Il sovranismo e le tecniche dell’estasi

Benjamin Netanyahu è il leader israeliano che più di tutti crede alla globalizzazione. Con lui primo ministro, Israele, un Paese povero di risorse naturali, è diventato la start up nation che porta dentro il vostro computer almeno due o tre software.

Ma basta una foto assieme ad Orban per trasformarlo in un sovranista, parte di questo Babau ideologico transnazionale che comprende Nigel Farage, Matteo Salvini e Donald Trump. Insomma, il fronte dei cattivi, contro cui ci schiariamo noi, che siamo i buoni. Gli Opliti del Bene, diceva il buon Yossarian.

Ora, l’episodio è del tutto pretestuoso. Israele è Paese aggredito fin da quando è nato, deve per forza tenersi stretti i pochi alleati che ha, figurarsi che si è giovato persino di Stalin. Quindi Netanyahu, accogliendo il leader ungherese ha fatto precisamente quello che ogni altra persona di buon senso avrebbe fatto al suo posto.

Ma ammettendo che questa internazionale sovranista esista davvero, il modo migliore per combatterla sarebbe cercare di romperla. Farsi alleato qualcuno di loro, così si indeboliscono. Non ci vuole una gran mente per arrivarci.

Se invece siamo intenzionati a creare un Nemico Invincibile, per giustificare il fatto che non riusciamo a batterlo, e sentirci comunque dalla parte giusta della storia, perché siamo belli e perdenti, e il mondo è cattivo, allora ovviamente ci inventiamo nemici che non si possono battere.

Ieri i neocon, una cricca segreta di luciferini intellettuali ebrei che in qualche modo riusciva a manipolare il presidente della più grande superpotenza mondiale; evidentemente, un imbecille, perché sapete solo gli imbecilli riescono a diventare presidenti USA. Oggi, i sovranisti.

Poi un giorno qualcuno mi spiegherà che differenza c’è tra inventarsi alleanze tra forze politiche diverse e le fantasie complottiste sul Nuovo Ordine Mondiale. Io vedo molte similitudini.

(il titolo fa il verso a un libro di uno specialista in credenze strambe)

 

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