Giornata della Memoria, 2019

La prima email della giornata è una discussione in corso da ieri. Si discetta sul fatto che gli israeliani sono convinti di avere di fronte degli antisemiti che vogliono loro male ed invece hanno a che fare con brava gente che vuole il loro bene, ed il loro bene consiste nel diventare uno Stato a maggioranza araba. Non ci arrivano perché sono stati perseguitati, guarda alla loro storia.

Al che ho provato a rispondere che un simile ragionamento a parti invertite, “i palestinesi non arrivano a capire cosa è bene per loro perché sono traumatizzati dalla loro storia” sarebbe ridicolo e colonialista. E che se non lo permettiamo per i palestinesi, non lo dovremmo permettere nemmeno per gli ebrei.

Quell’altro ha tirato fuori che io avrei “problemi personali” con la sinistra (tutta?) che è un modo di evitare di prendere sul serio le argomentazioni dell’interlocutore, spostare il disaccordo sul piano psicologico, diagnosticare problemi altrui, e dire a sé stessi di essere quelli sani. Una tattica che si chiama gaslighting e che ha qualche successo di fronte ad un pubblico, ma quando viene adottata anche negli scambi di e mail secondo me indica davvero qualche problema.

Poi apro Facebook e leggo lo stesso post in due gruppi. Nel gruppo di quelli che hanno nostalgia di Sandro Pertini e in  quello dei fan di Altan, uno lamenta che non si parli abbastanza del genocidio degli Indiani d’America, perché sapete bene chi comanda a Hollywood e loro vogliono che si parli solo della Shoah e non degli altri Olocausti, particolarmente loro vogliono mettere a tacere chi parla del genocidio in corso in Palestina.

Questo, da un autore italiano. Italia, dove i Rom (l’ultima volta che ho controllato erano anche loro vittime del genocidio nazista) vengono attaccati ogni giorno, espulsi dalle loro abitazioni, segregati a scuola, costretti ad aggirare la legge per avere i diritti fondamentali, come acqua ed istruzione.

Sono le 7.00 di mattina del Giorno della Memoria 2019 e già mi girano le scatole.

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Soldato nazionalista croato, alleato dell’Italia, alle prese con la questione zingara, 1944.

 

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Narcisismi

Ammetto di ignorare completamente chi sia Gary Spedding. Se non ho capito male è uno di sinistra che fa campagna per i diritti dei palestinesi e -bontà sua- sostiene di essere contro l’antisemitismo.  Voleva entrare in Israele e lo hanno rimbalzato. Ecco il suo commento

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Ripeto, non ho idea di chi sia l’autore, ma affermazioni come “Il carattere democratico di un intero Paese dipende da come trattano ME” sono un caso da manuale di narcisismo.

Non è la prima volta che noto questa abitudine di dare giudizi di carattere psichiatrico su una intera collettività, tipo “Gli israeliani sono paranoici”. E’ la versione corrente del pregiudizio antisemita secondo cui gli ebrei sono malati di mente, vuoi per via dell’endogamia, vuoi perché rifiutano di aggiornare il Vecchio Testamento con quello Nuovo.

Forse non è un caso che persone affette da tale patologico narcisismo abbiano la fissazione di scoprire problemi mentali altrui, particolarmente di quelli che a loro non stanno simpatici. Si chiama proiezione.

 

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Il futuro di Cesare Battisti

Arriva oggi in Italia Cesare Battisti, terrorista e scrittore, membro dei Proletari Armati per il Comunismo. Arrestato dopo varie vicende (inclusa una fuga dal carcere di Frosinone) deve scontare un ergastolo e sei mesi di isolamento.

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Ora vi racconto come secondo me potrebbe andare.

Terminati i sei mesi di isolamento, diciamo verso il 2020,  avremo una serie di servizi che ci raccontano che detenuto modello è diventato Cesare Battisti, con interviste ai cappellani del carcere.

Nel 2020, in tempo per le strenne natalizie esce una sua autobiografia in cui racconta della sua conversione al cattolicesimo e di come papa Ciccio Primeiro lo ha ispirato. Edizioni San Paolo, prefazione di Gad Lerner. E’ del 2021 la sua intervista a Barbara D’Urso in cui ripercorre il suo percorso spirituale ed umano e i fallimenti della sua generazione.

Nel 2022 Cesare Battisti viene affidato ai servizi sociali gestiti dalla cooperativa “San Vittorio Arrigoni Martire di Palestina”. Grazie alla sua conoscenza dello spagnolo e del portoghese e dell’importante opera che presta per i migranti ottiene quasi subito il permesso di passare la notte fuori dal carcere rientrando solo nei fine settimana (per assistere alla messa, una delle quali trasmessa dalla RAI)

Nel 2025 Cesare Battisti è libero. Racconta la sua avventura spirituale ed umana in un secondo libro, i cui proventi vanno ad Hamas un orfanotrofio a Gaza, lappiùggrande priggionacieloapertodelmoooondo

Nel frattempo, nelle sovraffollate carceri italiane, detenuti meno noti continueranno a morire, per suicidio o mancanza di cure, al solito ritmo di più di 150 all’anno, la maggioranza dei quali in attesa di giudizio (aka innocenti).

Esseri umani, vite umane di cui non frega un cazzo a nessuno, né agli innocentisti né ai colpevolisti.

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Fabrizio De André. Il rampollo della alta borghesia, di famiglia repubblicana. Non ci pensiamo mai, ma la lunga scia di ribellioni che attraversa la storia d’Italia (anarchici, antimilitaristi, anticlericali…), e che in Fabrizio De André aveva trovato uno dei propri cantori, comprende a pieno titolo anche i repubblicani. Il padre portava con sé il piccolo Fabrizio ai comizi nella Genova operaia, e possiamo immaginare come veniva accolto, e da lì, dicono, nacque la paura che Fabrizio De André aveva ad esporsi in pubblico, i suoi rari concerti, le poche tournée, anche quando i cantautori riempivano gli stadi.

Fabrizio De André come il suo conterraneo Eugenio Montale. Semplicemente il più grande. Il rampollo della alta borghesia che canta ciò che non siamo ciò che non vogliamo: disertori, libertine, impiegati ribelli, clienti di prostitute, De André non ha mai raccontato la prostituzione, se non dal punto di vista dei clienti, che non sono gigli ma pur sempre figli e vittime di questo mondo. Stavano in una galleria di tipi umani che parte dalla Antologia di Spoon River e arriva fino a Alvaro Mutis passando per i Vangeli. L’identificazione con i perdenti, il bisogno di attenzione e di affetto troppo per essere soddisfatto, l’indimenticabile sarcasmo (“Lo sa che io ho perduto tre figli? Signora lei è una donna piuttosto distratta”). Incontravi De André nell’adolescenza e scoprivi la letteratura. Prossima fermata Bukowsky e Rimbaud. E poi.

Fabrizio De André che piaceva a tutti e non amava nessuno. Il sogno di ogni adolescente, appunto. I fascisti stravedevano per l’album con l’indiano in copertina. Ai ciellini piaceva, vai a sapere perché, “Rimini”. Probabilmente credevano che se Teresa dagli occhi secchi avesse letto i libri di don Giussani forse si sarebbe fatta mettere ugualmente incinta dal figlio del bagnino, ma sicuramente non avrebbe votato per difendere la 194. Per noi di sinistra  De André, non ancora Faber, solo De André, era ovviamente, istintivamente, uno di noi. Antimilitarista con “La guerra di Piero”, per esempio. “Canzone di Maggio” descriveva il Sessantotto, quello che tutti aspettavamo accadesse di nuovo. E poi in “La domenica delle salme” descriveva Renato Curcio come un carbonaro! I comunisti facevano sempre un po’ fatica a collocarlo nel loro Pantheon, ma perché De André non dice mai che vota comunista! ti veniva da pensare…  ma poco male, quando usciva una chitarra c’era sempre qualcuno che a un certo punto suonava qualcosa di De André. E cantavano tutti.

Fabrizio De André che attraversa decenni di storia d’Italia a testa alta e vince sempre la sfida del delicato equilibrio tra musica e parole che compone le canzoni. Si tratti di lui che strimpella con la chitarra, o del sontuoso concerto prog con la PFM, un incontro tra giganti, il più grande gruppo rock italiano e il più grande cantautore italiano, il raffinatissimo folk di Crêuza de mä, le parole, proposte e riproposte, sono quelle che ti restano in mente, qualunque siano la musica o gli arrangiamenti. Che poi, che cazzo sono gli arrangiamenti. Lo leggevi nelle note del disco e non avevi il coraggio di chiederlo.

E’ uscito a testa alta anche dal sequestro, a pensarci bene. Il ricco cantore dei perdenti e del sottoproletariato, vittima della sua stessa ingenuità (ai rapitori pare avesse detto “Se è uno scherzo mi sembra un attimino macabro”). Avrebbe potuto finire in maniera ben peggiore, per lui, per la moglie, per la sua reputazione. Ci ha scritto una canzone. Poi ha firmato la grazia, per la “manovalanza”, non per i mandanti.

Fabrizio De André e quella maledetta coltellata, Sidun, ancora più dolorosa perché racchiusa dentro un gioiello, Crêuza de mä l’impossibile e riuscitissimo matrimonio tra dialetto e canzone d’autore, idea che ha ispirato generazioni di musicisti, e qui i nomi si sprecano, dai Pitura Freska ai Lou Dalfin, e scusate se non scendo a sud, c’era anche qualcosa di nordico e riservato in Fabrizio De André.  Peppe Barra non ha cantato “Bocca di Rosa”, la ha trasformata in una canzone napoletana. Da De André ha preso le parole, non l’ispirazione.

Sidun è stata una coltellata, una canzone che era una calunnia, quella degli israeliani autori del massacro di Sabra e Chatila, calunnia rafforzata dalla poesia. In un disco dedicato alla civiltà mediterranea gli unici ebrei che parlano erano soldati israeliani, poco più grandi di me. Con addosso il marchio di assassini, e la chiamata in correo per gli ebrei italiani. Purtroppo quel brano straziante non è solo un episodio. Noi ebrei a De André stavamo proprio sul cazzo. Direi che stiamo sulle palle quasi sempre a tutta l’alta borghesia italiana, quindi ci deve essere qualcosa di famiglia. Vai a sapere. De André ti spingeva ad avere pietà degli assassini ed aveva compassione persino delle guardie, che accompagnano malvolentieri la prostituta alla stazione. Da poeta vede e ti fa vedere l’umanità sepolta anche dentro ubriachi, blasfemi e giudici carogna, ma da quella umanità noi ebrei siamo esclusi. Ci sarà stato un Piero persino nelle SS, un soldato tedesco che rifiuta di sparare al nemico, pensi. I soldati di Israele no, quelli sono mostri.  Quei giovani soldati israeliani erano i figli e i nipoti dei farisei del disco ispirato ai Vangeli apocrifi, vecchi perversi che si tengono una giovane nel Tempio per il loro sollazzo, ipocriti che sanno a memoria il diritto divino ma scordano sempre il perdono. Con il fan di Guccini che canta Auschwitz e la dedica ai palestinesi ci puoi parlare. Ma cosa fai quando la poesia di De André ti esclude, con la forza della teologia, dal novero degli esseri umani?

Fabrizio De André e quel funerale nella basilica di Carignano, la chiesa delle famiglie patrizie genovesi. Dentro, parenti ed amici. Fuori una folla, lo stendardo di Genova, il drappo nero degli anarchici, e la bara portata dal nipote avvocato e dal figlio ribelle in occhiali da sole, che fa venire in mente tragedie quando lo vedi, (l’impossibile vita del ribelle contro i ribelli…) Attraversano una folla plaudente di migliaia di persone, tra cui volti noti, come si dice (Paolo Villaggio, Vasco Rossi, Giovanna Melandri…), ma soprattutto italiani di tutte le età e classi sociali, comprese prostitute e malavitosi, che perdevano uno dei loro cantori.

E il giorno dopo quel funerale Fabrizio De André è diventato Faber. E ha smesso di piacermi. Salvini vuole arruolarlo nella Lega? Faccia pure. Prima o poi passerà anche Matteo Salvini. Fabrizio De André, autore molto più complesso e raffinato di Faber, rimane.

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Qui non ci sono i barbari

Premetto che per me il Brexit è una cagata pazzesca, che porterà più danni che benefici all’economica britannica.
Ma.

Il razzismo non c’entra. Qui non stanno tornando i barbari. L’estrema destra è in frantumi, e nonostante la acuta regia da Oltreoceano di Steven Bannon, uno che non ne ha azzeccata mezza in decenni di carriera politica, non riescono a raggiungere consenso.
Quando creano gruppi Facebook per influenzare i Tory vengono regolarmente beccati. Altro che la massiccia presenza di antivax, terrapiattisti, nemici del NWO, survivalisti che sono ormai diventati le armate Twitter di Jeremy Corbyn.

L’elettore Brexitaro medio non è un nostalgico dell’Impero, non pensa che i negri siano esseri inferiori, non ha problemi con la comunità LGBT, non ha problemi con gli ebrei (direi che è mediamente filo-israeliano, anzi), ha amici e conoscenti indiani, tra loro spesso il suo commercialista, e nemmeno ce la ha particolarmente con i musulmani.
L’Impero non lo ha nemmeno visto (ha invece visto gli aerei della Ryan Air che lo portano in Spagna per le vacanze), non può averne nostalgia.

Se volete vederla in termini generazionali, pensate invece alla Swinging London e agli anni Sessanta. Quella è stata la formazione dell’elettore Brexitaro tipo, che non ha problemi con gli omosessuali (strano tipo di fascista) e invece teme il terrorismo islamico, e ha perfettamente ragione. E’ terrorizzato dall’idea che qualcuno possa imporre alle donne quanto e come coprirsi, abolire le serate al pub perché gli alcolici non vanno serviti, impedire alle signorine non accompagnate di uscire di casa.

Per essere chiari, in questo Paese comunità religiose di stretta osservanza, dai Plymuth Brethren ai Hareidi sono sempre esistiti. Qualche secolo fa un gruppo di loro ha preso la nave ed ha fondato gli Stati Uniti d’America. Quello che gli elettori inglesi non tollerano è che qualcuno imponga modelli di osservanza religiosa a chi ha e coltiva altre convinzioni. Il che è precisamente il programma degli islamisti oggi e dei cattolici ieri e dei puritani qualche secolo fa.

E quindi la convinzione, secondo me del tutto fuori luogo, che Bruxelles voglia imporre qua la sua legge, non ha a che fare con teorie sul fardello dell’uomo bianco, ma è piuttosto una altra versione della allergia seicentesca ai complotti dei papisti.

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Detto questo, non c’è nulla di male a pensare che l’Europa del futuro debba essere islamica, che i diritti degli ebrei debbano essere ridotti, che Israele vada abbandonato, e che le leggi sulla libertà di stampa vadano ridotte per non offendere la minoranza di immigrati che si riconosce nell’Islamismo radicale. Io non sono d’accordo, ma apprezzo la sincerità di chi ammette che quello è il suo programma e la sinistra dovrebbe adattarvisi.
Apprezzo un po’ meno il terzomondismo piagnone secondo cui le libertà delle donne e dei gay sono sempre un po’ eccessive, e gli ebrei hanno troppo potere, e guarda con fede speranzosa agli immigrati che salveranno la sinistra.

E per far tornare i conti si inventa pericoli fascisti e razzisti dove non ci sono.

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I problemi di Leonardo Tondelli con la legge ebraica

Qualche settimana fa Twitter ha bloccato l’account al ducetto del gruppo proPalestinese locale. Aveva preso malissimo la adozione, da parte del Consiglio comunale, della definizione di antisemitismo in uso nei Paesi civili. Passano pochi giorni e, tu guarda la coincidenza, Leonardo Tondelli è tornato a cercarmi su Usenet. Si vede che sentiva la mancanza di altri post della serie Contadino della Galilea. Ho cercato di accontentarlo, comunque.

Il suo repertorio è sempre lo stesso, come si addice a quelli che sono passati dalla adolescenza alla vecchiaia senza passare per l’età adulta aiutati in questo da un impiego statale a vita, e dalla assenza di responsabilità che ne consegue, ma soprattutto dal retroterra cattolico.

Tipicamente cattocomuniste infatti sembrano essere le piagnucolose domande “Ma l’ebraismo permette di dire le bugie?” “Ma l’ebraismo permette di stalkerare?” “Ma l’ebraismo permette di offendere bravi ragazzi che vogliono la pace?” Il bravo ragazzo, secondo Tondelli, sarebbe Vittorio Arrigoni, esponente di spicco della tribù cattocomunista, la stessa di Leonardo Tondelli, che sappiamo bene che tipo di pace voleva…

E la vittima di stalkeraggio e di bugie sarebbe, poverino, lui. Quello che descrive il sionismo come una serie di fantasie sanguinarie usate da coloni per sottrarre la casa ai poveri indigeni. Quello che esegue una esegesi biblica per dedurre che Israele non vuole la pace con i palestinesi, e riesce a trasformare AB Yehoshua, uno scrittore pacifista,  in uno ossessionato dalla purezza.

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Leonardo Tondelli, 4 aprile 2002

Mica male, vero? Prima insulta il movimento politico a cui aderisce la maggioranza assoluta degli ebrei, quando sono liberi di farlo, poi travisa sistematicamente le posizioni di uno scrittore pacifista e poi se la prende per inaccurati riassunti del suo, chiamiamolo così, pensiero. Stalking e bugie, poverino…

Naturalmente ci può essere molto di cattolico in questo antisemitismo piagnucoloso, in cui i cattolici sono sempre vittime di ebrei troppo potenti. Non sarebbe la prima volta. Il fatto che Tondelli sia cresciuto a poca distanza dal campo di concentramento di Fossoli di Carpi evidentemente non serve a scacciare dalla sua testolina il fantasma della lobby ebraica e la sue personale percezione di venire aggredito ogniqualvolta un ebreo gli fa delle osservazioni meno che plaudenti.

Ma forse vale la pena di spendere un paio di paragrafi sulla forma con la quale Tondelli esprime le proprie fantasie persecutorie. Questa ricorrente domanda “Ma l’ebraismo permette?”. Immaginare l’ebraismo come un insieme di proibizioni insensate (e la vita degli ebrei condizionata da una serie di nevrosi da cui devono essere curati) è un tema antisemita, che risale nientemeno che ai Vangeli.

Per esempio nel cap. 23 del Vangelo di Matteo si legge una tirata di Gesù contro i farisei che ostentano preoccupazione per le minuzie dell’osservanza, tipo la propria tassazione delle spezie che compongono la miscela  da bruciare per i sacrifici. Il relativo passo della Mishnah viene recitato ogni venerdì sera prima dello Shabbat, possibile che Gesù lo abbia scelto come bersaglio polemico non a caso.

Naturalmente è impossibile negare che i testi fondamentali dell’Ebraismo, la Mishnah prima ed il Talmud poi, siano essenzialmente testi giuridici, che i Farisei prima ed i Rabbi poi avessero come principale preoccupazione capire cosa fare e non discettare su cosa credere. Ed indubbiamente possono sembrare speculazioni puramente legalistiche problemi come “se un cadavere viene ritrovato in aperta campagna quale è la città che deve purificarsi dalla contaminazione?” (Talmud Bavli Sotah 45b; Talmud Jerushalmi Sotah 9:3). Anche se già nella Mishnah si afferma che quello specifico rituale di purificazione era stato abolito prima della distruzione del Tempio.

Leggendo la Mishnah in questione (mSotah 9:4) si scopre che ci sono due scuole di pensiero a proposito di come prendere le misure dal cadavere alle città, in questo immaginario scenario secondo cui sarebbe stato ritrovato a metà strada fra due centri abitati. Rabbi Eliezer sostiene che si prende la misura dall’ombelico, Rabbi Akiva che si prende la misura dalle narici. Per quanto riguarda la città, i Rabbi non se ne preoccupano neppure. Strano, vero?

Infatti il Talmud Bavli spiega che per Akiva la vita umana inizia con il respiro e per Rabbi Eliezer con la cesura del cordone ombelicale, al che Akiva risponde (nel Talmud Jerushalmi) che se non è completamente formato il viso non si può parlare di vita. Ed improvvisamente la questione diventa interessante, per chiunque voglia conoscere la posizione dell’Ebraismo a proposito dell’aborto. In Italia esiste questa idea che questa sia una questione essenzialmente religiosa, ed indovina chi ha impostato in questo modo i termini della discussione, paragonando l’IVG a un omicidio.

E, notare, la discussione sul modo in cui si misura un cadavere è diventata un dibattito sulla natura umana, se puramente materiale, come vuole Rabbi Eliezer, per cui  la pancia e il nutrimento  definiscono la vita umana o “spirituale” come invece sostiene Rabbi Akiva secondo cui la vita si definisce in base al respiro, e qui bisogna ricorrere al termine ebraico).

La forma giuridica dell’ebraismo è stata violentemente caricaturizzata da secoli di antisemitismo cristiano. Ma sia la posizione di Akiva che quella di Eliezer sono legittime e questo pluralismo, per una religione monoteista, non mi sembra sia da sottovalutare.

Ovviamente ci sono altre tradizioni di pensiero, che prima definiscono cosa è la natura umana e quali sono i bisogni, e poi progettano il tipo di società che quei bisogni deve soddisfare. Le ideologie totalitarie nascono da questo tipo di impostazione che, ma tu guarda che strano, piace a Leonardo Tondelli. Qui potete leggere una sua dichiarazione d’amore, e ti pareva, per il politico britannico che non riesce a riconoscere un murale antisemita ed omaggia i terroristi palestinesi.

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Tenere famiglia

La vedevo in palestra. Lei ci andava tutte le mattine. Impossibile non notare quel corpo androgino, pieno di muscoli e tatuaggi, i capelli lunghi e neri, la voce fortissima. Io poi le stavo simpatico “You Israelis rock!” diceva quando mi salutava, con il suo accento lievemente straniero. Era greco cipriota.

Quando in agosto mi hanno detto che era morta, hanno aggiunto “disidratazione” e il fatto che era madre di quattro figli e nonna di cinque nipoti, e che aveva iniziato con il body building per proteggersi da un marito violento. Ma disidratazione vuol dire steroidi.

A mesi di distanza la stampa locale rivela che era una prostituta del genere “domina”, una star dei film sadomaso, che la hanno trovata nel suo dungeon, strafatta di cocaina e pasticche. Potevano risparmiarsi la notizia morbosa, ma è anche vero che a mesi di distanza la polizia non riesce ancora ad escludere l’ipotesi dell’omicidio e forse spera si faccia avanti qualcuno con informazioni (l’articolo dice che la telecamera di sicurezza funzionava).

A me resta quello che mi hanno detto dopo il funerale, che dovettero cercare una chiesa abbastanza grande per farci stare tutta la famiglia, volata da Canada, Australia, USA e tanti altri posti della Diaspora greco cipriota.

Avrà avuto una vita di merda ma ha avuto una morte dignitosa. Famiglia e religione sembrano spesso sinonimo di ipocrisia e repressione, poi ci sono i momenti in cui si accorge di quanto possono essere importanti.

RIP.

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