La stessa domanda

Lo chiedevo ai grandi, quelli che vollero fare una lista PdUP anziché accettare due post in lista come indipendenti con il PCI e poi non si poté fare la giunta rossa e io avevo sedici anni e i DC sabotarono il consultorio, che quando hai la prima fidanzata sono cose che ti urtano.
E lo chiedevo ai rifondaroli, quando volevano la settimana di 35 ore e per quelle 35 ore se ne andarono dal governo, inebriati dal canto di Bandiera Rossa, e divertiti per le battute di Alessandro Robecchi: “Non è che dobbiamo inventare posizioni di yoga e versarci sulla testa un vaso di yogurt alla fragola perché se no vince Berlusconi”.
E lo chiedo adesso, che stanno per fare una scissione che consegnerà l’Italia non alla destra intellettuale di Einaudi, non a quella confindustriale di Malagodi, e nemmeno a quella di Berlusconi, caciarona ma a modo suo modernizzante, no: l”Italia sta per essere consegnata alla destra di Matteo Salvini sangue e suolo Sangue di immigrati, e suolo da tenere libero dalle palme, anche quando le mette Starbuck. E questo grazie a una imminente scissione nella sinistra.
E io chiedo ogni volta perché. E la risposta è sempre la stessa: Perché non ci considerano. Perché dobbiamo alzare la voce per mostrare che contiamo qualcosa. Perché siamo stufo di dover mandare giù roba rosa pallido per via del ricatto che sennò vince la destra. Perché dobbiamo pretendere la Luna, anche se sapremo che continua a restare dove è.
Ma cazzo, mi vien da dire, e lo dico da quando ho sedici anni, da quando io e la mia fidanzata di allora abbiamo trovato il consultorio chiuso che con la nuova giunta apriva solo il martedì mattina (quando noi eravamo a scuola), ma cazzo, mi dico e vi dico, ma crescete una buona volta. Non siete lì per mostrare al mondo che il Partito/Padre vi considera adulti.
Siete minoranza dentro il Partito? E stica**i. Io sono minoranza dentro una organizzazione religiosa, pensa un po’. Ma ci parlo ogni giorno, con persone che condividono la mia appartenenza. Resto convinto di interpretarla meglio di altri, ma ascolto le altrui opinioni e cerco di far ascoltare le mie. Accetto di essere una minoranza, ma siccome mi sta sulle palle Nanni Moretti mi attrezzo per far crescere il consenso intorno alle mie posizioni. Se necessario le sfumo anche. Trovo dei compromessi.
George Lakoff sostiene che in USA esistono modelli familiari di sinistra e modelli familiari di destra. Dal che discendono due modi differenti di intendere la politica. Quando la destra parla di valori della famiglia non intende certo un ambiente in cui -come avviene nelle famiglie- i deboli ricevono più aiuto e le persone sono rispettate a prescindere dalla loro religione o dal loro orientamento sessuale.
E’ una lettura interessante, Lakoff, anche se molto americana e poco adatta a comprendere l’Italia (e poi, di proposte per uscire dal presente casino non ne ha molte, a mio giudizio). Ma su una cosa ha probabilmente ragione: le nostre esperienze familiari danno forma al modo in cui facciamo politica.
C’è in Italia una parte di sinistra sempre in cerca di riconoscimenti, di identità, di bandiere. La compongono personaggi che hanno sposato la politica. Loro nella politica ci vivono. E’ la loro famiglia. E si contrappone a una destra che considera la politica uno strumento, un mezzo e non un fine. Quindi più capace di negoziare, di trovare compromessi, di parlare con una voce sola. E di farsi capire dagli elettori.

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Non abbastanza di sinistra

L’Ulivo era al governo. Ma l’Ulivo non era abbastanza di sinistra. Così Bertinotti lo ha fatto cadere, ci son state le elezioni ed ha vinto Berlusconi. E ci è restato per vent’anni.
I laburisti erano al governo. Ma Gordon Brown non era abbastanza di sinistra, così quando ci sono state le elezioni ha vinto Cameron. Il resto è storia fino al Brexit,  e oltre.
Obama, si sa, non era abbastanza di sinistra. E quindi se Sanders non si candida io non vado a votare. Ed eccovi servito Donald Trump.
Il PD è al governo. Ma Renzi non è abbastanza di sinistra. Quindi facciamo la scissione, facciamolo cadere. Che poi saremo davvero di sinistra.

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Un Presidente realista

US-ISRAEL-NETANYAHU-TRUMP-DIPLOMACYE’ inutile chiedersi come Trump intenda risolvere il conflitto tra Israele ed i palestinesi.
Trump è banalmente (e realisticamente) convinto che non lo si possa risolvere.
Come hanno sempre fatto, i leader palestinesi rifiuteranno sempre, o saboteranno, qualsiasi proposta che non preveda la distruzione di Israele. Appoggiati in questo da settori di opinione pubblica europea che proiettano su quel conflitto i propri irrisolti problemi con gli ebrei. “Le vittime sono diventati carnefici” significa esattamente “se tutti ce la hanno con gli ebrei, ci deve essere qualcosa di malvagio negli ebrei”.
Sono settori dalla voce sempre più petulante, in Europa. Ma sempre meno ascoltati perché, negli anni di Trump, i problemi sono altri, anche in Europa.
Quanto al Medio Oriente, come diceva Shamir: la situazione non cambia. Il mare è sempre lo stesso mare e i palestinesi sono sempre i soliti palestinesi.

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Non è matto

downloadApro il New York Times, leggo su Facebook i post di amici americani (quasi tutti ebrei, quasi tutti democratici) e mi sembra di esser tornato nell’Italia degli anni Novanta. Tutti questi americani sconfortati, terrorizzati, divertiti, perplessi. Ci sono quelli che si chiedono se Trump sia mentalmente instabile. Ci sono quelli che sottolineano i suoi errori di geografia.
“Che Presidente incompetente che abbiamo” dice il New York Times, che nel frattempo dice ai propri lettori: “voi siete più competenti di lui”. E loro pagano. Ci avete mai pensato? Quando comprate un quotidiano, o accendete la TV o aprite un sito state anche esprimendo una appartenenza. Se comprate un quotidiano, pagate per sentirvi parte del gruppo sociale che legge quel quotidiano.
Secondo me stanno facendo lo stesso errore che abbiamo fatto in Italia con Berlusconi. Quell’uomo non è matto. Un matto non diventa Presidente degli Stati Uniti d’America.  Non è che Trump fa battute perché preso dal panico e perché sa che si trova davanti un giornalista più competente di lui. Non glie ne frega nulla dell’opinione di quel giornalista, e dei suoi lettori. Cioè di noi. Lo so che sembra impossibile, ma ci sono interi gruppi sociali a cui non frega un cazzo del nostro disgusto e delle nostre paure. E non leggono il New York Times.
La conferenza stampa di ieri è stato uno show per i suoi supporters. La classe media incazzata con “l’establishment”, in cerca di un capro espiatorio da accusare per le proprie disgrazie, lo applaude e fa il tifo.
Fino a quando gli elettori di Trump non verranno convinti che anche il loro eroe è parte dell’ “establishment” continueranno a credere alle sue favole. Esatto, come in Italia. Ci divertivamo alle spalle di questa gente rozza, arricchita poco e male, aspiranti miliardari che devono ancora finire di pagare il mutuo per la casa e danno la colpa ai giudici comunisti, casalinghe che guardano Beautiful e se la prendono con l’Europa se aumenta il prezzo dei carciofi. Gli anni di Berlusconi sono stati anni fantastici per la satira. E ad ogni elezione lo davamo per finito, perché era stupido, caciarone, circondato da fascisti, da incompetenti e da adulatori. E’ un narcisista, diagnosticavamo. E’ malato. E lui vinceva di nuovo.
Buona fortuna, America.

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Riunione di redazione a l’Unità

“C’è da fare la pagina degli esteri.”
“Netanyahu è andato in America.”
“Ah già. Come è andata?”
“Hanno finito la conferenza stampa adesso.”
“Che dice Trump? Gli USA appoggiano il boicottaggio di Israele?”
“No.”
“L’America approva la costituzione della ANP, la fine della Legge del Ritorno, il ritorno dei profughi…”
“No, pare proprio di no.”
“No? Cioè non vogliono eliminare dalla faccia della terra l’unico Stato ebraico e sostituirlo con uno islamico?”
“No, proprio no.”
“Nemmeno con uno in cui i musulmani siano maggioranza e vincano il potere con libere elezioni in cui gli ebrei non potranno votare?”
“No, pare proprio che gli USA non appoggino il progetto dell’ANP.”
“Ma almeno Trump fornisce di armi i palestinesi, così possono continuare con gli attentati?”
“No, nemmeno. Pare anzi abbia detto che Israele ha subito troppa violenza e che se si difende lui lo capisce.”
“Ah, allora la notizia c’è. Dai, mettiamola in prima pagina.”

prima16febb

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La prima domanda da chiedere, quando si studia in hevruta, è: “Che emozioni mi suscita questo testo?”
E solitamente segue: “Perché mi fa incazzare? Perché mi sento offeso in quanto laico e di sinistra, persona che crede nel progresso del genere umano, nell’uguaglianza e nella giustizia sociale?”
Riassumendo, la domanda diventa: “Dove sta il conflitto tra la civiltà in cui vivo io e la civiltà ebraica da cui viene questo testo?” Proseguendo con lo studio spesso ti rendi conto che il conflitto da qualche parte viene risolto. Sono i momenti in cui impari di più. Come dice Leonard Cohen, ovunque ci sono fratture, è da lì che entra la luce.
Il problema di questo approccio è che funziona quando si è convinti che una civiltà ebraica esiste (per questo l’approccio ricostruzionista è il migliore).
Quando ti trovi a discutere o interagire con persone convinte che la civiltà ebraica non esiste, che esistono solo gli ebrei e che dopotutto sono una religione come un’altra, allora non è hevruta, è filologia semitica amatoriale.
La cosa triste è quando questo capita anche con ebrei. Ebrei a cui l’ebraismo non ha nulla da dire.

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Il minyan delle fogne

A sinistra vedete la foto dell’elettore ebreo della Le Pen, 100% francese, nessuna traccia di cittadinanza israeliana, assolutamente nessuna kippah, perché per fermare l’invasione islamica bisogna pur fare sacrifici. Come potete vedere, è di pura razza francese, e sta raggiungendo altri camerat… cioé, altri cittadini nel luogo in cui solitamente si trovano. Le fogne.

A destra invece i suoi amici e compagn… cioé, volevo dire, camerati, che sono sempre in prima linea contro l’invasione islamica e senza i quali la Francia sarebbe ormai come l’Iran. C’è qualche piccolo dissenso in materia di politica internazionale, ma si può trovare un accordo e poi, via, siamo in tempi di emergenza, mica si può sottilizzare.

Prima che i nuovi camerati della Le Pen mi rompano gli zebedei perché utilizzo disegni di roditori, sappiate che anche quelli vengono dallo stesso ambiente della vostra beniamina, quindi prendetevela con loro.

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