli nudi, nemmeno quando fanno la sauna. Questo perché Due Sillabe non ama probabilmente molto lavarsi, ma soprattutto perché i gialli scandinavi sono l’unica cosa prodotta in Scandinavia in cui non ci sono saune. Questa figura femminile materna, ed a volte è una ex moglie, rappresenta il principio di realtà laddove l’investigatore a due sillabe è creativo intelligente trasgressivo ma disilluso, insomma la versione scandinava del poeta maledetto, probabilmente nemmeno vota più socialdemocratico.
In un mondo in cui tutti raccontano tutto di sé stessi, perché come ripeto sono posti in cui non succede granché, e bisogna pur far passare il tempo in qualche modo, il protagonista principale, Due Sillabe, è assolutamente taciturno. Dalla sua espressione facciale non riuscirete mai capire cosa sta pensando e  per questo è molto bravo con gli interrogatori. Infatti nei gialli scandinavi i delinquenti, prima o poi, confessano sempre. Che secoli di cristianesimo luterano non passano senza conseguenze.
Al contrario della polizia, Due Sillabe non ha voglia di chiudere l’inchiesta in fretta e  quindi indaga mettendosi contro (in questo, i gialli scandinavi assomigliano moltissimo a quegli americani) l’intero dipartimento di polizia e probabilmente qualche pezzo grosso che sta nella capitale, distante anni luce, oppure che è un grosso proprietario terriero oppure il padrone della fabbrica locale, ramo di solito telecomunicazioni, trasporti (se in città c’è il porto) o mobili dell’IKEA.
A questo punto c’è il funerale della vittima che più o meno l’unico momento in cui in chiesa si vede qualcuno. Due Sillabe però non entra in chiesa, di solito aspetta fuori e filma  tutti quelli che entrano con il suo telefonino Nokia a batterie inestinguibili. Oppure fuma, che e’ la ragione per cui in chiesa non lo fanno entrare. La sua amica e collega nella scena successiva gli spiega chi c’era e chi non c’era, che non si capisce a cosa serva visto che lui comunque da fuori ha visto tutto e capito tutti meglio di lei.
La polizia non indaga per pigrizia. Non vi venga dipende assolutamente in mente che possa essere corrotta. La polizia nei gialli scandinavi infatti è multietnica, quindi buona per definizione; e comunque nei paesi scandinavi si rispettano le istituzioni. Due Sillabe però passa per rompicoglioni, per via di qualcosa successo tipo dieci anni fa, c’erano di mezzo delle conoscenze equivoche, ovviamente se ne ricordano tutti, il che è ovvio, visto e considerato che da quelle parti non succede nulla di memorabile. Il ruolo della figura materna è proteggere Due Sillabe dalle conseguenze delle sue azioni e soprattutto testimoniare in favore della sua buona fede quando non gli crede più nessuno.
A questo punto della trama è permesso agli sceneggiatori di sbizzarrirsi e il povero Due Sillabe fa tutto una serie di cose irrazionali, tipo provare a viaggiare in deltaplano, intervistare i pescatori, avventurarsi in una moschea, leggere stampa di estrema destra, navigare siti porno, fraternizzare con gli hacker, entrare in pizzeria (berrà solo una birra analcolica, Due Sillabe come ho già detto non mangia mai) telefonare a un amico che sta in Israele, iscriversi a una mailing list di single, partecipare a un concerto rock o a un’orgia in piscina in pieno giorno, o addirittura entrare in luoghi equivoci e trasgressivi come un’armeria, una sala bingo o, ma proprio in scene estreme, un fast food o una macelleria (non si devono mostrare cadaveri come vi ho detto; comunque la macelleria non è islamica)
Nel corso di queste vicissitudini Due Sillabe incontra tipi stranissimi che NON assomigliano al vostro vicino di casa, che infatti conducono una vita di espedienti e fanno cose terribili, come andare in deltaplano, fare i pescatori, pregare in moschea, leggere stampa di estrema destra, navigare siti porno, fraternizzare con gli hacker, frequentare le pizzerie, avere amici israeliani, iscriversi a mailing list di single, andare a concerti rock, o a un’orgia in piscina o addirittura soffermarsi fuori dalle vetrine delle armerie, delle sale bingo o, ma proprio in scene estreme, di fast food o macellerie non islamiche.
Tutta la fauna equivoca che popola queste ferite aperte della società scandinava è però straordinariamente pacifica. Anche se si odiano, non li vedrete mai picchiarsi tra di loro, o mandare al diavolo Due Sillabe con le sue domande riguardo il loro passato o peggio ancora insultarsi. Il sottobosco criminale scandinavo non conosce il concetto di vendetta o di faida. Se non fosse che sei privo di welfare potrebbe anche essere una carriera interessante. Probabilmente non la sceglie nessuno solo per questo motivo, perché infatti chi potrebbe ragionevolmente rinunciare ai privilegi del modello svedese?
Ovviamente in queste puntate, di solito tre o quattro, Due Sillabe scopre dei gran casini che sono vagamente legati al cadavere di vent’anni fa. A questo punto quando avrete la sensazione di conoscere tutti quanti i seicento abitanti della ridente cittadina e con tutti questi nomi svedesi e colorite espressioni in lingua originale, tradotte in inglese nei sottotitoli, probabilmente vi sentirete completamente persi e non capirete chi sta depistando chi anche perché hai voglia a ricordarti chi era Luttgarten, chi Stromposen e perché la bionda è uscita di corsa dalla Volvo di Trumbaminkien. Tranquilli, fa parte della suspense.
Durante le indagini di Due Sillabe emerge di solito una losca rete di trafficanti di rifugiati, pedofili, politici corrotti, collegamenti con la mafia balcanica o cinese, in cui è coinvolto il pezzo grosso di cui sopra, che in gioventù è stato nazista o peggio liberale. Di questa losca cricca fanno parte i coatti del luogo, nessuno di loro figlio di immigrati, che hanno conosciuto il nostro Due Sillabe tipo all’epoca dell’omicidio. Con la sola forza della sua dialettica Due Sillabe riesce a ricostruire le connessioni tra il cadavere di vent’anni fa e qualche fatto di sangue avvenuto nella stessa città in cui di solito non succede mai un cazzo ma adesso è successo qualcosa, che la stampa sapete non perdona. La scoperta delle connessioni e di un network criminale porta a una accelerazione degli eventi, per solito alla fine della penultima puntata.
Nei gialli americani a questo punto ci dovrebbe essere l’inseguimento, ma nei Paesi scandinavi l’alta velocità deve essere un crimine pari all’omicidio, quindi l’ultima puntata è quasi sempre occupata da lunghe discussioni condotte al chiuso. Anche perché fuori c’è la tempesta di neve.
In questi telefilm vedrete un sacco di interni, che ricordano tutti i cataloghi dell’Ikea, ma a questo punto no, perché lo scenario è una stazione di polizia dove Due Sillabe viene interrogato da un commissario che pensa che lui sia il criminale; oppure sono le quinte di un teatro; o un centro sociale; o addirittura l’ufficio del sindaco. In ogni caso la serie di interrogatori termina con la scoperta dei cattivi e la vittoria dei buoni e Due Sillabe che torna alla sua vita di prima, la quale sembra molto interessante, mentre la sua amica esce di scena perché deve andare a prendere a i bambini a scuola. Se per tutto questo tempo avete aspettato che i due trombassero, mi spiace, non succede, manco si baciano. E’ l’unica delusione del film.
Arriva adesso la sigla finale e a voi viene una gran voglia di sapere se c’è un sequel. Dopo il film riuscirete comunque entrare all’Ikea senza che la vostra opinione sulla società scandinava sia cambiata. Non sono mica come gli americani, che vi lasciano con il sospetto che in ogni idilliaco paesino della provincia si nasconda un maniaco che, armato di sega elettrica, uccide gli elettori di Trump che sono i suoi vicini di casa (lui vota democratico, almeno sembra). No, i gialli scandinavi vi lasciano intatta quella certa fiducia nella naturale tendenza degli esseri umani di scegliere il meglio, che è poi la ragione per cui da quelle parti sono tutti socialdemocratici, almeno fino a un po’ di tempo fa. E comunque è la ragione per cui quei gialli piacciono a me.

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Una risposta a Appunti per un generatore automatico di trame di gialli scandinavi

  1. Shylock ha detto:

    Hai gusti strani, Rabbi.
    Le uniche cose che mi sono piaciute dei gialli scandinavi che ho addocchiato erano la luce (o piuttosto penombra fuori / luce fredda dentro) e gli interni (in genere più sofisticati della media Ikea: in ogni caso mi piace molto il design scandinavo: i legni chiari, le tinte pastello-soft, le linee morbide ed essenziali); per il resto, che lagna.
    Mi è passata definitivamente la voglia dopo un paio di puntate di questa serie fantapolitica, che aveva la credibilità di Alì Khamenei che annuncia l’introduzione del matrimonio gay in Iran mentre balla su un carro della Love Parade:

    http://quebec.huffingtonpost.ca/2016/03/22/occupied-serie-politique_n_9522500.html

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