Uriel Fanelli e Lou Grant

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Uriel Fanelli, sei uno sciocchino. Come me, sei cresciuto guardando le serie TV sui canali Fininvest. Ci hanno presentato una immagine dell’America tutto sommato ottimista. I neri potevano diventare ricchi proprietari di catene di lavanderie a gettone come George Jefferson. Gli ebrei erano simpatici anche quando facevano gli idraulici fancazzisti (Schneider di Giorno per giorno). I discendenti di proprietari di schiavi se ne vergognavano come il padre adottivo di Arnold. E la America che adesso ha eletto Trump era Archie Bunker, uno che passava le giornate a fare il tifo per Reagan davanti alla TV. E parlava con accento newyorkese.

C’erano anche le serie televisive serie, come Lou Grant. E ci raccontavano la stessa immagine di una America dove i buoni e poveri e dignitosi alla fine vincono contro i cattivi e ricchi e perfidi. Come tutti i ragazzi cresciuti in Italia negli anni Ottanta, anche tu, Uriel, guardavi Lou Grant, e lo so perché ne abbiamo parlato, e come tutti volevi fare il giornalista come lui e sconfiggere macchinazioni di potenti e cattivi. La tua stizza verso i giornalisti di oggi, che sono tutti agli ordini di finanzieri ebrei corrotti e malvagi deriva dal fatto che ti sei reso conto che nessuno dei giornalisti italiani è coraggioso e burbero come Lou Grant.

Nella serie la signora Pynchon, proprietaria del giornale, per inciso, prende il nome da uno dei migliori e più misteriosi scrittori americani, ma è chiaramente ispirata a una famosa editrice ebrea. Un raffinato gioco letterario: creare un personaggio ebreo e dargli il nome di uno scrittore WASP, che più WASP non si può.

Povero Uriel. Sei arrabbiato perché la realtà non è quella dei telefilm.
Vediamo se ti ricordi le riunioni di redazione del Tribune, il cui direttore era appunto Lou Grant. Uno dei dialoghi più ricorrenti era questo.
Inquadratura sala riunioni dall’esterno. Brusio di voci.
“Cosa mettiamo in prima pagina?”
“E’ caduto il governo in Italia”.
Ancora. Ma quest’anno quanti governi sono caduti in Italia?
“Tre, quattro, non ricordo, devo controllare”.
“Lascia perdere, mettiamo in prima pagina una vera notizia”
“E la crisi di governo in Italia”
Sfumato. Inquadratura sulla redazione.

Ora, Fanelli. Noi kwi kapire tutten ke tu ormai zei tetesko ti Cermania e fifi ormai in tel Paratiso teutonico, che sarebbe poi la provincia tedesca dove gli uomini sono uomini e le donne, soprattutto le MILF, praticano il poliamore con te. Ci crediamo tutti, davvero, che lì dove sei tu, tutti sanno apprezzare il talento di uno che si è laureato in corso in matematica, economia ingegneria ed informatica mentre serviva in Marina faceva il buttafuori in discoteca e lavorava da Computer Discount e nel tempo libero frequentava marine americani per tenere orge con militari neri, figli illegittimi di cardinali e signore prosperose della Bologna bene. Talenti sprecati in Italia ma che evidentemente portano successo nella patria del Barone di Munchausen.

Ma suvvia, non è la prima volta che all’estero sfottono la vita politica italiana. Non è nemmeno l’ultima e, datti pace, la sfottiamo anche noi, pure senza aver visto lo sketch di John Olivier. I quotidiani italiani non parlano del debito pubblico, dici tu. A parte il fatto che le notizie si danno quando c’è qualcosa di nuovo, come dovresti aver imparato guardando Lou Grant, stai pure sicuro che i quotidiani in Italia non li legge quasi più nessuno e che tra gli elettori italiani domina un generale scetticismo ed una preoccupazione per il futuro di cui mi accorgo persino io, che in italiano ascolto solo La Zanzara.

In effetti l’unico che prende sul serio quel che legge sui quotidiani italiani, sei tu e solo tu, mentre scrivi pipponi ripetitivi davanti al computer, pubblicando blog che avevi promesso di interrompere, sforzandoti senza riuscirci di renderti anonimo ed inafferabbile ed  affogando, come ti succede da decenni,  nella bile che produci constatando furioso la tua impotenza. Ed il fatto che sei uno sciocchino.

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