In memoria degli Accordi di Oslo

C’è un sondaggio che avrei voglia di fare. Tra militanti e simpatizzanti di Sinistra per Israele, o meglio quelli che, tra anni Novanta e primi Duemila hanno rimesso in piedi Sinistra per Israele, dotandola di apparato neo mediatico (sito web, pagina Facebook…) presenza a manifestazioni (anche se l’idea di sfilare il 25 aprile con la bandiera di Israele non venne da loro) e, sostenevano loro, una voce nel dibattito interno alla sinistra.

Il sondaggio consisterebbe di tre domande.
1) Sei ebreo/a? [Ortodosso, Reform, ateo, religioso, ultrareligioso, tifoso del Milan… non importa in quale varietà].
2) Hai figli?
3) I tuoi figli sono ebrei?

Stando a quelle che potrei definire impressioni anedottiche, la risposta alla prima domanda sarebbe un 60% di sì, seguita da un 80% di sì alla seconda, e, e di questo sono abbastanza sicuro, 100% di NO alla terza.

In altre parole sono abbastanza convinto che la generazione di ebrei cresciuta con la fede negli Accordi di Oslo non sia riuscita a passare l’ebraismo alla prossima generazione. Forse questa generazione manco esiste.

Gli Accordi di Oslo sono stati accompagnati da una teoria. Quella secondo cui occorreva dare uno Stato ai palestinesi per poter salvare Israele e con Israele il popolo ebraico intero. Laddove è del tutto evidente, anche adesso, che senza Israele il popolo ebraico finirebbe abbastanza nella cacca, era meno evidente che per “salvare Israele” occorresse creare uno ennesima autocrazia araba, il cui rais, Abu Mazen, sta festeggiando il dodicesimo anno come Presidente (durata del mandato quattro anni, ma mica vorremo imporre la democrazia agli arabi) e dare all’Iran uno sbocco sul Mediterraneo, Gaza.

Eppure questo ci è stato raccontato. Traducendo Amos Oz, per esempio. Intervistando Grossman e Yehoshua (tutti uomini, avete notato?) Da gente che diceva di avere a cuore il futuro del popolo ebraico, ma a quel che vedo non riesce ad assicurare nemmeno il futuro ebraico della propria progenie, il che fa sollevare qualche dubbio sulle loro reali intenzioni. O sulle famose capacità politiche, che era l’altra roba che millantavano di avere. Se non hai ottenuto quello che dicevi di voler ottenere, significa o che hai mentito o che sei un incapace.

Agli Accordi di Oslo ho creduto anche io. Come in tanti. A nessuno piace che ci sia una guerra, e si festeggia sempre quando una guerra finisce. Però poi, mentre arrivavano notizie di attentati, sono iniziati a venirmi dubbi.

Schermata 2018-09-15 alle 08.03.10

Il 1993 è l’anno degli accordi di Oslo. Nel 1996 viene eletto Netanyahu. Notate qualche differenza?

Gran parte dei dubbi me li sono tenuti per me. La non molto variegata coorte degli ebrei di ultima generazione (nel senso che la generazione dopo di loro non è più ebrea) aveva un gran bisogno di ebrei fanatici e cattivi, da mostrare al pubblico di sinistra e ai funzionari di partito, per mostrare che loro erano tolleranti laici e buoni. E io avevo pochissima voglia di prestarmi a questo ruolo. Men che meno per favorire la carriera politica e mediatiche di persone poco brillanti.

Quindi i dubbi sulla necessità di uno Stato di Palestina subito,  anzi ieri che adesso è troppo tardi, me li sono tenuti per me. Mi limitavo a chiedere qualche precisazione su punti controversi, tipo “E come vedi il futuro di Gerusalemme, adesso che è chiaro che i palestinesi vogliono il controllo del Muro?” “Lo sai che Abu Mazen continua a chiedere che Israele dia la cittadinanza a tutti i discendenti di pretesi profughi palestinesi?” “La hai letta la Costituzione della ANP? Lo sai che prevede il riferimento alla Sharia come fonte del diritto?”.  Precisazioni ovviamente non arrivavano mai, venivano sostituite da invettive contro Netanyahu o più spesso contro i suoi elettori, brutti sporchi e cattivi.

E i dubbi li tengo ancora per me. Solo, invito a leggendo i retroscena degli Accordi di Oslo e di come sono stati fatti digerire agli ebrei americani su Tablet. Che, attenzione, non è un organo del Likud, ma su uno sito web letto e sostenuto da quella opinione ebraica democratica che, ci raccontano, è perennemente insoddisfatta di come gli israeliani starebbero sabotando il processo di pace. E scopriamo che gli Accordi di Oslo hanno danneggiato Israele.

In altre parole, Sinistra per Israele e gli ebrei di ultima generazione  hanno venduto merce adulterata e contraffatta e noi fessi la abbiamo comprata. E pagata con il sangue, vedi sopra alla voce attentati.

Che ne è, adesso, dei sostenitori di Sinistra per Israele, dopo la batosta presa dalla sinistra italiana nelle ultime elezioni? Posso solo speculare, sulla base di quel che vedo nei social media. Una parte minore ha abbracciato la sinistra terzomondista e populista alla Corbyn. Sostengono di non avere bisogno di Israele Ovvio, i loro figli non saranno mai nella condizione di dover fuggire da qualche regime antisemita e cercare riparo. Sono ormai fuori dall’ebraismo.

L’altra parte, la maggioranza, si è ridotta a combattere Netanyahu sul terreno della corruzione. E qui mostrano quanto sono lontani da quell’Israele la cui immagine vogliono farci credere che stanno difendendo. Gli elettori israeliani, pur sapendo che Bibi non è trasparente, tutt’altro, sono diciamo piuttosto scettici sulla possibilità che i laburisti guidino e vincano una crociata contro la corruzione. Anzi, direi che l’espressione “laburisti contro la corruzione” è roba da film comico.

 A quelli come il sottoscritto, che rigettando la fede nei salvifici Accordi di Oslo hanno compiuto una personale “traversata del deserto”, sopportato insulti, ricevuto minacce, (anche ai familiari), resistito a umiliazioni di ogni tipo, e tollerato anche compagni di viaggio imbarazzanti, resta la soddisfazione di aver avuto ragione. Anche se non lo si poteva dire sempre ad alta voce.

Il resto lo farà Donald Trump, con qualche aiuto dai sauditi.

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2 risposte a In memoria degli Accordi di Oslo

  1. busfahrer ha detto:

    Al tempo di quegli accordi ero all’università e siccome studiavo Scienze Politiche a indirizzo internazionale, ne avevamo discusso, tanto fra studenti quanto coi docenti (quando c’erano).
    Al di là di certi sinistri (no, quelli non erano per Israele, uno ricordo che si definiva antisionista), eravamo in larga misura dell’idea che gli accordi in questione erano il preludio non ad una pace ma a un periodo di maggiori disordini.

    L’altra parte, la maggioranza, si è ridotta a combattere Netanyahu sul terreno della corruzione. E qui mostrano quanto sono lontani da quell’Israele la cui immagine vogliono farci credere che stanno difendendo. Gli elettori israeliani, pur sapendo che Bibi non è trasparente, tutt’altro, sono diciamo piuttosto scettici sulla possibilità che i laburisti guidino e vincano una crociata contro la corruzione. Anzi, direi che l’espressione “laburisti contro la corruzione” è roba da film comico.

    Mi hai fatto ricordare di aver sentito su Radio Radicale circa un anno fa (se ci riesci, metti tu il periodo esatto) che Netanyahu sia stato indagato per corruzione per delle bottiglie di vino. Era vera?
    A me veniva da ridere a pensare quante bottiglie ci sarebbero volute a “casa nostra” per fare una bustarella italica.

  2. Pingback: ACCORDI DI PACE | ilblogdibarbara

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