Al posto di Israele

Facciamo un esperimento mentale. Poniamo che al posto di Israele, voglio dire nello stesso posto sulla carta geografica, non ci sia uno Stato ebraico, ma uno arabo, a maggioranza musulmana.

Sarebbe una democrazia? Poco probabile. La maggioranza degli Stati arabi e musulmani non sono democratici. Avrebbe un forte movimento islamico fondamentalista (ehi, dopotutto Gerusalemme è la terza città santa dell’Islam, vero?) con prevedibili conseguenze sui diritti delle donne e sulla alfabetizzazione.

Certo, ci sono Paesi arabi con buone Università. Ma sono i Paesi che hanno petrolio e che possono pagarsela. Non è il caso del territorio compreso tra Libano ed Egitto,  da sempre schiacciata tra potenze militari. Siria, Turchia, Irak hanno sempre potuto contare su popolazioni più numerose ed eserciti più agguerriti. Le condizioni per mettere in piedi un regime autocratico che affama la popolazione ci sono tutte.

Certo, ci sarebbe una minoranza ebraica, del tutto probabilmente senza alcuna voce in capitolo, come tutte le minoranze religiose in Medio Oriente (con l’eccezione di Israele, dove arabi sono un terzo del parlamentari). Magari avrebbero una rappresentanza, ma con nessun effetto pratico, perché uno o due parlamentari su centoventi non è che contino moltissimo. Come in quasi tutti i Paesi arabi, gli ebrei sarebbero costretti a vivere solo in alcune aree cittadine, sotto controllo della polizia, e senza il diritto di emigrare.

Trattandosi di una minoranza urbanizzata e non di contadini affamati, la loro condizione non interesserebbe a nessuno in Europa. Certo non a movimenti e Partiti di sinistra che non si sono mai mobilitati per gli ebrei, se non quando sono perseguitati assieme ad altri. Peraltro non esiste una massiccia mobilitazione per i diritti delle donne nei Paesi arabi. Quindi questo regime autocratico, dispotico, pesantemente condizionato dai partiti islamisti, sarebbe impunito e certo non contestato né boicottato dalla sinistra europea, che ha lasciato carta bianca a Gheddafi ed Assad senior e invita sempre alla moderazione verso l’Iran.

Certo in Italia si parlerebbe di questo Paese. Gli antisemiti potrebbero indicare come l’eccessiva influenza ebraica viene tenuta sotto controllo in quel Paese del Medio Oriente, e nessuno si lamenta.

Interessante il quadro, vero? Oh, non credo di aver scoperto granché. Son cose che le cancellerie europee conoscono benissimo, Infatti, a conti fatti, appoggiare Israele è nell’interesse di tutti. Anche della popolazione locale.

 

 

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3 risposte a Al posto di Israele

  1. G ha detto:

    C’entra e non c’entra, perchè descrive un mondo dove Israele non c’è (più?) e alla lontana descrive anche la situazione di Gerusalemme e dintorni in quel contesto, ma… mai letto The Yiddish Policemen’s League?

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