La Gerusalemme di Paola Caridi

La questione delle tasse non pagate dalle chiese di Gerusalemme mi ha fatto arrivare sotto gli occhi il blog di Paola Caridi.  Già una volta lei mi ha bloccato, per cui se leva il link organizzatevi, cercate invisiblearabsPUNTOcom.

Non è la prima volta che lo leggo. E lo trovo divertente. Prima di tutto per gli strafalcioni  con cui la Caridi si dà arie di esperta internazionale.

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La signora, come diceva la mia professoressa di inglese delle medie, pensa in italiano con tutta quelle subordinate e parentetiche che sono caratteristiche della nostra lingua. Quando parlata dai laureati più pretenziosi, voglio dire.

Quando una vive a Gerusalemme ma continua a pensare in italiano, è legittimo farsi qualche domanda sul numero di non parlanti italiano che lei frequenta. Sembrano essere pochi.

In ogni caso, tra le sue frequentazioni, mancano gli ebrei. I cittadini ebrei di Gerusalemme normali, che sono dopotutto la maggioranza degli abitanti della città, tassisti, impiegati, insegnanti, muratori… quelli nel blog della Caridi non ci sono. Lei vive a Gerusalemme ma se ne tiene lontano. Sembra che non ne incontri mai.

Però riempie il suo blog con la decimillesima citazione degli eventi di Deir Yassin, beninteso fuori dal contesto, così il lettore trova confermato il suo pregiudizio.  Il lettore di questo blog, dall’inglese maccheronico e dall’italiano involuto, è di solito uno convinto che la Palestina era la terra di latte e miele, in cui tutte le religioni convivevano pacificamente, poi un brutto giorno sono arrivati i sionisti cattivi ed è iniziato l’Olocausto palestinese finanziato dagli americani. Così sembrano essere le cose viste da un qualsiasi posto in Italia, più o meno dalle parti della sinistra del PD

Invece il cittadino di Gerusalemme, ebreo o meno, vede altre cose. Per esempio, quando va all’ospedale, che sulla carta sarebbe territorio occupato ma che è lì dal 1939, passa accanto al luogo in cui nel 1948 una banda armata di terroristi arabi ha massacrato civili inermi, medici ed infermieri. In spregio a tutte le convenzioni internazionali. Questo è un evento che in Italia si racconta poco. E che i lettori del blog della Caridi generalmente non conoscono.

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Io però da quel posto ci sono passato, e un sacco di volte, perché in quell’ospedale è nato mio figlio. Le infermiere erano ebree, il medico druso. La Caridi non ve lo dice, ma in Israele, o nei Territori Occupati, come dice lei, esistono dipendenti ebrei di dirigenti arabi. Che non collima molto con il razzismo o apartheid, che come direbbe il lettore dall’Italia, caratterizzano l’occupazione sionista dal 1948.

Dieci anni fa la Caridi raggiungeva punte di surrealismo quando  dava conto dei cantieri bloccati a Gerusalemme. Secondo lei era per via della crisi della borse in USA. Lo vedete questi ebrei, sempre con i loro maneggi e manovre losche. Si tratta, ve lo dico io, di un modello di consumo non sostenibile che ingrassa finanzieri ebrei americani e fa soffrire i popoli del Sud del Mondo, primi fra tutti i palestinesi.

E qui si intravvede il fantasma di Berlinguer, che quando la Caridi era giovane raccomandava austerità e compromesso storico. Vale a dire sognava l’alleanza tra cattolici e comunisti, per trasformare l’Italia in un immenso monastero, come diceva la Fallaci. E siccome il capitalismo non è sostenibile e le Borse non usciranno mai dalla crisi, ammonisce la Caridi, la storia farà giustizia di questa folle idea ebraica di avere uno Stato e difendersi da soli, anziché affidarsi alla protezione dei comunisti e dei cattolici. O degli islamici, che trattano tutti bene.

Tutto questo pippone era accennato tra le righe per compiacere i lettori che a quella serie di cazzate credono davvero e ci si commuovono anche. Solo che i cantieri di Gerusalemme erano chiusi perché era Rosh haShanah, festa secondo il calendario ebraico. Ovvio, una che evita di frequentare ebrei neanche se ne accorge, che c’è una festa ebraica nel calendario.

La Caridi si fa una ragione di vita di raccontare gli arabi, lamentando che sono invisibili. E poi fa di tutto per non vedere gli ebrei, e nemmeno parlarne. Se non quando sono morti. P. es. qui.

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Dove ci fa anche sapere la sua idea per risolvere il conflitto. Farla finita con Israele e ridurre gli ebrei di nuovo a minoranza disarmata, priva di uno luogo in cui rifugiarsi quando vengono perseguitati, cosa che nella storia succede.  Non male, per una che parla così tanto di diritti.

Un tempo mi ci incazzavo. Ma era il periodo in cui parlavo soprattutto italiano, pensavo prevalentemente in italiano e come ogni italiano dovevo cercare delle ragioni che giustificassero questa strana cosa che è l’esistenza degli ebrei. Quelli erano i tempi.

Ora le cose sono diverse. Persino i reali di Inghilterra vengono in visita in Israele, riconoscendo il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione. La ambasciata americana finalmente apre a Gerusalemme. Israele è forte politicamente ed economicamente. Invece è in crisi l’identità europea, che voleva basarsi su un allegro patchwork di religioni e costumi, con i musulmani forza elettorale significativa, coordinati magari dai Fratelli Musulmani. Tariq Ramadan è stato finalmente esposto al pubblico per quello che è: un vecchio porco che abusa delle studentesse.

E la Caridi, che dieci anni fa veniva considerata esperta autorevole, continua a scrivere le sue lagne sui poveri arabi che non sono cattivi, è la stampa (dominata dagli ebrei) che li dipinge così. Il problema è che esperti anche più autorevoli di lei avevano previsto la vittoria della Clinton e la sconfitta del Brexit. Poi si è visto come è andata. E’ una categoria in crisi, quella degli esperti.

Ma comunque possono consolarsi con le conferenze nelle Università, davanti a un uditorio accuratamente selezionato. Sono divertenti, quelle conferenze. Se poi le mettono per iscritto le leggiamo anche noi. E ci divertiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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