Anniversari

Oggi Jeremy Corbyn ha fatto gli auguri a uno Stato, proclamato nel corso della decolonizzazione dall’Impero inglese, che ha dato patria e rifugio a una minoranza religiosa perseguitata.

Non sono stati decenni facili, quelli della vita di questo Stato. Ci sono stati scambi di popolazione, scontri armati, aggressioni e dispute sui confini che non sono ancora finite.

Questo Stato è il Pakistan, di cui oggi ricorre l’anniversario dell’indipendenza. Per questa occasione il leader laburista ha fatto gli auguri ai cittadini pakistani in Patria e nel mondo

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Jeremy Corbyn non ha mai fatto gli auguri ad Israele e agli israeliani che vivono in tutto il mondo. Sapete, quella è una storia del tutto diversa. Non mettetevi a parlare di pregiudizi contro Israele e gli ebrei, che non è proprio il caso!

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Populismo in quattro battute

Schermata 2018-08-15 alle 09.02.37Berlusconi: “Sono uno come voi, solo un po’ più ricco. Votate per me e diventerete ricchi anche voi”.

Trump: “Sono uno come voi, snobbato dalle elites. Votate per me e gli faremo il culo”.

Salvini: “Sono un italiano come voi, non ne posso più di questi stranieri che hanno rovinato l’Italia, votate per me e li cacceremo”.

Corbyn: “Sono la sinistra vera, quella che ha sempre ragione. Votate per me e avrete ragione anche voi”.

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Destra, sinistra e crocefissi

Schermata 2018-08-13 alle 09.32.02Devo dire che non mi sono molto stupito, quando mi è capitato sotto gli occhi l’articolo che Leonardo Tondelli ha pubblicato su The Vision per far accettare il crocefisso a tutti.

Ci ho trovato tutti i classici stilemi dell’autore, dalla concessione paternalista al senso di giustizia dei lettori (“anche io mi incazzo, sapete”) al Marx imparaticcio su qualche Bignami leggiucchiato nei sedili in fondo del bus durante la gita degli degli scout cattolici, mentre gli altri ci provavano con le ragazze.  La legge è una roba dei borghesi, “i rapporti di classe sono quello che conta”, e ci sono (rullo di tamburi, arrivano i nostri eroi) preti dalla parte dei poveri. Il perfetto teorema del cattocomunista.

Poi però ho letto l’articolo di Matteo Matzuzzi su Il Foglio. Questo lo linko, perché gli autori ed editori sono meno capricciosi con me di quanto sia Tondelli, a cui proprio non piace essere linkato da me.

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E siccome ho una certa età mi sono ricordato i tempi di papa Ratzinger, quando Ferrara e il Foglio avevano inventato  i teocon, versione italiana e cattolica dei neocon, antiabortisti e filoisraeliani che mi avevano scombussolato le idee (anche per colpa del fatto che Camillo Langone scrive bene). E con mia sorpresa ho trovato argomentato in maniera pacata e molto convincente, che il crocefisso è uno stimolo visuale per la riflessione interiore, non va usato come simbolo per marcare i confini come le pisciate dei cani.

Ecco, il confronto tra questi due articoli mi sembra dica molto sull’Italia di oggi.

Una sinistra che cerca di farsi ascoltare dalla maggioranza, facendo appello al conformismo e con linguaggio populista. E non ci riesce, perché Lega e CinqueStelle sono molto più bravi, loro il populismo lo parlano dalla nascita. E una destra che difende il minimo di umanità di cui abbiamo bisogno. Una destra che esiste e che nessuno ascolta.

Probabilmente c’entra qualcosa il fatto che in Italia la sinistra, o un certo tipo di sinistra, ha avuto l’ambizione di sostituire la religione, di dare ai propri fedeli un senso di appartenenza, dei simboli, una identità, persino un calendario (25 Aprile, Primo Maggio…) con i propri santini (quante immagini di Che Guevara).

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Con la cortese partecipazione di

Seamus Milne è il direttore della comunicazione del Partito Laburista. Il vero artefice del successo di Corbyn, prima nei social media, poi alla direzione del Partito. Si definisce comunista. E’ un simpatizzante di Putin. Appoggia l’invasione della Crimea (avete notato il silenzio di Corbyn in proposito?)

Qui lo vedete chattare amabilmente con Tony Gosling, direttore del sito Bilderberg.org. Un tizio che in lunghi monologhi su YouTube e brevi apparizioni a Russia Today, vi svela  gli intrighi e i complotti di quelli che sono dietro a tutti i piani Kalergi del mondo, e che paKano i microchip che vi entrano in testa attraverso le scie kimike per farvi perdere soldi con il signoraggio.

In questo Tweet Seamus Milne offre a Tony Gosling informazioni sui Rothschild. Era il settembre 2014. L’ondata di melma antisemita avrebbe iniziato a colpire gli ebrei inglesi due mesi dopo. Il numero delle aggressioni denunciate passava da meno di 600 a più di 1100. Il numero continua a crescere.

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Steven Cohen è stato il sociologo più importante dell’ebraismo americano. Una autorità accademica e politica che per decenni ha dettato la lista delle cose da fare (aka come investire i fondi) alle organizzazioni ebraiche americane e ne ha misurati i risultati in una serie impressionante di pubblicazioni, ma con una lista ridotta di indicatori di qualità ebraica. Primo fra tutti “hai figli ebrei?/stai crescendo come ebrei i tuoi figli?”.

Ovviamente le organizzazioni ebraiche per pianificare le strategie hanno bisogno di sapere quanti saranno i futuri “clienti” e donatori, e investono risorse in queste ricerche. Ma le femministe hanno più di una ragione per indicare che tutto questo significava controllo dei corpi delle donne.

Per cui c’è una certa giustizia storica nel fatto che Steven Cohen esca di scena in seguito ad accuse, non provate (per ora, ma lui si è dimesso da un po’ di cariche) di studentesse, otto per la precisione, che hanno trovato il coraggio di parlare nell’ambito della campagna #metoo.

Sono in tanti a chiedersi se l’uscita di scena del personaggio segni la fine di un’epoca e se in futuro le organizzazioni della Diaspora risponderanno ad altre domande. Quali, non lo sa nessuno. Ma la cagnara è già iniziata e al di là delle roboanti affermazioni (“Ve l’avevo detto io, questa storia dei figli ebrei è la prova che tutto l’Ebraismo è malato!” Gil Troy risponde da par suo, qui) si vede benissimo che studiosi più giovani non vedono l’ora di sedere su almeno una delle molte poltrone che Cohen ha occupato nel corso della sua carriera accademica.

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Marxisti e genocidi

L’orrore della Shoah non sta nei numeri. So benissimo che Mao e Stalin hanno ucciso più persone. Il numero delle vittime del comunismo è probabilmente maggiore di quello delle vittime dell’antisemitismo nazista. E forse di qualche altro massacro nella storia umana.

Ma la Shoah è illogica e irrazionale anche da un punto di vista economico. Che senso economico ha mettere la gente in Grecia su un carro bestiame per andare a farla ammazzare in Polonia, e dare a quei treni, sempre e comunque la priorità, anche sui treni che portano al fronte i soldati, il tutto in una nazione che sta perdendo una guerra?

Queste sono cose che un marxista dovrebbe sapere. Sono anche cose a cui arrivano tutti, ma soprattutto quelli convinti che sia la logica economica del capitalismo a causare stermini e genocidi, da quello degli indiani d’America agli orrori che avvengono in Africa per opera di signori della guerra che esportano il litio che arriva nei nostri smartphone.

Tra tutti questi orrori, la Shoah è un unicum. Perché è stata follia pura dal punto di vista economico, come ogni marxista dovrebbe sapere. Ma a quanto pare i marxisti di oggi hanno cambiato idea.

E così abbiamo il consigliere locale e dirigente laburista (ora per fortuna ha dato le dimissioni) che ieri alla BBC diceva che in guerra hanno sofferto tutti, quindi lui non sente alcuna ragione per commemorare le vittime della Shoah in maniera diversa da “quelle di altre guerre, inclusi i soldati russi”. E Jackie Walker (ma di quale Partito sarà) che vorrebbe trasformare lo Holocaust Memorial Day in giorno per ricordare tutti i genocidi, inclusa la tratta degli schiavi con la quale secondo lei gli ebrei hanno fatto i soldi.

Ed ovviamente Jeremy Corbyn, che tra gli orrori che andrebbero ricordati assieme allo sterminio nazista degli ebrei, ritiene e dice che ci debba essere un posto speciale per i palestinesi.

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La fragile psicologia degli antisionisti

In questi giorni al centro dello scontro tra ebrei inglesi e Partito Laburista non c’è la definizione di antisemitismo, che il Partito non ha problemi ad adottare, ma qualcuno degli esempi, che secondo alcuni renderebbero impossibile per il Partito appoggiare i palestinesi.

Il che è falso. La definizione è già parte della legislatura inglese e non è mai stata usata per bloccare alcuna delle molte iniziative anti Israeliane, dallo sventolare bandiere di Hezbollah durante la marcia per Gerusalemme Judenrein musulmana, alle varie settimane dell’apartheid israeliano che si tengono ogni anno nelle Università, organizzate da studenti musulmani o rossobruni, os razzisti e cretini. E varie combinazioni.

Basterebbe davvero poco per abbassare le tensioni tra Partito Laburista e mondo ebraico. Accettare la definizione nella sua interezza non è una impresa sovrumana e leverebbe molti argomenti a chi accusa il Partito di antisemitismo. Un passo davvero da poco. Che Corbyn non vuole fare. Perché ha paura di apparire uno che prende ordini dagli ebrei.

Penso a Leonardo Tondelli. Quando annaspava inanellando farneticazioni sulla crisi economica decennale di Israele come origine delle velleità belliche, quando raccontava di aver giocato a “vai avanti tu che hai la faccia da ebreo” per poi affannarsi a spiegare che non lo aveva mai scritto, e i suoi divertenti contorcimenti in nome del povero contadino di Galilea cacciato dai sionisti. E’ stato grazie a Tondelli che ho inventato il personaggio.

Bastava veramente poco a Leonardo Tondelli per evitare di infilarsi in quel tunnel da cui è emerso coperto di pece e piume, zimbello dei lettori di Informazione Corretta. Avrebbe potuto ammettere da qualche parte che il popolo ebraico ha diritto all’autodeterminazione. Non serviva nemmeno riconoscere che questa è, o dovrebbe essere, una posizione di sinistra. Certo non impedisce alcuna critica a come Israele si comporta, o leva alcunché alle ragioni dei palestinesi. No, Tondelli ha preferito rendersi ridicolo piuttosto che muoversi concettualmente di qualche millimetro. Perché ha paura di apparire uno che prende ordini dagli ebrei.

Vado più indietro, nella Usenet a cavallo tra anni Novanta e Duemila. C’era un tale che si firmava DR e faceva il ricercatore a ingegneria. Nella sua difesa ad oltranza dei palestinesi è riuscito a infilare una serie di stereotipi antisemiti che sembrava lo Sturmer. Un suo passaggio sui tratti somatici comuni degli ebrei è diventato, come si dice oggi, virale. Doveva per forza finire così? Ovviamente no. Avrebbe potuto riconoscere agli ebrei il diritto di definirsi da soli, come lo riconosceva ai palestinesi o agli armeni.

Vi sentite un popolo? Non c’è problema, per me siete un popolo. Vi sentite una religione? Non c’è problema, siete una religione. Vi sentite una combinazione tra i due? Non c’è problema, lo siete. Avesse scritto anche solo una di queste righe non avrebbe ridotto per nulla le ragioni dei palestinesi che stavano così tanto a cuore a lui. Perché non ha fatto questo minimo passo? Per paura di apparire uno che riconosce agli ebrei troppo potere. Compreso quello di definirsi da soli.

E trovo lo stesso meccanismo in altri antisemiti militanti di sinistra con cui mi è capitato di discutere. Da quello che rifiutava di riconoscere che esistessero antisemiti a sinistra, arrivando a sostenere più o meno di conoscere tutti i votanti PCI di Bologna e dintorni. E recentemente il Grande Scrittore che non riesce ad ammettere che i morti sono terroristi di Hamas anche quando è Hamas stesso che lo dice. Anche in questi casi noto la stessa incredibile resistenza psicologica che impedisce di riconoscere anche in minimissima parte le ragioni di Israele e degli ebrei. Ed in ambedue i casi vedo la stessa paura. Se riconosco che Israele ha qualche ragione, anche una sola, anche quando è d’accordo con Hamas sul fatto che XYZ è terrorista, allora perdo. Diranno tutti che obbedisco agli ebrei.

In parte è un problema di identità. Questa gente ha in comune una identità politica che fa sempre qualche fatica ad ammettere di avere problemi con gli ebrei. Perché è un genere di identità che vuole in qualche caso sostituirsi a quella ebraica. La giustizia sociale è un valore ebraico. Ma questa sinistra tollera poco che ci siano in giro idee di giustizia sociale che provengono da altre fonti che non siano gli scritti di Marx. Se poi sono scritti più antichi diventa davvero intollerabile.

Per cui, certo, le persone elencate sopra sentono la propria identità minacciata dal fatto che gli ebrei esistono e che esistevano anche prima di Karl Marx. Ma c’è qualcosa di più dello scontro tra differenti identità che non si riescono ad amalgamare Infatti stiamo parlando di personalità estremamente fragili. E probabilmente narcisisti. Persone con bassissima stima di sé stessi che temono che qualsiasi movimento, anche piccolissimo. possa farli cadere a pezzi.

Chi non ha paura di perdere stima di sé stesso o degli altri, non ha paura di piccoli movimenti ideologici, che peraltro lo liberano dal sospetto di essere in malafede. Difendere le ragioni dei palestinesi diventerebbe molto più efficace per Corbyn e i suoi, senza il rischio di passare per antisemita. Leonardo Tondelli avrebbe evitato di rendersi ridicolo se avesse riconosciuto il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione. Il suo impegno per la causa palestinese sarebbe sembrato più credibile se privo di quella ostilità per gli ebrei che in tanti hanno riconosciuto come uno dei suoi problemi

Ma per una psicologia narcisista, per cui il mondo coincide con la pozzanghera nella quale ti specchi, e fuori da essa non c’è nulla, è terribile se qualcosa di esterno (le ragioni di qualcun altro) entra dentro la loro bolla. Il tuo mondo viene distrutto da qualcosa di altro, qualcosa che non puoi controllare.

Narciso de Jan Cossiers, 1645. Museo del Prado. Madrid.

Non sto dicendo che questa gente non sia pericolosa. Berlusconi è un narcisista patologico, è riuscito a conquistare il consenso di una parte consistente di italiani, forse narcisisti anche loro, che si vedevano come lui, e una volta al potere di danni ne ha fatti. Non pochi. Per cui possono giungere al potere anche questi narcisisti, i quali temono che riconoscere anche solo una ragione agli ebrei sia una minaccia mortale verso di loro e verso il loro gruppo.

Il che secondo me è uno scenario da incubo. Non per Israele, che può ovviamente sopravvivere a tutto. Il vero dramma è se questa gente si trovi a governare una Europa che già sente la propria identità minacciata e che, con un branco di narcisisti alla guida, potrebbe perdersi del tutto.

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