Il confronto tra Tazzetta e Mondelli

Twitta oggi il Mazzetta:

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Mi duole calmare cotanto entusiasmo, però non vedo dove sarebbe questa svolta.

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Espulsione della popolazione ebraica da Gerusalemme, 1948. Inizio del processo di pace, poi interrotto dagli israeliani.

Eh sì, perché, come informava Leonardo Tondelli all’epoca, già nel 2009 c’erano dirigenti di Hamas favorevoli alla soluzione a due Stati. Che in altre parole significa cacciare gli ebrei da Gerusalemme, come peraltro ci si aspetta che sostenga un movimento islamico. Loro lo chiamano processo di pace. D’altronde anche i nazisti mica dicevano che si trattava di un genocidio, no. Stavano lavorando alla soluzione finale di un problema che affliggeva tutta l’Europa. Problema che conosceva bene anche Karl Marx, vero?

Dunque, bloggava Tondelli nel gennaio 2009:

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Dunque delle due l’una. O il Tazzetta ha twittato una cazzata, e questa “svolta di Hamas” è già accaduta, in un momento imprecisato prima del gennaio 2009, come sostiene il Mondelli.

Oppure ha ragione il Tazzetta, e il Mondelli nel 2009 ha bloggato una cazzata, e doveva ancora arrivare questa svolta storica, questo momento catartico in cui Hamas accetta non solo Israele, ma persino i suoi confini.

Diciamo che, in questo caso, se Tazzetta ha ragione, il Mondelli ha eiaculato pacifismo precocemente. Se invece il Mondelli ha ragione, il Tazzetta sta dicendo una balla, in altre parole diffondendo una feik-gniuvs, che per uno che da grande vuole fare il giornalista non mi sembra mica una cosa bella.

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Gerusalemme prima della Guerra dei Sei Giorni, quando c’era la pace.

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Gerusalemme adesso, che c’è la guerra.

Naturalmente sappiamo bene che cosa sta per succedere, nel film che Tazzetta & Mondelli proiettano per i pochi che danno ancora loro retta. Vediamo al rallentatore.

Scena numero uno: Hamas fa questa proposta di pace. La ha anche già fatta (Come sarebbe a dire quando? Non fate domande!)

Attenzione: non perché c’è una presidenza USA meno conciliante con i Fratelli Musulmani di quella precedente, no. E nemmeno perché le maniere forti impiegate da Israele abbiano costretto Hamas ad un atteggiamento più ragionevole, no. E’ solo successo che quelli di Hamas sono improvvisamente diventati più buoni. E quindi adesso bisogna trattarli da buoni.  Ma purtroppo…

Scena numero due: Israele rifiuta!

Funziona sempre così, vero? Gli ebrei hanno bisogno di crearsi un nemico, Israele ha bisogno di pretesti per continuare a fare la guerra, i palestinesi sono sempre buoni e moderati, Israele è sempre prigioniero di una spirale teocratica e fondamentalista, e quindi rifiuta la mani tesa dei leader di Hamas, Come ieri rifiutava quella di Arafat. Sì, il leader palestinese che, quando c’era lui, i palestinesi sparavano ai bambini sulle scale delle sinagoghe. Ah, che grand’uomo. Lui sì che poteva fare la pace, ma Israele non ci ha creduto.

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Una delle numerose occasioni di pace che Israele ha colpevolmente lasciato cadere. 

Scena finale: la guerra continua, sapete per colpa di chi. 

Il film è visto e rivisto, e non convince nessuno. O meglio, convince solo quelli già convinti che Israele sia il cattivo, che i torti siano sempre degli israeliani e, andando indietro nel tempo, chissà persino la nascita di Israele sia stata un errore a cui occorre porre rimedio. Levando di mezzo lo Stato ebraico dando uno Stato ai Palestinesi e chi se ne frega degli ebrei.

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Uno che la sa lunga perché gli hanno spiegato come va a finire il film.

Chi coltiva questo genere di convinzioni non si pone domande cone quella di cui sopra. Ovvero: quando ci sarebbero state queste proposte di pace da parte di Hamas? E pertanto non nota nemmeno la contraddizione cronologica tra Tazzetta e Mondelli, tra uno che dice Attenzione, è in corso una svolta storica e uno che, quasi dieci anni prima, scrive come se questa svolta fosse già avvenuta.

Intanto, chi le convinzioni non le ha, e vuole invece vedere i fatti per quel che sono, ed è interessato ad approfondire questo nuovo documento di Hamas (documento, e non statuto,può andare qua, sul sito Felesteen che non è una fonte sionista, ma il quotidiano di Hamas.

E con l’aiuto di Google Translate si scopre che Hamas rifiuta il negoziato e rifiuta il principio due popoli due Stati.  E che il documento (documento e non statuto) in inglese è una trappola per gonzi, mentre l’originale arabo dice altro.

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Nulla di cui stupirsi, vero? Dopotutto è una caratteristica delle organizzazioni palestinesi quella di dire una cosa in inglese ad uso della stampa estera, e una diversa (diciamo sincera, autentica e genuina) in arabo ad uso dei propri militanti. Lo stesso Arafat, dopo aver affermato pubblicamente e solennemente che il tempo della pace era arrivato, provvedeva a far scorta di armi, facendosi pure beccare (mica male, per un genio militare).

L’unico problema è: come si sentiranno Bibì e Bibò nel sentirsi dare dei gonzi in traduzione dall’arabo? Magari fanno il possibile per non porsi questa imbarazzante domanda, ma resta la curiosità.

giphy

Fatevi una domanda e datevi una risposta!

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