L’emblema della Real Casa

Per onorare il ritorno in Italia delle spoglie mortali di Vittorio Emanuele III mi sembra opportuno esporre qui il simbolo della Real Casa, per come veniva esibito in luoghi simbolo della maschia virilità del Regio Esercito. I bordelli.

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Era il 1937 e ti potevi portare in camera una, ma anche anche due ragazze. Se ci mettevi 20 Lire potevi stare una mezza giornata. Un’ora ti costava 7.20 lire. Per dare una idea del tenore di vita dell’epoca, un kilo di pasta costava 2.80 lire. Un poco più dell’Impegno Doppio, qualunque cosa significhi. Ammirate in alto a sinistra il simbolo della Real Casa.

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Qui siamo a Udine, non si fanno sconti a militari, probabilmente perché i clienti sono solo militari. Oh, mica scherziamo, siamo vicini al confine orientale e le dame di compagnia sono selezionate per le loro forme generose (gli italiani fanno la fame, e la donna ideale non è una silfide) e la loro sottomissione dolcezza.

Chissà se sono slave, già allora. Comunque occorre ricordare ai clienti che si devono lavare, razza di zozzoni e prima di darsi al divertimento ci va l’ispezione sanitaria. Insomma, la Real Casa offre il patrocinio a imprese pulite. Venti minuti con una battona costano poco più di un kilo di pasta. Viene da chiedersi quanto andasse a lei, chiusa in una casa di tolleranza a poca distanza dal confine slavo.

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Qui come vedete c’è solo il simbolo della Real Casa, e non quello del Regime. Chissà, magari la frequentavano antifascisti.  Con, letteralmente, due lire, ti portavi due ragazze in camera. Un affare, che ad averne una sola pagavi 1.10. Per una svelta, che adesso si dice sveltina. Non so se la dama di compagnia in fotografia fosse stata selezionata per le sue forme, ma certo la dolcezza ci stava tutta. Ancora una volta, la Real Casa patrocinava imprese di successo.

In caso vi venga qualche curiosità sulle condizioni di lavoro di queste sex workers, eccovi qua un altro interessante avviso, ovviamente corredato del simbolo della Real Casa.120

Dunque vediamo cosa significa la naturale dolcezza di queste signorine. Quaranta stupri al giorno, in tempo di pace. Mi pare una motivazione sufficiente per unirsi alle colleghe assunte per una doppia. Oh, beninteso, se c’è la guerra la lavoratrice del sesso deve farsi stuprare centoventi volte al giorno. Il giorno che ti fai scopare solo 119 volte, o trentotto in tempo di pace, perdi la casa ed  il tetto e te ne vai a battere la strada. Era il mercato, bellezze dalle grandi forme. Ci volevano i grandi numeri, per i nostri soldati al fronte. Non so se ai Savoia (visto il simbolo, là in alto?) piacessero le gangbang, ma diciamo che ci guadagnavano abbastanza da quelle degli altri.

Io non conosco molto sulla storia della prostituzione in Italia. Ho letto qualcosa, e più di tutto mi ha colpito la autobiografia di una prostituta raccolta in quello che secondo me è il più bel libro di storia del Novecento italiano, le Autobiografie della Leggera di Danilo Montaldi. Mi pare di capire che la ragione principale che spingeva queste donne al mestiere  fosse la miseria. Che andava comunque ad arricchire le casse di Casa Savoia. Trovo sempre molto irritanti quelli che dicono che chiudendo le puttane nelle case, sparirebbero dalle strade. Basta attraversare uno qualsiasi dei quartieri a luci rosse di ogni città per rendersi conto che la prostituzione di strada è solo la versione più economica (per i clienti) di quella che si tiene al chiuso. Non scompare di certo. Dove credete finissero quelle che non riuscivano a fare quaranta marchette al giorno in tempo di pace? A fare le perpetue per i parroci?

Ripeto, non mi intendo di storia della prostituzione. E questa roba la ho trovata con una semplice ricerca in internet  che secondo me dice tanto su quell’epoca della storia d’Italia su cui i Savoia hanno lasciato una traccia tanto profonda. E proprio perché sono stati colpevoli più di altri per questo schifo, secondo me se ne dovrebbero star fuori e evitare di contaminare il suolo italico con la loro presenza.

Concludo con  questa delizia, trovata con la stessa ricerca. Il simbolo della Casa Reale non c’è, ma senza le gloriose imprese coloniali questo genere di imprenditori non avrebbe iniziato diciamo ad imprendere. Il bordello Dalla Tripolina, con bellissime schiave importate, signorine delle colonie italiane è quindi un’altra delle glorie di Casa Savoia.

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Bentornato in Italia, Maestà. Ho fatto il possibile per adornare di bandiere questo mio blog, e senza nominare per un momento gli ebr… gli israel… insomma quelli delle leggi, ci siamo capiti. Certo, è roba passata, vi siete scusati,  perché farla lunga. Parliamo di donne, piuttosto. 

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Una risposta a L’emblema della Real Casa

  1. busfahrer ha detto:

    La vedo solo ora. Fantastica!
    Io non posso vedere “quelli là” ma a prenderli per i fondelli in maniera così elegante non ci sarei mai arrivato… 🙂

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