Pensieri per questo 25 aprile

Più di venti anni fa un signore Sinto mi raccontò come “il famoso aeroplano Pippo” avesse distrutto la loro giostra.
Iniziai allora un lavoro di ricerca sulla partecipazione dei Rom e dei Sinti alla Resistenza.

Un lavoro indispensabile, quando ci sono amministratori di sinistra che si riempiono la bocca con la parola Memoria, in funzione anti-Berlusconiana, e poi cacciano i Sinti (storici elettori democristiani) da terreni regolarmente acquistati.
Ma un lavoro difficilissimo, e non solo per la serie di cautele con cui i Sinti parlano dei propri morti. 

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Questo è uno dei migliori libri mai scritti

 

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Taro De Barre (1927-2010)

Fu l’inizio di un viaggio molto lungo, durante la quale ho imparato moltissimo -anche come funziona il mondo accademico-. Ma non sono riuscito a finire la ricerca.

All’epoca si conoscevano solo due storie, gli unici Rom italiani decorati con medaglia al valore: Taro de Barre, prima staffetta e poi partigiano con le Brigate Garibaldi in Piemonte e Giuseppe Levakovic, rom istriano, partigiano con la Brigata Osoppo.

Scopro oggi in internet che l’elenco dei nomi si è allargato, fino a comprendere per esempio i cugini Catter, e la cosa mi emoziona, perché i Catter sono Sinti Mucini, discendenti cioè dei sopravvissuti alle “cacce allo zingaro” che in età spagnola venivano organizzate dalle città del Nord Italia.

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E, più indietro, forse uno del Catter è il Cingar, uno dei personaggi principali del Baldus di Teofilo Folengo,

Alter erat Baldi compagnus nomine Cingar,
Cingar scampasoga, cimarostus, salsa diabli,
accortusque, ladro, semper truffare paratus,
in facie scarnus, reliquo sed corpore nervax,
praestus in andatu, parlatu, praestus in actu,

Qui ci starebbe la frecciata contro i leghisti, che ignorano che i Sinti sono padani da prima di loro. Peraltro gli stessi Sinti spellavano soldi agli amministratori leghisti presentandosi come “saltimbanchi padani”, in un delizioso do ut des alla faccia dei razzisti.

Si conoscono -meglio, i Sinti ci permettono di conoscere- le imprese dei “Leoni di Breda Solini” un gruppo partigiano di Sinti emiliani, di cui io avevo sentito parlare ma non ebbi modo di approfondire. Significa che non solo la Jugoslavia ha avuto gruppi di Rom nella Resistenza, che vi partecipavano in quanto Rom. Significa che è possibile scrivere una storia dei Rom che non è solo la storia delle persecuzioni subite dai Rom. 

Resta molto da fare. Per esempio nell’elenco che gira in rete vedo che manca il leggendario comandante Panure, che provvedeva i collegamenti tra la Brigata Osoppo e gruppi in Jugoslavia. Me ne parlò il figlio di un partigiano della Osoppo, suo padre e lui erano rimasti amici. Non sono riuscito a sapere il vero nome, occorrerà scavare negli archivi.

E si dovrebbe portare alla luce di più su Bella (o Perla) Hudorovic, l’unica donna Rom partigiana di cui ero riuscito a sentir parlare, mi avevano detto che i tedeschi ne avevano paura e la chiamavano Zigeuner, al maschile. Me ne parlò un parente, ma eravamo occupati a trovare qualcosa da dire al sindaco che voleva cacciarli. Cose che succedono se fai storia orale con i Rom. Non è che vengono a cercarti con una storia da dire. 

Se qualche contemporaneista passa da queste parti, spero prenda nota. Mi è difficile immaginare una ricerca più utile, urgente e dettata dal senso civile, di questi tempi.

Vabbè, per i Rom le cose non cambiano con il tempo. Comunque glielo dobbiamo. Sono cittadini italiani che hanno rischiato la vita, e spesso la hanno persa sotto le torture perché tutti noi italiani fossimo più liberi.

Anche liberi di scrivere le stronzate razziste che scriviamo contro di loro, ogni giorno. 

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