Ma a voi, cosa vi fa ridere?

Questo e’ un post serissimo, che scrivo dopo aver rotto le scatole per anni a tutti i miei conoscenti italiani. La questione dura da una decina di anni.
Cioe’ dieci anni fa, quando sono immigrato in Israele, l’insegnante di ebraico dedico’ una mattinata all’umorismo. Che e’ un gran modo per conoscere una cultura, come ogni antropologo vi puo’ spiegare. Puoi dire di conoscere veramente la cultura di qualcuno se ridi assieme a lui, se ne condividi il senso dell’umorismo.
Tutti noi allievi siamo stati invitati a raccontare una barzelletta in ebraico. E a spiegare cosa ci trovavamo di divertente.
Quel giorno, americani, inglesi, francesi, svizzeri, israeliani (tutti quanti ebrei) mi chiesero di cosa ridiamo noi italiani. Ed e’ da allora che me lo sto chiedendo. Siccome non riesco a trovare la risposta, lo chiedo un po’ a tutti.
Dopo Israele mi sono spostato in Inghilterra, dove le disquisizioni sull’umorismo sono uno sport nazionale. E ho lavorato in America, apprendendo la differenza tra ironia inglese e sarcasmo americano. Ma per quanto riguarda l’Italia, boh.
Se avessi tempo e soldi mi chiuderei in una biblioteca e magari produrrei una antologia di umoristi italiani (che ci sono: Folengo, Boccaccio, Achille Campanile, Carlo Manzoni…) con qualche bel saggio critico scritto da me medesimo.
Esiste sicuramente una comicita’ dialettale, i piu’ grandi comici italiani sono caratteri locali: Angelo Musco, Gilberto Govi, per esempio.
Ma le maschere della commedia dell’arte rappresentano non solo stereotipi locali, soprattutto classi sociali (il Dottore Balanzone, Arlecchino servitore ecc.). Forse in Italia si ride delle differenze sociali. Mi viene in mente la famosa canzone Ho visto un re. I personaggi piu’ riusciti di Alberto Sordi, vero carattere nazionale, sono forti con i deboli (poveri), e deboli con i forti (ricchi). Sara’ quello, che fa ridere noi italiani?
Ripeto, e’ una domanda seria. Se leggete e passate di qua, provate a farmi sapere che ne pensate. Non escludo di continuare la discussione in altri post.

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53 risposte a Ma a voi, cosa vi fa ridere?

  1. Marta ha detto:

    A proposito di umorismo dialettale, io mi cappotto dalle risate ogni volta che leggo “La nomina del cappellan” di Carlo Porta. Sarà che ho fatto il Parini, e di Marchese Paola Cangiasa ne ho viste… Però è la quintessenza di nicchia, di umorismo interno a un piccolo gruppo. Persino i tormentoni dell’anno quando ero in collegio erano condivisi da ben un centinaio di ragazze. Persino le battute di Futurama che richiedono un master in matematica sono più aperte.

    A proposito di umorismo “forte con i deboli, debole con i forti” in chiave contemporanea, c’è un vecchio post di Bucknasty sulla Littizzetto: 2008, ma funziona ancora, anzi sempre di più
    http://www.7yearwinter.com/2008/02/il-canovaccio-di-tutte-le-esibizioni-comiche-della-littizzetto/

    Bella domanda, comunque. Mi fa ricordare quanto mi sia sempre sentita “estranea” in Italia, sotto una luce interessante.

    • nahum נחום ha detto:

      Piu’ che umorismo di nicchia e’ l’umorismo di una classe sociale contro un’altra. Sembra essere quello, la caratteristica dell’umorismo italiano. L’umoirsmo delle classi basse verso quelle alte, come difesa.
      Comunque, quella volta in classe, provai a imbastire una spiegazione dicendo che noi italiani ridiamo molto di sesso e temi affini. Ma mi sbagliavo, probabilmente,.

      • Vuk ha detto:

        E ci sarebbe da capire se sia fondato o meno.
        Voglio dire, io quando d’alema diede dell’energumeno tascabile a brunetta ho riso per un sacco di tempo (a parte la ricercatezza della battuta, mi faceva ridere la situazione: sentire al telgiornale di prese per il culo del genere tra politici di livello nazionale). Mi ricorda un po’ (ma l’ho vista a posteriori, quella puntata) quando il sindaco Quimby dei Simpson accusò i francesi di essere dei mangiarane. Si sfiorò l’incidente diplomatico.
        E’ solo un excursus (o come si scrive). Io non faccio granchè testo, mi fanno ridere le situazioni ben costruite non le battute in generale slegate, quelle credo da cabarettisti. Ho smesso di guardare zelig per la noia (della maggior parte dei comici, non di tutti, ma se sommi le pubblicità…) nel 2006, credo.
        E colorado per i miei gusti è troppo casinaro, chiassoso (e le battute scontate peggio che quelle di zelig).
        Big Bang theory ha un sacco di bellissime puntate, ben intrecciate, assurde (e poi c’è Sheldon Cooper e l’assurdità della vita cui costringe le persone). Oh, e, penso sia umorismo ebraico, le situazioni assurde tra Howard e sua madre, che spesso fanno anche un po’ pena.

        I finti tormentoni mi infastidiscono.
        Era molto bravo (ma quesot penso sia unanimemente riconosciuto) Gioele Dix, che ho scoperto due mesi fa essere ebreo. Davvero molto, sia come attore che come comico (mi pare che i personaggi siano i suoi). Paolo Migone (ma non molto quando parlava del rapporto di coppia: che palle sempre gli stessi argomenti!), che però è soprattutto un autore. O anche Parassole (https://www.youtube.com/watch?v=DMobg8aCUL8), che è sparito da un po’ credo. Mi piaceva troppo il suo personaggio di Erminio Pistolazzi.

        Oh, e ho trovato semplicemente _geniale_ (in tutto! e accontentarmi è davvero dura) lo sketch tradotto in italiano di fiamminghi di cui non ricordo il nome.

        Tieni presente che sono di gusti abbastanza diversi dalla media, probabilmente. Ammesso che la media sia colorado e simili.

  2. Varg ha detto:

    Ci fanno ridere diverse cose. Una di queste è l’ipocrisia messa a nudo. Un’altra è la desacralizzazione.

    • nahum נחום ha detto:

      In tutti e due i casi, l’umorismo e’ contro i potenti. Tipo “Ho visto un re”. Una volta ho provato a spiegare a un inglese perche’ quella canzone era cosi’ divertente, e proprio non ci sono riuscito.

    • marcoz ha detto:

      Sottoscrivo quanto espresso da Varg, anche perché l’ipocrisia e la sacralità sono trasversali a tutte le classi, potenti e non, quindi prendono dentro tutti.

      [segnalo questo post sul mio blog (nella speranza che la cosa dia fastidio, naturalmente)]

  3. jonsnow30 ha detto:

    Mi stupisce che manchi il nome, giovanile, più rilevante: Maccio Capatonda!
    Poi direi anche I Soliti Idioti, ma non apprezzandoli, mi astengo.
    Non conoscendo esattamente le categorie di riferimento provo a schematizzare l’umorismo di Maccio:
    -Uso letterale di espressioni gergali: è acqua corrente!
    -Costruire un intero sketch su un gioco di parole che solo alla fine viene svelato: Fernet 9,11°, lo sai che non reggo l’alcol!
    -Situazioni assurde sostenute come se fossero normali: Padre Maronno a cui appioppano la santità.
    -Utilizzo errato di parole auliche con la convinzione che siano corrette: prego predisponetevi!
    -Utilizzo errato di espressioni gergali con la convinzione che siano corrette: ti ammazzo la testa!
    -Personaggi parossistici di uno stereotipo: Jerry Polemica, il primo giornalista con la licenza polemica.
    Se dovessi indicarlo in poche parole credo che Maccio sia lo Zeitgeist dell’uomo medio. Spero di esser stato chiaro!

    • nahum נחום ha detto:

      Non conosco Muccio, ma queste sono osservazioni interessantissime. Perche’ questo uso errato delle espressioni colte ricorda che l’italiano come lingua di uso corrente e ‘ una cosa recente, un secolo fa gli italiani parlavano piu’ dialetto che italiano.

      • Marta ha detto:

        Una parola: Fantozzi.

        Peraltro: nato come critica sociale del potere arrogante *e* del servilismo che lo permette, diventa “siamo tutti Fantozzi” – segue “se ti fai la strana idea di essere intellettuale e diverso ti mettiamo a posto noi, secchione.”

      • nahum נחום ha detto:

        E’ anche un altro esempio di umorismo sulle classi sociali. Infatti spiegare Fantozzi a uno straniero e’ difficilissimo.

      • Vuk ha detto:

        Beh, lui le usa in modo “televisivo” credo.
        Ad esempio quando aveva iniziato coi finti promo in cui esagerava le parole, le espressioni.

        Il suo umorismo però, quando ben riuscito (sempre meno, sigh!) è molto ben rifinito, “chiude il cerchio”.
        Padre Maronno (dovresti trovare la “serie” completa di sketch su youtube) riesce a rimanere in equilibrio tra la satira di costume, la satira sulle serie tv rai-mediaset (ma per capire questo aspetto devi conoscerle almeno un minimo, tipo quella del poliziotto coi poteri religiosi-paranormali, interpretato dall’attore coi capelli rossi di cui mi sfugge il nome), la demenzialità. Mantenendo, per quanto labile, un filo conduttore.
        E’ davvvero ben fatta perchè è su più livelli ognuno di per sè completo. Non so se mi spiego.
        Jerry Polemica e anche molti sketch nuovi (tra cui l’italiano medio) sono tra il luogo comune e il didascalico, IMO. Non mi fanno proprio ridere.
        Però la guardia del parcheggio dell’MTG (Non è per te, eh? E’ che se faccio entrare te poi devo far entrare tutti quanti!) sebbene mal riuscito coglie un aspetto che fa sorridere.
        Fernet 9-11 gradi è anche satira verso michael moore e i suoi due documentari (che fanno acqua). E chiude benissimo il cerchio anche qua, rimanendo su più livelli.

        Mi piaceva molto il disimpegnatissimo Jim Massew!

      • Vuk ha detto:

        Marta, mi spieghi meglio, per esteso il tuo commento?

        Non ho mai guardato Fantozzi “in serie”. L’ho guardato molto sparso, uno una volta uno un’altra.

        PS
        Detto questo itengo Paolo Villaggio una persona che in qualche modo si compiace del degrado e della meschinità… Senza ovviamente farlo apposta. Non solo con Fantozzi. Tipo: su youtube c’è un video in cui parte volendo “umanizzzare” il suo amico De Andrè e alla fine lo distrugge, più che altro, rivelandone i momenti di degrado che dovrebbero tra l’altro appartenere all’intimità.
        Mai stato un fan di de andrè (eccheppalle con sto mito sociale del genio dannato!), ma i commenti indignati dei fan sotto al video, secondo me, sono abbastanza giustificati.

      • Vuk ha detto:

        Marta, intendo dire: hai presente quel tipo di persona che sembra voler cambiare le cose, che fa polemica, ma alla fine non attua mai perchè è come se “volesse” inconsciamente che il degrado continui. Ne è come assuefatto. Ecco Villaggio mi ha sempre dato l’idea di essere un “negativo” fino al midollo.

      • jonsnow30 ha detto:

        Ti lascio qualche link degli sketch (così ti aggiorni :P)
        -è acqua corrente! https://www.youtube.com/watch?v=ulq9LhD85JQ
        -Fernet 9,11° https://www.youtube.com/watch?v=rDWa4A6NO74
        -Lo sai che non reggo l’alcol! https://www.youtube.com/watch?v=9Nv7B9vAOYQ
        -Padre Maronno a cui appioppano la santità. https://www.youtube.com/watch?v=2-cYoQ4MdCM
        -Jerry Polemica, il primo giornalista con la licenza polemica. https://www.youtube.com/watch?v=N6SFlIxuDCw
        -L’uomo che usciva la gente https://www.youtube.com/watch?v=0_mk_me1oIU

      • Marta ha detto:

        Vuk (scusa il ritardo), mi spiego meglio perché è, in effetti, terreno minato.

        Premessa: io separo moltissimo l’autore dall’opera. Non solo le capacità tecniche sono indipendenti dalla decenza dell’essere umano (purtroppo! vedi sotto: “Leni Riefenstahl” per un caso eclatante); ci sono anche opere violentissime scritte da persone che nella vita sono la mitezza fatta persona, e viceversa. Inoltre: le persone cambiano nel corso della loro vita; quello che hanno scritto in un momento preciso resta – appunto – scritto in quel momento.

        Quindi, lascerei da parte (o quasi) il signor Paolo Villaggio.

        Veniamo a Fantozzi. Il Fantozzi dei primi film (e, mi dicono, dei libri) si muove in un mondo in cui tutti sono orribili – Fantozzi compreso. Il problema di “l’essere orribile (disonesto, servile con i potenti e spavaldo con i deboli…) è giustificato dal mondo orribile che premia questi comportamenti?” è un problema vero; Fantozzi fallisce ed è colpa sua non solo per la sua imperizia (alla Wile E. Coyote), ma anche per punizione del suo essere parte del sistema (o meglio: del suo tentativo di sfruttarlo).

        Prendi il celebre (o infame) episodio/sketch del cineforum nel “Secondo tragico Fantozzi.” Per inciso: ha causato un serio attacco d’asma per le risate a mio padre. Mio padre è un professore di cinema; il mio primo ricordo sono le parole “Eisenstein” e “semiotica”. La trama: il capufficio ha una passione per il cinema “serio”, e organizza ripetuti cineforum a cui gli impiegati sono “invitati” a partecipare. I cineforum diventano rapidamente una gara a chi sa ripetere meglio frasi fatte, sempre uguali, sempre imbeccate dal capufficio, sempre auliche. Chi non mostra di essere convinto, o semplicemente è imbarazzato dal parlare in pubblico, viene umiliato – dai colleghi tanto quanto dal capo. Un cineforum improvviso viene convocato la sera della finale dei mondiali; il pubblico viene perquisito perché non nasconda radioline; la situazione raggiunge livelli surreali. Durante il dibattito, Fantozzi si alza e dichiara che il film (“La corazzata Kotionkin”) “è una cagata pazzesca.” L’ufficio si ribella, esalta Fantozzi (fino a quel momento umiliato da tutti) e ne fa il nuovo capo da seguire, prende in ostaggio il capo e lo tortura (mostrandogli “Giovannona coscialunga” e “La polizia si incazza”)… fino a quando la polizia “si incazza davvero” e riporta l’ordine di prima; tutti negheranno che sia mai stato altrimenti. La satira è ovviamente contro l’intellettuale paternalista che vuole educare “i cafoni” alla “vera arte.” Ma è anche contro la viltà dei “poveri.” E, con l’idea migliore della vicenda, contro l’idea che la “vera arte” debba essere sofferenza (e quindi uno strumento di oppressione).

        Ma, come diceva giustamente mia nonna, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. La reazione del grande pubblico italiano non è di prendere le distanze, ma di entrare nel sistema (nell’universo della narrazione) e immedesimarsi con Fantozzi: “sono sullo schermo, sono celebre, ho vinto, le colpe sono scusate.” Se avessi due euro per tutte le volte che ho sentito la frase “ma i film di Fantozzi erano dei piccoli capolavori, in fondo tutti noi siamo Fantozzi” mi farei una cena in un tre stelle Michelin. C’è anche la reazione opposta, “sono tutti merda girati male andiamo a vedere la retrospettiva su Eisenstein segue dibattito,” che al dunque mostra un effetto simile: l’orgoglio della rigidità di classe culturale italiana.

        A fronte di questo, Villaggio penso abbia fatto una scelta pratica (eticamente discutibile? non parliamone ora, vedi sopra): ha assecondato e ha dato al pubblico quello che voleva. Segue il circolo vizioso che noti nel tuo secondo commento.

        Si potrebbe anche discutere se il pessimismo di “il mondo è orribile, pieno di gente tremenda” sia una scusa – in generale, non solo nel caso di Fantozzi. Io non penso che lo sia necessariamente; dopotutto puoi amare e coltivare il meglio che ti è dato per qualcuno di cui conosci i difetti (anzi: perché ne conosci i difetti, quasi; o sarebbe un sentimento davvero a buon mercato). (Avete appena assistito a Marta in “avere un picco di protestantesimo.”) Ma qui si va su temi che, dato il padrone di casa e il suo lavoro, non vorrei tagliare con l’accetta…

      • Vuk ha detto:

        Marta, sfondi una porta aperta. Educato cattolicamente (o almeno credo, non so se ci sia una cultura cattolica unica e/o ufficiale) ho avuto periodi particolarmente duri.

        Forse per la mia innata (mi dicono) tendenza a riflettere sui temi religiosi, mi ha sempre fatto ribrezzo -almeno dopo aver vissuto certe esperienze- vedere l’accanimento delle persone comuni contro il “colpevole”. Ti è mai capitato all’interno di una piccola comunità di sapere di un incidente d’auto che ha ucciso qualcuno del luogo, magari un ragazzino, o un bambino?
        L’indignazione lascia il posto prestissimo a voglia di chiudere la faccenda isolando socialmente, come fosse un malvagio sadico, chi ha causato l’incidente.
        Nessuno di quelli che ne parlano pubblicamente sembra pensare che forse ha avuto sfortuna, che forse è stato imprudente quanto capita a tutti di essere prima o poi, che comunque la sua vita da quel momento cambierà, magari radicalmente.
        Lui non deve pagare come previsto dalla legge, deve soffrire.
        Ecco, se ti è capitato hai mai provato a far notare delle attenuanti?
        “Ha ucciso/ferito una persona, deve pagare. Gente così non merita perdono…”

        Io seguo il blogghettino di un cattolico piuttosto devoto. Berlusconiano, pro-israele, una persona qualuque, ingenua (IMHO), laureata in filosofia, con opinioni spesso banali sulla politica italiana (sempre IMHO), tanto che a volte mi viene da chiedermi se sia un cattolico tanto nella sostanza quanto nella forma, una specie di residuo neocon (lui non sembra notare che giuliano ferrara è la bigottaginee elevata all’ennesima potenza, che non crede minimamente in quel che dice, anzi lo ammira, mah!).

        Beh, un giorno gli dissi di un incidente avvenuto quando andavo a scuola. Uno studente sbandò con l’auto (prese una “dunetta” apparentemente innocua, ma che curvava, in velocità senza sapere che avrebbe perso aderenza) e schiacciò le gambe di una ragazza tra muro e muso dell’auto. Ovviamente in molti furono pronti ad insultarlo come se fosse sempre stato un delinquente matricolato, nei giorni seguenti.

        La prima cosa che mi disse questo blogger riguardo ai forcaioli fu “Se non ci fosse nulla da perdonare che perdono sarebbe?”

        Che è poi la stessa cosa che sosteneva Chesterton ne “Il lutto del signore di Marne”, forse il mio racconto di Padre Brown preferito.
        Non dovrebbe essere nè qualcosa di protestante nè di cattolico, nè esclusivo di alcun gruppo religioso, sociale, politico. E’ questione di umanità. Non è facile, però, questo è vero.

        SPOILER

        Ti scrivo il finale

        “I am sure of it,” said Father Brown, “and now I leave Maurice Mair, the present Marquis of Marne, to your Christian charity. You have told me something to-day about Christian charity. You seemed to me to give it almost too large a place; but how fortunate it is for poor sinners like this man that you err so much on the side of mercy, and are ready to be reconciled to all mankind.”

        “Hang it all,” exploded the general; “if you think I’m going to be reconciled to a filthy viper like that, I tell you I wouldn’t say a word to save him from hell. I said I could pardon a regular decent duel, but of all the treacherous assassins —— ”

        “He ought to be lynched,” cried Cockspur excitedly. “He ought to burn alive like a nigger in the States. And if there is such a thing as burning for ever, he jolly well —— ”

        “I wouldn’t touch him with a barge-pole myself,” said Mallow.

        “There is a limit to human charity,” said Lady Outram, trembling all over.

        “There is,” said Father Brown dryly; “and that is the real difference between human charity and Christian charity. You must forgive me if I was not altogether crushed by your contempt for my uncharitableness to-day; or by the lectures you read me about pardon for every sinner. For it seems to me that you only pardon the sins that you don’t really think sinful. You only forgive criminals when they commit what you don’t regard as crimes, but rather as conventions. So you tolerate a conventional duel, just as you tolerate a conventional divorce. You forgive because there isn’t anything to be forgiven.”

        “But, hang it all,” cried Mallow, “you don’t expect us to be able to pardon a vile thing like this?”

        “No,” said the priest; “but we have to be able to pardon it.”

        He stood up abruptly and looked round at them.

        “We have to touch such men, not with a bargepole, but with a benediction,” he said. “We have to say the word that will save them from hell. We alone are left to deliver them from despair when your human charity deserts them. Go on your own primrose path pardoning all your favourite vices and being generous to your fashionable crimes; and leave us in the darkness, vampires of the night, to console those who really need consolation; who do things really indefensible, things that neither the world nor they themselves can defend; and none but a priest will pardon. Leave us with the men who commit the mean and revolting and real crimes; mean as St. Peter when the cock crew, and yet the dawn came.”

        “The dawn,” repeated Mallow doubtfully. “You mean hope — for him?”

        “Yes,” replied the other. “Let me ask you one question. You are great ladies and men of honour and secure of yourselves; you would never, you can tell yourselves, stoop to such squalid reason as that. But tell me this. If any of you had so stooped, which of you, years afterwards, when you were old and rich and safe, would have been driven by conscience or confessor to tell such a story of yourself? You say you could not commit so base a crime. Could you confess so base a crime?” The others gathered their possessions together and drifted by twos and threes out of the room in silence. And Father Brown, also in silence, went back to the melancholy castle of Marne.

      • Vuk ha detto:

        Ho apprezzato la risposta. Grazie.

      • Anonimo ha detto:

        Vuk: grazie del passo di Chesterton. Il perdono è qualcosa su cui continuo a tornare nella mia testa, ultimamente, per motivi molto personali. Grazie davvero.

  4. magiupa ha detto:

    EH!!!
    Carino,non so bene come risponderti.
    La tua domanda mi ha posto di fronte ad un altra domanda che mi è venuta in mente mentre cercavo di capire come risponderti: cos’è ridere?
    Sembra lana caprina,però io,che dalla mia professoressa ero stato chiamato ironia e sarcasmo,sarcasmo e ironia,rido moltissimo delle contraddizioni sociali,ideologiche politiche,ma forse è meglio dire che derido,non è lo stesso.
    cosa mi fa ridere?
    mi ha fatto ridere moltissimo mia figlia a 3 anni che immersa in un pianto falso senza lacrime durante un capriccio,alla mia puntualizzazione che non le scendeva nemmeno una lacrima,si è cacciata un dito in un occhio,ne ha cavato una lacrima ravanando e poi serissima me lo ha messo sotto il naso dicendo “Toh!!Ecco”

    • nahum נחום ha detto:

      Da qualche parte ho letto che ridere e’ in realta’ un gesto aggressivo, si mostrano i denti. Quando eravamo scimmioni ridevamo in facci ai nostri nemici.
      Pero’ l’esempio che tu fai e’ tutto il contrario. Ridere di un bambino non c’entra nulla con l’aggressivita’.

      • Vuk ha detto:

        Forse è vero in determinati casi, ma non in altri. (Nel mio purtroppo spesso lo è).

      • Vuk ha detto:

        Ehm, puoi non pubblicare il mio commento sull’aggrssività, please? Banalotto e non centra nulla.

  5. barbara ha detto:

    Non lo so Andrea di preciso di cosa ridano gli italiani: molte barzellette “nazionali” sono dedicate ai politici, spesso riadattate dal potente del momento: una sorta di triade Craxi-Berlusconi -Renzi. In alcune zone della Toscana si ride del vicino – tutto il feroce campanilismo città contro città ha prodotto una serie di topoi umuristici sul “nemico della porta accanto” o della Chiesa e dei suoi terreni rappresentanti. E in generale gli italiani ridono molto di sé stessi.

    • nahum נחום ha detto:

      Ecco, questa e’ una cosa interessante. Gli italiani ridono dei propri politici o della Chiesa. Di chi ha potere, probabilmente, Poi c’e’ l’umorismo “localistico”, gli stereotipi regionali o nazioanali.

  6. barbara ha detto:

    Per una casualità – causa lettura di libro che fa ridere – stavo pensando a come sia difficile muovere al riso. La commozione, il pianto sembrano avere un carattere più “universale” – la sofferenza di un bambino è toccante per tutti. Le storie umoristiche no. Per quanto ne ammiri la mimica e le capacità a me Totò non muove al riso e non posso farci niente. Ricordo di aver, invece riso in modo scomposto e irrefrenabile, durante la proiezione del primo (e ultimo film) dei Giancattivi “Ad Ovest di Paperino”. Mi sono scompisciata – leggo molto sui mezzi pubblici – durante la lettura del Più grande uomo scimmia del Pleistocene, testo che la lasciato del tutto indiffente una mia cara amica con grande affinità letterarie. Cosa ci fa ridere? Come si fa a far ridere?

    • nahum נחום ha detto:

      “A Ovest di Paperino” e’ un capolavoro. Se non sbaglio c’erano critici che lo avevano salutato come unq assoluta novita’, umorismo surreale in un film italiano. Le storie umoristiche non sono universali, hai ragione. Infatti esiste un umorismo inglese, uno americano, uno ebraico ecc. ecc.

  7. dmitri ha detto:

    Questo è da: Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani.
    Gl’Italiani posseggono l’arte di perseguitarsi scambievolmente e di se pousser à bout colle parole, più che alcun’altra nazione. Il persifflage degli altri è certamente molto più fino, il nostro ha spesso e per lo più del grossolano, ed è una specie di polissonnerie, ma con tutto questo io compiangerei quello straniero che venisse a competenza e battaglia con un italiano in genere di raillerie. I colpi di questo, benché poco artificiosi, sono sicurissimi di sconcertare senza rimedio chiunque non è esercitato e avvezzo al nostro modo di combattere, e non sa combattere alla stessa guisa. Così un uomo perito della scherma è sovente sconcertato da un imperito, o uno schermitore riposato da un furioso e in istato di trasporto. Gl’Italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi.
    Massimamente deridiamo.

  8. cj ha detto:

    Impossibile, credo che non troverai nulla da leggere di autori italiani “aggressivi” che fanno ridere, l’unico che mi viene in mente è Daniele Luttazzi, che ci ha provato ma poi è finito in una gogna mediatica perché accusato di copiare i grandi autori americani.
    Maccio Capatonda con Luigi Luciano sono una novità nel panorama italiano, molto divertenti ma li trovi solo nei formati tv, web e cinema (comunque Maccio ha pubblicato “Sossoldi!”).
    Suggerisco anche il dissacrante Arbore nel suo periodo magico di “Alto Gradimento”, “Indietro tutta” e “Quelli della notte” con Frassica, Benigni, Marenco, etc… (qualcosa del genere la fanno Lillo e Greg nella attuale trasmissione radiofonica “Sei uno Zero”).

    • nahum נחום ha detto:

      Credo che Arbore e i suoi coprano una specie di area intermedia tra umorismo verso i potenti (il generale Buttiglione) e il surrealismo.

      • cj ha detto:

        Si, però io non sottovaluterei i canali da cui ci propinano l’umorismo, Arbore, Benigni, Verdone, Troisi, Grillo e compagnia cantando sono un prodotto della Rai in contrasto con Bisio, Gialappa, Trio Medusa, Teocoli, ecc… che sono un prodotto Mediaset, due correnti ben distinte, anche politicamente (non in maniera coatta, voglio sperare) e gli editori come Mondadori e Rcs che ben sappiamo che fine hanno fatto. Oggi però li vedo tutti nello stesso calderone, purtroppo (Zelig Tv e Colorado meglio non citarli)
        Un’altra cosa che distingue ahimè i comici nostrani è il famoso “tormentone” (non lo sopporto).
        Vorrei citare anche Gigi Proietti (mitico il suo grammelot) e un pochetto anche Montesano nelle loro sortite da “stand-up comedians” (quando non sfociano nel romanesco) e anche Grillo naturalmente.
        Anche Natalino Balasso merita una citazione tra i migliori.

      • Vuk ha detto:

        Che io sappia Teocoli è da moltissimi anni che fa cabaret. Non mi piace, ma mi sembra ingiusto nei suoi confronti paragonarlo a Bisio (non lo sopporto, è troppo plasticoso, dai!). Nessuno merita il paragone con Bisio.

      • Vuk ha detto:

        @cj

        A me sembra un approccio diverso (quello rai e mediaset) alla comicità. Molti comici “mediaset” si dichiarano di sinistra (inserendo strizzate d’occhio negli sketch) e quando possono/vogliono partecipano a progetti non-mediaset a fianco di comici RAI senza problemi e con molta disinvoltura.

        Io non parlarei di correnti politiche distinte, ma di differenti approcci. Quello mediaset più commerciale e a volte ha portato fino all’eccesso questa caratteristica; lo zenith dell’eccesso è quella schifezza assoluta di Colorado, opinione personale.
        Quello RAI (e anche la7, che è una rete che compete in maniera quasi ufficiale con rai3 per fascia di pubblico) molto più schierato a sinistra e tendenzialmente didascalico; l’eccesso di questo aspetto lo si può notare quando vengono chiamati comici “esterni” e fanno sketch talmente schierati che a volte non sono più nemmeno divertenti bensì imbarazzanti tanto è evidente la forzatura che blocca l’umorismo (aldo giovanni e giacomo e Capatonda su tutti: non sembrano nemmeno fatti per far ridere certi sketch).

        Ultimamente ho rivalutato zelig: in passato non era malaccio, in quanto a comici, e mi sono reso conto ultimamente che il format era moooolto più impegnativo e curato (odiosi tormentoni a parte) soprattutto per i conduttori. Hai presenti i vari canti e balli? Ai tempi li odiavo (come le canzoni nei film di animazione), ma rispetto alle schifezze di Colorado…

        Inoltre sul canale youtube chiamato “Zelig” si trovano molti begli sketch (mi sonon fatto una mini-maratona di Erminio Pistolazzi, lo ammetto).

      • cj ha detto:

        Mi fanno ridere moltissimo i vortici con le parole di Alessandro Bergonzoni al limite del parossismo e i giochi di Elio e le Storie Tese.
        Corrado Guzzanti? Si, ma Litizzetto, Dandini, Marcorè, Sabina e Caterina Guzzanti e company mi fanno sentire puzza di radical-chic (o forse sono io quello sbagliato, non lo so).
        Salvo Claudio Bisio che sembra meno contaminato di del gruppo “de sinistra” . E’ andato anche lui da Zerbino Fazio? Non lo so, spero di no.
        La serie televisiva Boris mi è piaciuta. Ma solo quella.

  9. Pingback: Una segnalazione serissima | Ilfinegiustificailme

  10. blogdibarbara ha detto:

    La risposta non la so, ma alla tua lista aggiungerei Guareschi e Giovanni Mosca. E Carletto Manzoni coi suoi malintesi causati da due modi diversi di intendere la stessa espressione (“metti la maglia di lana che fa freddo” – “va bene, dove la metto?”) Poi ci sono le barzellette sui carabinieri la cui essenza è la derisione, lo scherno, come per altre cose già citate negli altri commenti.

    • Vuk ha detto:

      Uh, bellissime le situazioni paradossali di Guareschi! Belle risate davvero!
      Tipo peppone che offre a doncammillo gli strozzapreti mentre mangia le sue galline, col cane da non-guardia del don che mastica ossi sotto la tavola.

      • Marta ha detto:

        Alcuni punti di Don Camillo sono sintesi geniali. “Sottovoce, in modo che lo sentissero fuori provincia” lo uso regolarmente.

        Ma anche i romanzi sono splendidi. La digressione che sbeffeggia “Dagli Appennini alle Ande” in “Il Destino si chiama Clotilde.” Io ci finisco per terra ogni volta. “Il marito in collegio,” che è anche romaaaaanticooo (detto con aria da ragazzina con occhi a cuoricino), e ha l’incipit fulminante “Ci fu anche chi, a suo tempo, fece notare al signor Saffo Madellis che la questione stava in questi termini: o aveva sbagliato nome, o aveva sbagliato sesso.”

        E poi ci sono i racconti sulle gesta di sua figlia nello “Zibaldino”…

      • Marta ha detto:

        Aggiungo: Guareschi mi ricorda un po’ Tom Sharpe. La scena del bull terrier sotto acido nel sobborgo middle-class (ma non upper-middle) del Surrey in “The Throwback” (in italiano “Il bastardo primordiale”) è una delle cose più comiche che abbia mai letto. Violentissimo, a modo suo.

        Andrea: ti potrebbe piacere, potresti riconoscere dei meccanismi sociali inglesi – e l’anarchia che cova sotto la cenere vittoriana.

  11. g2-76b719aa04ca3bc2b9fe9d404ae735db ha detto:

    Gli italiani, per quanto posso pretendere di sapere, ridono “di”.
    Non ridono “con”.
    Ridono “di” Pierino, ridono “dei” carabinieri, ridono “di” Berlusconi, ridono “di” Totti, ecc…
    Non è una suddivisione di classi sociali, perché anche in Fantocci i colleghi ridono, tra loro, uno “dell”‘altro.
    L’unico motivo per cui si ride “con” altri è quando si ride assieme “di” qualcun altro esterno al gruppo.
    Solipsismo e cultura del branco (cosa che descrive al 90% l’Italia)
    My 2 cents 🙂

    • nahum נחום ha detto:

      uhm… secondo me Fantozzi e’ ridicolo perche’ e’ il povero che vuole comportarsi da ricco.

    • Vuk ha detto:

      Mah, siamo sicuri che ci sia un unico umorismo nazionale?
      Secondo me ci sono sensibilità diverse. Ma bisognerebbe fare un lavoro molto lungo di “mimesi” e indagine nelle varie culture locali per poterlo dimostrare. Lo ammetto.

      PS
      allegro, in scozia l’umorismo è sempre quello inglese? Non conosco il posto.

      • nahum נחום ha detto:

        Fai un esperimento. Prova a tradurre una barzelletta che trovi divertente e a raccointarla a un tedesco, o un inglese… Ti accorgerai che ci sono cose che noi troviamo divertenti e loro per nulla.
        Sulla Scozia non ti so dire. Suppongo che si’, ci sia un umorismo locale. Hanno la fama di essere molto permalosi.

      • Vuk ha detto:

        Mmmh, ok… Proprio non avevo afferrato il tema.

  12. rachelgazometro ha detto:

    A me fa ridere questo [e non solo]

  13. Erasmo ha detto:

    Non è assolutamente vero che in Italia manca il senso dell’umorismo. E’ vero invece che ci sono tentativi continui di burocratizzare l’umorismo, attribuendone d’ufficio il monopolio a chi è “corretto”. Si deve leggere in questo senso la diatriba su cosa sia veramente satira, diatriba che in realtà significa: si rida solo delle battute sui miei avversari. Diciamo che è un’occupazione abusiva.

  14. Achille ha detto:

    Oltre agli autori che hai citato, di autori italiani della letteratura mi sono piaciuti anche Cielo d’Alcamo e Cecco Angiolieri, ma si rientra sempre nell’umorismo verso i potenti.
    Altra cosa che mi fa ridere dell’umorismo italiano sono le situazioni paradossali/assurde (mi vengono in mente Franco e Ciccio, Cochi e Renato, Gino Bramieri).
    Questa delle situazioni paradossali mi pare sia anche una caratteristica tipica dell’umorismo francese.
    Di umorismo inglese invece mi piacciono i Monty Python, anche se è un umorismo piuttosto sottile.
    Di umorismo ebraico mi piacciono Woody Allen (gli sketch/film iniziali soprattutto), Lenny Bruce, Jerry Lewis, i fratelli Marx.

  15. Vuk ha detto:

    Oh, dimenticavo. Specialità locale di Monza credo!
    Nonostante abbia letto solo dopo la questione (tragica) che lo ha coinvolto con sua moglie, fatta di botte, umiliazioni e tutto il resto questa estate scoprendo il personaggio ho riso per ORE.

    Parlo di Mirko R**a, aka “Mirko oro-Mirko oro!” per via della canzone Rap usata come pubblicità in radio.
    Mi dicono che sono cinico, ma il tamarro monzese (qualcuno dice usato dalla criminalità organizzata per portare l’oro in svizzera e/o riciclare denaro) strafatto di coca, stupido, instupidito, pezzente nell’anima m’ha fatto morire dal ridere.
    http://dezgeist.blogspot.it/2013/06/mirko-rosa-odia-la-polizia-non-gli.html
    Leggere anche i commenti.

    In più c’è anche un canale youtube con il videoclip e altri video caricati da un profilo il cui nome è tutto un programma.
    Certi video fanno davvero pena (tipo quello probabilmente consigliatogli dal legale dopo aver fatto esternazioni un tantino improvvide sugli incaricati delle indagini, in un video precedente, ha anche il bambino in braccio che quasi gli casca, ma probabilmente lui fatica persino a capire il PERCHE’ lo deve tenere in braccio mentre si filma: meno male che ora è lontano da lui).

    Mi dicono che sono cinico, ma quella è satira (sub-)sociale involontaria e portata all’eccesso!

    Ti tengo pure aggiornato sui fatti del luogo. Contento?

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