Racconti ritrovati

“Ho sentito che in quel paese, là, a quattro kilometri da qui, sono talmente barbari e fanatici che, quando il prete si avvicina per somministrare l’estrema unzione, piuttosto che farsi vedere dal prete, si fanno soffocare da uno del Paese, un vecchio signore che ha ereditato questa sua carica dal padre, e suo padre dal nonno e così via… E’ da secoli che fanno  così… è un paese di giudei”.

Nella parte rurale, più povera del Portogallo, vivono ancora famiglie di discendenti di ebrei, costretti alla clandestinità dall’Inquisizione. Ogni tanto qualcuno ritorna ufficialmente all’osservanza dell’ebraismo. Il caso più famoso è quello degli ebrei di Belmonte, una piccola cittadina del Nord, la cui comunità ebraica è la più numerosa di tutto il Portogallo.

Miguel Torga fu uno dei più importanti scrittori portoghesi. Medico, militante comunista, venne spedito in esilio dal regime salazarista nelle regioni più povere del Portogallo. Nei suoi racconti descrive con realismo crudo la dura vita dei contadini di quella regione, l’esistenza schiacciata dai debiti, le loro superstizioni. Come quella di cui sopra. Il racconto, l’unico in cui Torga parla della presenza cripto-ebraica in Portogallo, apre la più famosa delle raccolte dei suoi racconti, Novos Contos da Montanha. Una traduzione italiana venne pubblicata da Linea d’Ombra nei primi anni Novanta.

Era il periodo in cui gli italiani, particolarmente i milanesi, si erano innamorati di un Portogallo etereo, fatto di immagini sfuggenti di Fernando Pessoa (che in realtà era un imperialista e razzista) e di un fado in falsetto, evirato (i testi dei fado di solito dicono qualcosa come “E più mi picchi e più ti amo!”). Mai abbastanza lodata, dicevo, Linea d’Ombra, per aver introdotto un poco di realtà nelle fantasie dei clienti delle librerie Feltrinelli che, guida Lonely Planet alla mano, si apprestavano a visitare una Lisbona sterilizzata,  dall’edilizia riqualificata, in vista dell’Expo.

Il cripto ebraismo è un fenomeno straordinario. In breve, si tratta della fedeltà all’ebraismo, mantenuta più o meno in segreto, da discendenti di famiglie vittime dell’Inquisizione. Tondelli ci vede una montatura ed un tentativo, ovviamente, di contadini che vivono in provincia di farsi belli, disonestamente, tramite una identità inventata. E di abbandonare il loro paesello approfittando del potere della potente lobby ebraica americana. Sempre nemica, come sapete, dei contadini che vivono nel paesello palestinese, portoghese o messicano.

Spesso la vita dei provinciali è tanto misera che proiettano altrove le proprie miserie. Per cui in una storia di oppressione e di resistenza lui vede la prova della arroganza degli ebrei, che vogliono a tutti i costi essere diversi mentre sono solo una variante di quegli altri nemici della Chiesa, i protestanti. E così il nostro cattolico di campagna completa l’elenco dei nemici. E riesce a orientarsi nella realtà, faccenda difficile, per la quale ha bisogno di una guida autorevole. Il pezzo lo trovate Googolando. Per qualche strana ragione a Tondelli non piace venire linkato da me.

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Lui dice che non c’è niente di antisemita, si tratta solo di un pezzo sull’identità. Ed è vero! Anche il Contadino di Galilea è una satira dell’inefficienza della scuola italiana.

Torniamo per un momento alla trucida storia degli ebrei che si fanno uccidere, per non ricevere la grazia di Dio in forma di sacramenti. Credo sia un caso classico di de umanizzazione. Difficile immaginare qualcosa di più mostruoso di una cultura in cui gli anziani vengono sistematicamente soppressi quando diventano deboli. E questa leggenda, che esistesse un soffocatore segreto tra i discendenti di ebrei, si è trasmessa per secoli, nel Portogallo rurale.

Qua in Italia ho ritrovato la mia copia dei Novos Contos da Montanha. La comprai quando visitai il Portogallo per, boh, forse la terza o la quarta volta, quando arrivavano anche tutti quei turisti milanesi che volevano sentirsi  parte di un etereo film di Wim Wenders. Ecco qua. Quello vicino è il mate, che ho ripreso a bere da un po’ di tempo.

Ovviamente la Costituzione portoghese prescrive che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza eccezioni dovute alla religione o alla discendenza. E noi tutti ci crediamo, vero? Che per sconfiggere il pregiudizio antisemita basta dichiarare che non esiste.

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5 risposte a Racconti ritrovati

  1. Paolo ha detto:

    A me la canzone portoghese che piace di più è quella dove il tizio va nel vecchio casino, sede di tanti bei ricordi, e lo trova trasformato in un triste ufficio di usuraio; ce n’è anche una versione italiana, dove però diventa la sede delle pompe funebri. Non so se sia un fado, non credo.

    Quella del “lettore della Bibbia che può mettere in difficoltà una sacerdote in pochi secondi” è, statisticamente, falsa. Non escludo che con il calo di vocazioni siano finiti nel calderone anche molti ignoranti (in quanti modi si può diventare prete? non so) ma i Seminari danno un’ottima preparazione teologica e biblica (ovviamente di impronta cattolica), latino e greco (che sono bestie nere del Tondelli, mi sa: odia il Liceo classico) e credo anche ebraico.
    Del resto lui non era lo stesso che diceva, in riferimento alla festa di Simchat Torah, in risposta a un tuo post, che gli ebrei la Torah la baciano, la portano in giro, ci ballano, “insomma tutto tranne che leggerla”?
    Deve essere proprio una fissazione sua. Non so quali ebrei abbia frequentato per farsi quest’idea,

    Ciao!
    Paolo
    (sempre quello ebreo)

    • nahum נחום ha detto:

      Il racconto parla del clero portoghese rurale. Non credo fossero vette di sapienza biblica.
      Su quali ebrei Tondelli abbia msi conosciuto non so. Lui sosteneva di avere allievi ebrei, poi è saltato fuori che non chiedevano mai di stare a casa per le feste ebraiche, poi sono diventati semplicemente di origine ebraica, in ogni caso rifiutava di renderne pubblici i nomi.

    • Paolo ha detto:

      Non mi riferivo al racconto, che non ho letto, ma al post di Tondelli che si trova “googoland”, nel quale, en passant, si accredita tra le righe come biblista in grado di mettere in difficoltà “in pochi secondi” un prete, se solo volesse.
      Secondo me, in fondo in fondo, fare il prete gli sarebbe piaciuto.

      Ciao!

      • nahum נחום ha detto:

        Ah. Non ricordavo il post di Tondelli. Per quel che ho capito, lui è cresciuto in un ambiente molto cattolico, boy scout, parrocchie e figurati che ad anni di distanza sapeva la data della morte dell’archivista della diocesi di Modena, in cui io incappai per caso all’epoca della tesi di laurea.
        Tra parentesi questo monsignore mi sembrava uno che sapesse il fatto suo, perlomeno quanto a capacità organizzative. Aveva messo in piedi una scuola per archivisti per la quale storici di tutta Italia gli sono riconoscenti. Gli archivi italiani sono dei giacimenti preziosi per gli storici di tutto il mondo, ma senza qualcuno che li mette in ordine non valgono nulla. Lui questo lo sapeva e ha contribuito a creare la figura professionale.
        Probabilmente, essendo Tondelli il primo del suo paesello ad arrivare alla laurea e addirittura al dottorato in Francia (a sue spese), assapora la sensazione di essere coltissimo e di superare con la sua erudizione anche le figure maschili dotate di autorità, preti e padri che siano.
        Qualche problema con le figure maschili pare proprio ne abbia. Un suo post su Sangiuseppe era quasi freudiano, nel modo in cui ne parlava: figura maschile, desesssualizzato, ovviamente simile a suo padre. E poi, poteva mancare, ultimo ebreo, e primo cristiano, o ultimo patriarca e primo papà.
        Shabbat shalom umevorach

    • Paolo ha detto:

      E dimenticavo, Shabbat Shalom!

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