Srebrenica è stata la pagina peggiore della storia di quella cosa chiamata Upannellanione Europea, che forse sta finendo in questi mesi. Non essere riusciti a fermare i massacri nei Balcani, perchè incapaci di una azione militare, resta la nostra colpa più grave, e quanta ragione aveva Marco Pannella ad indossare l’uniforme croata (e torto noi, a dargli addosso). Detto questo, sentire che ne parla Erdogan, l’uomo che nega il massacro degli armeni, mi fa davvero infuriare.

Perché uno degli amici del nostro giro, da ragazzini, era armeno. Notoriamente, prima di accendersi le canne diceva (no, non vi dico quanti anni avevo), con finto accento romano (per gli adolescenti della mia generazione, l’accento romano significava essere coatti e menefreghisti, quindi dei fighi): Io so’ armeno, armeno una canna ja famo.
Una volta suo nonno raccontò come da bambino era sopravvissuto al massacro. Nascondendosi sotto un mucchio di cadaveri. Raccontato così, molto matter-of-fact come dicono gli inglesi, con distacco, e un vago accento francese. “Tenevo gli occhi chiusi e sentivo che i cadaveri mi cadevano addosso, il peso cresceva, e io stavo zitto perché se i soldati mi sentivano allora sarebbe stato peggio, era finita”.
Da allora mi sono portato dietro l’immagine di un bambino piccolo che si salva perché si nasconde sotto i cadaveri ed esce allo scoperto solo quando è buio ed i soldati se ne sono andati, e fa troppo freddo e ha sentito che spegnevano i fuochi.
Fino a quel momento, e vi ho detto che ero molto giovane, per me la storia del Novecento era una cosa semplice. C’erano i cattivissimi, che erano i nazisti, c’erano i cattivi che erano i fascisti. I cattivissimi erano stati sconfitti definitivamente, i cattivi si trattava di tenerli a bada, ma insomma l’orrore era finito e non avrebbe più toccato le nostre vite.
Iniziai a capire che le cose erano meno semplici quel pomeriggio, mentre gli adulti aspettavano che salisse il caffè e noi, e vi ho detto che eravamo troppo piccoli per avere il caffè, aspettavamo impazienti di uscire per farci le canne. Che armeno una canna ja famo. Ancora adesso associo l’odore del caffè all’età adulta, forse per via di quella storia raccontata da un anziano armeno, che mi ha aperto gli occhi su come era difficile il mondo.
E niente, questa è la ragione per cui sento una viscerale pulsione ad downloadappoggiare gli olandesi, il Paese delle canne libere, quando vengono insultati da un dittatore tra i più demenziali e pericolosi di questi decenni.

“Dopo tutto, chi si ricorda degli armeni, oggi?” [Adolf Hitler, 1939]

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Una risposta a

  1. matanahdominguez ha detto:

    come ti capisco!

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