Ma lo hanno espulso!

E cosi’ Jewish Voices for Peace ha espulso Miko Peled.  Essì che era nell’ambiente era un pezzo da novanta: nipote di uno dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza dello Stato di Israele, figlio di un generale che era contrario all’occupazione ed anche attivista pacifista (ah, ma i militari israeliani possono dissentire dal governo e conservare i gradi e lo stipendio? Ma chi lo avrebbe mai detto) lui stesso militare fino a che con la guerra del Libano si rende conto delle atrocità commesse in suo nome e se ne va dall’esercito e a questo punto vede la luce, mette in discussione non solo l’occupazione, ma pure il sionismo e la nascita di Israele ecc ecc. E quindi se ne va, ed e anche un bell’uomo (che non guasta mai), abbronzato per il sole della  California: come mai ‘sta gente che se ne va da Israele se ne va sempre verso posti in cui il tenore di vita e gli stipendi sono più alti? mah, mistero. E trovano tutti un bel lavoro, dico, nessuno fa la fame: si vede che a fare l’ex israeliano si guadagna bene.
Senonché ad un certo punto il Peled lascia partire un tweet antisemita. Livido ed incazzato, come tutta la sua congrega, per via del recente accordo tra USA ed Israele, si mette a brontolare che se la ggente pensa che gli ebrei son tutti ladri,  caspiterina, allora ci sarà una ragione.
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Segue lo psicodramma, e dopo un po’ l’espulsione.
Che vi devo dire, questi di Jewish Voices for Peace sono interessanti. Come tante congreghe di ebrei pacifisti e buoni e presentabili in società e contrari all’occupazione, ogni tanto espellono qualcuno dei loro, anche prominente (vedi sopra). E poi si congratulano con sé stessi per essere capaci di tenere gli antisemiti lontano da loro. E si aspettano che il resto del mondo ebraico ammiri la loro coerenza, la loro integrità ed ovviamente la loro ferma condanna di ogni razzismo ed antisemitismo.
Mai una volta che si chiedano come mai così tanti antisemiti scelgano di aderire a una organizzazione che si chiama “Voci ebraiche per la pace”.
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500 aVgVste intellighentzie

Si avvicina il cinquantesimo della famosa “Occupazione della Palestina” altrimenti nota come vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni. In seguito a quella vittoria, Israele si trovò come è noto ad amministrare le regioni geografiche note come Giudea e Samaria, e Gerusalemme Est, insomma i luoghi storicamente legati alla nascita del popolo ebraico.
Sondaggio dopo sondaggio gli israeliani fanno sapere che di questa amministrazione, in maggioranza, ne farebbero pure a meno. E sondaggio dopo sondaggio i palestinesi (o meglio chi parla per loro) fanno sapere che anche se gli ebrei se ne vanno da Giudea e Samaria, loro, i palestinesi (o chi parla per loro) non saranno affatto contenti e continueranno la guerra fino a quanto l’ultimo ebreo se ne sarà andato, portandosi dietro il folle progetto di rendere la vita degli ebrei sicura. Che laicamente diciamo, se Dio vi ha cacciati dalla vostra terra, laicamente ripetiamo che la volontà di Dio va rispettata e voi ebrei laicamente si intende dovete starvene in giro per il mondo, ospiti tollerati e mai cittadini completi.
Sicché la predetta occupazione continua, e molto probabilmente è destinata a durare per altri decenni. Non lo dice nessuno ma lo pensano tutti: si tratta del minore dei mali; è vero che i checkpoints non piacciono a nessuno, anche se con il governo Netanyahu sono diminuiti, ma insomma sempre meglio la rottura di balle dei checkpoints piuttosto che il macello in corso in Siria, pochi chilometri in là.
Intanto il fior fiore della aVgVsta intelligenza ebraica progressista, israeliana e della Diaspora, si dedica allo sport preferito che è la raccolta di firme e la pubblicazioni di appelli, roba che come sapete da che mondo è mondo fa finire le guerre ed i massacri.
E circola quindi questo appello a farla finita con l’occupazione, e ci sono tutti ma proprio tutti quei nomi che trovate nello scaffale cultura ebraica della libreria Feltrinelli. E siccome la detta occupazione continuerà a dispetto delle buone intenzioni dei detti signori, per via della detta mancanza di alternative, io vorrei provare a ragionare sul lungo periodo. E la domanda che faccio è la seguente.

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Blah Blah 

Quanti di questi firmatari di questo genere di appelli hanno figli ebrei? Quanti di loro sono materialmente interessati alla sopravvivenza del popolo ebraico? Perché se non sei materialmente interessato alla sopravvivenza del popolo ebraico, allora si capisce come mai la sicurezza di Israele ti interessa così poco e consideri molto importante che il tuo nome compaia in calce ad un appello assieme a quello di altri ricchi e famosi come te.

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Ricordi di vita universitaria. E Tiziana Cantone

Quando ero un laureato di belle speranze e provavo tutti i concorsi di dottorato, capitò che  un concorso che doveva andare bene andò invece male. E una docente mi disse: “tanto lei può continuare a fare il commerciante”. Ovviamente lei sapeva che io sono ebreo. Non ha usato la parola ebreo o derivati perché un docente universitario presta attenzione al linguaggio. Ma era ovviamente una osservazione antisemita: tirava in ballo lo stereotipo secondo cui gli ebrei non sarebbero portati per le ricerche umanistiche, perché fondamentalmente estranei alla nostra civiltà cristiana. E che se per caso ce la fanno ad affermarsi -e Dio solo sa quanti ce la abbiano fatta dall’Emancipazione fino ad oggi; con la ovvia pausa del fascismo delle leggi razziali con le successive ramificazioni, perché, oh italiani brava gente, non è che chi è andato in cattedra grazie alle leggi razziali abbia poi restituito la cattedra a guerra finita- se anche capita, dicevo, che un ebreo vada in cattedra in una Facoltà umanistica è solo perché gli ebrei sono una specie di mafia che si aiuta reciprocamente. Mica per talento suo.
Ugualmente, anche se non dite esplicitamente che Tiziana Cantone fosse una troia o una zoccola, anche se avete molte amiche donne, anche se da bambini giocavate al dottore con una bambina che poi è rimasta vostra amica, anche se, o cosa stranissima!, persino vostra madre è una donna, ecc. ecc. siete molto probabilmente maschilisti e sciovinisti quando giudicate Tizia Cantone. Perché non volete nemmeno prendere in considerazione che se fosse stato un uomo, non avrebbe avuto nulla di cui vergognarsi, anzi adesso ci sarebbe un sacco di gente a complimentarsi con lui per aver ricevuto un pompino fatto davvero bene. E hai visto che troia quella che glielo faceva.

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La triste vita sessuale di Leonardo Tondelli

No, ma secondo voi, come si fa seriamente a sostenere che non si deve parlare di patriarcato perché si rischia di offendere il Sud del mondo? Se io penso a una società patriarcale mi vengono in mente, chessò, i mormoni che sono probabilmente la più americana delle religioni, nata e sviluppatasi tutta in Nord America. Ma a quanto pare c’è in giro qualcuno che pensa che i discorsi sulla società patriarcale ed il bigottismo fanno parte di una specie di congiura per tenere a bada “il sud irrequieto”. Anche se probabilmente questo tizio non sta pensando alla difesa del buon nome della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (che ha nove sedi in Sicilia e solo quattro in Piemonte)

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Se ancora non lo avete capito, questo difensore del Sud del Mondo è Leonardo Tondelli. E il paragrafo di cui sopra fa parte di un pezzullo pubblicato in data 15 settembre 2016 (lo linkerei ma Leonardo non ama che i suoi link compaiano in questo blog) dedito a commentare il suicidio di Tiziana Cantone. Ed è in effetti un pezzullo deprimente: mostra che l’autore è rimasto psicologicamente incastrato in qualche punto del periodo che va dall’11 settembre alla guerra in Afghanistan e ancora adesso si prepara a sferrare quel che lui crede sia un colpo vincente: “non abbiamo il diritto di andare dalle donne musulmane ed imporre loro il nostro modello di emancipazione, che ne sai tu, magari loro sono contente di condividere lo stesso marito” (curiosamente questa argomentazione non viene mai agitata a favore dei mormoni fondamentalisti, si vede che la poligamia non è uguale per tutti).

Ma attenzione, c’è di peggio. Voilà:

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In questo momento Leonardo si sta associando al coro moralista di chi, a cadavere ancora caldo, spiega che in qualche modo la ragazza se la è andata a cercare, fai la zoccola, accendi la telecamera, fai un video e che altro ti aspetti. Sono cazzate che dicono in tanti.

A queste cazzate Tondelli aggiunge una cosa interessante e a suo modo molto personale. Voglio dire, provate ad immaginare come è triste la vita di uno che immagina che il proprio corpo sia SEMPRE E PERENNEMENTE sottoposto a giudizio, fin dalla nascita. Ecco, lui immagina che vivere sotto lo sguardo di questo perenne superego sia perfettamente normale. E non sa immaginare relazioni diverse.

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Il suicidio di Tiziana Cantone diventa per Tondelli l’occasione che in ogni relazione sessuale c’è sempre del potere, della violenza e della sottomissione. E che il tuo corpo è sempre sottoposto a giudizio.

Ripeto: provate a pensare che vita triste conduce costui.

Ora, naturalmente, sarebbe troppo facile rintracciare elementi di pedagogia cattolica pre-conciliare in questa faccenda che il corpo va esaminato coscienziosamente ed ogni traccia di sessualità comporta comunque fare i conti con sottomissione violenza e punizione. E siccome l’antisemitismo nasce dall’idea che gli ebrei sono incontrollabili e/o cercano di sottomettere i cristiani, per me questi passaggi sono davvero interessanti.

Ma preferisco non sprecarci molto tempo. Se fossi un genitore e sapessi che i miei figli potrebbero avere a che fare con un insegnante convinto che il perenne giudizio sul loro corpo sia un dato di fatto incontestabile e che la sessualità comporta sempre della violenza, sarei davvero, davvero preoccupato.

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Uriel (forse) ed Enrico Maria Fusi

Son lì che navigo tra i social network, alla ricerca di qualche piattaforma che mi permetta di scrivere qualcosa di più articolato di un tweet e tu guarda, mi imbatto in questo Martin D. Kröger “Harvesting patterns of chaos. European, IT Consultant, Hacker, Transhumanist, Postmodernist, Bi. (English not my native language)“. Leggiucchio incuriosito i suoi post scritti in improbabile inglese maccheronico, e lo trovo molto simile a Uriel   Poi succede che un certo Enrico Maria Fusi lascia un commento e, tu guarda che strano, Martin D. Kröger, cancella il suo account e sparisce.

Chissà perché. Magari Martin D. Kröger non sopporta i commenti di Enrico Maria Fusi. O forse Uriel non sopporta Enrico Maria Fusi, vai a sapere. Comunque ho fatto lo scrinshot e ve lo ammanisco.

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E se non riuscite a leggere, ve lo trascrivo qua:

Post di Martin D. Kröger

At War Against Happiness.

I had a blog. For a dozen years. And I closed it. Because of hate.

After one year and more, still haters are looking for me on the Internet, and trying to get me everywhere. I wonder when they will get my pseudonym here. Yes, because now I must hide. Like in the DDR, when the Stasi was looking for you.

After one year, I am starting to elaborate what happened. Why I had to shut up a blog which had three hundreds thousand visit per week. How I came in fear for my family.

So I feel ready to analyze.

Let’s start. First: why?

It was not because I had a blog. Logically speaking, if the blog was the problem, then closing the blog and deleting all the content (a dozen year of posting every day, more or less) should have solved the issue. Nevertheless, after one years and a half, they are still stalking me.

Of course, the easy explanation is “they are into a medical condition”. That’s for sure. Of course people which spends time to look for the author of a closed blog is mental, psycho, or something. Which is why I fear of them: those kinda people is exactly the people which would wait for you in your home yard, with a knife.

But, there is always a triggering event beyond. What exactly is the event which triggers the hate? Why me and not another person? Why my blog and not another one? Why so personal? What triggered this hate?

I was thinking at their meticulous , zealous effort to track me, to get the name of my wife, then my daughter, then the school she was attending. I was thinking how now, after more than one year , I had to change 3 nicknames before of being free on Medium — not the most known platform, because they are sort of hungry for me.

And, what they are writing to me? “We are observing you”. Of course they are, until I write something. So they are not strong: their attention comes only when I give them some power, writing something. And then, again, why? What I wrote exactly?

Well, basically nothing special. I discussed more or less whatever I had in mind, day by day. It was more or less a journal. I advertised my books there, sure, but it was just a late initiative, and perhaps an hobby.

So what was producing all that hate? After a while thinking , I ended in the conclusion that I wrote, by accident, mostly beyond the lines, the most subversive, offending, insulting, forbidden sentence you may say in public.

I AM HAPPY.

Yes, I am not joking. It was (and it is still) a happy time for me. Job was going well, I moved to a better life, I got married, my daughter was born. So the fact I was happy, even not stated explicitly, was always visible beyond the lines.

Just think about it: think to all the (famous?) people which was stalked or bullied online. In which period, exactly? Bieber just after having a new girlfriend. Happy moment, isn’t it? Leslie Jones , seems to be in a happy period of her life, both professionally and personally. Kylie Jenner. Drew Barrymore. All of them, the pattern is the same: the psychos are triggered by this simple, easy sentence: I am happy.

Doesn’t matters if you write it explicitely or not. The worst hate always comes when you show you are happy.

At the beginning I was thinking this was envy. But, thinking better, some of that people (I also investigated some) has no reason to envy me. They have a job, a family. Ok, they are psycho, so they aren’t rational… but… which force pushes people to hunt you, for more than one year?

They are in war against happiness. Those are the people which, everyday, just awake from bed asking themselves “how can I ruin someone else’s day?”.

The war against happiness is very common. Why a party should propose a law against transgender’s toilette? Why people should be against gay marriage? Why people should protest against a movie they will never look at? Why a major should forbid a controverse singer to have a concert?

For the same exact reason:

A transgendered person is transitioning to achieve happiness.

A gay couple is getting married to achieve happiness.

People which is attending a movie , is getting happiness from it.

A concert is a storm of happiness for the fans.

Every Time you have a display of happiness, they show up. The enemies of happiness. Doesn’t matters what you are doing which makes you happy: it will be always too much, too late, too early, it will be offending their ethics, their morals, their “conscience”, don’t worry, they will find an excuse.

Because what they hate is happiness. They are fighting a war against happiness. Under their perspective, who is happy must quit.

I have no idea how this mental illness starts, or develops. I only know there are lot of people in such a state of illness. And, if you trigger their condition showing to everybody you are happy, then they will attack.

Alfred Adler said a psychopath will be able to apply any energy requested to feed its vicious behavior: no matters how much. No, they will never get tired.

They will never get tired because, when I closed my blog, the message they received is “now he got rid of us, so he will be happy”. And this is exactly what they cannot allow to happen.

So they will never stop.

Never. Ever.

So if you have a blog, and you can’t afford a security company, just consider my advice: never allow anybody to know you are happy.

This can trigger a war.

Commento di Enrico Maria Fusi

Thank you for sharing your story, which looks so similar to my own. See, I grew up in Coloblasti, a small village near Ferrara, Northern Italy. My life was pretty dull. I mean, I had a few friends, some of them smarter than me, some of them dumber. Basically, we were all computer geeks.

The thing is, when you grow up in such a place you tend to develop a pretty insane view of yourself. Because all the people you meet are basically like you, you desperately want to be perceived as different, extraordinary gifted, enormously intelligent or whatever.

And when I moved to the city, I mean the really big city, Bologna, then I could do it! I started telling lies about myself. Social networks were not yet. There was Usenet, do you remember? So I started having relationship with people there. Basically: for me these were relationship. They thought I was their friend. See the difference? I had no friends. I just was in touch with people, and used other people as mirror for my lies.

And I lied. Boy, how much I lied.

I pretended I had a laurea (Italian equivalent of an MA). To certain ones, I said it was a Math MA. To others, I said it was Economic. Others, I let them believe it was Computer Science. But I hadn’t any of this. I barely finished high school, to run away from that village where no one was ready to appreciate me being a genius.

I pretended I had several sexual experiences. Of course, it was all extreme sex. You just cannot lie about having a girlfriend and skimming the Kamasutra together. No: if you chose to lie, you have to lie properly. Therefore I pretended to be the centre of sexual attention of scores of paedophiles AND very wealthy ladies AND Catholic priests AND a Rabbi, all together, all engaged in hard core BDSM with a camera operator in background. Oh, and there were also scores of BBW ladies.

The thing is, I was desperate for attention. Deep inside I knew I was quite a regular guy, with a decent job and a quite average sexual life. But that was not enough for me. Oh, I also let believe people I was a sort of an hero, working in the mornings in computer shops, and as a bouncer in the evenings, and a PhD student in the afternoons. People believed it. Probably they wanted to believe. Probably the felt privileged to count an exceptional personality among their friends. I discovered how easy was to manipulate people.

Until they met and started confronting the various stories I have told them. Which were contradictories, of course. And I found myself exposed. That was too much for me to bear.

Yes, I could keep on pretending I was happy, and they were not. I could tell this version of the events to me and the the selected few who (yet) were paying attention to my bullshits. Yes, I could even threaten legal actions (I did) against those who were -as I said- merely cross-checking different stories I told to different people.

But in the end I gave up. I ran away. I erased my beloved blog, after having banned the many who have exposed which sort of cazzaro (Italian expression for idiotic, imbecile, and yet boaster kind of guy, Münchausen style). I moved from Facebook to VK. I was in love with Putin, you know, a strong man who keeps the Jews in line (by the way: I hate Jews. I just cannot said it openly because they have too much power, But I hate them. They manage to be different. Which I cannot). I pretended there was no data tracking on VK. Of course it was a lie. I was merely running away from Facebook, where my once followers have met and have started crossing stories and references. In the end, I waved goodbye to VKs too.

I desperately miss the times in which I had my ever growing circle of followers and fans. I felt even sexually powerful, then. Sometimes I pop up here and there. And secretly I hope not to get caught.

In short, I pretend to be happy and it’s not true. I pretend the rest of the world is there to get me, but the rest of the world does not care about me at all, and merely takes note of my desperate attempts to get attention.

Isn’t it. A-ha.

 

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A Gaza la fame è un problema

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Dico, lo sappiamo tutti che a Gaza la fame è un problema. Poi però possono ordinare on line da uno dei ristoranti convenzionati, ed ecco che il problema è risolto.

L’idea geniale ed assolutamente innovativa, creare un sito web che ti permetta di ordinare cibo dal ristorante, è venuta a un giovane accademico di Gaza (pofferbacco, c’è l’Università a Gaza?)  che aveva visto simili imprese quando, nel corso dei suoi studi, ha soggiornato in Malesia, Egitto e Turchia (ma Gaza non era sotto assedio?)

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Beninteso, gli utenti del sito hanno la possibilità di ordinare anche da ristoranti che offrono non solo piatti locali ma anche piatti occidentali, come il filetto alla Stroganoff (ma i sadici israeliani non impedivano l’ingresso a tutti i beni di prima necessità?).

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Gli inizi dell’impresa sono stati difficili, era complicato convincere i ristoratori che valeva la pena imbarcarsi in tale novità. Ma adesso  il giro d’affari è cresciuto, in qualche caso del 20% (come sempre capita dove milioni di persone sono ridotte alla fame). L’idea piace molto agli operatori del settore: adesso i ristoranti che utilizzano la piattaforma sono una sessantina. Davvero una situazione disperata, quella di Gaza.

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Tra gli entusiasti fruitori del nuovo servizio c’è un fotografo. Esatto. Immaginatevi la scena. Questo qua fa le foto dei bambini che muoiono di fame. Poi ordina il suo filetto alla Stroganoff, se lo fa recapitare in studio, e poi via di nuovo alla ricerca di immagini che impietosiscano i lettori europei. Tanto pagate voi.

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Il dinamico imprenditore sta pensando di espandere l’impresa oltre i confini di Gaza City, fino alla West Bank e alle città arabe in Israele (quel terribile assedio…), dove c’è evidentemente tanta gente che fa la fame. Ottima notizia. Tutti posti di lavoro in più. Ma non vi venga in mente che i ragazzi delle consegne riportino alla polizia chi si trova in casa di chi. Gaza è una democrazia, Hamas ha vinto delle elezioni democratiche. Vero?

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Considerazioni sul burkini. E non è roba da bar.

Se siete stati ad ascoltarli con attenzione, gli argomenti di chi si oppone alla recente serie di ordinanze di sindaci francesi in materia di abbigliamento femminile nei luoghi di balneazione, sono i seguenti [tra parentesi quadre ed in corsivo i miei commenti, viscerali e “da bar“]:

Il burkini non è un ostacolo alla sicurezza. [Nemmeno il nudo integrale, eppure non è consentito ovunque].
Ogni donna deve essere libera di vestirsi come le pare. [Ma non di svestirsi: difatti il nudo integrale è permesso solamente in certe aree].
Andare in spiaggia con il burkini non è integralismo. Anzi il burkini permette alle donne musulmane di vivere come tutte le altre, ma senza trasgredire le regole della loro religione [Fino ad adesso tutte queste donne musulmane hanno vissuto nel peccato e noi non lo sapevamo].
Se viene proibito il burkini poi staranno a casa e si radicalizzeranno. [Sottotesto ricattatorio: non venire a lamentarti quando una ondata di attentati islamisti condotti ed organizzati da donne prenderà di mira la tua sinagoga].
Non si deve criminalizzare l’Islam radicale, ci sono organizzazioni che forniscono alle donne musulmane servizi che lo Stato non fornisce: aiuto economico, assistenza sociale…
Con il burkini le donne si sentono protette. [Tradotto significa che quelle che non portano il burkini sono delle esibizioniste, e pure un po’ troie].
Tu non sai che lingerie audace vestono sotto quella specie di telo. [Oriente ed erotismo, e sapessi che luogo di delizie che è l’harem, e che figata la poligamia].
Ho visto ragazzine che con il niqab mettono i leggings, i tacchi ed il rossetto. Per loro è una faccenda di orgoglio, sta dicendo al mondo che è finalmente mestruata. [Come sopra, ma da insegnanti di scuola media, abbastanza vecchi per ricordarsi di un libro di Nabokov. O meglio, della copertina: oltre la quale non osavano andare].
(E il sempiterno) è la loro cultura, non possiamo certo imporre loro la nostra, non sarebbe liberazione ma colonialismo. [Grazie, già sentito, risparmiami il pippone su Bush e la guerra contro i Talebani che non ha liberato le donne afghane dal burka. E non venire ad imporre a me e alla mia cultura di accettare l’esistenza di uno Stato Palestinese].

Io so che i commenti di cui sopra sono come ho scritto roba da bar, e cioè viscerali, poco concilianti e magari pure razzisti. Che posti terribili sono i bar per certa gente, molto meglio comunicare i propri pensieri via Internet, vuoi mettere la soddisfazione di raggiungere potenzialmente (parola chiave: potenzialmente) l’universo intero?

Dunque ho deciso di non essere reattivo ma di fare proposte costruttive. Vi presento un abito che le donne che aderiscono ad una religione scelgono liberamente di portare. No, mica le suore cattoliche, cosa avete pensato. Si tratta della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani, nota anche come Ku Klux Klan.

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Voglio sperare che non abbiate nulla in contrario a permettere a una donna che veste tale indumento di accedere alla spiaggia. L’uniforme delle Women of the Ku Klux Klan, non ha nulla a che fare con la politica o il razzismo, viene indossata solo per motivi religiosi. Guardatela bene, c’è anche una croce.

Non presenta alcun ostacolo alla sicurezza, giacché il volto è scoperto e del tutto riconoscibile.
Vorrete, spero, riconoscere che ogni donna deve essere libera di scegliere di vestirsi come le pare e quindi perché vietare di indossare un indumento tradizionale.
Questa tunica bianca permette alle donne della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani di recarsi in spiaggia senza trasgredire le norme della loro religione. Non c’è nulla da temere, è anzi una importante concessione ai costumi della maggioranza ed un passo avanti verso la costruzione di una società multiculturale.
Siamo onesti: in questi tempi di immigrazione non vorrete che le donne che le donne della Chiesa Americana dei Cavalieri Cristiani stiano a casa d’estate, quando tutti gli altri sono al mare, e si radicalizzino.
Non dimentichiamo che il Ku Klux Klan fornisce una preziosa opera di assistenza sociale per le famiglie dei detenuti, e che rappresenta in alcune parti degli Stati Uniti una importante forza elettorale con cui i politici debbono fare i conti (altrimenti, sapete, si radicalizzano).
Le donne che vestono questa tunica si sentono al riparo dallo sguardo maschile, sopratutto di maschi neri ebrei ed italiani, che le vuole ridurre ad oggetto sessuale.
E comunque non sapete che lingerie audace vestono sotto quegli abiti, è tutto un gioco di vedo e non vedo che fa parte della seduzione.
Ci sono ragazzine che si mettono quella tunica ma anche i leggings ed il rossetto (io le ho viste): per loro l’uniforme delle donne del Ku Klux Klan è il simbolo che hanno raggiunto l’età adulta e tutta la famiglia le considera ora in un altro modo.

 

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