Ricordare Rabbi David J. Goldberg

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Come posso ricordare Rabbi David Goldberg?

Come posso ricordare quel signore inglese impeccabilmente vestito, perfettamente a suo agio nella caotica sede della Hashomer Hatzair come al prestigioso Hotel De La Ville, che ascoltava lamentele e progetti di un gruppo assortito di ebrei milanesi, e piantava nella testa e nel cuore di molti di noi l’impossibile (allora) sogno di una sinagoga Reform in Italia?

Tra di loro, tra di noi, anche Sara. Pensandoci bene, è grazie a Rabbi David Goldberg che ho incontrato mia moglie. E dunque come posso ricordarlo? Come posso ricordare il Maestro che una mattina di inverno milanese mi disse “ma visto che ti piace quello che sta facendo, perché non lo trasformi in un lavoro e non fai il rabbino?” e che così mi ha aperto il mondo degli studi rabbinici? 

Come posso ricordare lo straordinario talmid chacham, studioso dalla impeccabile conoscenza del Talmud e del pensiero ebraico contemporaneo sulla cui base intrecciava dibattiti con rabbini ortodossi sulle pagine del Guardian come incontrandoli di persona? 

Forse con una storia, che aggiungo alle molte che arrivano alla mente di tutti noi in queste ore.

Ero una estate a Gerusalemme per studiare, quando dall’Italia giunse una e-mail in cui un conoscente mi chiedeva di officiare il suo matrimonio. Non ricordo bene perché non potessi, ma ricordo che passai la faccenda a David. Il quale amava l’Italia e non si faceva sfuggire l’occasione di celebrare matrimoni. Mi promise una copia di un suo libro.

E io qui devo rivelare che non ho mai ritirato quel libro. Periodicamente infatti gli telefonavo in cerca di pretesti per incontrarlo e “devo passare a ritirare quel libro” era un eccellente scusa.  Tale e tanta era il mio desiderio di imparare da Rabbi David Goldberg, come orientarmi nel mare della letteratura rabbinica e come non perdermi nella piccola politica quotidiana, che può anche essere molto meschina, delle istituzioni ebraiche inglesi ed internazionali.

Ci sono persone che riescono a portare allo scoperto la comune umanità di chi pensa o vive in maniera diversa da loro, e sono persone rare. Ma ancora più rari sono i Maestri che riescono a individuare nel profondo della tua anima che cosa hai di diverso da loro e che cosa in comune con loro, e sulla base di questo, riescono a costruire.

Rabbi David Goldberg z”l, era uno di questi Maestri. Sempre capace di trovare le parole giuste, mai paternalistico, ironico, erudito, intelligentissimo. Su Israele le nostre strade si divisero quasi subito ma lui, il fondatore della sezione inglese di Peace Now, che aveva ospitato a casa sua Yasser Arafat, mi continuava a chiamare “il mio allievo sionista revisionista” ed aveva, molto prima che lo scoprisse la sinistra israeliana, una sconfinata ammirazione per l’integrità di Menachem Begin.

Rabbi David Goldberg er eloquentissimo, anche nei silenzi. Come tutte le volte in cui gli chiedevamo di prendere posizioni in qualche discussione o questione, e lui astutamente si assentava per poi parlare segretamente con ambedue i campi, cercando di conciliare le parti, fedele al grande insegnamento del Pirkei Avot (4:1) “Chi è un eroe? Colui che trasforma un nemico in amico”.

Ma anche, da vero Maestro, capace di intuire quali erano i momenti in cui la sua presenza era non solo richiesta ma indispensabile. E arrivare con quel suo passo dinoccolato, ascoltare tutti con pazienza e poi parlare, o meglio insegnare, facendo cadere al momento opportuno il suo famoso you know.

Ed imparavi, e noi tutti abbiamo imparato, modi nuovi ed inediti di affrontare antichi e nuovi problemi, si trattasse di status patrilineare, di Israele o di halacha. Io personalmente ricordo la spiegazione che mi diede in maniera articolata sulla questione se radersi o meno durante lo Omer. E me lo ricordo perché eravamo durante lo Omer, ed era una giornata di maggio, nella sede della Hashomer Hatzair ed è stata la volta che ho conosciuto Rabbi David Goldberg, sia il suo ricordo di benedizione.

In quanto ebrei non possiamo sapere dove sia adesso. La nostra è una bellissima religione, ha tanto da insegnare, ma non ha risposte precise alla domanda “Cosa succede dopo la morte?”

David stesso non aveva risposte. Quando gli autori del Siddur Lev Chadash, tra cui il suo Maestro John Rayner z”l, non riuscivano a mettersi d’accordo sulla formulazione della seconda benedizione della Amidah, quella che nel testo tradizionale menziona la resurrezione dei morti (mehayey hameitim), chiesero a lui, a David Goldberg, di trovare una soluzione a questo dilemma, se seguire la fede tradizionale o riconoscere nella preghiera la fredda realtà scientifica, che ci dice che non c’è vita dopo la morte. Conciliare queste due opposte direzioni, religione e scienza, è il grande dilemma dell’Ebraismo Liberale, o Progressivo, che David, figlio di un grande rabbino Reform, aveva abbracciato fin da adolescente. La soluzione fu non prendere posizione perché non si può togliere la speranza. Non  a chi ha bisogno di sperare in una vita dopo la morte ma nemmeno a chi, nonostante Auschwitz ed Hiroshima, continua a sperare nel progresso scientifico. 

L’Ebraismo non ci dice molto sulla vita oltre la morte, ma ci dice in maniera precisa come onorare la memoria di quelli che non sono più con noi. Ci insegna ad imparare da chi ci ha lasciato, per trasformarne la memoria in un esempio da seguire. Per questo al nome di chi non c’è più aggiungiamo le lettere zayn e lamed, significano zikhrono livrakha, “che il suo ricordo diventi benedizione ed esempio”.

E dunque come possiamo trasformare la memoria, il ricordo, di Rabbi David Goldberg, nostro Maestro, in benedizione ed esempio? Ognuno di noi ha un personale ricordo, come sempre succede con i grandi Maestri, e questi ricordi sono difficili da trasformare in parole.

Ma noi tutti, ebrei progressivi italiani, sappiamo che senza David Goldberg, senza la sua intelligenza, il suo acume, noi non saremmo qui.  Tutti sappiamo che la folle idea di fondare una sinagoga non ortodossa a Milano ci venne dalla frequentazione e dall’insegnamento di Rabbi David Goldberg, e non ci credeva realmente nessuno, tranne lui, ed eccoci qua, è passata una generazione e guardate quanto siamo cresciuti. David è stato un visionario, e questo rende particolarmente triste pensare alla  cecità. che lo prese di mira negli ultimi mesi.

Come ripeto, non sappiamo dove sia David Goldberg in questo momento. Forse è accanto a David Ben Gurion che di nuovo lo rimprovera perché è pallido, e si vede troppo che è l’unico non sabra di tutto il kibbutz. Forse sta continuando una conversazione delle sue, con il suo pungente visionario e disincantato senso dell’umorismo, assiemi ai grandi dell’ebraismo inglese della sua generazione, Hugo Gryn o Lionel Blue. 

Però noi, ebrei progressivi italiani, sappiamo che dovunque sia, David ci osserva compiaciuto, lo sguardo ironico e penetrante allo stesso tempo, portare avanti una missione storica, dare futuro alla comunità più antica della Diaspora. Una missione che senza di lui non sarebbe nemmeno cominciata e che cercheremo di continuare, se possibile con qualche litigata in meno, adesso che non possiamo più chiamarlo per mettere pace.

Ci mancherai, David.

Cari saluti e shalom

I tuoi allievi.

 

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Nel 2003 quando fece una derasha contro la guerra in Irak. Quello imbarazzato accanto sono io, che dovevo tradurre.

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Alla mia inaugurazione, nel 2012, accanto a Rabbi Laura Jenner Klausner e Rabbi Harry Jacobi, anche lui scomparso in questi tristissimi giorni. 

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