Italia 1942

Franco Fortini? Umanamente uno stronzo. Letterariamente, un genio. Ai miei effetti non è diverso da Céline. Ma Céline scriveva in francese, Fortini scriveva in Italiano. Nella fattispecie Fortini ha scritto questo capolavoro, “Italia 1942”, che più lo leggi e più pensi potrebbe essere il 2018.

Ora m’accorgo d’amarti
Italia, di salutarti
necessaria prigione.

Non per le vie dolenti, per le città
rigate come visi umani
non per la cenere di passione
delle chiese, non per la voce
dei tuoi libri lontani

Ma per queste parole
tessute di plebi, che battono
a martello nella mente,
per questa pena presente
che in te m’avvolge straniero.

Per questa mia lingua che dico
a gravi uomini ardenti avvenire
liberi in fermo dolore compagni.
Ora non basta nemmeno morire
per quel tuo vano nome antico.

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Chiamale se vuoi evasioni

Negli ultimi anni Settanta in Italia è successo che si sono messi tutti a leggere Tolkien. O almeno questo è quel che ricordo io. So anche che l’economia faceva schifo, che la fiducia nelle istituzioni, Stato o Chiesa che fossero, era al minimo storico, che si poteva essere uccisi perché indossavi un eskimo e passavi per San Babila o se i compagni avevano deciso che eri un fascio perché portavi le scarpe a punta (in questo ultimo caso, per quel che ricordo, c’era qualche possibilità in più che prendessero gli assassini, va detto)

In tempi così cupi, si misero tutti a leggere Tolkien. Il Signore degli Anelli stava sul mercato da un bel po’, con la pallosa erudita prefazione di Elemire Zolla ma ci volle la fine degli anni Settanta, o almeno così sembrò a me, per vedere che lo leggevano in tanti,. a destra e a sinistra. Lo si capiva dal fatto che fascisti chiamavano Campo Hobbit i loro campeggi estivi ed i comunisti dipingevano i democristiani con le fattezze di Gollum.

Tanti, voglio dire, nella generazione precedente alla mia. Per dare una idea del mondo in cui sono cresciuto, vi faccio presente che quando avevo quattordici anni era già successo che le BR avessero ucciso il principale di mio padre, un ragazzo dell’ultimo anno del Liceo era stato arrestato perché il suo numero di telefono era nell’agenda sbagliata, il figlio di un maestro era finito al penitenziario militare di Gaeta dopo essere stato espulso dal MSI. Ah, e un preside era stato sprangato mentre si recava al lavoro. Raccolse i fogli e si presentò a scuola con la testa sanguinante. Non facciamone un eroe, anni dopo si scoprì che era un pedofilo.   Tuttavia, quando avevo diciassette anni nessuno era più interessato alla politica. Stavamo tutti ballando al suono dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Io, e pochi altri avevamo anche i dischi dei Cure e dei Talking Heads.

Gli storici si chiedono ancora come sia avvenuta una trasformazione così radicale e uno ha l’impressione che vorrebbero parlare bene di Bettino Craxi, impresa difficilissima. Sta di fatto che era caduto il prezzo del petrolio, quindi l’intera economia italiana ne ha beneficiato, ed il successo individuale è diventato l’obiettivo di tutti. Gli estremisti di sinistra si trasformarono in una generazione di imprenditori in giacca, cravatta e blue jeans. Design, moda e made in Italy fecero il resto.

Penso che leggere Tolkien sia stato parte di questa trasformazione. Come se tutti fossero stanchi degli slogan e della violenza insensata e avessero bisogno di immaginare un altro luogo, una Terra di mezzo più sicura del mondo reale. Non a caso un’altro fenomeno importante era il consumo crescente di LSD ed eroina. Le stazioni ferroviarie erano per definizione pericolose perché i tossici stazionavano lì giorno e notte.

Mi sembra che stiamo vivendo un momento simile. Instabilità politica, incertezza sul futuro, radicalismo violento (principalmente solo a parole, per ora), sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Non sto leggendo Tolkien, non l’ho mai letto, mi dispiace ma lo trovo estremamente noioso. Ma passo sempre più il mio tempo libero a leggere e ad ascoltare storie su luoghi immaginari, soprattutto Night Vale, la città americana nel deserto dove tutti i complotti sono veri. Il podcast è fantastico, i libri sono diventati parte della mia lettura quotidiana e surfo i relativi Tumblrs. azz, quanti ce ne sono.

Good night, Night Vale. Good night

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Il mio problema con la Perugia-Assisi

Oggi migliaia di brave persone marceranno da Perugia ad Assisi in nome della pace e chiedendo una politica di accoglienza verso i migranti. E io sono d’accordo con ambedue gli obiettivi.

Però ho un problema. Anzi due. Il primo è che a questo genere di appuntamenti ci sono sempre più bandiere palestinesi che bandiere israeliane, e già questo dice molto sul genere di pace che questi marciatori hanno in mente.

Il mio secondo problema è la location.  Assisi è una città bellissima, ed ha un posto speciale nell’immaginario cattolico. Ma pochi sanno che il movimento francescano è stato antisemita fin dal principio, che in età medioevale i frati guidavano i pogrom, Si chiamano pogrom perché l’obiettivo non erano gli usurai, ma  gli ebrei. Anche nei secoli successivi, quando gli ebrei potevano vivere nelle città italiane solo come prestatori di denaro, i francescani fondavano i Monti di Pietà con il preciso proposito di rendere impossibile la vita ai prestatori ebrei.  La giustizia sociale non stava in cima alle loro preoccupazioni. Durante il Fascismo il culto di Francesco patrono d’Italia è stato un punto forte della politica colonialista ed antisemita del Regime. Ed anche adesso, a Gerusalemme, i monaci dell’ordine fondato ad Assisi, non sono esattamente neutrali tra israeliani e palestinesi.

E dunque se i luoghi della marcia Perugia-Assisi ispirano nei cattolici riflessioni sulla frugalità, sui danni del capitalismo, sul bisogno di pace e fraternità tra i popoli, a noi ebrei quegli stessi luoghi dicono una storia diversa. E se uno fa presente questo tipo di obiezioni, riceve una risposta del tipo “ma voi ebrei siete una minoranza e questo è un Paese, o movimento, in cui i cattolici hanno un peso considerevole”. Che è una versione educata del sempiterno “ma stai zitto e non rompere i coglioni” che noi ebrei siamo abituati a ricevere se e quando parliamo di persecuzioni che non siano la Shoah.

Essendo parte di una minoranza il cui punto di vista viene sistematicamente ignorato da questi pacifici e pacifisti organizzatori della Marcia Perugia Assisi, posso dire che la detta Marcia puzza un po’ troppo di conformismo? Perché, sapete, esiste anche il conformismo delle buone intenzioni, del troviamoci tutti tra di noi che siamo i buoni e vogliamo solo cose buone, e il numero mette a tacere ogni possibile dubbio, se non sugli obiettivi perlomeno sui metodi.

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Voci ebraiche per chi ci crede

All’inizio dell’anno scolastico è stata istituita una nuova policy per le scuole ebraiche ortodosse inglesi. In linea con la legge, non viene più insegnato che l’omosessualità è un comportamento perverso che avrebbe causato il Diluvio. Mirvis, il rabbino capo, ci ha aggiunto delle raccomandazioni di puro buon senso sul non penalizzare o discriminare gli studenti LGBT o figli di coppie LGBT.

Gli ultraortodossi sono scandalizzati per questo terribile affronto alla Torah e stanno programmando una manifestazione di fronte alla sede del Board of Deputees, l’organizzazione che rappresenta gli ebrei inglesi. Per l’occasione ci infilano dentro anche una protesta contro la partecipazione delle organizzazioni ortodosse a Limmud, il festival di cultura ebraica che si tiene tutti gli anni, ed a cui partecipano anche ebrei non ortodossi. Peccato terribile per un ebreo, sostengono gli ultraortodossi, farsi vedere in simili compagnia.

Arrivano i Corbynisti, che come sempre non capiscono un cazzo e si inventano che si tratta di una protesta contro il Board of Deputees, troppo sionista per i pii e passivi ebrei nerovestiti che sono gli ebrei bravi ed autentici. E sui social media è tutto un fiorire di solidarietà comunista per questi ultraortodossi che son gente che se vede una donna alla guida di un auto nega le cure mediche ai loro figli.

La cosa più divertente sono i finti account ultraortodossi su Twitter creati per appoggiare Jeremy Corbyn e attaccare le istituzioni ebraiche ufficiali e sioniste e ovviamente, secondo loro, non rappresentative.

Partono tweet durante Shabbat e Yom Kippur, viene citato Haaretz, circolano foto di madri palestinesi piangenti. Gli ultraortodossi proibiscono di raffigurare donne, non leggono certo Haaretz, durante quelle feste non accedono ad internet, quindi non posso smentire. Anzi la maggioranza di loro manco usa Internet. Quindi non possono smentire. Quindi non siamo in presenza di comunisti che non conoscono i dettami della religione ebraica. Siamo proprio in presenza di stronzi.

Questo scrive persino il nome di Dio per intero.

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Per quelli che vogliono saperne di più, ecco una eccellente ricerca sul sistema di welfare in uso nella comunità ultraortodossa inglese.  Oh oh, sorpresa, gran parte delle donazioni vanno a istituzioni che operano in Israele, incluso al di là della linea verde (p.es. la Ohr Sameah Yeshiva, Aish haTorah ecc). Ma che strani antisionisti.

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Al posto di Israele

Facciamo un esperimento mentale. Poniamo che al posto di Israele, voglio dire nello stesso posto sulla carta geografica, non ci sia uno Stato ebraico, ma uno arabo, a maggioranza musulmana.

Sarebbe una democrazia? Poco probabile. La maggioranza degli Stati arabi e musulmani non sono democratici. Avrebbe un forte movimento islamico fondamentalista (ehi, dopotutto Gerusalemme è la terza città santa dell’Islam, vero?) con prevedibili conseguenze sui diritti delle donne e sulla alfabetizzazione.

Certo, ci sono Paesi arabi con buone Università. Ma sono i Paesi che hanno petrolio e che possono pagarsela. Non è il caso del territorio compreso tra Libano ed Egitto,  da sempre schiacciata tra potenze militari. Siria, Turchia, Irak hanno sempre potuto contare su popolazioni più numerose ed eserciti più agguerriti. Le condizioni per mettere in piedi un regime autocratico che affama la popolazione ci sono tutte.

Certo, ci sarebbe una minoranza ebraica, del tutto probabilmente senza alcuna voce in capitolo, come tutte le minoranze religiose in Medio Oriente (con l’eccezione di Israele, dove arabi sono un terzo del parlamentari). Magari avrebbero una rappresentanza, ma con nessun effetto pratico, perché uno o due parlamentari su centoventi non è che contino moltissimo. Come in quasi tutti i Paesi arabi, gli ebrei sarebbero costretti a vivere solo in alcune aree cittadine, sotto controllo della polizia, e senza il diritto di emigrare.

Trattandosi di una minoranza urbanizzata e non di contadini affamati, la loro condizione non interesserebbe a nessuno in Europa. Certo non a movimenti e Partiti di sinistra che non si sono mai mobilitati per gli ebrei, se non quando sono perseguitati assieme ad altri. Peraltro non esiste una massiccia mobilitazione per i diritti delle donne nei Paesi arabi. Quindi questo regime autocratico, dispotico, pesantemente condizionato dai partiti islamisti, sarebbe impunito e certo non contestato né boicottato dalla sinistra europea, che ha lasciato carta bianca a Gheddafi ed Assad senior e invita sempre alla moderazione verso l’Iran.

Certo in Italia si parlerebbe di questo Paese. Gli antisemiti potrebbero indicare come l’eccessiva influenza ebraica viene tenuta sotto controllo in quel Paese del Medio Oriente, e nessuno si lamenta.

Interessante il quadro, vero? Oh, non credo di aver scoperto granché. Son cose che le cancellerie europee conoscono benissimo, Infatti, a conti fatti, appoggiare Israele è nell’interesse di tutti. Anche della popolazione locale.

 

 

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Ovviamente questo non è un tweet antisemita.

Dice soltanto che quelli che non vogliono Corbyn segretario dei laburisti sono al soldo di una cricca di banchieri usurai che succhiano il sangue dei poveri.

L’elemento ebraico ce lo aggiungeranno i militanti, ritwittando quel che scrive il Caro Leader, la cui visione del mondo sta tra Stalin e Casa Pound, da quarant’anni, senza il minimo dubbio, senza alcun ripensamento.

In realtà, poi, quelli che non vogliono Corbyn segretario sono grossomodo un terzo del Partito, quelli che quando erano alla guida vincevano le elezioni, facevano laureare il 25% degli inglesi, riducevano la disoccupazione, introducevano il salario minimo (Corbyn era contrario), depenalizzavano le relazioni same sex… robetta da niente, Saranno certo al soldo dei banchieri della City.

Come me, peraltro.

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In memoria degli Accordi di Oslo

C’è un sondaggio che avrei voglia di fare. Tra militanti e simpatizzanti di Sinistra per Israele, o meglio quelli che, tra anni Novanta e primi Duemila hanno rimesso in piedi Sinistra per Israele, dotandola di apparato neo mediatico (sito web, pagina Facebook…) presenza a manifestazioni (anche se l’idea di sfilare il 25 aprile con la bandiera di Israele non venne da loro) e, sostenevano loro, una voce nel dibattito interno alla sinistra.

Il sondaggio consisterebbe di tre domande.
1) Sei ebreo/a? [Ortodosso, Reform, ateo, religioso, ultrareligioso, tifoso del Milan… non importa in quale varietà].
2) Hai figli?
3) I tuoi figli sono ebrei?

Stando a quelle che potrei definire impressioni anedottiche, la risposta alla prima domanda sarebbe un 60% di sì, seguita da un 80% di sì alla seconda, e, e di questo sono abbastanza sicuro, 100% di NO alla terza.

In altre parole sono abbastanza convinto che la generazione di ebrei cresciuta con la fede negli Accordi di Oslo non sia riuscita a passare l’ebraismo alla prossima generazione. Forse questa generazione manco esiste.

Gli Accordi di Oslo sono stati accompagnati da una teoria. Quella secondo cui occorreva dare uno Stato ai palestinesi per poter salvare Israele e con Israele il popolo ebraico intero. Laddove è del tutto evidente, anche adesso, che senza Israele il popolo ebraico finirebbe abbastanza nella cacca, era meno evidente che per “salvare Israele” occorresse creare uno ennesima autocrazia araba, il cui rais, Abu Mazen, sta festeggiando il dodicesimo anno come Presidente (durata del mandato quattro anni, ma mica vorremo imporre la democrazia agli arabi) e dare all’Iran uno sbocco sul Mediterraneo, Gaza.

Eppure questo ci è stato raccontato. Traducendo Amos Oz, per esempio. Intervistando Grossman e Yehoshua (tutti uomini, avete notato?) Da gente che diceva di avere a cuore il futuro del popolo ebraico, ma a quel che vedo non riesce ad assicurare nemmeno il futuro ebraico della propria progenie, il che fa sollevare qualche dubbio sulle loro reali intenzioni. O sulle famose capacità politiche, che era l’altra roba che millantavano di avere. Se non hai ottenuto quello che dicevi di voler ottenere, significa o che hai mentito o che sei un incapace.

Agli Accordi di Oslo ho creduto anche io. Come in tanti. A nessuno piace che ci sia una guerra, e si festeggia sempre quando una guerra finisce. Però poi, mentre arrivavano notizie di attentati, sono iniziati a venirmi dubbi.

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Il 1993 è l’anno degli accordi di Oslo. Nel 1996 viene eletto Netanyahu. Notate qualche differenza?

Gran parte dei dubbi me li sono tenuti per me. La non molto variegata coorte degli ebrei di ultima generazione (nel senso che la generazione dopo di loro non è più ebrea) aveva un gran bisogno di ebrei fanatici e cattivi, da mostrare al pubblico di sinistra e ai funzionari di partito, per mostrare che loro erano tolleranti laici e buoni. E io avevo pochissima voglia di prestarmi a questo ruolo. Men che meno per favorire la carriera politica e mediatiche di persone poco brillanti.

Quindi i dubbi sulla necessità di uno Stato di Palestina subito,  anzi ieri che adesso è troppo tardi, me li sono tenuti per me. Mi limitavo a chiedere qualche precisazione su punti controversi, tipo “E come vedi il futuro di Gerusalemme, adesso che è chiaro che i palestinesi vogliono il controllo del Muro?” “Lo sai che Abu Mazen continua a chiedere che Israele dia la cittadinanza a tutti i discendenti di pretesi profughi palestinesi?” “La hai letta la Costituzione della ANP? Lo sai che prevede il riferimento alla Sharia come fonte del diritto?”.  Precisazioni ovviamente non arrivavano mai, venivano sostituite da invettive contro Netanyahu o più spesso contro i suoi elettori, brutti sporchi e cattivi.

E i dubbi li tengo ancora per me. Solo, invito a leggendo i retroscena degli Accordi di Oslo e di come sono stati fatti digerire agli ebrei americani su Tablet. Che, attenzione, non è un organo del Likud, ma su uno sito web letto e sostenuto da quella opinione ebraica democratica che, ci raccontano, è perennemente insoddisfatta di come gli israeliani starebbero sabotando il processo di pace. E scopriamo che gli Accordi di Oslo hanno danneggiato Israele.

In altre parole, Sinistra per Israele e gli ebrei di ultima generazione  hanno venduto merce adulterata e contraffatta e noi fessi la abbiamo comprata. E pagata con il sangue, vedi sopra alla voce attentati.

Che ne è, adesso, dei sostenitori di Sinistra per Israele, dopo la batosta presa dalla sinistra italiana nelle ultime elezioni? Posso solo speculare, sulla base di quel che vedo nei social media. Una parte minore ha abbracciato la sinistra terzomondista e populista alla Corbyn. Sostengono di non avere bisogno di Israele Ovvio, i loro figli non saranno mai nella condizione di dover fuggire da qualche regime antisemita e cercare riparo. Sono ormai fuori dall’ebraismo.

L’altra parte, la maggioranza, si è ridotta a combattere Netanyahu sul terreno della corruzione. E qui mostrano quanto sono lontani da quell’Israele la cui immagine vogliono farci credere che stanno difendendo. Gli elettori israeliani, pur sapendo che Bibi non è trasparente, tutt’altro, sono diciamo piuttosto scettici sulla possibilità che i laburisti guidino e vincano una crociata contro la corruzione. Anzi, direi che l’espressione “laburisti contro la corruzione” è roba da film comico.

 A quelli come il sottoscritto, che rigettando la fede nei salvifici Accordi di Oslo hanno compiuto una personale “traversata del deserto”, sopportato insulti, ricevuto minacce, (anche ai familiari), resistito a umiliazioni di ogni tipo, e tollerato anche compagni di viaggio imbarazzanti, resta la soddisfazione di aver avuto ragione. Anche se non lo si poteva dire sempre ad alta voce.

Il resto lo farà Donald Trump, con qualche aiuto dai sauditi.

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