Giovedì podcast. Pornhub Podcast

170x170bbUn sito web ogni quattro è un sito porno. Tutti guardano porno. Tutti sanno cosa è il porno. Non so quanta gente sia interessata al mondo del porno dietro le quinte, ma in caso vi consiglio Pornhub podcast.

Se appena appena siete a conoscenza del genere saprete che Pornhub cerca di fare uscire la pornografia dall’oscurità. Hanno un marchio, che trovate anche su T Shirt e merchandising varii, fanno anche della filantropia, sponsorizzando la ricerca sul tumore al seno e la salvaguardia dei boschi [spazio per le battute sulle seghe].

Tutto questo non significa che Pornhub, che dopotutto è uno dei marchi di un consorzio più vasto, è esente dal lato oscuro della pornografia? Che beninteso esiste. Tutti gli attori o quasi sono, o sono stati, tossicodipendenti, ogni video che vedete viene piratato entro poche ore costringendo chi ci lavora a ritmi disumani e a prestazioni fuori contratto ecc. ecc. E’ anche vero, peraltro, che la normalizzazione del porno, di cui il successo di  Pornhub è un sintomo, significa che forse, un giorno, avere del porno dentro il tuo curriculum significherà che trovi anche lavoro fuori da quel ghetto.

Bene. Se questi problemi vi interessano, magari vorrete sentire le voci delle attrici. Il podcast di Pornhub fa al caso vostro. Lo conduce Asa Akira, attrice porno, produttrice e femminista. Io la trovo simpatica, anche se sempre un po’ sopra le righe, come peraltro le colleghe che lei intervista per un ora o giù di lì intervista. Discettano assieme di relazioni di genere, di limiti, di politica americana, di religione. Le fa raccontare la loro vita (sì, anche fuori dal set; sì, anche quella sessuale). E’ sincera? Non lo so. Quando ha intervistato Joanna Angel, ha evitato di parlare degli abusi subiti, ma magari per scelta della Angel stessa, o perché tutta la storia dà un quadro poco piacevole dell’ambiente del porno.  In ogni caso il podcast contribuisce alla vostra cultura generale e a quella specifica sull’argomento. Tanto lo so che siete interessati anche se dite di no.

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Buon 25 aprile

Questa era gente che aveva coraggio.

Comunisti, liberali, socialisti, cattolici, repubblicani. Capaci di mettere da parte le differenze in nome del bene comune. Uomini e donne coraggiosi che credevano nella forza del diritto. Non nel diritto della forza.

La prima cosa che hanno fatto è stata stabilire una repubblica e dare cittadinanza e diritto di parola a tutti. Non cacciare chi era diverso da loro.

Buon 25 aprile.

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Domani andrete a manifestare

Dunque domani andrete a manifestare.

Domani andrete a far sapere al mondo che state dalla parte dei popoli oppressi contro il Grande Capitale Internazionale e le Multinazionali e le Banche. Anche i fascisti erano contro l’usurocrazia giudaica.

Domani andrete a raccontare al mondo che con Assad e Fidel Castro la ggente (non il proletariato: la ggente, il popolo) ha la mille lire al mese, solo quella ma ce la hanno tutti. Come durante il Fascismo, in Italia.

Domani andrete a manifestare perché è bello trovarsi sotto le stesse bandiere, scandire gli stessi slogan, diventare parte di una massa unita dagli stessi ideali, esibire i numeri e l’entusiasmo. Cosa che i fascisti facevano ogni settimana.

Domani andrete a manifestare, e dopodomani non sarà cambiato nulla, come nulla cambiava dopo le liturgie e le adunate e le sfilate dell’epoca fascista. Salvo l’aver ripetuto degli slogan ed utilizzarli per proteggersi da una realtà molto più complicata.

Domani andrete a manifestare e ci saranno anche degli ebrei. C’erano anche con i fascisti. Figure tragiche, che pensavano di scacciare il pregiudizio antisemita mostrando ieri di essere più fascisti dei fascisti, ed oggi più comunisti dei comunisti.

Ieri, come oggi, antisionisti. Convinti che gli ebrei non dovessero essere popolo ma essere leali a qualche altra bandiera. E poco importa se sotto quelle bandiere, nere ieri, rosse oggi, ci sono anche degli antisemiti. Passerà, si illudono. E si illudevano.

Domani andrete a manifestare. A raccontare al mondo la vostra versione della storia, in cui i fascisti nascono tali e restano tali anche dopo la sconfitta, perché la politica per voi non è questione di scelte, ma di appartenenza tribale. E come esiste la tribù dei neri, che sono sempre cattivi (ma perché non ammazzarli da piccoli, allora?) esiste anche quella dei rossi, che sono sempre dalla parte giusta e se uccidono uccidono solo per motivi buoni.

Domani andrete a manifestare, da fascisti, nel nome dell’antifascismo. Offendendo ancora una volta quelli che furono antifascisti prima dell’otto settembre, che non si intrupparono in manifestazioni di massa, che furono convinti che anche i fascisti potessero cambiare, che non credevano alla rappresentazione caricaturale della storia, rischiavano di persona per illustrare la complessità della storia e dell’economia e che in più di un caso erano dei rompicoglioni ed erano anche ebrei.

Domani andrete a manifestare perché è il 25 aprile, è la festa degli antifascisti e voi avete un fascista interiore che volete esorcizzare. Senza riuscirci. E quindi griderete più forte, senza accorgervi che avete la stessa voce dei vostri lugubri ed immaginari nemici, a cui assomigliate ogni anno sempre di più.

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Differenze tra mafia e palestinesi

Recentemente David Grossman, lo scrittore israeliano, ha fatto parlare di sé perché ha deciso di partecipare a una cerimonia organizzata dal Parents Circle.

Il Parents Circle, o circolo dei genitori, è una organizzazione ampiamente sussidiata da governi stranieri che si propone di fare incontrare genitori di vittime israeliane e palestinesi. Sperano in questo modo di rendere possibile la convivenza tra persone di culture diverse che hanno però qualcosa in comune. A me avevano spiegato che sia per gli ebrei che per i musulmani le persone in lutto sono esenti da giudizio. In altre parole nessuno ti chiamerà traditore se vai a trovare qualcuno che sta piangendo un figlio morto.

Le osservazioni antropologiche saranno sicuramente vere, infatti il governo di Israele non ha mai disturbato o impedito i funerali di terroristi palestinesi. Però non sempre i funerali palestinesi sono esempi di come questa famosa e raffinata e umanitaria cultura palestinese, che sappiamo tutti rispetta i morti ed i loro parenti.

Notizia di oggi infatti è che Hamas e Fatah, che come ci avevano raccontato ai tempi di Obama, sono ormai un fronte unito (e quindi è solo colpa degli israeliani se non inizia alcun negoziato) hanno scelto proprio un funerale per prendersi a mitragliate a vicenda.

Che a me non mi sembra un grande esempio di rispetto per i morti ed i dolenti. Voglio dire, persino i mafiosi, che alle organizzazioni palestinesi assomigliano moltissimo (forniscono soccorso alle vedove dei loro aderenti, per esempio) evitano di spararsi ai funerali.

Ma la cultura palestinese è, come sappiamo, molto, molto diversa dalla mafia.

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Metafore familiari

Una volta ero convinto che la relazione tra ebrei e sinistra europea fosse simile a un matrimonio finito. C’era stato tanto idealismo, all’inizio. Gli ebrei credevano di aver trovato un partner che condividesse ideali ed inclinazioni, e la sinistra marxista idem. Si cresce, si cambia.

A un certo punto ambedue i partner prendono una sbandata. Gli ebrei per il sionismo e successivamente, quando Israele si sposta nel campo atlantico, per gli USA. La sinistra europea prende una sbandata per il terzomondismo, che poi si è ridotto alla sola causa palestinese. Ambedue le parti accusano di essere stati traditi, e come in tutti i divorzi si susseguono accuse e risentimenti. “Tu sei diventato fascista!”. “Taci te che hai stretto una alleanza con i nazisti!”.

E concludevo il mio apologo dicendo che occorreva superare la fase del divorzio e cercare di diventare, se possibile, amici. O almeno imparare a rispettarsi. Dopotutto c’erano di mezzo i figli, una generazione di ebrei nati tra Seconda Guerra Mondiale e Guerra dei Sei Giorni che si trovava lacerata e costretta a scegliere la propria appartenenza tra due figure parentali in conflitto, ma illudendosi che ancora si volessero bene.

Ma guardando cosa succede nel Partito Laburista mi sto convincendo che la relazione assomiglia sempre più a una serie di violenze familiari. Uno di quei matrimoni in cui il marito, i partiti della sinistra, è violento e l’altro, gli ebrei, si illude di commuoverlo e di poterlo cambiare, magari di ritornare ai primi tempi del matrimonio, quando l’uomo non aveva ancora rivelato di essere lo stronzo che è.

Ascoltate l’intervento di questa parlamentare laburista ed ebrea, durante un dibattito alla Camera dei Comuni. Racconta una parte delle minacce e delle violenze che ha subito. Ah, mentre lei parlava Jeremy Corbyn è uscito dall’aula. Uno si chiede se sarebbe uscito se il dibattito fosse stato, chessò, su Islamofobia e razzismo dentro il Partito Conservatore. Comunque ecco qua. Scene di vita ebraica dentro il Partito Laburista.

Le donne che finiscono con un partner violento sono psicologicamente manipolate da un partner che racconta loro che là fuori è pieno di nemici (o di antisemiiti) e che lui solo le può difendere. Quante volte ve la hanno ripetuta la storia dei carri armati sovietici che sono entrati ad Auschwitz? E che per questo bisognava essere grati a Stalin, che poi ha anche riconosciuto Israele?  Quante volte vi hanno raccontato che là fuori, dove ci sono i liberali o i radicali, in realtà si nascondono i fascisti, o i nazisti,  razzisti ed antisemiti? Quante volte vi hanno raccontato che i loro genitori hanno protetto degli ebrei?

Gli ebrei che decidono di restare nel Partito Laburista e pensano di fermare l’ondata di razzismo antisemita che rischia di travolgerli, assomigliano sempre più alle donne vittime di violenza.  Negano la realtà, perché non vogliono ammettere a sé stesse di essersi sbagliate, ed aver ignorato  indicazioni di segno contrario. Insultano amiche ed amici che cercano di avvisarle, e con loro (per la delizia del marito violento) tagliano ogni rapporto.

Sapete cosa succede quando le donne iniziano a denunciare le violenze. Ci sono quelle che se ne vanno subito di casa, ed affrontano il fallimento della relazione, chiudendo la pagina e cercando di andare avanti. E poi ci sono quelle che rimangono. Sperando di chiamare attenzione. Succede invece l’opposto. L’attenzione sparisce. Amici, parenti, spettatori e magari anche giudici ed avvocati non vedono più le violenze ma solo una serie di discussioni, magari anche accese, all’interno di una coppia, dove nessuno dei due ha completamente ragione o completamente torto quindi meglio non immischiarsi.

Può essere che dentro il Partito Laburista siamo già a questo punto. La stampa ed i media dedicano molta attenzione al dibattito interno al Partito, violenze e minacce vengono denunciate con molto clamore e tutti prendono dovutamente nota degli impegni di Jeremy Corbyn. Come potete non fidarvi di lui? Viene da una famiglia antifascista! 

Intanto nessuno viene espulso ma al limite solo sospeso (ehi, è una faccenda interna, come pensate di intromettervi!) e dopo pochi mesi riammesso in sordina. I tweet e gli insulti in cui “Sionista” è un insulto o il preannuncio di qualche scarica di botte? Bhe, come potete provare che vengano da noi, sarà stato qualche conservatore. E comunque ci sono altre minoranze vittime di abusi e violenze, mica potete pensare di essere i soli. Basta con questa infantile ricerca di attenzione.

E smettetela di cercare di infangare l’immagine del Partito. Stanno arrivando le elezioni, dobbiamo stare uniti, là fuori è pieno di fascisti. In effetti, no. Il BNP è in bancarotta, non riesce a pagare i creditori e figurarsi a presentare le liste. Il partito dei fascisti inglesi non esiste più. Indovinate quale partito pensa di votare il loro leader.

 

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Giovedì podcast. Rabbits

rabbitsTanis è probabilmente il più riuscito esempio di podcast science fiction and horror. La terrificante scoperta di una dimensione parallela dove sta succedendo qualcosa che rischia di far saltare il mondo intero. Dico che è riuscito perché vi si trovano molte delle ossessioni che hanno catturato la fantasia della mia generazione: l’evento di Tunguska per esempio, o gli inediti di Lovercraft. Tutti riciclati, o rinarrati, come se fossero indicazioni verso un inquietante mondo parallelo. Successo meritatissimo, e siamo già alla quarta stagione.

Con Rabbits, lo stesso gruppo di autori ed attori (la Public Radio Alliance) prova lo stesso formato, indirizzandosi a una generazione più giovane, quella i cui genitori usavano LSD, che adesso navigano il dark web da sole, ed hanno un rapporto simbiotico con la playstation. E vivono di alternate reality.

Rabbits è infatti uno dei nomi di un alternate reality game che va avanti da decenni, forse da secoli, e che non solo rischia di far impazzire chi lo gioca, ma può anche essere mortale, o nascondere segreti minacciosi per l’universo intero. Peggio che peggio, magari voi stessi state giocando a Rabbit e non lo sapete. Avete presente quelle strane abitudini che non ricordate quando avete preso, quella app che non ricordate di aver scaricato e che si trova sul vostro Iphone, o quel sogno ricorrente che sembra uguale a quello di un altra persona che ve lo sta ricordando ora?

L’idea, ammettiamolo, è abbastanza banale. Il formato è più spartano, c’è una sola attrice con interventi molto sporadici di altri. Eppure, sarà la colonna sonora, sarà la ripetizione continua delle stesse angosciose domande, sarà che in questo periodo indecifrabile stiamo tutti cercando nel passato indicazioni che ci aiutino a capire cosa ci aspetta nel futuro, Rabbits è un capolavoro. Io lo ho personalmente ascoltato due volte, sorprendendomi di nuovo ad ogni puntata ed ogni volta riprovando le stesse emozioni. E lo straconsiglio.

Quanti gradini ci sono prima di arrivare al faro, a proposito?

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Yom ha Zikharon

Oggi Israele ricorda i suoi caduti. E quindi vale la pena di rileggere il discorso che Dov Gruner tenne davanti al tribunale inglese che stava per condannarlo a morte.

Dov-Grunner

“Non avete alcun diritto di mettermi sotto processo. Questo tribunale non ha fondamento giuridico, poiché è stato nominato da un regime senza fondamento giuridico.

Voi inglesi siete venuti in Palestina perché avete assunto l’impegno, per volere di tutte le nazioni del mondo, di porre rimedio alla più grande tragedia della storia dell’umanità, vale a dire l’espulsione di Israele dalla loro terra, che ci ha trasformati in vittime di persecuzioni e massacri incessanti in tutto il mondo. Era questo, e questo solo, il vostro impegno. Questa, la sola base legale e morale per la vostra presenza in questo paese. Ma la avete tradito, brutalmente e con satanica furbizia. Avete trasformato un impegno solenne in un mero pezzo di carta …

Qualsiasi governo che tradisce i suoi impegni presi di fronte alla comunità delle nazioni non è più un governo legale, è un regime oppressivo, è una tirannia. Ed allora i cittadini hanno diritto, di più: hanno dovere, di  combattere tale regime e rovesciarlo. Questo è ciò che i giovani ebrei stanno facendo in tutto il mondo, e continueranno a fare, fino a quando non abbandonerete questa terra e la consegnerete ai legittimi proprietari: il popolo ebraico. Perché dovreste orami aver capito, che non c’è potere al mondo che possa recidere il legame tra il popolo ebraico e la sua unica e sola terra. Chiunque cerchi di separarci, la sua mano sarà tagliata e la maledizione di Dio si poserà su di lui per sempre.”

 

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