Ringrazio i palestinesi (e i loro sostenitori)

La sicurezza una volta che li assumi non li puoi licenziare. Chi frequenta il luogo noterebbe l’assenza e lo considererebbe, appunto, meno sicuro. E quindi, per entrare in sinagoghe ed edifici ebraici, in Europa, devi superare la sicurezza. Non dal famoso undicisettembre, no, Sinagoghe ed edifici ebraici sono presidiati dalla polizia E da guardie private più o meno dagli anni Settanta. Da quando cioè i palestinesi, beniamini della sinistra dell’epoca, pensarono che fosse una buona idea prendersela con gli ebrei, bersaglio privilegiato dalla destra di pochi decenni prima.

Ma lo so, compagni. Quelli non sono veri palestinesi. E Stalin non era un vero comunista. Il fatto che molti di quegli attentatori abbiano fatto sparire le tracce, e di loro e dei loro contatti, per voi significa automaticamente che fossero una creazione del Mossad. Me lo spiegò un sindacalista della CGIL, quando uno di quegli attentati accadde in Italia. Riuscite a combinare ossessione per la purezza e vittimismo con raffinati argomenti del tipo “i palestinesi non sono capaci di organizzare queste cose, mancano di tattica militare”. E naturalmente, quel che resta, dopo il gioco delle attribuzioni e delle rivelazioni, è la sensazionale scoperta che l’antisemitismo è colpa degli ebrei aka che l’esistenza di Israele metterebbe in pericolo gli ebrei.

Di questo, dicevo, dobbiamo ringraziare i palestinesi ed i loro alleati e sostenitori, Di aver costretto noi ebrei, di nuovo, nei ghetti. A vivere una esistenza protetta, dove i nostri diritti religiosi dipendono dal buonumore del maresciallo di turno. Il fatto che abbiamo interiorizzato la presenza della sicurezza, fino al punto di non notarla nemmeno, manco fosse una parte dell’arredamento, non cancella le ragioni per cui quegli uomini e quelle donne sono lì, a lavorare per noi. Perché in Europa noi ebrei siamo a rischio. E’ uno degli effetti della buona fede e dell’idealismo e della compassione per i palestinesi, ma solo quando sono vittime di Israele.  Buone intenzioni che lastricano la via dell’inferno.

Mi scrive una signora. “Mi trovo a [nome di città europea] volevo andare in sinagoga per l’anniversario della morte di mia mamma, ma ho visto tutta quella polizia fuori, e non sono abituata, mi è venuta paura e così ho rinunciato”.  Pensateci un momento. Questa donna non ha avuto la possibilità di piangere la morte di sua madre. Se fosse abituata ad andare in sinagoga, avrebbe interiorizzato la presenza della sicurezza, senza farci nemmeno più caso. Ma la maggior parte degli ebrei in Europa in sinagoga non ci va più, non siamo abituati. La secolarizzazione esiste anche per noi, siamo europei anche noi. Inoltre abbiamo paura. In sinagoga ci andiamo, quando ci andiamo, per le feste e gli anniversari. E quando viene paura ci rinunciamo. Come diceva uno che capiva, quando siamo feriti, sanguiniamo anche noi.

Ecco, a me questa storia dice che non c’è posto, nell’Europa di oggi, per il lutto degli ebrei. Il periodo di lutto ebraico è lungo e articolato. Ha soprattutto la funzione di aiutare chi rimane a farsi una ragione della mancanza di una persona a cui hai voluto bene. Si cerca di superare il trauma, ed la morte di una persona è sempre un trauma, con l’aiuto della comunità. Ma questa comunità, in Europa,  fa sempre più fatica a riunirsi, per ragioni di sicurezza appunto. Ragioni che vanno a colpire le persone nei momenti in cui sono più fragili. Lo dite voi a una persona che ha perso un genitore “Ma tira fuori le palle e non farti venire paura!”.

Per le nostre espressioni di lutto, in Europa, non c’è posto. C’è posto solo per le commemorazioni, i mai più! una volta all’anno, la trasformazione degli ebrei in vittime sempiterne, in archetipo della eterna sofferenza dei buoni (spesso, terroristi palestinesi) per opera dei cattivi (spesso militari ebrei). Congelare il ricordo delle persone nel momento della loro  morte e non superarlo mai, quel momento. L’opposto della idea ebraica di lutto.

Può darsi che questa faccenda degli ebrei che in sinagoga non ci vanno più sia un passo avanti verso la laicità, e quindi la costruzione di una Europa più tollerante e multiculturale ed amica di tutti quelli che ci vivono. Magari, eh. Magari per poter andare d’accordo con i nostri concittadini europei dobbiamo solo smettere di essere ebrei e dopo tutto diventerà più facile e saremo protetti contro il razzismo antisemita ed il terrorismo arabo. Chissà. Magari evitare di piangere i nostri morti è un progresso. Faccio fatica a vedere in che modo lo si possa chiamare tale ma, che volete, sarà un mio problema.

Intanto, ripeto, ringrazio i palestinesi ed i loro sostenitori. Siete persone così idealiste e sensibili, nella vostra lotta contro l’ingiustizia.  Procurate posti di lavoro a gente che si occupa di sicurezza e contribuite a tenere vuote le sinagoghe. Due importanti passi verso la giustizia per i palestinesi.

 

 

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