Minimal Compact

Viviamo nell’epoca in cui le federazioni sioniste pagano le spese per i concerti di Noah e di altri beniamini pacifisti della sinistra israeliana. Roba inconcepibile all’epoca dei Minimal Compact e soprattutto impossibile per dei ragazzi come loro.
La generazione che aveva occupato i teatri di Tel Aviv urlando che volevano ascoltare i Sex Pistols ad un establishment di sinistra che considerava un peccato viaggiare all’estero, che voleva la TV in bianco e nero e sotto controllo statale (ah, perché adesso le cose sono cambiate, eh….) e che si era opposto persino al concerto dei Beatles, perché traviavano i giovani.

Ho trovato in rete questo videoclip, dal loro concerto milanese, fine anni Ottanta. Io c’ero. Verso la fine sentite Rami Fortis che dice “Grazie” in italiano. Facile per lui, visto che l’italiano è la sua madre lingua. Anche Samy Birnbach, figlio di diplomatico con incarichi in Svizzera, parlava italiano.

I Minimal Compact sono stati un grande gruppo. E non lo dico solo io, che sono uno snob che metteva nei temi di italiani citazioni (tradotte!) dei Wire. Lo dicono decine, forse centinaia di migliaia di dischi venduti.

Grazie ai Minimal Compact, e senza ripeto nessun aiuto da parte di alcuna istituzione, decine di migliaia di persone in giro per l’Europa, teen agers con il gusto della musica dark, artisti ambiziosi o più spesso pretenziosi, strimpellatori che avevano a casa tutti i dischi dei Joy Division e dei Clash hanno imparato che gli israeliani e gli ebrei sono persone normali, anche se c’è la guerra, che non accenna a finire. E non per scelta degli israeliani. Tra i quali ci sono appunto musicisti ed artisti come altri. Perché Israele non è il mostro in perenne violazione della morale e del diritto, come la tarda propaganda sovietica lo dipingeva. E lo dipinge ancora adesso.

Non sono esattamente sicuro che questo fosse lo scopo che Rami Fortis, il primo punk israeliano, si era posto nel 1981, quando si è trasferito ad Amsterdam a vivere in una comune assieme a Malka Spiegel, all’epoca sua fidanzata. La coppia venne raggiunta da altri musicisti new wave di Tel Aviv, uno dei quali era stato trovato in possesso di hashish in circostanze mai chiarite. L’establishment socialista non perdona, nemmeno se hai un padre diplomatico. E così nacquero i Minimal Compact, che sono un gruppo che ha avuto tante cose da dire.

A proposito, Malka Spiegel, che adesso è una artista affermata e vive in Irlanda,  ha poi sposato Sua Altezza Colin Newman, la massima autorità del post punk londinese e della avanguardia negli anni Ottanta (nonché appunto, cantante, produttore, despota dei Wire). Dopotutto erano bravi ragazzi ebrei. Il loro gruppo si chiama Githead. Il batterista dei Githead è Max Franken, che pure dei Minimal Compact era batterista. E’ ebreo anche lui. Berry Sakharoff che era il chitarrista, continua a fare il rompiscatole della scena musicale israeliana, a volte assieme a Rami Fortis, più spesso da solo. Sami Birnbach ha cambiato nome: si fa chiamare DJ Morpheus e fa appunto il DJ.

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