A proposito (anche) di Giulio Meotti

In vacanza mi sono portato da leggere Memoirs of a Jewish Extremist di Yossi Klein Halevi. E sto riuscendo a leggerlo. Questa è già una notizia, me ne rendo conto.

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Yossi Klein Halevi è uno dei commentatori più intelligenti che il mondo ebraico americano ed israeliano ha mai prodotto. Di questi tempi ce ne sono tanti (Daniel Gordis, Yoram Hazoni…). Una delle colpe degli intellettuali ebrei italiani è di non farveli conoscere in traduzione. Di tenere i lettori italiani sotto una cappa di vetro in cui l’unico sionismo moralmente accettabile è quello dei kibbutz comunisti.

Yossi Klein Halevi è nato da superstiti della Shoah, ed è cresciuto nel mondo ebraico di Brooklyn. E’ stato un membro della Jewish Defence League. In questo libro racconta la sua formazione e gli anni giovanili. Il Yossi Klein Halevi di adesso lavora per lo Hartman Institute ed organizza seminari per leader religiosi musulmani americani a Gerusalemme. La biografia di Yossi Klein Halevi è la storia di una trasformazione (sottotitolo del libro) dallo sciovinismo etnico alla convivenza, senza nascondere le difficoltà, senza insultare gli oppositori, le cui paure conosce e comprende meglio di altri.

Per questo mi colpiscono gli insulti a Giulio Meotti. Perché vengono dallo stesso fronte che urlava con accento yiddish “Fascisti!” al giovane Yossi Klein Halevi, quando assieme alla Jewish Defence League manifestava per la liberazione degli ebrei sovietici ed interrompeva le serate di solidarietà con l’Unione Sovietica. E aveva ragione. E ha vinto quella battaglia. Chi insulta adesso Meotti mi sembra non abbia proprio partecipato con entusiasmo alla battaglia a favore del diritto degli ebrei sovietici ad immigrare in Israele. E forse non è un caso.

Certo che la polemica di Meotti contro l’uso del Memoriale della Shoah per dare rifugio ai migranti è una polemica cretina. Ma ancora più cretino è pensare di metterlo a tacere invocando l’intervento dell’Ambasciata di Israele, che non si capisce come mai dovrebbe intervenire contro qualsiasi persona etichettata come fascista. E come? Distruggendogli la casa, come ai terroristi di Hamas?

Chi insulta Meotti, e gli estimatori di Meotti e chi è d’accordo con Meotti e chi lo è stato anche solo una volta (ma quanta voglia di creare nemici, di farsi belli urlando quanto sono reprobi gli altri…) impedisce alla gente come Meotti di cambiare idea, di crescere, di allargare le prospettive, di diventare, appunto, un altro Yossi Klein Halevi.

E per questo, sul palcoscenico della storia, è destinato a perdere di nuovo. Come già successo.

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