Una sinagoga in Svezia ed una fontana a Roma

A Kippur un gruppo di neonazisti svedesi voleva manifestare davanti alla sinagoga di Goteborg, in nome della libertà di opinione. Sono intervenuti i giudici e il percorso della manifestazione è stato cambiato.

Ieri notte un gruppo di venti militanti pro Palestina ha assaltato la sinagoga, nei cui locali era in corso una festa post havdalah dei Benei Akiva. I bambini sono stati costretti a nascondersi in cantina. Svezia, 2018. Bambini ebrei costretti a nascondersi. Bottiglie molotov sono state lanciate contro l’edificio, rotte le vetrate, ecc. Insomma un chiaro tentativo di incendio. Svezia, 2018. Sinagoga data alle fiamme. Ricorda qualcosa?

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Ora aspetto che qualcuno mi spieghi di nuovo che il vero pericolo per le comunità ebraiche in Europa sono gli estremisti di destra e che bisogna distinguere tra la critica verso il governo di Israele bla bla, doverosa e legittima, bla bla, ed antisemitismo che è solo di destra perché con i musulmani il problema è politico e non religioso.

Il primo che mi dice che tutto questo è colpa di Trump, perché spostando l’ambasciata a Gerusalemme doveva tenere conto delle conseguenze, vince una iscrizione al club “Sinistrati per Israele” sezione Marx, nel senso di Groucho, e lettera di benvenuto firmata da Mona Lerner.

Quanto ai compagni di Sinistra per Israele, credo sia troppo aspettarsi una parola di condanna. Quella è la Svezia, il paradiso socialdemocratico, che i compagni non criticano mai. Intanto gli ebrei se ne scappano.  Ma il sindaco, che è un compagno, ha le idee chiare. L’antisemitismo è colpa degli ebrei.

Il vero problema, in questa Europa multietnica e socialdemocratica  è come mai, mentre è in corso una manifestazione pro Palestina, a cui partecipa gente armata di bastoni e con il volto coperto, con i fumogeni pronti e le bottiglie molotov, nessuno ha pensato che a poca distanza dal percorso della manifestazione c’era una sinagoga, e dentro c’erano dei bambini.

Forse mi direte che non si devono sollevare sospetti sull’operato di poliziotti musulmani e/o socialisti. E ricordiamo la lunga e fraterna amicizia tra la socialdemocrazia svedese ed Arafat.

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Uno die due è Olof Palme, il leader socialdemocratico svedese. L’altro è Yasser Arafat. Era il 1983. Pochi mesi prima, a Roma, era stato ucciso un bambino ebreo, Ma guardate che bei sorrisi, non vi emoziona questa solidarietà tra i popoli?

Quindi, ecco, io rispondo che forse vi interessa comprare una fontana, a Roma. Un affare, credete a me. C’è chi ci ha fatto davvero dei soldi.

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