Eravamo tutti Charlie

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Meno di tre anni fa, ve lo ricordate? L‘attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. E poi l’ondata di indignazione e paura, tutto espresso sui social media a furia di hashtags. Eravamo tutti Charlie, appunto.

Beh, tutti, proprio tutti, no. C’era infatti chi non voleva essere Charlie. Ci spiegavano che Charlie Hebdo pubblicava vignette offensive e razziste verso i diseredati della Terra, che non avevano la possibilità di rispondere. Cioè i musulmani. E nessuno che facesse notare che no, i musulmani, almeno, quei musulmani che se ne sentivano offesi avevano risposto, eccome. Con le mitragliatrici. Forse c’era qualcosa di sbagliato nella risposta, più che nella provocazione.

Il ragionamento, chiamiamolo così, era il seguente. Le opinioni di cristiani (ed ebrei, ovviamente) si possono e si debbono insultare, perché i cristiani (e ancora di più gli ebrei, ovviamente) sono dei privilegiati, e la libertà di parola e di satira e di insulto è uno dei privilegi di cui loro godono. I musulmani no, perché sono poveri ed oppressi. Tutti. Anche gli sceicchi sauditi che posseggono più di metà degli immobili nella City di Londra ed in altre capitali europee.

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La terribile miseria di un Paese musulmano, la Malaysia.

Alle porte dell’Occidente, spiegavano, premono masse di disperati islamici che legittimamente vogliono una parte delle ricchezze che noi, i cattivi, abbiamo accumulato in epoca coloniale. I valori dell’Illuminismo, laicità dello Stato, uguaglianza tra uomini e donne, libertà di parola, servono in maniera eccellente per attaccare il cristianesimo e gli ebrei Israele. Ma quando si parla di Islam, no.

I valori dell’Illuminismo si devono adattare all’Islam, perché  non possiamo imporre il mondo moderno alle masse islamiche nelle nostre periferie, perpetrando in questo modo il colonialismo. La famosa teoria secondo cui l’autodeterminazione delle donne, la libertà di una donna di andare a letto con chi le pare, offenderebbe i popoli del Sud del Mondo.

Quelle masse islamiche nelle nostre periferie, che dobbiamo tenere lontani dalla nostra perversa libertà sessuale, fatta di pillola, minigonna o leggings,  si incazzano come vipere quando si disegna il Profeta. Quindi, bisogna trovare un compromesso (e smettere di disegnare il Profeta). Perché sapete, loro sono in tanti e noi continuiamo a diminuire.

Schermata 2017-11-06 alle 10.19.42Sono in tanti anche gli italiani che vogliono la castrazione chimica per gli stupratori, quelli che vogliono selezionare gli immigrati in base alla religione, quelli che vogliono la pena di morte anche per i ladri di automobili. Ma questa strana concezione della democrazia, secondo cui quando sono in tanti hanno delle ragioni, non funziona in quei casi. Funziona solo per mettere a tacere Charlie Hebdo in nome delle tolleranze reciproche.

C’erano quindi quelli che non volevano essere Charlie perché la laicità dello Stato era un buon argomento da far valere contro Israele, ma mai contro i musulmani. Hamas incluso. Sapete, se i musulmani si radicalizzano è sempre colpa di Israele, che vuole sabotare i moderati e laici. Sì, i moderati: quelli che hanno massacrato gli atleti a Monaco, messo bombe a Parigi e Londra, compiuto attentati in diversi aeroporti europei (pure Fiumicino, due volte, nel 1973 e nel 1985) e mitragliato la folla in uscita dalla sinagoga di Roma nel 1982. Siccome Israele non voleva fare la pace con questi moderati, ha istigato la radicalizzazione dei musulmani (sono proprio perfidi questi ebrei sionisti). Se non fosse stata per questa satanica strategia sionista, i musulmani di tutto il pianeta sarebbero naturalmente evoluti fino ad abbracciare i valori dell’Illuminismo.

D’altronde, dicevano, pure mia nonna portava il velo, e lo porta ancora quando va in chiesa la domenica. Perché vogliamo imporre loro di levarselo?

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Nella biblioteca di quelli che non erano Charlie, e più spesso tra i loro fari intellettuali, troneggiava imperioso Tariq Ramadan, sostenitore di un possibile incontro tra Islam e modernità. Sostenitore anche di uno Stato unico in Palestina, in modo che gli ebrei si trovino a soggiacere alle regole della maggioranza

Che cosa significhi questo incontro tra Islam e modernità nel pensiero di Tariq Ramadan, è presto detto. Lasciate che i musulmani si evolvano da soli. Vedrete che con il tempo smetteranno di praticare la pena di morte. Al momento, purtroppo moltissimi musulmani restano convinti che sia giusto amputare la mano ai ladri, infibulare le bambine, prendere a pietrate i condannati a morte. Questo, si intende, è colpa di voi occidentali che ci avere colonizzato.

Non stupisce che, di quelli che non erano Charlie, Tariq Ramadan fosse il campione Certo, lui condannava l’attentato, ma le vignette, sapete, erano state blasfeme ed offensive. Allo stesso modo Tariq Ramadan condannava gli attentati suicidi in Israele, ma riconosceva le ragioni degli attentatori. Inoltre ammoniva che senza una soluzione del conflitto (aka cancellazione dello Stato ebraico) tali attentati sarebbero continuati. Quindi, nell’illuminato pensiero del nostro fautore dell’incontro tra Islam e modernità, gli ebrei di tutto il mondo hanno una scelta. O rinunciare ad avere un posto in cui rifugiarsi, e trovarsi quindi alla mercé di dittatori islamici o meno. Oppure essere costante bersaglio di attentati, sbagliati nel metodo ma non negli obiettivi.

Arriviamo ai nostri giorni. Gli americani hanno eletto un presidente che si vanta di non tenere le mani a posto quando ha accanto una bella donna. Dopo qualche mese le donne di tutto il mondo occidentale iniziano a reagire ed a raccontare sui social media e davanti ad avvocati quella volta che. Sulla correttezza ed efficacia della campagna io ho i miei dubbi. Sostanzialmente credo che non sia corretto ascoltare solo una delle parti. Magari le molestie non ci sono nemmeno state, e una scrive #metoo su Twitter o Facebook per tutte altre ragioni. Ma l’effetto valanga è innegabile.

Sempre più donne, in tutte le parti del mondo, si fanno avanti, come si dice. Raccontano di aver subito molestie di vario grado. Dalla avance non gradita fino alo stupro vero e proprio. Vittime della valanga sono uomini ricchi e (soprattutto) famosi, di cui vengono rivelate le poco simpatiche abitudini con donne meno potenti di loro, attrici o studentesse per esempio. Tra di loro, pure Tariq Ramadan. Aha. Una attivista musulmana denuncia un tentativo di stupro. Poi si fa avanti un’altra e racconta una simile storia. E poi c’è quella che ha ricevuto messaggi pornografici.

L’occasione per Charlie Hebdo è ghiotta. Han fatto la copertina sul sesto pilastro dell’Islam. 

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E sono seguite minacce di morte alla redazione di Charlie Hebdo. Non so se provengano da masse islamiche. O da familiari di Tariq Ramadan che difendono l’illustre parente. O magari da agenti del Mossad che stanno complottando, ovviamente nell’ombra, per gettare discredito sul moderato quasi laico pensatore islamico.

Ma il fatto è che i giornalisti di Charlie Hebdo, dopo aver subito un attentato terroristico, adesso si trovano a venire minacciati di un altro, ed il tutto in meno di tre anni. Se provate a descriverli come privilegiati, voi che gli attentati non li rischiate, siete proprio dei gran pezzi di merda.

Era divertente osservare quelli che il mondo è cambiato che ammonivano a lasciar perdere la laicità ed i diritti delle donne, in nome di questo cambiamento avvenuto, perché sennò si offende il Sud del Mondo. E siccome il mondo era cambiato, noi ebrei dovevamo abbandonare il sionismo e tornare a essere a perenne rischio di espulsione. Gran cambiamento, davvero. E le donne, sempre perché il mondo è cambiato e non si può imporre a tutte di vestirsi come pare a loro, avrebbero dovuto rassegnarsi a spiagge e palestre in cui si entra solo con il burka a qualsiasi ora del giorno.

Adesso invece un cambiamento è davvero in corso, e riguarda la condizione delle donne. Sì perché molto probabilmente, nei posti di lavoro e speriamo anche nelle famiglie, sarà difficile ignorare questa ondata di denunce, per quanto spropositate e fuori misura ci possano sembrare al momento. Chissà se quelli che non erano Charlie prenderanno le parti di Tariq Ramadan e saliranno in cattedra a spiegarci che il mondo non è cambiato.

 

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3 risposte a Eravamo tutti Charlie

  1. Matanah ha detto:

    E mo’ che il 6° pilastro dell’islam che tutti sapevamo essere il cazzotti viene perentoriamente tirato fuori che si fa? CH che farà, chiuderà per paura? La polizia proteggerà la redazione (ah ah ah), o lo faranno i moderati islamici? 6 a 1 che Ch cala le braghe
    Intanto hanno fatto una uguale vignetta antisemita, o ho visto male io?

  2. Pingback: Eravamo tutti Charlie | allegrofurioso | Buseca ن!

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