A settembre la nostra sinagoga compie 50 anni. Occasione per me per fare il punto su due leggende.

Quando fu fondata la sinagoga andò quasi subito in rosso perché le persone che si erano impegnate a pagare si trovarono a mandare soldi in Israele, per la Guerra dei Sei Giorni. Quella guerra portò alla riunificazione di Gerusalemme.

6day

La fine di duemila anni di esilio e l’inizio di un periodo di fioritura economica e libertà religiosa che non ha precedenti nella storia della città. 

A mezzo secolo di distanza, e senza la famigerata restituzione di territori senza la quale sarebbe cresciuto l’antisemitismo nel mondo intero, noi ebrei ce la passiamo discretamente e l’antisemitismo è qui sempre meno offensivo.

Mezzo secolo fa c’era chi raccoglieva le firme contro la nuova sinagoga, c’era chi prendeva a sassate le vetrate, c’erano vicini che dicevano che Hitler era quello che sapeva come trattare gli ebrei.

Tutto questo, adesso, sono ricordi. C’è qualche ossesso che sbraita contro Israele, ma le aziende municipali hanno una relazione stabile con aziende israeliane. La polizia li lascia sbraitare e li tiene d’occhio. Provano ad arrivare nei paraggi delle sinagoghe ma non ci riescono. Se c’è casino in Medio Oriente compare al limite qualche graffito. In breve, la storia che se Israele non “restituisce” i territori allora la vita diventa difficile per tutti gli ebrei si è rivelata, appunto, una leggenda.

C’è poi un’altra leggenda che vorrei smentire. La storia secondo cui non esisterebbero ebrei Reform di terza generazione: la leggenda secondo cui le sinagoghe Reform sarebbero frequentate da gente che ha solo voglia di abbandonare la pratica dell’ebraismo, e i cui figli o nipoti sposano persone non ebree e crescono figli che non saranno più ebrei.

Quando mi guardo intorno di Shabbat incrocio il figlio del primo avvocato della nostra sinagoga, adolescenti il cui nonno ricorda la versione locale della battaglia di Cable Street (quando ebrei ed antifascisti misero in fuga Mosley al suono della Marsigliese, terribile offesa) e sono indaffarato a preparare il matrimonio di un giovane che qui ha avuto il bar mitzwah ed i cui nonni erano tra i fondatori. Non male per una porta verso l’assimilazione.

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