Social media e politica. Un caso di studio.

A Jeremy Corbyn è capitata una di quelle figuracce da incompetente ormai abituali per  la attuale leadership dei laburisti inglesi.

In diretta radiofonica, durante la ascoltatissima trasmissione Woman’s Hour, è andato in onda il seguente dialogo. Si parla del manifesto Labour per quanto riguarda aiuti alle famiglie. L’intervistatrice chiede a Corbyn se ha un’idea su quanto verrebbe a costare  mettere in pratica le proposte del suo partito.  Domanda standard, a cui di solito segue qualcosa come: e come pensate di coprirli, questi costi? Ecc. ecc.  Fin qui tutto bene.

Ma Corbyn sbarella. Eccovi la trascrizione. [JC è Jeremy Corbyn, EB Emma Barnet, la giornalista]

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In breve, lui questi costi non li conosce. E pare ci sia da qualche parte la foto del disperato lider maximo che freneticamente cerca con il tablet questi dati relativi a una proposta firmata da lui e che andava presentata quella mattina.

Figuraccia per i laburisti ed occasione ghiotta per i conservatori, che da mesi li stanno accusando di essere incompetenti. E pertanto inaffidabili, assolutamente da non votare, soprattutto ora che ci si avvia a negoziare il Brexit. Autogol laburista. Uno dei tanti. Ma roba che capita, in campagna elettorale. Anche la May e i conservatori ne hanno infilati di clamorosi.

Ma a questo punto succede qualcosa di inquietante. I sostenitori di Corbyn calano su Twitter a migliaia e coprono di insulti Emma Barnet, colpevole di aver intervistato Corbyn e di averlo messo in cattiva luce davanti al pubblico di Woman’s Hour.  Il che oltre ad avere quel vago sapore stalinista, in cui si vorrebbero i media asserviti al Partito, e silenzio, è  già disgustoso di per sé. Voglio dire, i militanti avrebbero invece dovuto prendersela con il loro leader che si è presentato  impreparato sulle politiche del suo stesso partito per la famiglia e le donne ad una trasmissione che si chiama Woman’s Hour.

Ma se andiamo a vedere quali sono gli insulti rivolti via Twitter alla povera Emma Barnet, che a questo punto sta seriamente pensando a una azione legale, troviamo un interessante florilegio. Per esempio c’è chi la accusa di appartenere a una famiglia di proprietari di bordelli.

Ma soprattutto, e godetevi la lettura, la Barnett viene accusata di essere Zionist, in altre parole ebrea. Voi non lo sapete ma i compagni e sostenitori di Corbyn sanno che le politiche dei laburisti in materia di famiglia sono una minaccia per Israele. Per questo la Barnett vuole svergognare il lider maximo! E’ un complotto sionista!

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Qui abbiamo gente di sinistra che si immagina un complotto per difendere i privilegi dei ricchi, complotto attuato infiltrando giiornalisti Zionists dentro i media. E chiede una pulizia etnica nei media.

Naturalmente so benissimo che antisemitismo è una parola grave ed andrebbe usata con cautela. Perché se se ne abusa poi la ggente si abitua e non interviene più a difesa degli ebrei, come a quanto pare la ggente è sempre disposta a fare (poi non è che succeda tanto spesso, vedi Europa negli anni Trenta, ma non si deve mai parlare male della ggente, sapete).

Però quando uno attribuisce caratteristiche ebraiche ai propri avversari (per esempio qua) ecco: voi come lo chiamate?

Siete ancora convinti che non esista un antisemitismo di sinistra?

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3 risposte a Social media e politica. Un caso di studio.

  1. matanah ha detto:

    Anche in UK avete una bella quota di ‘mbescilli. Meno male

  2. Paolo M. ha detto:

    hai ragione: antisemitismo è una parola fin troppo abusata! direi che certi individui sono proprio dei “nazisti”, nel senso che danno la colpa di tutti i mali del mondo agli ebrei, proprio come facevano i nazisti negli anni ’30.

  3. ysingrinus ha detto:

    Io sono certo che esista un antisemitismo di sinistra. In Italia, in Gran Bretagna e, credo, in tutta Europa.

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