“E adesso è allarme Islamofobia”

Mercoledì scorso un tizio musulmano dai molti nomi, l’ultimo dei quali Khaled Masul, ha attaccato il Parlamento più famoso d’Europa. Ha ucciso cinque persone e ferito più di cinquanta, alcuni anche in modo molto grave.
Si trattava di un attentatore musulmano: ma la sua religione non è stata menzionata da alcuna autorità dopo l’attentato. Né dal governo, né dall’opposizione, né dal sindaco di Londra (che è musulmano anche lui).
Le massime autorità religiose di Inghilterra, cristiani ebrei e musulmani hanno poi preso parte a una veglia di preghiera in memoria delle vittime dell’attentato. Nessuno ha proibito ai musulmani di prendervi parte.
Eppure, a quanto pare, qualcuno teme attacchi alle moschee per vendetta, o episodi di violenta islamofobia (qualsiasi cosa significhi l’espressione). Però non se ne vedono, di questi attacchi islamofobici (qualunque cosa significhi l’espressione).
E sì che dall’attentato sono passati tre giorni e uno di questi giorni era un venerdì, quando nelle moschee si tengono le preghiera più partecipate. Giorno ideale per assalti (sperando a nessuno venga in mente!).
Di attacchi a moschee non parla l’Independent, quotidiano sempre attento a rilevare razzismo contro (quasi) tutte le minoranze.
Non ne parla nemmeno il Guardian, eppure uno dei giornalisti è andato a intervistare i musulmani che vivono nei quartieri di Birmingham (ovvero la maggioranza dei residenti) dove l’attentatore ha preso a noleggio la vettura usata per cercare di ammazzare decine di persone.
Del tutto casualmente, sono gli stessi quartieri in cui è cresciuto o viveva un terrorista su dieci, come segnalato recentemente in un report che mette un po’ in crisi il luogo comune secondo cui i terroristi islamici son gente che si radicalizza da soli, stando davanti al computer per il solo fatto che non hanno siti porno a disposizione su cui sfogarsi.
I pii musulmani di Birmingham, comunque, sono preoccupati per il contenuto delle mail che ricevono (e che non ne mostrano  al giornalista) eppure proprio non si vede notizia di attacchi fisici a persone  ed istituzioni. Nulla di paragonabile, per dire, a questo simpatico scherzo. E che mi risulti nessuno ha ancora proposto di espellere i musulmani dalle Università britanniche.
Però, come sappiamo tutti, l’allarme Islamofobia (qualunque cosa significhi) non va assolutamente sottovalutato. E io sono preoccupato che l’Independent e il Guardian appunto sottovalutino questo gravissimo Olocausto in corso in Inghilterra (nel cui Parlamento siedono tredici parlamentari musulmani). Quindi sono andato ad informarmi sul sito di Tell Mama UK, l’organizzazione che si occupa di proteggere le comunità islamiche e di monitorare gli episodi di razzismo contro i cittadini inglesi di fede musulmana.
Con mio grande sollievo, non ho trovato traccia di questa ondata di attacchi violenti islamofobici (qualsiasi cosa significhi l’espressione) della cui esistenza, in rete, sembrano convinti in tanti.
Si trova solo una brutta storia di foto, la cui vittima, per fortuna di tutti incolume, è una signora che indossava un foulard sulla testa e che, in maniera superficiale, è stata fatta passare per indifferente alla tragedia.
La notizia ovviamente non è sfuggita a chi tiene gli occhi aperti su questo allarme islamofobia (qualsiasi cosa significhi l’espressione) e ne dà doverosa notizia.
Curiosamente lo stesso sito non sembra essersi accorto che un quarto degli ebrei europei ha ormai rinunciato a uscire per strada con il capo coperto, per paura di esporsi ad attacchi razzisti. Ma capite, quando c’è l’allarme Islamofobia (qualunque cosa significhi) mica si può star dietro alle lamentele degli ebrei. Ci sono delle priorità, lo sappiamo. Con quel che succede in Palestina, poi… Verrete mica a dirmi che tutte le religioni sono uguali o che, figuriamoci!, gli ebrei debbano avere i diritti che hanno i musulmani.
Comunque, e concludiamo qui, non c’è stata traccia di questi attacchi fisici a persone e istituzioni di fede islamica. Sia chiaro, non voglio mica suggerire che fosse fuori luogo questo famoso allarme Islamofobia, qualunque cosa significhi.
Potrebbe ben significare che c’è stata una ondata di massacri di musulmani inglesi coordinata e diretta da agenti sionisti, e poi quelli che governano i media, che come sappiamo sono tutti in mano agli israeliti, hanno fatto sparite le tracce.
Tutto nel giro di pochi giorni. E’ una ipotesi.
E non datemi dell’antisemita, visto che non ho usato la parola ebrei né sto attaccando la religione ebraica. Se poi nessuno vuole approfondire l’ipotesi, beh, mica serve che io vi spieghi la ragione, vero?
Ma non abbassiamo la guardia. E’ allarme Islamofobia, ricordate. Non fatevi fregare dalle notizie e da chi le racconta.

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13 risposte a “E adesso è allarme Islamofobia”

  1. ysingrinus ha detto:

    Ma è chiaro. I musulmani a Birmingham sono esasperati dalla condizione palestinese. Non sottovalutare l’allarme islamofobia.

  2. Giragli anche la mia di indignazione.
    islam è ideologia non religione. Notare la minuscola
    È una ideologia di morte, sottomissione violenta e distruzione. islam deve essere bandito dai nostri paesi, sic et simpliciter. Se non lo faremo arriveranno ad essere abbastanza forti da volerci distruggere ed uccidere. Lo hanno già dichiarato esplicitamente innumerevoli volte

  3. Ah, a scanso d’equivoci mi son copiato il pezzo, mica che qualche zelante stronzo riesca a censurarti.

  4. Pingback: “E adesso è allarme Islamofobia” | Buseca ن!

  5. G. ha detto:

    Sarà il secondo o terzo commento che ti lascio sul blog, scusa se sarò un po’ prolisso o fuori tema. Ho la brutta abitudine di usare dieci parole al posto di due quando non conosco bene l’interlocutore e temo di essere frainteso.

    Non penso che l’attentato abbia generato un’aumento dell’ostilità verso i musulmani britannici. Penso che questo sentimento sia costante nel tempo. Mi spiego meglio. Al di là del discorso che fai per comparare la copertura mediatica di atti discriminatori diversi, che peraltro trovo sensata, credo che il linguaggio disinfettato e l’abitudine britannica ad evitare la polemica aperta e tutto ciò che è “divisive” (abitudine messa a dura prova in tempi recenti dai vari muro contro muro in politica interna ed estera) abbiano contribuito a sopire determinati sentimenti di ostilità che poi vengono fuori nei modi più inaspettati.

    Mi capita di assistere di tanto in tanto a episodi in cui onesti cittadini White British che in ogni altro contesto evitano ogni espressione anche lontanamente classificabile come razzista, usare in modo casual l’espressione “sembra un terrorista” a distanza d’orecchio di musulmani/e. Almeno tre volte mi è stato urlato contro, a mò di sfottò, “allah akbar”, e quando chiedevo se sapevano cosa significasse il meglio che ho ottenuto è stato “è quello che urlano i terroristi quando fanno saltare in aria qualcosa”. Sarà che ho la barba e sono mediterraneo (un collega di origine afgana una volta mi ha detto che potrei passare per afgano). Magari è la connessione indoeuropea che si nota di più che tra inglesi e indiani, una roba alla The man who would be king. Mi viene in mente l’amico (anche lui italiano con la barba) al quale altrove in nordeuropa di tanto in tanto chiedono se è uno di quei rifugiati siriani.

    Non voglio infilarmi in una disamina della bizzarra teoria secondo cui tutti i musulmani sarebbero d’accordo/corresponsabili/equivalenti a/tenuti a distanziarsi da… Quello che voglio dire con questo commento è se io da europeo ho visto tutti questi episodi non oso immaginare che cosa vede giornalmente qualcuno che non ha solo la barba (o il velo) ma anche dei vestiti e un accento più identificabili. Sicuramente c’è del vero in quello che diceva il comico Stewart Lee, che i c.d. leader della comunità sono delle mosche cocchiere che non rappresentano nessuno (dei chiagne e fotte, passami il termine), e mi viene in mente anche Majid Nawaz (ok, personaggio forse controverso) quando dice che la sua comunità è la più povera perchè contemporaneamente marginalizzata e chiusa, e facile preda di influenze e danari esteri. Però, in modo assolutamente personale e non statistico, mi sento di dire che la trovo credibile questa storia della discriminazione, non come ondata ma come costante, sia pur sopita.

    P.S. noterai che molto democristianamente ho voluto evitare di esprimermi su temi correlati tipo Brexit, e di usare frasi fatte tipo islamofobia o politically correct, se ciò ha reso il mio discorso poco chiaro me ne scuso.

    O.T. conosci il giornalista italo-egiziano Sherif el Sebaie? se si, cosa ne pensi? io trovo che sia una voce fuori dal coro senza essere un nuovo Magdi Allam

    • G. ha detto:

      (lo so, dovrei farmi un blog mio invece che impestarti con questi papiri chilometrici :))

    • nahum נחום ha detto:

      Guarda, hai perfettamente ragione. Io non intendo negare che esista razzismo verso gli immigrati di religione islamica, inclusi quelli di seconda o terza generazione. Come dice uno dei miei amici, gli inglesi sono razzisti (ed antisemiti) ma sono anche polite, per cui te lo nascondono, di solito con il classismo, l’unico razzismo accettato da queste parti, che traspira in ogni modo, persino quando ti fanno notare che hai un °Northern accent° che significa che sei un poveraccio.
      Quello che non accetto è questa gara tra antisemitismo ed islamofobia, in cui i sostenitori dell’esistenza della seconda sono lì, con la tabella dei punti in mano, manco fossero alle corse dei cavalli, e ci tengono a mostrare che gli islamici sono i nuovi ebrei, perché qualcuno vuole proibire il velo, ed ecco vedi è come imporre la stella gialla (sentita con le mie orecchie), ed in questa scuola c’è una carta geografica che indica Israele, ecco, mi fanno soffrire perché non parlano della Palestina, sono peggio dei nazisti (sentita anche questa).
      Devo spiegare dove porta questo paragone idiota? E chi lo inalbera come argomentazione principale ed identitaria? Non credo, visto che è arrivato da queste parti mazzetta (nei commenti al post sulla Tonge) con anche un ammiratore, e la cosa si vede benissimo da sola.
      Grazie dell’intervento, a presto anzi cheers

      Sì, conosco Sherif, siamo amici su Facebook, lo seguo e mi pare una persona seria.

      • G. ha detto:

        Vedi che non avevo capito, o che forse la situazione era un po’ più complessa…

        Sul northern accent sfondi una porta aperta, qui da me hanno una carogna tale verso il sud che a volte sembra di stare tra i nostalgici neoborbonici coi punti cardinali capovolti. Capisco perfettamente il discorso sulla falsa equivalenza, adesso. Le politiche identitarie (di facciata?) purtroppo creano dei piccoli potentati che devono giustificare la propria esistenza nei modi più disparati. A latere, a volte mi viene il sospetto che, se dovessimo per forza scegliere, forse è preferibile che ai razzisti sia permesso (socialmente e legalmente) di dire tutto quello che vogliono, almeno sai chi sono, tanto anche se gli lasci ogni libertà di vomitare bile, il solo fatto che ci siano persone in disaccordo con loro li fa strillare ai radical chic politically correct censura sbroc sbroc. Ma forse più uno sta qui più si abitua a riconoscere determinati discorsi e atteggiamenti sotto la verniciatura polite, e quindi una volta decodificato il tutto, cambia poco rispetto all’Italia.

        Stammi bene, grazie per lo spiegone.

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