Giovedì podcast. La Zanzara

170x170bb (1)Ragioni per ascoltare La Zanzara

Sapere cosa si muove nella famosa pancia del Paese, quella che negli anni Ottanta ha votato Lega Lombarda e giornalisti e politici non se lo aspettavano perché viaggiavano in prima classe. Io, dalla seconda classe dei treni dei pendolari, non me ne sono stupito.

Ricordarsi quando ero giovane e facevo gli scherzi telefonici fingendo di essere il comm. Vismara che protesta con la Citterio perché non mi sono arrivati i porcelli.

Dare ragione ogni tanto al cinico Giuseppe Cruciani e qualche altra volta a quell’idealista di David Parenzo, ma la maggior parte delle volte godersi la zuffa tra opinioni che comunque condividi.

Manifestare simpatia e supporto per una coppia di giornalisti che sono riusciti in quello che sembrava impossibile. No, non parlo del fatto che si possa ridere e parlare di sesso alla radiodellaConfindustria. Parlo del fatto che personaggi ed associazioni antisemite come La Mezzaluna Rossa Palestinese vengono trattati alla stessa stregua di chi sostiene che la Terra è piatta, della Lores da Vicensa che non ha passaporto italiano perché è per la autodeterminassione della nassione veneta, del Carma quotidiano che spende in prostitute tutto il suo stipendio, e del Mago Otelma.

Cruciani e Parenzo hanno cacciato quelli che sproloquiano di occupazione sionista e martirio della Palestina, nell’angolo dei mostri, degli stralunati che nessuno prende sul serio. Negli anni Ottanta invece, questa gente che sognava la pulizia etnica di Israele, e voleva ridurre noi ebrei al rango di gente senza uno Stato era gente che veniva presa sul serio. E noi ebrei avevamo paura.

Che Dio benedica Cruciani e Parenzo. Che poi sono pure divertenti.

 

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Lezione di storia per un non nostalgico studente fiorentino in divisa da carabiniere

Il signor H e la signora G sono due fratelli, membri della nostra sinagoga. Anche se ormai vanno verso gli 80 sono ambedue, Barukh haShem, in perfetta salute H insegna ogni domenica ai ragazzi del Bar Mitzvah e G gioca a tennis due volte alla settimana. La prima volta che la ho incontrata mi ha parlato del libro che stava leggendo, Cinquanta Sfumature di Grigio. 

I genitori dei due fratelli erano ebrei tedeschi arrivati in Inghilterra con, letteralmente, l’ultima nave prima che la guerra scoppiasse. Il padre era stato soldato durante la Prima Guerra Mondiale, decorato con la croce di ferro, quella onorificenza che si guadagnava combattendo. La madre una possidente terriera, di Stettino.

Hanukah al fronte, 1916

Hanukah al fronte, 1916.

Proprio perché era stato decorato dallo Stato tedesco, e credeva in quella bandiera, il padre di G e H era convinto che il nazismo fosse una follia passeggera. Tornerà presto la Grande Germania a proteggerci, diceva, e si libererà di questa plebaglia che non conosce la democrazia. E mentre fratelli e cugini e vicini di casa scappavano, e le sinagoghe bruciavano, lui era rimasto in quella che credeva fosse la sua Patria. Per questo la famiglia fu una delle ultime a fare i bagagli.

Mi dicono che uno studente universitario arruolato tra i carabinieri, abbia una tale smodata passione per gli studi storici da aver appiccicato al muro una bandiera della Marina Militare tedesca della Prima Guerra Mondiale. Pare sia uno studente di storia moderna (e la WWI, per come mi ricordo io, è parte del programma di storia contemporanea). Badate bene, non ha nulla a che fare con il nazismo! E’ solo passione per gli studi storici. Tipo che se studiate economia, ed avete davvero passione per i vostri studi, al muro ci attaccate qualche foto della Borsa di New York nel 1929. Andiamo, chi di voi non ha in casa una foto della Borsa di New York nel 1929?

Evidentemente il simpatico e non nostalgico (ma cosa andiamo mai a pensare!) studente di storia moderna si è già innamorato delle bandiere tedesche, prima ancora di dare l’esame di storia contemporanea. Gli manca qualche conoscenza e io, ecco, proporrei che andasse a ripassare in Israele. Vorrei che conoscesse persone come i due fratelli G e H,  figli e nipoti dei molti ebrei tedeschi che hanno combattuto nella Prima Guerra Mondiale, pieni di riconoscenza verso quel Paese che aveva dato loro i diritti civili, una Germania in cui avrebbero potuto essere cittadini tedeschi di fede mosaica, al pari dei cittadini tedeschi di fede luterana, o calvinista, o cattolica.

Ci credevano veramente ed erano autentici patrioti. Si è visto come è finita. Nello stesso modo in cui finiscono tutti i nazionalismi. Anche quello italiano.

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La monumentale sinagoga liberale di Fasanstrasse, del tutto uguale a una chiesa.

 

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C’era anche il coro ed i rabbini sembravano pastori protestanti

 

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La stessa sinagoga, dopo la notte dei cristalli.

Ecco, questo è un capitolo di storia che, credo sinceramente, il giovane carabiniere fiorentino dovrebbe ripassare, assieme a qualcuno che ci capisce. Nipoti di ebrei tedeschi che hanno creduto che quel nazionalismo fosse inoffensivo o addirittura li proteggesse dall’odio antisemita dei loro connazionali.

Naturalmente non è razzista, il giovane carabiniere. Pertanto sono certo che alla mia proposta non reagirà con l’irritazione caratteristica dei fascisti, sbuffando qualcosa come E che palle questi ebrei sempre a parlare di persecuzioni. Non essendo razzista, sa perfettamente che  la vicenda degli ebrei tedeschi non riguarda solo gli ebrei, ma tutti gli europei ed infatti  dice molto sulla qualità dei nazionalismi europei. Questo lo sa qualsiasi studente di storia contemporanea. Ed anche moderna, via.

Ah, poi vorrei dire di quella volta che mi trovavo in Germania ad un incontro inter religioso. Sapete, il governo tedesco, come parte delle riparazioni post belliche, ogni anno ospita incontri inter-religiosi  tra studenti rabbini e studenti pastori. C’è anche qualche cattolico, ma non seminaristi, non chiedetemi come mai, mi sembra di aver capito che non accettino attività inter religiose se non sono loro a dettare il programma. Ci sono stato diverse volte, e anche se la campagna tedesca non è che per me sia molto attraente, più il cibo fa schifo anche se è kasher, trovo che sia una encomiabile iniziativa volta ad abbattere pregiudizi.

Da venti anni noi ebrei abbiamo chiesto ed ottenuto che ci siano anche i musulmani. Vengono ogni anno, da Germania ed Inghilterra, ma se non ho capito male gli imam inglesi non vedono sempre di buon occhio la cosa. Si passa un sacco di tempo in piccoli gruppi interconfessionali, a discutere di cose scomode (sì, anche di sesso) e si cerca di conoscere reciprocamente le differenti religioni.

E’ una settimana molto intensa e di tempo libero ce ne è poco, di solito un pomeriggio. Una volta  c’era anche un rabbino inglese il cui padre era immigrato dalla Germania. Per ragioni del tutto comprensibili, questo rabbino non ama moltissimo visitare la Germania. comunque quella volta si fece coraggio e venne anche lui.

E così in un pomeriggio di febbraio, un gruppo multireligioso si avvia verso il centro della città, e visita la locale biblioteca. Ci hanno organizzato un ricevimento e noi siamo ovviamente onoratissimi. Ripeto, siamo nella campagna tedesca, non è che ci sia esattamente una gran vita notturna, ma le biblioteche sono belle e funzionali e sempre aperte. C’è anche una bella sezione di storia ebraica, nella biblioteca. Ed il rabbino, all’epoca mio maestro ed adesso mio collega, si avventura tra quegli scaffali e trova, ma non che sia molto difficile perché è voluminoso e nuovo fiammante, l’elenco degli ebrei tedeschi  uccisi nella Shoah, aggiornato con documenti trovati negli archivi della ex Germania Est.

E così prende il primo volume, cerca alla lettera del suo cognome e finalmente, a più di sessanta anni, scopre cosa è successo a suo zio, Che era stato un marinaio nella marina militare guglielimina. Decorato anche lui con la croce di ferro. E che mentre gli altri, gli immigrati ebrei polacchi e russi, con i caffettani neri e l’accento yddish, venivano portati via, diceva che no, a lui, a noi non sarebbe successo, perché lui era decorato ed aveva combattuto per la Germania sulle navi del Kaiser. Venne ucciso da un altro soldato tedesco, che era venuto per arrestarlo. Si era fidato. Non sarebbe successo a lui. Quella bandiera lo avrebbe protetto.

Non dimenticherò mai come quel mio maestro e adesso collega sia impallidito davanti a quel libro aperto. Fino a quel momento sapeva del proprio zio che era disperso. Ora ne sapeva di più. E ci aveva spiegò che suo padre era pure andato fino a Stettino, superando non so quanti confini, pagando non so quante guardie, per convincere il proprio fratello a venir fuori, a venire in Inghilterra. E lui no. La Germania è grande, la Germania ci protegge, la Germania è la nostra patria.

Caro carabiniere studente, ce ne sono di cose che devi imparare. Se vuoi portare quella divisa, o qualsiasi altra divisa, ne devi imparare di più. Vai in Israele a studiare, vacci subito. E quando torni vedremo, forse avrai imparato perché c’era bisogno di sconfiggere la Germania due volte. E smetterai di giocare con le bandiere. E allora, forse, potrai rimetterti divisa.

 

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Giovedì podcast. Kol Cambridge

Kol_Cambridge_LogoKol Cambridge è un podcast settimanale di musica israeliana. Lo conduce Samuel Green, aka DJ Antithesis. Un rapper sionista ed ebreo, appunto la antitesi della vostra idea di rapper.

Lui è nato in Inghilterra, ha studiato lingue orientali a Cambridge e lì ha iniziato a condurre lo show radiofonico. Tanto popolare che il Jewish Chronicle lo ha piazzato tra i cento ebrei inglesi più influenti.

Lo show adesso è appunto un podcast. E trasmette le ultime novità, tra musica pop e mizrahi e tutto quello che sta in mezzo. A me piace come sottofondo, perché sono uno di quelli che scrive ascoltando musica. Ma mi sembra utile anche per quelli che vogliono ripassare ebraico, con i testi delle canzoni. O comunque se volete qualcosa da Israele che non sia collegato alla guerra.

Intanto DJ Antithesis ha fatto alya.

 

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Caro don Fabio

Vediamo  un po’, caro don Fabio.

Lidia Macchi è stata stuprata ed uccisa da qualcuno che conosceva. Lidia Macchi aveva solo amici di CL. MA siete tutti vittime di questo bizzarro e non fondato  “teorema secondo cui l’educazione cattolica sarebbe repressiva”.

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Decisamente, don, Lei non si fa sfuggire alcuna occasione per fare propaganda. Mica per nulla avete costruito una formidabile macchina politica che negli anni Ottanta ha conquistato la DC e trattato da pari con i socialisti. Ci vuole determinazione, per riuscirci. La determinazione dei fanatici.

Con determinazione, infatti, Lei cercava di reclutare fascisti raccontando loro l’origine costantiniana della croce celtica. E spiegava a me che esisteva un complotto delle multinazionali per far vendere più preservativi, inventandosi (anni Ottanta) l’allarme AIDS. Complotto ebraico? le chiesi, e Lei annuì.

Che risata amara mi sono fatto, io e un altro paio di israeliti di cui Lei non conosceva l’origine. Ritrovai quella leggenda anni dopo, mentre collezionavo leggende metropolitane. La trovai ugualmente macabra. Quante cose, caro don, Lei mi e ci ha insegnato sul cattolicesimo in quel breve incontro. Come la riconosco la lagna vittimista caratteristica dei fondamentalisti.

Di quelli islamici che partono dall’islamofobia per giustificare i terroristi.

Dei cattolici nordirlandesi che guardano nel loro passato e raccontano a sé stessi di essere solo vittime, e di avere ragioni per continuare ad ammazzare i protestanti. E viceversa, certamente.  Ma in Italia la voce dei protestanti, negli anni Ottanta, si sentiva poco. Come è che dice la vostra religione? “Amatevi come fratelli”? Ah beh. La nostra, di religione, sa qualcosa sui rapporti tra fratelli. Caino e Abele, Yakov ed Esav… Questioni di interpretazione, certo.

E prima che me lo venga a dire Lei, o qualcuno dei suoi giovanotti del Centro Massimiliano Kolbe (esiste davvero ed è stato inaugurato quando gli scritti antisemiti del tale erano già noti) anche i fondamentalisti ebrei ragionano allo stesso modo. Sono incapaci di vedersi altro che vittime. Ma io ho la Gemara che mi spiega come trattarli.

Mi aiuta anche a vedere una certa ironia, la Gemara. L’ironia di un tizio che predica il celibato come condizione ideale per servire Dio, e poi spiega che esisterebbe un teorema per demonizzare i cattolici e la loro morale con l’ingiusta accusa di sessuofobia. Poveri cattolici, che nell’Italia degli anni Ottanta  erano così perseguitati dai media e non potevano difendersi dalle maldicenze.

E, Gemara o meno, continuo a trovare disgustoso chi usa il cadavere di Lidia Macchi per la sua opera di propaganda.

Cordiali saluti.

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Son tempi duri

Il punto più interessante di questa livorosa ricostruzione parastorica di parte palestinese è la ammissione che in Italia i peggiori nemici di Israele (e degli ebrei), durante la Prima Repubblica, siano stati “forze progressiste dentro la Democrazia Cristiana”.

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107554480Trattandosi della DC, difficile escludere il sospetto che in questo sostegno per la Palestina ci fosse lo zampino del Vaticano. Ve lo ricordate la buonanima di mons. Bumbum Capucci che, nel 1974, protetto dal passaporto vaticano, riforniva i palestinesi di Kalashnikov?

Queste forze democristiane che secondo i palestinesi sarebbero state progressiste (uhm… come sarà la legislazione palestinese in materia di aborto e divorzio? Forse corrisponde ai desideri dei progressisti democristiani)  avevano degli interlocutori all’interno del Partito Comunista. I famosi cattocomunisti. Quelli che, per citare la Fallaci, volevano trasformare l’Italia in un immenso monastero.

Il progetto, ovviamente, è fallito. Sarà stato l’edonismo reaganiano, il Drive In inteso come trasmissione, le televisioni di Berlusconi appunto, i radicali ed il piano Kalergy di indebolimento demografico dell’Europa cristiana, i servizi segreti israeliani (quelli c’entrano sempre), Craxi, la lobby di Lotta Continua, la mafia che ce la aveva con Leoluca Orlando, tutta la galleria di nemici che volete. Ma insomma grazie a Dio il cattocomunismo è finito nella pattumiera della storia.

Sicché oggi può succedere che gli organizzatori del Giro d’Italia decidano di far partire la prossima edizione della competizione italiana nazional popolare per eccellenza, proprio da Gerusalemme. E che Netanyahu abbia la brillante idea di offrire al papa nientemeno che la photo opportunity di dare il via alla competizione. Dopotutto il papa a Gerusalemme, capitale di Israele,  è sempre ospite gradito. E da quando Gerusalemme è sotto sovranità israeliana, la città vive un periodo di pace tra le religioni sconosciuto in precedenza. Magari accetta.

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Ovviamente la hanno presa malissimo i rottami del cattocomunismo.  Il link è al blog di uno di loro, che da scout cattolico è passato ad essere militante paracomunista e ad organizzare, davanti alle sinagoghe, raccolte di firme pro Palestina. Location scelta con delicatezza, vero? E chi se ne frega se si spaventano gli ebrei italiani, che dei palestinesi conoscono gesta come l’attentato alla sinagoga di Roma. Non poteva mancare la petizione con centinaia di nomi (sempre i soliti ma vabbé).

Ed ovviamente, come poteva mancare, l’appello alla manifestazione di tutte le forze democratiche e progressiste (o democristiano progressiste?) contro l’occupazione  ebraica sionista del Giro d’Italia. Perché, sapete Gino Bartali non sarebbe stato d’accordo, proclamava pomposa la Associazione di Amicizia Italo Palestinese. Venite numerosi, diceva il volantino, portando bandiere palestinesi.

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La pagina Facebook della predetta associazione documenta la riuscita dell’evento. Visto le centinaia di migliaia di firme raccolte uno si aspetta un grande successo, ed infatti…

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Un successone! Ed avete notato come è bassa l’età media dei partecipanti? Certo, la causa palestinese ha messo radici nel cuore del numeroso popolo della sinistra italiano e le prossime generazioni saranno sempre più dalla parte dei palestinesi.

Se non ci si mette il Black Friday di mezzo. Vi chiederete cosa c’entri il Black Friday, questa orgia neoliberista, con la sacrosanta causa palestinese che i democristiani progressisti hanno fatto propria. Beh, ci sarebbe una ipotesi, avanzata da sottoscritto. Scherzando, intendo. Purtroppo quello che ha risposto non scherzava mica.

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Non credo che questo FrancescoPraxis sia un democristiano progressista. Anche se a quanto pare condivide una delle cause più care a quel settore del mondo politico italiani della Prima Repubblica. E’ più probabile che pensi di essere un comunista.

Però viene da chiedersi come mai si trovi a credere verosimile una trollata rudimentale come quella di cui sopra. Forse perché, nella sua testa, è possibile che i sionisti riescano a condizionare le menti dei commercianti italiani e dei consumatori italiani, manovrando perversamente in favore del consumismo e contro la Palestina.

Che ve lo vedete proprio un comitato ristretto di agenti segreti i che, in una riunione segreta nei sotterranei della ambasciata israeliana intima ai proprietari dei supermercati, ad Amazon e a Google di tenere aperta bottega e mettere in vetrina roba scontata, con il solo scopo di far fallire l’oceanica manifestazione fiorentina contro il Giro d’Italia. A me sembra una stronzata pazzesca favola, ma uno che crede al materialismo storico ed a quello dialettico, evidentemente, la trova plausibile.

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Giovedì podcast. The Book Review

170x170bbOgnuno ha una sua America. Come per tanti della mia generazione, cresciuti negli anni Ottanta, la mia America erano gli scrittori minimalisti americani. Non Carver, quello è arrivato dopo. Parlo della triade, Bret Eston Ellis, David Levitt, Jay McIlnerney, soprattutto degli straordinari esordi del primo e del terzo, Meno di Zero e Le Mille Luci di New York, che io e miei amici abbiamo divorato invece di spendere tempo su Catullo o Foscolo. La qualità letteraria forse non era un granché e certo c’era molto moralismo (meglio Carver, appunto) ma quando sei adolescente non te ne accorgi o forse lo cerchi, il moralismo.  Ma insomma, caro PVT, il bene che tutti quanti ti abbiamo voluto perché ci li hai fatti scoprire. Dalle pagine di Rockstar, nientemeno.

Negli anni successivi la cultura americana ha continuato ad attrarmi, soprattutto per tramite dei libri, sbrigativamente, e chiaramente divisi per genere, fiction e non fiction. All’università ho letto i libri di Christopher Lasch, che mi hanno aperto la mente. E ho passato giornate leggendo Philip Roth. Verso i venticinque anni, dovevo passare una settimana in ospedale, e mi ero portato dietro i libri di Kurt Vonnegut e ridevo talmente forte che si svegliavano i compagni di stanza.

Bon, detto tutto questo, che devo aggiungere? Che la cultura americana mi ha sempre colpito per il suo respiro più ampio, e che quindi il migliore podcast di libri che io conosca è quello della sezione libri del New York Times. Poi non ho bisogno che mi spiegate voi che esiste una altra America e che è quella che ha votato per Donald Trump. Lo so. E lo sanno anche i redattori delle pagine culturali del New York Times e forse per questo negli ultimi tempi recensiscono prevalentemente libri dedicati all’America stessa, ma senza sembrare ombelicali come gli italiani che parlano di fascismo e Resistenza persino se sono di mezzo le licenze televisive. No, qui cercano soprattutto di capire i libri che hanno tra le mani. Di solito un paio per settimana, fiction e non fiction appunto. Si tratta di solito di scrittori o critici di alto livello che intervistano gli autori. Non fosse che per la qualità dele domande, vale la pena davvero di ascoltare questo podcast.

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Giovedì podcast. David Baddiel Tries to Understand

downloadDavid Baddiel è uno scrittore, comico, conduttore radiofonico ecc ecc. E’ noto per il suo umorismo a metà tra ironia inglese e sarcasmo americano newyorkese. Ha per esempio avuto qualche pasticcio per una ipotesi sulla vita sessuale della Regina Elisabetta

David Baddiel è convinto che l’onestà intellettuale consista nell’ammettere di non capire una cippa, quando veramente non capisci una cippa di qualcosa. Quindi ha iniziato questo podcast in cui, appunto, cerca di capire, con aiuto di esperti, questioni come il Bitcoin, il sistema elettorale americano,  il Fondo Monetario Internazionale, lo hacking, il fracking e come mai alla gente interessano i Kardashian. Eccetera.

Ne esce un quarto d’ora di conversazioni e battute alla fine della quale potete dire di aver veramente capito qualcosa.  Per sapere di cosa parlare, aka cosa interessa alla ggente, David Baddiel lo chiede su Twitter ed ovviamente anche voi potete proporlo.

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