Risposte che non bastano

Ho passato un anno studiando in una scuola rabbinica americana. Su 50 studenti, c’erano due russi, due tedeschi e poi io. Tutti gli altri erano americani.

Per gli americani una sinagoga piccola è una sinagoga con 600 membri. Per gli ebrei europei una sinagoga di 300 iscritti è una di grandi dimensioni. Non media, grande.  Israele per loro è un posto in cui andare in vacanza, e a cui mandare dei soldi. Dall’Europa invece si guarda ad Israele come un’ancora di salvezza.

Quando noi incontriamo qualche ebreo siamo sospettosi, gli facciamo l’esame del sangue, non ci sembra vero. Per molti ebrei americani avere conoscenze e vicini di casa non ebrei è un’eccezione, non la regola. Da questo consegue la necessità per noi ebrei in Europa, di spiegare sempre, spiegare tutto. Spiegare che per noi non è Natale ma, qualche anno, Chanukah. Spiegare che di Sabato, idealmente, non dovremmo lavorare. E che il Sabato inizia il venerdì pomeriggio. Spiegare che non mangiamo il maiale e no, non ci basta che tu ci dici che non ce ne è, ci sono una serie di marchi a garanzia dell’assenza di suino. Li vedi? Sono questi cerchietti qua. E spiegare che le stesse regole valgono per il vino. Spiegare, spiegare sempre. Spiegare, in fondo, che ci stai a fare qui, da loro. Con le tue usanze strane.

Questo era quel che più di tutto stupiva i miei colleghi americani, alcuni dei quali adesso sono miei amici. Che in Europa si dovesse passare tanto tempo a spiegare cose che per loro sono ovvie, cose che tutti conoscono. Io raccontavo a loro storie di vita in un luogo in cui essere ebrei è una eccezione. Loro vivono in uno dei pochi posti al mondo dove essere ebrei è una cosa normale. Che è anche uno dei pochissimi posti dove, nella storia, nessuno ha mai seriamente cercato di sterminare gli ebrei.

E quando raccontavo a loro come si vive da ebrei in Europa mi guardavano con tanto di occhi e chiedevano “E chi te lo fa fare? Ma perché non vieni in America dove le cose sono più semplici?”. Era una domanda tanto, tanto ingenua. Perché infatti gli americani sono un popolo ignorante, vero? Loro non ce la hanno, la cultura degli europei. 

Ovviamente io avevo una serie di risposte a disposizione. Quelle idealistiche, del genere “voglio tenere alta la fiaccola di una storia secolare nonostante tutto”; “proprio adesso che si va formando una società multiculturale il ruolo degli ebrei è prezioso come mai prima“. E poi quelle più banali. La difficoltà di adattarsi a un altro Paese… E poi voi avete la sanità privata! Non credo mi adatterei mai a un Paese che non ha la sanità pubblica…

Intendiamoci, queste risposte sono convincenti. Nel senso che convincono anche me, che non ho mai pensato seriamente a trasferirmi Oltreoceano, anche se sono contento che i miei figli siano di prima lingua inglese (e che studino l’ebraico).

Però c’è un giorno dell’anno in cui non trovo convincenti quelle risposte alla domanda “ma che ci stai a fare in Europa?”. Quel giorno è Yom haShoah. Oggi.

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9 risposte a Risposte che non bastano

  1. Cristian ha detto:

    Si beh, in fatto di perseguitare minoranze hanno la loro esperienza, per dirne una hanno abolito la schiavitù l’altro ieri e tutt’oggi se sei nero devi stare attento a come rispondi ad un poliziotto però, diamine, agli ebrei non hanno mai fatto nulla.

    • nahum נחום ha detto:

      evidentemente ti sfugge la differenza tra essere sterminati ed essere schiavizzati (e poi liberati). Cioe’, magari intellettualmente ci arrivi anche, ma come resistere alla viscerale tentazione di ribadire che in America comandano gli ebrei e questo è di per sé un male, egoisti come sono!

      • Cristian ha detto:

        Sono responsabile per quello che scrivo, non per quello che tu vuoi capire.
        Detto questo non sto facendo classifiche, faccio solo notare che anche gli statunitensi hanno i loro scheletri nell’armadio, anche se non riguardano gli ebrei.

      • nahum נחום ha detto:

        “responsabile” è una parola un po’ forte per uno che non riesce a vedere la differenza tra uno sterminio e lo sfruttamento. Diciamo che su questo spazio vorrei solo gente responsabile, vista la serietà dell’argomento. Per tanto, responsabilmente, ti casso.

  2. Cristian ha detto:

    Liberissimo ma, come detto, non sto facendo classifiche.
    Certo, se la dicotomia è: fai del male agli ebrei -> sei cattivo, non lo fai -> sei buono, non serve nessuna espulsione, me ne vado da solo.

    • nahum נחום ha detto:

      Ricordare agli ebrei che non hanno sofferto solo loro deve essere tornato di moda. Ovviamente nessuno pensa a ricordare ai palestinesi, per dire, che ci sono altre vittime (anche se nessuno ha cercato di sterminarli).
      Come si dice, ti ringrazio per il contributo. Si vede che proprio oggi avevi voglia di raccontare che gli americani sono cattivi.

      • Cristian ha detto:

        Perdona il ritorno ma volevo puntualizzare: chissene dei palestinesi, veramente, devi infilarli a forza ogni qualvolta qualcuno non è d’accordo con te?
        Il motivo per cui se si criticano le tue posizioni si debba essere per forza antisemita e pro palestinese lo sai solo tu.

      • nahum נחום ha detto:

        Ci sono solo due tipi di persone che quando si parla della Shoah ricordano che non solo gli ebrei hanno sofferto. I propalestinesi e gli antisemiti A volte i due insiemi si sovrappongono. Il messaggio parla della Shoah e tu hai pensato bene di ricordare che non solo gli ebrei sono stati perseguitati. Chissa’ di quale insieme fai parte. Grazie per aver condiviso la tua opinione, eh. E sentiti pure libero di continuare.

  3. Quella del vino non la sapevo.

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