Giovedì podcast. Criminal

downloadI podcast true crime sono spesso artigianali, di qualità tecnicamente molto bassa, l’eco, le parole che non capiscono. Io li trovo irritanti perché mi sembra di stare sul treno mentre il vicino commenta a voce alta gli ultimi fatti di cronaca nera. Se poi il conduttore è più di uno, i due passano il tempo ad interrompersi. Oppure uno fa la parte dello scemo, quell’altro dell’esperto che gli spiega tutto, ed allora il podcast è insopportabilmente lungo, visto che è dura raccontare una storia sapendo già come va a finire e renderla interessante.

Criminal è una bella eccezione. E’ confezionato in maniera professionale, ha una eccellente colonna sonora, e la conduttrice ha una pronuncia perfetta. Il podcast ha  il suo bravo apparato iconografico dal sito. Ci trovate stories of people who’ve done wrong, been wronged, or gotten caught somewhere in the middle. Ogni puntata dura poco più di una mezzora; casi, misteri e crimini sono raccontati per benino, senza la pretesa di mettersi nei panni delle vittime o dei colpevoli. Le storie che racconta sono interessantissimi. La medium Helen Duncan. Misteriosi suicidi che risultano non essere tali. E quella volta che uno studente universitario stava in uno scantinato senza dirlo ai proprietari della casa.

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Ultime da Londra

A Londra un negoziante è stato ucciso dopo che si era rifiutato di vendere le cartine per le sigarette (aka canne) a un gruppo di minorenni.  E’ stata lanciata una sottoscrizione per aiutare la famiglia. La sottoscrizione ha raggiunto in brevissimo tempo una cifra record.  La sottoscrizione la ha lanciata un rabbino. C’è stato un importante contributo della comunità ebraica locale. Il commerciante era indiano.

In altre parole, un lampante caso di Islamofobia, orchestrato da quelli che non vogliono gli immigrati, perché sarebbero della religione sbagliata.

Qui trovate la notizia.

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Due parole sui radicalchic

Michele Serra trova irritante l’espressione radical chic. Per farci sapere quanto è incazzato tira fuori nientemeno che la storia delle religioni, e ci fa commuovere con l’espressione eresia marxista. Eresia, nientemeno! Quando se c’è una corrente politica che assomiglia a una Chiesa (Partito), con tanto di riti/congressi e cortei e di clero/funzionari, quello è proprio il marxismo.

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Il tono è quello passivo aggressivo a cui ci ha abituato una intera generazione di redattori di Cuore e affini. Vedete noi di sinistra come siamo buoni e quante cose buone facciamo per il bene di tutti e voi ci avete abbandonato.

Io non so bene chi siano i radical chic. Sono stato radicale, e non mi sono trovato in mezzo a snob di sinistra che sognavano la lotta armata. Quelli erano altrove. Che fossero un problema per il PCI lo sapevo bene.

Forse radicalchic sono, qui in Inghilterra, quelli che leggono il Guardian, che possono contare su uno stipendio, che hanno una casa e forse due, che insegnano nelle Università che Israele è cattivo. E che ovviamente sono contro il Brexit.

Ci sarebbe il piccolo problema che quella sopra è una caricatura. Andiamo a vedere da vicino chi sono questi privilegiati che avrebbero votato per rimanere in Europa.

Dopo Gibilterra, la circoscrizione con la più alta percentuale di votanti a favore del Remain è Lambeth, un distretto di Londra.  Dove gli elettori hanno votato per il 78% Remain.

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A Lambeth  il 36% dei bambini vive in condizione di povertà.  Un bambino su tre. A Lambeth il 23% della popolazione è disoccupata.

Prima che vi mettiate a blaterare di immigrazione vi informo che i residenti a Lambeth sono 300.000. 208.000 hanno passaporto inglese I musulmani sono 21.000. Gli atei sono più di 84.000. 4 volte tanto.  Ci vivono pure un migliaio di ebrei, a Lambeth. Lo dico per quelli come Tondelli, che identificano ebrei e privilegio. L’immigrazione, con le condizioni miserrime di posti come Lambeth non c’entra niente.

E invece di affidarsi alle lagne basterebbe guardare i numeri per sconfiggere la retorica della destra. Sempre che la si voglia sconfiggere e farla finita con il  passivo aggressivo di massa. Il linguaggio di quelli come Michele Serra.

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Giovedì podcast. Skeptoid

Quando ero un bambino leggevo molto, e dopo aver visto Sandokan alla TV divorai i libri di Emilio Salgari. Incappai in quello che la critica, come ho appreso quando era più adulto, considera la più chiara prova della adesione di Salgari al Positivismo. Le novelle marinaresche di Mastro Catrame.

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E’ una raccolta di racconti con due protagonisti. Uno è un vecchio marinaio superstizioso, Mastro Catrame appunto,  che ogni sera terrorizza la ciurma con storie su fantasmi, visioni, morti che ritornano e simili.  E dove Catrame racconta di aver visto dei fantasmi lui prova che si tratta di ombre ingrandite dalla luce del tramonto; e dove Catrame racconta di aver sentito il Diavolo che suona la campana, lui spiega che da quelle parti c’è un faro, e che quando va fuori uso fanno suonare una campana; e se Catrame cerca di convincere l’uditorio che le sirene esistono e lui le ha viste, il capitano spiega e dimostra che si tratta di foche. E tutti poi vanno a letto contenti, fiduciosi nel progresso scientifico.

29r18nRisale a quel periodo la mia simpatia per chi sa fornire spiegazioni scientifiche dei dogmi religiosi, e smonta le superstizioni con una sana dose di realismo. Essendo cresciuto in una parte d’Italia dove la Madonna viene evocata quotidianamente, questo non mi ha reso esattamente popolare presso amici e compagni di scuola la cui nonna era stata a Lourdes. Cioè tutti o quasi.

Con il tempo sono diventato più tollerante verso le superstizioni altrui, ma il capitano inventato da Salgari ha continuato a essermi simpatico. Persino se non mi ricordo più chi è riuscito a vedervi un colonialista proprio per via della sua fiducia nella scienza e nelle capacità della ragione, nota anche come cultura dominante dei i maschi bianchi eterosessuali.

Questa mia simpatia per il debunking mi porta ad apprezzare Skeptoid.

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Skeptoid è un gran bel podcast, dedicato a smontare, con una buona dose di sano scetticismo, teorie del complotto, leggende metropolitane, pseudoscienze, e paranormale. Il conduttore, Brian Dunning, non è uno stinco di santo ed ha avuto qualche traversia finanziaria, per vicende che comunque non riguardano il contenuto del podcast.

Non è nemmeno molto simpatico, a mio modesto parere, perché mi ricorda il nerd che scientificamente vuole smontare tutto, non sa nemmeno apprezzare la poesia e guarda che strano si trova sempre senza fidanzata (e tu non sai come fargli capire che nella vita esiste, appunto, anche la poesia). Ma detto questo, il podcast è godevole e secondo me merita tutte i riconoscimenti ricevuti da chi si occupa di scienza e di educazione. Al momento le puntate che ho apprezzato di più sono quella sulla leggenda della morte di Paul McCartney, sulla base nazista in Antartide, e l’avvelenamento di Beethoven. Ognuna dura meno di venti minuti, pubblicità inclusa, che potete levare se gli fate una donazione. Che Dunning mica lavora gratis.

 

 

 

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Giovedì podcast. By the Book

by the booksEntrate in una libreria. Cercate quello scaffale in cui trovate molti libri che hanno il titolo che inizia con “Come”. Tipo Come trattare gli altri e farseli amici, Come e perché si finisce col dire di sì, Il potere delle abitudini. Come si formano, quanto ci condizionano, come cambiarle. A volte il Come” non c’è, ma è chiaro che quei libri contengono istruzioni su come cambiarti la vita da solo. Tipo Se sembra impossibile allora si può fare. O anche  Trasforma la tua vita un mattino alla volta prima delle 8:00;  Smaschera argomenti finti e prendi il controllo della conversazione.

Vi siete imbattuti nella sezione nella sezione del self help. il genere letterario il cui successo si basa sul presupposto “che per aiutare se stessi efficacemente è valida e utile l’esperienza di studiare e mettere in pratica tecniche, idee e metodi provati con risultati concreti da altri che hanno già ottenuto l’efficacia desiderata” (fonte: wikipedia). Esiste anche un mercato parallelo di CDs, cassette e conferenze.
Il genere va di gran moda negli USA, per una serie di ragioni risalenti al fatto che i primi abitanti europei degli USA erano fanatici  il cui scopo nella vita era essere costantemente migliori di. Ma anche per il narcisismo strutturale di questa fase storica, che beninteso si applica anche all’Italia, difatti i libri di self help vendono molto anche da noi.

Ci sono queste due giornaliste, che non a caso sono donne. Pensateci, gli autori dei libri di self help sono di solito uomini, le lettrici sono per l’80% donne. Donne che pagano per farsi dire da uomini quanto fanno schifo e come possono migliorare. E queste due giornaliste hanno avuto una grande idea.

Mettere alla prova i libri di self help. Ogni settimana ne comprano uno e provano a vivere secondo quelle indicazioni. Poi registrano il podcast e dicono come è andata.

Il risultato è divertente e scanzonato ma anche spinge a serie riflessioni, nel mio caso, su quando e come ci facciamo condizionare da questa aspirazione ad essere migliori, che è un modo educato per dire che la nostra vita fa schifo e che solo quando sei depresso vedi le cose come stanno. Grande cazzata lo so. Ma c’è chi ci fai soldi raccontandola.

 

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Giovedì podcast. Mabel

mabelMabel è, finora, il podcast più  bizzarro che mi è capitato di ascoltare. Per quel che ci ho potuto capire finora è una serie di messaggi lasciati su una segreteria telefonica, di una che non risponde mai, e che è la nipote di una anziana signora che (ma questo lo capite solo alla fine della seconda serie) viveva (muore a metà della prima serie) in una casa che fa impazzire gli abitanti/è una porta verso un’altra dimensione/è infestata da fantasmi di streghe cannibali/tutto quanto sopra ed altro, inclusa una scatola piena di lettere restituite al mittente.

La voce narrante è una sola, quella della badante della anziana signora. Anche se ad un certo punto, ma non voglio spoilerare niente, diventa quella di un’altra persona ancora. Gradatamente smette di descrivere cosa è successo durante la giornata, o parla di sé, con molta autoironia, della sua educazione cattolica, della sua nevrotica e pazzoide famiglia irlandese, e si abbandona a riflessioni, svagolamenti riflessioni sarcastiche su sé stessa. Di più non posso dirvi, perché in rete non si trovano riassunti delle puntate, e gli apparati collaterali, Tumblr ecc, sono ridotti al minimo. Praticamente in rete si trovano solo i transcripts, in pdf, di quello che sembra proprio essere un gran pezzo di letteratura via radio. Il formato pdf è adeguato, perché queste trascrizioni potrebbero essere stampate e ne uscirebbe un libro. L’autrice, Becca De La Rosa, è una che di letteratura fantasy ci capisce parecchio ed è appunto irlandese, quindi c’è molto di autobiografico, immagino.

La differenza tra lettura (anche la attrice che legge è straordinaria) e podcast la fa la colonna sonora. OK, ci sono diverse urla di paura e di spavento, ma soprattutto una colonna sonora fatta esclusivamente di musica tratta dal Free Music Archive, che non richiede il pagamento di diritti d’autore. Con le spese ridotte al minimo è uscito un capolavoro.

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Giovedì podcast. Alice Isn’t Dead

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Keisha aveva sempre creduto che sua moglie, Alice, fosse morta in un incidente. E invece no. Le capita di vederla in TV, una volta. E poi scopre che per anni, da quando erano sposate, o forse da prima, Alice riceveva regolarmente uno stipendio mensile da una agenzia di trasporti. Keisha si fa quindi assumere dalla agenzia di trasporti e inizia così la ricerca di sua moglie. Guidando il camion, esatto.

Non so quanti film horror esistano che hanno come protagonista una lesbica camionista, ma questo podcast è davvero fenomenale. Keisha sfiora una realtà parallela, fatta di segreti che sembrano paurosi, di strani movimenti nell’America profonda, di misteriosi compagni di viaggio e così via. I frammenti della soluzione si dipanano davanti agli occhi e chi ascolta prova le stesse emozioni. Ansia, scetticismo, paura, voglia di reagire, a volte persino voglia di scherzare.

Il tutto è raccontato da Keisha stessa, voce narrante di questa camionista per amore. Mi dicono che  sia un gran successo, ne parla persino il Financial Times  e credetemi è meritato. Ah, anche questo podcast ha il tumblr ma più che le trascrizioni non ci trovate, perché la narrazione è abbastanza incalzante di suo.  Ma non c’è un gran bisogno di extra, come immagini o altro. Non ci sono troppe divagazioni e nemmeno il senso di smarrimento che devo ammetterlo mi ha preso in certi punti di altri podcast del genere, quindi so che esiste un wiki ed un forum su reddit ma non li guardo molto

Potete ascoltare Alice Isn’t Dead anche via YouTube  Nel 2018 è previsto il libro.

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