I problemi di Leonardo Tondelli con la legge ebraica

Qualche settimana fa Twitter ha bloccato l’account al ducetto del gruppo proPalestinese locale. Aveva preso malissimo la adozione, da parte del Consiglio comunale, della definizione di antisemitismo in uso nei Paesi civili. Passano pochi giorni e, tu guarda la coincidenza, Leonardo Tondelli è tornato a cercarmi su Usenet. Si vede che sentiva la mancanza di altri post della serie Contadino della Galilea. Ho cercato di accontentarlo, comunque.

Il suo repertorio è sempre lo stesso, come si addice a quelli che sono passati dalla adolescenza alla vecchiaia senza passare per l’età adulta aiutati in questo da un impiego statale a vita, e dalla assenza di responsabilità che ne consegue, ma soprattutto dal retroterra cattolico.

Tipicamente cattocomuniste infatti sembrano essere le piagnucolose domande “Ma l’ebraismo permette di dire le bugie?” “Ma l’ebraismo permette di stalkerare?” “Ma l’ebraismo permette di offendere bravi ragazzi che vogliono la pace?” Il bravo ragazzo, secondo Tondelli, sarebbe Vittorio Arrigoni, esponente di spicco della tribù cattocomunista, la stessa di Leonardo Tondelli, che sappiamo bene che tipo di pace voleva…

E la vittima di stalkeraggio e di bugie sarebbe, poverino, lui. Quello che descrive il sionismo come una serie di fantasie sanguinarie usate da coloni per sottrarre la casa ai poveri indigeni. Quello che esegue una esegesi biblica per dedurre che Israele non vuole la pace con i palestinesi, e riesce a trasformare AB Yehoshua, uno scrittore pacifista,  in uno ossessionato dalla purezza.

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Leonardo Tondelli, 4 aprile 2002

Mica male, vero? Prima insulta il movimento politico a cui aderisce la maggioranza assoluta degli ebrei, quando sono liberi di farlo, poi travisa sistematicamente le posizioni di uno scrittore pacifista e poi se la prende per inaccurati riassunti del suo, chiamiamolo così, pensiero. Stalking e bugie, poverino…

Naturalmente ci può essere molto di cattolico in questo antisemitismo piagnucoloso, in cui i cattolici sono sempre vittime di ebrei troppo potenti. Non sarebbe la prima volta. Il fatto che Tondelli sia cresciuto a poca distanza dal campo di concentramento di Fossoli di Carpi evidentemente non serve a scacciare dalla sua testolina il fantasma della lobby ebraica e la sue personale percezione di venire aggredito ogniqualvolta un ebreo gli fa delle osservazioni meno che plaudenti.

Ma forse vale la pena di spendere un paio di paragrafi sulla forma con la quale Tondelli esprime le proprie fantasie persecutorie. Questa ricorrente domanda “Ma l’ebraismo permette?”. Immaginare l’ebraismo come un insieme di proibizioni insensate (e la vita degli ebrei condizionata da una serie di nevrosi da cui devono essere curati) è un tema antisemita, che risale nientemeno che ai Vangeli.

Per esempio nel cap. 23 del Vangelo di Matteo si legge una tirata di Gesù contro i farisei che ostentano preoccupazione per le minuzie dell’osservanza, tipo la propria tassazione delle spezie che compongono la miscela  da bruciare per i sacrifici. Il relativo passo della Mishnah viene recitato ogni venerdì sera prima dello Shabbat, possibile che Gesù lo abbia scelto come bersaglio polemico non a caso.

Naturalmente è impossibile negare che i testi fondamentali dell’Ebraismo, la Mishnah prima ed il Talmud poi, siano essenzialmente testi giuridici, che i Farisei prima ed i Rabbi poi avessero come principale preoccupazione capire cosa fare e non discettare su cosa credere. Ed indubbiamente possono sembrare speculazioni puramente legalistiche problemi come “se un cadavere viene ritrovato in aperta campagna quale è la città che deve purificarsi dalla contaminazione?” (Talmud Bavli Sotah 45b; Talmud Jerushalmi Sotah 9:3). Anche se già nella Mishnah si afferma che quello specifico rituale di purificazione era stato abolito prima della distruzione del Tempio.

Leggendo la Mishnah in questione (mSotah 9:4) si scopre che ci sono due scuole di pensiero a proposito di come prendere le misure dal cadavere alle città, in questo immaginario scenario secondo cui sarebbe stato ritrovato a metà strada fra due centri abitati. Rabbi Eliezer sostiene che si prende la misura dall’ombelico, Rabbi Akiva che si prende la misura dalle narici. Per quanto riguarda la città, i Rabbi non se ne preoccupano neppure. Strano, vero?

Infatti il Talmud Bavli spiega che per Akiva la vita umana inizia con il respiro e per Rabbi Eliezer con la cesura del cordone ombelicale, al che Akiva risponde (nel Talmud Jerushalmi) che se non è completamente formato il viso non si può parlare di vita. Ed improvvisamente la questione diventa interessante, per chiunque voglia conoscere la posizione dell’Ebraismo a proposito dell’aborto. In Italia esiste questa idea che questa sia una questione essenzialmente religiosa, ed indovina chi ha impostato in questo modo i termini della discussione, paragonando l’IVG a un omicidio.

E, notare, la discussione sul modo in cui si misura un cadavere è diventata un dibattito sulla natura umana, se puramente materiale, come vuole Rabbi Eliezer, per cui  la pancia e il nutrimento  definiscono la vita umana o “spirituale” come invece sostiene Rabbi Akiva secondo cui la vita si definisce in base al respiro, e qui bisogna ricorrere al termine ebraico).

La forma giuridica dell’ebraismo è stata violentemente caricaturizzata da secoli di antisemitismo cristiano. Ma sia la posizione di Akiva che quella di Eliezer sono legittime e questo pluralismo, per una religione monoteista, non mi sembra sia da sottovalutare.

Ovviamente ci sono altre tradizioni di pensiero, che prima definiscono cosa è la natura umana e quali sono i bisogni, e poi progettano il tipo di società che quei bisogni deve soddisfare. Le ideologie totalitarie nascono da questo tipo di impostazione che, ma tu guarda che strano, piace a Leonardo Tondelli. Qui potete leggere una sua dichiarazione d’amore, e ti pareva, per il politico britannico che non riesce a riconoscere un murale antisemita ed omaggia i terroristi palestinesi.

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