Il mio problema con la Perugia-Assisi

Oggi migliaia di brave persone marceranno da Perugia ad Assisi in nome della pace e chiedendo una politica di accoglienza verso i migranti. E io sono d’accordo con ambedue gli obiettivi.

Però ho un problema. Anzi due. Il primo è che a questo genere di appuntamenti ci sono sempre più bandiere palestinesi che bandiere israeliane, e già questo dice molto sul genere di pace che questi marciatori hanno in mente.

Il mio secondo problema è la location.  Assisi è una città bellissima, ed ha un posto speciale nell’immaginario cattolico. Ma pochi sanno che il movimento francescano è stato antisemita fin dal principio, che in età medioevale i frati guidavano i pogrom, Si chiamano pogrom perché l’obiettivo non erano gli usurai, ma  gli ebrei. Anche nei secoli successivi, quando gli ebrei potevano vivere nelle città italiane solo come prestatori di denaro, i francescani fondavano i Monti di Pietà con il preciso proposito di rendere impossibile la vita ai prestatori ebrei.  La giustizia sociale non stava in cima alle loro preoccupazioni. Durante il Fascismo il culto di Francesco patrono d’Italia è stato un punto forte della politica colonialista ed antisemita del Regime. Ed anche adesso, a Gerusalemme, i monaci dell’ordine fondato ad Assisi, non sono esattamente neutrali tra israeliani e palestinesi.

E dunque se i luoghi della marcia Perugia-Assisi ispirano nei cattolici riflessioni sulla frugalità, sui danni del capitalismo, sul bisogno di pace e fraternità tra i popoli, a noi ebrei quegli stessi luoghi dicono una storia diversa. E se uno fa presente questo tipo di obiezioni, riceve una risposta del tipo “ma voi ebrei siete una minoranza e questo è un Paese, o movimento, in cui i cattolici hanno un peso considerevole”. Che è una versione educata del sempiterno “ma stai zitto e non rompere i coglioni” che noi ebrei siamo abituati a ricevere se e quando parliamo di persecuzioni che non siano la Shoah.

Essendo parte di una minoranza il cui punto di vista viene sistematicamente ignorato da questi pacifici e pacifisti organizzatori della Marcia Perugia Assisi, posso dire che la detta Marcia puzza un po’ troppo di conformismo? Perché, sapete, esiste anche il conformismo delle buone intenzioni, del troviamoci tutti tra di noi che siamo i buoni e vogliamo solo cose buone, e il numero mette a tacere ogni possibile dubbio, se non sugli obiettivi perlomeno sui metodi.

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Una risposta a Il mio problema con la Perugia-Assisi

  1. busfahrer ha detto:

    Mi trattengo quanto possibile, ma io stesso ho avuto dei problemi con i cattolici, dalla loro associazione, secondo loro, mi sarei messo fuori da solo (questo è la sostanza della frase latae sententiae) forse prima di quanto non mi sia sentito fuori io stesso.
    Che il poverello (?) e i suoi fossero dei pacifinti ante litteram lo avevo capito, uno dei tanti problemi che mi hanno portato alla rottura.

    Essendo parte di una minoranza il cui punto di vista viene sistematicamente ignorato da questi pacifici e pacifisti organizzatori della Marcia Perugia Assisi, posso dire che la detta Marcia puzza un po’ troppo di conformismo? Perché, sapete, esiste anche il conformismo delle buone intenzioni, del troviamoci tutti tra di noi che siamo i buoni e vogliamo solo cose buone, e il numero mette a tacere ogni possibile dubbio, se non sugli obiettivi perlomeno sui metodi.

    Puoi urlarlo. 😉
    Questa marcia mi è saputa tanto di ipocrisia, più che di conformismo, da quando ne ho sentito parlare la prima volta. Forse si può usare il termine uno zelo degno di miglior causa.

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