Storia di una parola

Tra XIV e XVI secolo, in molti Comuni del Centro e Nord Italia, arrivarono famiglie di ebrei, di solito una o due per Comune. L’unico mestiere che gli ebrei potevano praticare era il prestito su pegno. Le leggi dei Comuni, e il diritto canonico, permettevano solo ai battezzati di diventare cittadini o di esercitare qualsiasi altro mestiere. Gli ebrei poi magari facevano anche altri mestieri, ma è meno facile da rintracciare nelle fonti.

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Nel XIV e XV secolo, inoltre, praticamente tutti gli ebrei italiani (maschi) erano rabbini, visto che si trattava dell’unico percorso di studi possibile. Gli ebrei per solito non erano ammessi nelle Università, con la parziale eccezione di Padova per Medicina. Ma anche i medici che lavoravano presso le corti facevano, a latere, i prestatori, ed erano ordinati come rabbini.

Il lavoro di rabbino, in queste minuscole comunità, era svolto poi da altri, dipendenti specificamente pagati (a volte fatti venire dai territori tedeschi, perché gli ebrei italiani preferivano essere indipendenti e il mestiere di rabbino non era mai molto attraente). Ma il titolo lo avevano tutti.

Quindi per molti italiani, sia che vivessero nelle campagne o nelle città, non era rara l’esperienza di incontrare un rabbino, di cedergli il mantello in marzo per avere a prestito una somma di denaro (per le sementi, per esempio) e sperare di rimettersi presto in pari, in modo da poter riscattare il mantello stesso entro l’autunno e non passare l’inverno al freddo. In altre parole, il rabbino era un usuraio.

Trattandosi di scene comuni, abbiamo anche qualche raffigurazione pittorica. Così doveva sembrare un banco ebraico di prestito nell’Italia tardo medievale. Notate per esempio la assenza di ampie finestre. Se tieni molto denaro liquido, ed hai i pegni, non vuoi rendere il tutto accessibile a ladri e malviventi, O anche a qualche bada di ragazzotti in cerca di ragioni per scazzottarsi con i guelfi. O i ghibellini. O i Capuleti. La storia splatter che sta dietro al dipinto è molto interessante.

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Questa comunque deve essere la ragione per cui la parola rabbino in italiano colloquiale, lingua che si è formata in quei secoli, non è esattamente un complimento.

Io trovo molto buffo quando qualcuno, che parla italiano, viene a spiegarmi che in Italia l’antisemitismo non c’è perché gli italiani (magari perché cattolici) hanno sempre aiutato gli ebrei. 

A proposito, se vi hanno fatto credere che lo scopo dei Monti di Pietà fosse aiutare i poveri, ho una sorpresa per voi.

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Una risposta a Storia di una parola

  1. giovanni ha detto:

    Giuseppe ci disse con sarcasmo: “tutti i romani la sera del bombardamento erano a San Lorenzo e tutti gli italiani hanno salvato almeno un ebreo”.
    Disse qualcosa anche sui “buciardi”, ma non è il caso di dilungarsi.

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