Giovedì podcast. David Baddiel Tries to Understand

downloadDavid Baddiel è uno scrittore, comico, conduttore radiofonico ecc ecc. E’ noto per il suo umorismo a metà tra ironia inglese e sarcasmo americano newyorkese. Ha per esempio avuto qualche pasticcio per una ipotesi sulla vita sessuale della Regina Elisabetta

David Baddiel è convinto che l’onestà intellettuale consista nell’ammettere di non capire una cippa, quando veramente non capisci una cippa di qualcosa. Quindi ha iniziato questo podcast in cui, appunto, cerca di capire, con aiuto di esperti, questioni come il Bitcoin, il sistema elettorale americano,  il Fondo Monetario Internazionale, lo hacking, il fracking e come mai alla gente interessano i Kardashian. Eccetera.

Ne esce un quarto d’ora di conversazioni e battute alla fine della quale potete dire di aver veramente capito qualcosa.  Per sapere di cosa parlare, aka cosa interessa alla ggente, David Baddiel lo chiede su Twitter ed ovviamente anche voi potete proporlo.

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Giovedì podcast. Commentary

downloadI neocon stimolano la fantasia degli sbroc sbroc di destra come di sinistra.

Si eccitano, a volte quasi eroticamente pensando a questo  oscuro circolo di ebrei, allievi di un altro ebreo, noto per i suoi scritti alquanto oscuro (che quindi nascondono dei messaggi da decifrare), e che ha una influenza, ovviamente sproporzionata sulla politica estera USA. Ed è quindi colpevole di questa alleanza tra Israele e USA che tanti mali causa nel mondo.

Io ci ho provato a parlare con questi esaltati di destra e di sinistra che hanno scoperto chi sono i cattivi, ma è davvero impossibile fermare il flusso dei loro pensieri (siamo generosi, chiamiamoli così) e introdurre elementi di realtà nella serie di passaggi obbligati che li ossessiona.

Nella realtà i neocon sono un gruppo di intellettuali americani ebrei ex democratici che sono arrivati ad avere una visione più realistica e forse più brutale della politica estera e sono quindi traghettati, chi più chi meno, nel campo repubblicano. Hanno avuto un certo prestigio intellettuale all’epoca della presidenza Bush ma con il casino che è in corso adesso nel Partito Repubblicano la loro avventura politica è in stallo, Sono anzi tra i critici più feroci della presidenza Trump ma hanno la fortuna di vederne i limiti. Ne consegue che se volete sapere come mai ai discorsi di Trump seguono pochi fatti, fareste bene ad ascoltare il podcast di Commentary.

Commentary, la rivista dei neocon, è una delle letture più stimolanti. Non è necessario essere d’accordo ma ogni volta ci si trova qualcosa di  intelligente e documentato. Che di questi tempi, come dice Michele Serra, non è poco. Il problema è che costa. Non vi va di spendere soldi per comprare Commentary o per accedere al sito? Esiste il podcast.

Vi conversano una o due volte alla settimana John Podhoretz, direttore della rivista, Noah Rothman, esperto di politica estera, e Abe Greenwald che è più attento alla atmosfera culturale negli USA.

Se siete di sinistra vi consiglio questo podcast perché è una buona idea sapere cosa bolle nella pentola del nemico. Se siete di destra, ve lo consiglio perché in Italia manca una destra liberale come quella dei neocon (troppo cattolicesimo, lo so). Se siete antisemiti, vabbé, tanto non state leggendo.

 

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Una bella storia d’amore

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Questa è una bella storia d’amore. C’era questa coppia che alla fine sono riusciti a sposarsi. Nonostante le famiglie non si piacessero. Perché la famiglia di lei è originaria della città in cui vive, ed oramai sono rimasti in pochi, mentre lui è un nuovo venuto.

Dicono anzi che sia un profugo. Non proprio poverissimo, diciamo. Ha già una casa. Ha anche un buon lavoro, in banca. Ma la famiglia di lei si oppone al matrimonio.

Ah la storia avviene a Gaza. Ce la racconta Electronic Intifada, mica un sito sionista. E nel frattempo riesce a informarci che:
Di palestinesi originari di Gaza ce ne sono proprio pochi.
I profughi palestinesi sono guardati con disprezzo dai palestinesi originari.
Esiste una stratificazione sociale tra i palestinesi. Il che significa che ci sono palestinesi poveri e (oh mio Dio!) anche palestinesi ricchi.
Per esempio questo tizio, che giovane come è, è già proprietario di casa, ed ha un lavoro in banca.
Perché a Gaza ci sono banche e chi ci lavora (è una società mediterranea, dopotutto) ed è a tutti gli effetti un buon partito.
Tranne per i palestinesi originari che sono, se possibile, perfino più ricchi di lui.

Non siete contenti? Significa che a Gaza la miseria non c’è.
E poi è una bella storia d’amore. La racconta Electronic Intifada. Non un sito sionista, ripeto.

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Yevhārēkh-khā

Ci sono due tipi di antisemiti. Quelli che odiano gli ebrei, punto. Per esempio il testa di cazzo che scrive sui muri o su Twitter frasi sui forni.

E poi ci sono quelli che coprono il loro odio verso gli ebrei con motivazioni di carattere ideale. Per esempio loro non ce la hanno con il sionismo, ma con tutti i nazionalismi. E particolarmente con quelli che permettono a persone nate in Polonia di vivere dove dovrebbero vivere solo arabi. Ovviamente la pulizia etnica per loro un crimine contro l’umanità. Non quando Hamas caccia gli ebrei da Gaza, però.
E non ce la hanno specificamente con la macellazione rituale. Loro ci tengono moltissimo ai diritti degli animali. Incluso quello di essere impallinati dai cacciatori, verso cui di solito impiegano meno energie.
E non ce la hanno mai con l’ebraismo come religione. Ce la hanno con tutte le religioni, ma se la prendono con l’ebraismo perché se non lo fanno loro non lo fa nessuno, sapete gli ebrei sono troppo potenti nei media e non si può mai criticarli senza passare per antisemiti. Proprio loro antisemiti, ma figuriamoci. Ce la hanno con tutte le religioni, ma se la prendono particolarmente con gli ebrei perché eccetera eccetera.

Io mi imbatto più spesso in antisemiti di questo secondo tipo, che nelle teste di cazzo del primo tipo. I quali probabilmente non cercano di contattare ebrei sui social media o su Usenet per convincerli che hanno torto e che Israele fa tante cose brutte perché è uno Stato ebraico.

E c’è una cosa che ho notato, in questo tipo di antisemiti. Per qualche strana ragione hanno una passione per qualche autore ebreo, per qualche filosofo ebreo, per i film di qualche regista ebreo. Ci sono feroci odiatori di Israele che amano Bob Dylan per esempio. Sono antisemiti con una passione per qualcosa di ebraico, che generalmente non può rispondere a loro. Tipo un peluche ebreo, da mostrare agli amici per dimostrare che non sono antisemiti.

Magari la ragione per questa attrazione è profonda, di carattere psicologico. Odiano gli ebrei per invidia, perché non possono essere come quel musicista ebreo della cui biografia conoscono ogni dettaglio. Una specie di invidia del pene circonciso. O forse, scavando nel profondo, trovi la contraddizione nata dentro la loro limitata mente quando erano piccoli e qualcuno ha spiegato loro che Gesù era ebreo ma anche no. E quindi hanno questa feroce e dilaniante ambivalenza e più detestano gli ebrei perché sono troppo potenti e ricchi e più devono far sapere che almeno uno (proprio come Gesù) se ne salva perché è debole e povero. Vai a sapere.

Il razionalismo, il richiamo a elementi comuni a tutta l’umanità, è uno degli stratagemmi retorici preferiti da questo genere di antisemiti. Premettere che “tutti gli esseri umani sono uguali”, secondo loro, nobilita in qualche modo il loro reale messaggio: “quindi voi ebrei cosa cazzo volete?” aka perché pretendete uno Stato? perché volete riposare il sabato e non la domenica come tutti? perché praticate la vostra tribale e ristretta religione?

Gli antisemiti di questo tipo, quelli che usano il razionalismo come Viagra per le loro argomentazioni falliche, vogliono convincere chi li legge che l’ebraismo sarebbe una religione arcaica e piena di superstizioni. E cioè che gli ebrei sono mica come loro che sono uomini di mondo e non credono a Dio. Non credere a Dio, per questi ex cattolici significa fare gli auguri a Natale senza pensare alla ragione per cui la festa esiste.

Capirete quindi che l’esistenza di maledizioni e benedizioni ebraiche li manda particolarmente in bestia. Questi sostenitori della uguaglianza universale tra esseri umani fingono stupore quando scoprono che gli ebrei, come tutti gli esseri umani, ogni tanto se la prendono con i loro nemici (=maledizioni) o augurano qualcosa di buono per il futuro (=benedizioni).

Una delle benedizioni ebraiche più antiche è la Birkhat Cohanim. La benedizione dei Cohanim, i sacerdoti che lavoravano nel Tempio di Gerusalemme. La trovate nella Bibbia, Numeri 6:23–27

Che il Signore ti benedica e ti protegga.
Yevhārēkh-khā Adhōnāy veyishmerēkhā יְבָרֶכְךָ יהוה, וְיִשְׁמְרֶךָ‎
Che il Signore si volga verso di te ti guardi dall’alto e Ti conceda grazia.
Yāʾēr Adhōnāy pānāw ēlekhā viḥunnékkā יָאֵר יהוה פָּנָיו אֵלֶיךָ, וִיחֻנֶּךָּ‎
Che il Signore ti guardi e ti conceda pace”
Yissā Adhōnāy pānāw ēlekhā viyāsēm lekhā shālōm. יִשָּׂא יהוה פָּנָיו אֵלֶיךָ, וְיָשֵׂם לְךָ שָׁלוֹם‎

(nota: l’italiano è una mia goffa traduzione).

La Birkhat Cohanim è parte della liturgia. Durante molte funzioni nel corso dell’anno, i Cohanim, vale a dire i discendenti dei sacerdoti, salgono sul pulpito, mettono le mani in questa strana posizione e recitano la benedizione.

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E’ una parte del culto ebraico molto antica, probabilmente già in uso all’epoca di Gesù e certo praticata nello stesso identico modo quando quel mercante di cammelli ancora doveva inventarsi il Corano (sì, certo, ho scritto inventato. Perché ve la prendete? avete detto che trattate tutte le religioni allo stesso modo, vero?).

Come capita, anche Leonard Cohen era un Cohen, cioè uno dei Cohanim. Era anche un artista profondamente ebreo. Temi biblici e temi della letteratura rabbinica sono enormemente presenti nella sua opera. Basta pensare a Who by Fire, ispirata a una della preghiere ebraiche più famose. O a Hallelujah. Se poi andiamo nella sua poesia c’è molto, molto di più.

Certo, ci sono antisemiti del secondo tipo, che conoscono Leonard Cohen probabilmente più di come lo apprezzo io. Cercano ovviamente di ignorare episodi come quando, nel 1973, appena appreso che Israele era per un’altra volta sotto attacco da parte di eserciti arabi, Leonard Cohen prese l’aereo e corse a cantare per i soldati, ebrei come lui, che non erano soli.

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Quello accanto è Ariel Sharon, il cattivissimo.

Sono gli stessi attivisti, antisemiti appunto, che cercarono di impedire che Leonard Cohen si esibisse a Tel Aviv nel 2009.

Non è infatti raro, per questa gente che vuole far sparire lo Stato ebraico e ridurre gli ebrei a cittadini di seconda categoria, cercare di convincere vari artisti, con le buone e spesso con le cattive, a non esibirsi in Israele. Il motivo è abbastanza semplice. Vogliono che Israele, e gli ebrei, vengano isolati. Che vengano trattati come criminali la cui compagnia va evitata, o come lebbrosi che portano qualche malattia contagiosa. Il boicottaggio di attività economiche ebraiche ha infatti una lunga storia.

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Attività antisionista, Italia, 1938

E cercare di impedire, anche con le minacce, che un musicista si esibisca in Israele, fa parte della normale pratica politica degli antisemiti.

A questo genere di minacce Leonard Cohen rispose da signore, come era caratteristico. E da ebreo. Ovviamente tenne il concerto, nonostante le minacce di ritorsioni. E in conclusione del concerto, a Tel Aviv, diede la Birkhat Cohanim, nella maniera tradizionale, a tutti quelli che erano venuti ad ascoltarlo, e avevano rifiutato di dare retta agli antisemiti truccati da pacifisti.

Non so come gli antisemiti razionalisti, quelli che hanno tutti i dischi di Leonard Cohen, o di Bob Dylan, possano aver reagito di fronte a questo atto tribale, superstizioso e ovviamente razzista antipalestinese ed islamofobo.

So come ho reagito io. Con un sorriso e dicendo Amen. E me lo ricordo oggi, anniversario della morte di Leonard Cohen.

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Eravamo tutti Charlie

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Meno di tre anni fa, ve lo ricordate? L‘attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. E poi l’ondata di indignazione e paura, tutto espresso sui social media a furia di hashtags. Eravamo tutti Charlie, appunto.

Beh, tutti, proprio tutti, no. C’era infatti chi non voleva essere Charlie. Ci spiegavano che Charlie Hebdo pubblicava vignette offensive e razziste verso i diseredati della Terra, che non avevano la possibilità di rispondere. Cioè i musulmani. E nessuno che facesse notare che no, i musulmani, almeno, quei musulmani che se ne sentivano offesi avevano risposto, eccome. Con le mitragliatrici. Forse c’era qualcosa di sbagliato nella risposta, più che nella provocazione.

Il ragionamento, chiamiamolo così, era il seguente. Le opinioni di cristiani (ed ebrei, ovviamente) si possono e si debbono insultare, perché i cristiani (e ancora di più gli ebrei, ovviamente) sono dei privilegiati, e la libertà di parola e di satira e di insulto è uno dei privilegi di cui loro godono. I musulmani no, perché sono poveri ed oppressi. Tutti. Anche gli sceicchi sauditi che posseggono più di metà degli immobili nella City di Londra ed in altre capitali europee.

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La terribile miseria di un Paese musulmano, la Malaysia.

Alle porte dell’Occidente, spiegavano, premono masse di disperati islamici che legittimamente vogliono una parte delle ricchezze che noi, i cattivi, abbiamo accumulato in epoca coloniale. I valori dell’Illuminismo, laicità dello Stato, uguaglianza tra uomini e donne, libertà di parola, servono in maniera eccellente per attaccare il cristianesimo e gli ebrei Israele. Ma quando si parla di Islam, no.

I valori dell’Illuminismo si devono adattare all’Islam, perché  non possiamo imporre il mondo moderno alle masse islamiche nelle nostre periferie, perpetrando in questo modo il colonialismo. La famosa teoria secondo cui l’autodeterminazione delle donne, la libertà di una donna di andare a letto con chi le pare, offenderebbe i popoli del Sud del Mondo.

Quelle masse islamiche nelle nostre periferie, che dobbiamo tenere lontani dalla nostra perversa libertà sessuale, fatta di pillola, minigonna o leggings,  si incazzano come vipere quando si disegna il Profeta. Quindi, bisogna trovare un compromesso (e smettere di disegnare il Profeta). Perché sapete, loro sono in tanti e noi continuiamo a diminuire.

Schermata 2017-11-06 alle 10.19.42Sono in tanti anche gli italiani che vogliono la castrazione chimica per gli stupratori, quelli che vogliono selezionare gli immigrati in base alla religione, quelli che vogliono la pena di morte anche per i ladri di automobili. Ma questa strana concezione della democrazia, secondo cui quando sono in tanti hanno delle ragioni, non funziona in quei casi. Funziona solo per mettere a tacere Charlie Hebdo in nome delle tolleranze reciproche.

C’erano quindi quelli che non volevano essere Charlie perché la laicità dello Stato era un buon argomento da far valere contro Israele, ma mai contro i musulmani. Hamas incluso. Sapete, se i musulmani si radicalizzano è sempre colpa di Israele, che vuole sabotare i moderati e laici. Sì, i moderati: quelli che hanno massacrato gli atleti a Monaco, messo bombe a Parigi e Londra, compiuto attentati in diversi aeroporti europei (pure Fiumicino, due volte, nel 1973 e nel 1985) e mitragliato la folla in uscita dalla sinagoga di Roma nel 1982. Siccome Israele non voleva fare la pace con questi moderati, ha istigato la radicalizzazione dei musulmani (sono proprio perfidi questi ebrei sionisti). Se non fosse stata per questa satanica strategia sionista, i musulmani di tutto il pianeta sarebbero naturalmente evoluti fino ad abbracciare i valori dell’Illuminismo.

D’altronde, dicevano, pure mia nonna portava il velo, e lo porta ancora quando va in chiesa la domenica. Perché vogliamo imporre loro di levarselo?

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Nella biblioteca di quelli che non erano Charlie, e più spesso tra i loro fari intellettuali, troneggiava imperioso Tariq Ramadan, sostenitore di un possibile incontro tra Islam e modernità. Sostenitore anche di uno Stato unico in Palestina, in modo che gli ebrei si trovino a soggiacere alle regole della maggioranza

Che cosa significhi questo incontro tra Islam e modernità nel pensiero di Tariq Ramadan, è presto detto. Lasciate che i musulmani si evolvano da soli. Vedrete che con il tempo smetteranno di praticare la pena di morte. Al momento, purtroppo moltissimi musulmani restano convinti che sia giusto amputare la mano ai ladri, infibulare le bambine, prendere a pietrate i condannati a morte. Questo, si intende, è colpa di voi occidentali che ci avere colonizzato.

Non stupisce che, di quelli che non erano Charlie, Tariq Ramadan fosse il campione Certo, lui condannava l’attentato, ma le vignette, sapete, erano state blasfeme ed offensive. Allo stesso modo Tariq Ramadan condannava gli attentati suicidi in Israele, ma riconosceva le ragioni degli attentatori. Inoltre ammoniva che senza una soluzione del conflitto (aka cancellazione dello Stato ebraico) tali attentati sarebbero continuati. Quindi, nell’illuminato pensiero del nostro fautore dell’incontro tra Islam e modernità, gli ebrei di tutto il mondo hanno una scelta. O rinunciare ad avere un posto in cui rifugiarsi, e trovarsi quindi alla mercé di dittatori islamici o meno. Oppure essere costante bersaglio di attentati, sbagliati nel metodo ma non negli obiettivi.

Arriviamo ai nostri giorni. Gli americani hanno eletto un presidente che si vanta di non tenere le mani a posto quando ha accanto una bella donna. Dopo qualche mese le donne di tutto il mondo occidentale iniziano a reagire ed a raccontare sui social media e davanti ad avvocati quella volta che. Sulla correttezza ed efficacia della campagna io ho i miei dubbi. Sostanzialmente credo che non sia corretto ascoltare solo una delle parti. Magari le molestie non ci sono nemmeno state, e una scrive #metoo su Twitter o Facebook per tutte altre ragioni. Ma l’effetto valanga è innegabile.

Sempre più donne, in tutte le parti del mondo, si fanno avanti, come si dice. Raccontano di aver subito molestie di vario grado. Dalla avance non gradita fino alo stupro vero e proprio. Vittime della valanga sono uomini ricchi e (soprattutto) famosi, di cui vengono rivelate le poco simpatiche abitudini con donne meno potenti di loro, attrici o studentesse per esempio. Tra di loro, pure Tariq Ramadan. Aha. Una attivista musulmana denuncia un tentativo di stupro. Poi si fa avanti un’altra e racconta una simile storia. E poi c’è quella che ha ricevuto messaggi pornografici.

L’occasione per Charlie Hebdo è ghiotta. Han fatto la copertina sul sesto pilastro dell’Islam. 

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E sono seguite minacce di morte alla redazione di Charlie Hebdo. Non so se provengano da masse islamiche. O da familiari di Tariq Ramadan che difendono l’illustre parente. O magari da agenti del Mossad che stanno complottando, ovviamente nell’ombra, per gettare discredito sul moderato quasi laico pensatore islamico.

Ma il fatto è che i giornalisti di Charlie Hebdo, dopo aver subito un attentato terroristico, adesso si trovano a venire minacciati di un altro, ed il tutto in meno di tre anni. Se provate a descriverli come privilegiati, voi che gli attentati non li rischiate, siete proprio dei gran pezzi di merda.

Era divertente osservare quelli che il mondo è cambiato che ammonivano a lasciar perdere la laicità ed i diritti delle donne, in nome di questo cambiamento avvenuto, perché sennò si offende il Sud del Mondo. E siccome il mondo era cambiato, noi ebrei dovevamo abbandonare il sionismo e tornare a essere a perenne rischio di espulsione. Gran cambiamento, davvero. E le donne, sempre perché il mondo è cambiato e non si può imporre a tutte di vestirsi come pare a loro, avrebbero dovuto rassegnarsi a spiagge e palestre in cui si entra solo con il burka a qualsiasi ora del giorno.

Adesso invece un cambiamento è davvero in corso, e riguarda la condizione delle donne. Sì perché molto probabilmente, nei posti di lavoro e speriamo anche nelle famiglie, sarà difficile ignorare questa ondata di denunce, per quanto spropositate e fuori misura ci possano sembrare al momento. Chissà se quelli che non erano Charlie prenderanno le parti di Tariq Ramadan e saliranno in cattedra a spiegarci che il mondo non è cambiato.

 

Pubblicato in Italia, Judaica | 3 commenti

Il senso delle proporzioni (e Gene Simmons, quello dei Kiss)

A mondoweiss sono contenti perché il solito anonimo donatore si è rivelato persona generosa ed ha fatto in modo che il sito leader nella informazione antisemita propalestinese possa ricevere, tenetevi forte, 10.000 dollari l’anno. Che sono una bella sommetta, va detto.

Complimenti a quelli di mondoweiss, che sono riusciti nell’obbiettivo. Siamo tutti contenti per qualche posto di lavoro in più per simil giornalisti che operano nel web, che di questi tempi è una bella notizia (Curiosa ‘sta cosa che i finanziatori della propaganda antisemita informazione propalestinese son sempre anonimi, ma vabbé).

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Poi però nella stessa edizione, mondoweiss ci informa che in una sola serata, nel corso di un evento di finanziamento dell’IDF, ovvero l’esercito israeliano, sono stati raccolti 53.8 milioni di dollari. Grazie alla presenza di due o tre VIP (uno dei quali è un personaggio fittizio) dei quali io, vecchietto come sono, ricordo solo Gene Simmons.

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Ora, parliamo di business, come dicono gli americani. Da un lato abbiamo 10.000 dollari all’anno. Dall’altro quasi 54 milioni. Capisco l’entusiasmo di quelli che hanno scampato la disoccupazione e non ho il minimo dubbio su dove cadranno le simpatie della maggioranza dei privilegiati che escono oggi dalle facoltà umanistiche e si mettono in cerca di lavoretti punto zero.

Ma siamo realistici, suvvia. Se anche un vecchio trombone come Gene Simmons, riesce a far aprire i portafogli in maniera tanto generosa per l’Israel Defense Force, mi sembra che la popolarità dei palestinesi non sia proprio così scontata nella famosa opinione pubblica. La causa di Israele ha ancora il suo appeal, come si dice.

E forse, forse eh, non c’è tutta questa  urgenza di fare la pace, restituire i territori, farci installare sopra delle basi di Hamas, così possono bombardare Tel Aviv, cedere Gerusalemme, facilitare la pulizia etnica degli ebrei. Voglio dire, ci saranno sicuramente tutta una serie di salotti luoghi in cui si rischia di essere impresentabili se non attacchi Israele per ogni male del mondo, incluso il fondamentalismo islamico, il riscaldamento globale e il mancato funzionamento degli impianti anti-incendio. Ma nonostante l’altissima opinione di sé caratteristica dei frequentatori di questo genere di luoghi, si dà il caso che contino una mazza.

L’opinione pubblica occidentale non è dalla parte dei palestinesi, e nonostante tutte le sciatterie e gli errori in materia di comunicazione che commettono gli israeliani, i leader palestinesi sono talmente imbecilli che riescono a danneggiarsi da soli. Quando la classe dirigente non deve rispondere davanti agli elettori succede che nei ruoli di responsabilità ci finiscano criminali, truffatori, capi mafia e appunto imbecilli.

Comunque i miei soldini all’IDF li ho mandati anche io. Nonostante dei tre VIP io conosca solo Gene Simmons.

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Giovedì podcast. Lore

Lore_Podcast_logoDella categoria podcast de paura Lore è il campione. In inglese si dice Horror, non fiction. Dura dal 2015 e ogni puntata è dedicata a un mistero diverso. Combustioni spontanee, il vampiro di Highgate, l’uomo falena ecc.

L’autore, Aaron Mahnke, non è uno scettico. Il suo scopo non è il debunking, ma l’indagine. Quindi il suo punto di partenza è sempre qualche leggenda popolare che poi lui indaga chiedendosi se è possibile e snocciolando ipotesi di vario tipo. Ed è un piacere ascoltarlo, perché è un gran narratore, perché la colonna sonora è azzeccata e perché resti sempre con quel sospetto “E se fosse vero?” che è poi la ragione per cui si resta attaccati ai romanzi.

Siccome il podcast è americano, molte di queste leggende sono americane e per noi che, da questa parte dell’Atlantico, pensiamo che gli americani siano dei bovari privi di cultura, ascoltare Lore è una esperienza affascinante.

Lore ha tanto successo che è diventata recentemente una serie televisiva. A proposito, felice Dì di mort a tutti quanti. Alegher! 

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